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Star Trek, la Giornata dell’Autonomia e il tallero trentino-tirolese
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Lo squilibrio tra ricchi e poveri è il male più antico e fatale di ogni repubblica

Plutarco

Dove la giustizia è negata, la povertà imposta, l’ignoranza prevale, e dove esiste una classe che percepisce la società come una cospirazione ai suoi danni, per opprimerla, derubarla e degradarla, nessuna persona e nessuna proprietà saranno al sicuro.

Frederick Douglass

L’uso dell’interesse positivo è responsabile da solo di dirigere (1) la mentalità a breve termine che guida le nostre decisioni economiche, (2) l’incessante urgenza per la crescita economica che alimenta l’iper-consumismo; (3) le crescenti iniquità, (4) l’avidità e la speculazione dilagante che va regolarmente in prima pagina sui nostri media, (5) e l’indebolimento dei legami sociali con l’erosione della comunità… Il problema fondamentale con il nostro sistema monetario corrente è che non presenta una diversità sufficiente, e come risultato ostacola e trattiene le nostre energie creative, e ci mantiene intrappolati in un mondo di scarsità e patimento, quando invece abbiamo l’effettiva possibilità di creare una realtà molto differente…. La biologa Elizabeth Sahtouris una volta ha chiest: “come sopravviverebbe un corpo se decidessimo che tutto il sangue debba andare al cervello o al fegato, o che certi organi vengano irrorati con sangue a certe condizioni?” Questo è precisamente ciò che sta avvenendo alla nostra economia mondiale sotto una monocoltura di monete nazionali che sono distribuite in base ad un sistema decisionale centralizzato controllato da una manciata di istituzioni finanziarie. Tutto il sangue (dollari, euro, ecc.) viene mandato a specifici organi che vengono riforniti mentre altri (comunità e regioni) vengono spesso fatte morire di fame. Quando non vengono controbilanciate in maniera appropriata dalle monete complementari, si ha la situazione in cui le monete nazionali producono l’embolia (che è l’accumulazione di sangue in un punto del corpo). L’adozione di valute diversificate è tanto importante per la sopravvivenza dell’uomo quanto lo è la bio-diversità per il destino della terra…Per promuovere un sistema monetario più sano è necessario l’uso di tre tipi diversi di valuta corrente: 1) una moneta complementare globale a prova di inflazione progettata per stabilizzare l’economia mondiale; (2) monete per l’impresa progettata per controbilanciare gli effetti della carenza di moneta convenzionale durante periodi di crisi economica e contrazione; e (3) monete comunitarie per dare soluzione a una varietà di problemi sociali e rafforzare la fabbrica della società.

Bernard Lietaer (co-inventore dell’euro, insegna alla Sorbona e a Berkeley), Qual è il problema con il sistema monetario corrente?

Un’unica moneta per tutti gli scopi ha portato ad una insopportabile, scandalosa, condizione: una parte dell’umanità ha difficoltà a vivere senza moneta perché sono state cancellate le altre forme sociali dello scambio, mentre una minoranza estrema concentra nelle sue mani una quantità enorme di denaro con il solo scopo di accumulare potere. Solo ripristinando l’uso di più monete, e soprattutto coniando monete per i mercati locali e per i beni di prima necessità, è possibile ristabilire l’equilibrio che ha guidato in passato il rapporto tra economia, istituzioni e società. Ma, per arrivare a questo è necessario mettere in discussione il monopolio statale della coniazione… non per una crescita qualunque dell’economia locale, come se fosse un bene in sé e per sé, bensì per un rafforzamento della ricchezza locale ecologicamente orientata ed equamente distribuita al fine di rendere migliore la qualità della vita delle comunità. In sintesi: le monete locali, il mutual credit, Lets ed altre forme di scambio alternative a quelle del mercato capitalistico, vanno inserite all’interno di un “progetto locale”, tenendo conto delle specificità di ogni singolo territorio,della sua storia e del suo patrimonio etico, ambientale, culturale…senza rinchiudersi nella sfera locale… in quanto una serie di diritti di cittadinanza – caposaldi della nostra democrazia- non possono essere lasciati al volere delle singole comunità, aumentando la frammentazione ed indebolendo le capacità contrattuali dei lavoratori dipendenti. 

Tonino Perna, Denaro e società: il ruolo delle monete locali nella costruzione dell’altreconomia, unime.it, 2013

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Siamo tutti paesi in via di sviluppo.

Dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri come stare al mondo.

L’umanità ha appena cominciato il suo percorso evolutivo.

I piccoli popoli, le piccole nazioni, le piccole comunità possono cambiare la storia: es. la Crotone pitagorica, i 2 milioni e mezzo di abitanti delle 13 colonie che sottoscrissero la Dichiarazione d’Indipendenza del 1776, i 70 compagni di Spartaco.

Il 5 settembre si celebra la Giornata dell’Autonomia a Bolzano e Trento.

Essere autonomi alla fine di un’epoca socio-economica, ecologica e climatica, in circostanze particolarmente grame (Il debito mondiale vale tre volte il Pil, Sole 24 Ore, 19 luglio 2015; Revealed – the capitalist network that runs the world, New Scientist, 19 ottobre 2011), è problematico, specialmente se molte persone, fuori e dentro le due province, non hanno minimamente capito cosa sia l’autonomia e a cosa debba servire oggi e in futuro.

Ci ritroviamo in uno stato di crisi e confusione che sembra essere diventato la nostra seconda natura.

Crisi finanziarie, crisi umanitarie, crisi climatiche ed ecologiche, socio-economiche, psicologico-spirituali: non se ne esce più. L’impotenza, la frustrazione, il cinismo, il nichilismo si fanno strada nelle nostre teste e nei nostri cuori: “mors tua, vita mea…si fotta il mio vicino, qui vige la legge della giungla e non si fanno sconti. Se l’autonomia non ce l’abbiamo noi non ce la deve avere nessuno”.

Dovrebbe essere chiaro che questa mentalità conduce solo all’estinzione della nostra specie, con conseguenze anche rovinose per il pianeta de-antropizzato.

C’è chi lo auspica. Non io: mi piace l’umanità e mi piace la Terra. Per questo mi batto da diversi anni per un Mondo Nuovo in cui l’uomo faccia suo il “mito di Adamo” e abbandoni i vizi del Conquistador.

Questa visione si fonda sul principio dell’autogoverno per ogni singolo essere umano (e, in prospettiva, essere vivente), ossia sull’abolizione di ogni forma di soggiogamento.

Un autonomista è un abolizionista universale.

Quello di cui vi voglio parlare non è però fantascienza e, per dimostrarlo, partirò, appunto, dalla fantascienza.

La fantascienza non andrebbe mai sottovalutata. È quel laboratorio in cui prendono forma le visioni di futuro più sofisticate che si possano immaginare e far avverare (Tomorrowland – The future of the future is ours to create, 14 agosto 2015).

La società trentina può imparare molto da Star Trek (Rick Webb, The Economics of Star Trek, Medium, 6 novembre 2013).

Si tratta di una società che presenta le seguenti caratteristiche:

  • È una società dell’abbondanza non illimitata;
  • È una società che ha rigettato i modelli economici dominanti ai nostri giorni per abbracciare orizzonti mentali più vasti;
  • È una società in cui il progresso tecnologico ha fatto sì che le persone abbiano a disposizione di che vivere anche se alcuni scelgono di non lavorare, come se la sussistenza fosse un diritto inalienabile e la filosofia dominante fosse quella della sperimentazione, dell’auto-realizzazione e dell’arricchimento culturale e spirituale;
  • Gerarchie e specializzazioni non sono state abolite ma sembra che un’autentica meritocrazia abbia prevalso e che le persone possano scegliere di soddisfare la propria indole e vocazione;
  • La proprietà privata esiste ancora;
  • Anche se tutti dichiarano che il denaro non esiste e mostrano di non averne bisogno, circolano moltissimi tipi di valuta complementare, oltre ai “crediti della Federazione” (N.B. attenzione che il denaro è una tecnologia nobile ed emancipatoria, mentre i crediti sono una tecnologia di asservimento: cf. Stephen Zarlenga’s speech at the U.S. Treasury, 4 dicembre 2003);
  • Le banche (boliane) ci sono ancora;
  • Nessuno si affanna a pagare le tasse;
  • L’economia non è pianificata centralmente e si pratica intensivamente il commercio;
  • Egoismo, consumismo, materialismo e avidità sembrano sotto controllo: una prosperità sostanziale e ben distribuita ha eliminato il bisogno di dimostrare quanto si vale attraverso lo sfoggio dei propri beni;
  • Ciascun pianeta, razza, lega ha le sue leggi e, in genere, cerca di non imporle agli altri;

Sembra un Mondo Nuovo piuttosto piacevole.

È assolutamente fattibile.

MONETA COMUNITARIA COMPLEMENTARE

Tonino Perna, docente di sociologia economica all’Università di Messina molto vicino agli ambienti riformatori trentini, osserva che il monopolio valutario vero e proprio inizia solo un secolo fa, con la Grande Guerra (N.B. quello, virtuale, del dollaro come riserva dominante, è durato per circa un cinquantennio e sta per terminare). In precedenza negli USA, nel Regno Unito e in Germania circolavano decine di valute e banche di emissione.

Perna ritiene che la principale arma che i popoli possiedono per potersi difendere gli oligopoli finanziari sia il controllo di questo magnifico bene comune che è il denaro.

Un controllo che richiede responsabilità e competenza (contro falsificazioni, frodi, manipolazioni), non prevede la soppressione delle valute nazionali o transnazionali come l’euro, che hanno la funzione di impedire il ripiego campanilistico, ha il potenziale di trasformare radicalmente anche realtà come la brasiliana Curitiba, una città di quasi 2 milioni di abitanti afflitta da giganteschi problemi sociali ed ambientali che, nel giro di una generazione, grazie all’introduzione di una valuta complementare ben gestita, è diventata una città modello premiata dall’ONU.

La virtù delle valute locali – che tra parentesi sono molto in voga nell’area alpina austro-elvetico-bavarese dai tempi della Depressione – è che rivitalizzano l’economia locale e offrono alle classi dirigenti una pletora di risorse per soddisfare le esigenze della popolazione senza comprometterne la sovranità con una zavorra debitoria controllata da conglomerati bancari transnazionali indifferenti alle sorti di stati e popoli – non più solo nel secondo e terzo mondo (es. Grecia, Detroit, Islanda).

Un buon uso di questa “moneta di scopo” va nella direzione dell’autogoverno, della lotta all’economia criminale (che necessita di valute globali), del miglioramento nell’erogazione dei servizi essenziali (es. non sarebbe più necessario chiudere reparti ospedalieri e scuole nelle valli e le comunità di valle potrebbero finalmente disporre delle risorse necessarie a rendersi utili), dell’autostima collettiva (una popolazione fiduciosa, serena e volonterosa è una popolazione che fa la differenza anche per i vicini), dell’ecosostenibilità, ossia della resilienza (Rocco Scolozzi, Meglio resilienti che sostenibili, FuturAbles, 18 luglio 2014).

Un cattivo uso difficilmente potrebbe avere impatti più disastrosi di quelli del denaro creato per il 97% – così ci assicura la Banca d’Inghilterra – presso banche private commerciali: Ci sono state 96 crisi bancarie e 176 crisi monetarie nel corso degli ultimi 25 anni (Bernard Lietaer, 2010). Per questo si stanno avanzando ipotesi su come riformare radicalmente il sistema bancario a beneficio delle comunità e della collettività (After the next global financial crash – the coming revolution of banking, 21 agosto 2015).

Persino il Foglio ha azzardato una critica al sistema (Sette anni d’impotenza, il Foglio, 7 settembre 2014).

MACROTENDENZA GLOBALE

In ogni caso questa è una delle tendenze più impetuose e verosimilmente irreversibili del nostro tempo (Sistemi di valuta complementare: possibili applicazioni all’economia regionale – policy paper per la regione Lombardia, 2013-2014), destinata a rafforzarsi ulteriormente con la prossima crisi finanziaria, che colpirà più duramente tutti i paesi fortemente legati al dollaro statunitense, ma non risparmierà il resto del mondo (“Dove c’è pericolo cresce anche ciò che salva” – Il Trentino Alto Adige oltre il maelstrom che ci attende, FuturAbles, 4 agosto 2015).

È uno degli esiti della ri-regionalizzazione auspicabilmente post-tribale, post-autarchico e post-liberista d’Europa, una spinta centrifuga già in corso che è necessaria a compensare le spinte centripete degli oligopoli transnazionali che indeboliscono gli stati, condizionano pesantemente l’attività parlamentare e raccolgono i frutti delle privatizzazioni dei beni comuni.

IN EUROPA

Mentre il Nauno della Val di Non e il Susino della Val di Susa non sono per il momento decollati, il Sardex (Sardex, la moneta complementare che spopola in Sardegna, il Giornale, 5 marzo 2015), la sterlina di Bristol e l’ormai “ottuagenario”, rodatissimo WIR elvetico sono studiati in tutto il mondo.

Puntiamo all’ingresso dei singoli cittadini nella rete, al rafforzamento del network nella penisola con l’apertura di almeno altri cinque circuiti entro il 2014 e all’avvio della sperimentazione con la Pubblica Amministrazione. A questo proposito siamo parte di un progetto finanziato dalla Unione Europea che prevede, oltre alla nostra, l’avvio di altre due sperimentazioni. Una in Catalogna e l’altra a Bristol.

Carlo Mancosu, uno degli ideatori del Sardex, Dalla Sardegna al resto d’Italia. Sardex inventa la moneta complementare. “Abbiamo ripensato l’economia”, la Repubblica, 23 giugno 2014

ORIENTE

In Giappone l’epidemia di monete complementari municipali è ormai inarrestabile. In Cina, dove il maoismo non è riuscito a sradicare quei reticoli di interdipendenze mutualistiche (guangxi) che assisteranno l’evoluzione civile dell’intero genere umano, si preferiscono quelle elettroniche.

TRENTINO

Può funzionare in Trentino, se possibile andando un po’ oltre i primi timidissimi tentativi (es. scec), che non hanno la “stazza” necessaria per potersi affermare e crescere?

Penso di sì, perché molto dipende dal capitale sociale esistente:

Sicuramente uno dei limiti di queste esperienze è quello che per avere successo queste forme alternative e/o complementari di monete devono avere una base comunitaria forte, o come si dice “un capitale sociale” consistente. Il che significa: la costruzione di una rete fiduciaria tra ente locale, consumatori ed imprese locali. Operazione non sempre semplice, né da dare per scontata guardando alle esperienze di successo. In molte aree marginali, quartieri impoveriti di grandi città, il mercato capitalistico ha creato una frammentazione sociale, un forte individualismo consumistico che non è facile da superare.

Tonino Perna (op. cit.)

IL TRIDENTUM, O “TRIDY”/3D NELLA SUA VERSIONE POP

Per poter dispiegare pienamente il suo potenziale, un ipotetico tallero trentino-tirolese (Nasce la moneta dell’Euregio per la festa della macroregione, Trentino, 18 settembre 2015) dovrebbe fruire di incentivi che inducessero i trentini a farlo circolare o, meglio ancora, avere una scadenza o un meccanismo che lo svalutasse con il passare del tempo, per renderlo deperibile allo stesso modo in cui lo sono i viventi e le opere dell’uomo.

Ciò aumenterebbe a dismisura la circolazione del denaro, che è il vero motore di un’economia, garantendone il successo.

La vita è flusso e la massa monetaria dovrebbe fluire, non essere bloccata e concentrata dall’avidità di pochi che usano i cicli artificiali dei boom e dei crolli per impadronirsi di risorse sempre crescenti (pubbliche e private).

La maggior parte dei mali economici del nostro tempo hanno origine proprio dalle strozzature artificiose al flusso delle risorse monetarie, che dovrebbero irrorare ogni settore dell’economia.

Secondo Gesell essi conducono ad una malattia dell’organismo sociale con una sintomatica molto complessa: il denaro legato ad interessi e perciò non neutro provoca una ripartizione del reddito ingiusta e non collegata alla capacità produttiva, che a sua volta conduce ad una concentrazione di capitale monetario e reale, e con ciò ad una monopolizzazione dell’economia. Dato che i possessori di denaro sono padroni della mobilità o immobilità del denaro, il denaro non può circolare ‘da solo’ attraverso l’organismo sociale, così come il sangue nel corpo umano. Perciò un controllo sociale della circolazione del denaro e una giusta dosatura del denaro non sono possibili; le variazioni deflazionistiche e inflazionistiche del livello generale dei prezzi sono inevitabili. E se grandi somme di denaro vengono immobilizzate nel saliscendi delle congiunture a causa di un temporaneo livello di interesse in discesa finché non migliora il panorama degli investimenti redditizi, ne conseguono ristagno delle vendite e disoccupazione.

Werner Onken, “Economia di mercato senza capitalismo

Bisogna capire che il denaro non deve mai essere una riserva di valore. Lo ha ammesso candidamente anche la governatrice della Federal Reserve, Janet Yellen: Cash is not a very convenient store of value (marzo 2015).

Non si pensi dunque che l’idea di una rivoluzione copernicana per cui invece di pagare i banchieri per mantenere in circolazione la moneta (tasso di interesse), pagheremo una tassa comunitaria di mancato utilizzo, se non la facciamo circolare, sia balzana.

PROPUGNATORI

Oltre che a Silvio Gesell e Rudolf Steiner, piaceva anche al Nobel per l’Economia 1988 Maurice Allais, a Irving Fisher e a J.M Keynes, che applicò l’idea non a livello locale ma addirittura planetario, con la proposta del Bancor, una valuta comunitaria per l’intero genere umano:

Those reformers, who look for a remedy by creating an artificial carrying cost for money through the device of requiring legal-tender currency to be periodically stamped at a prescribed cost in order to retain its quality as money, have been on the right track, and the practical value of their proposal deserves consideration…The future would learn more from Gesell than from Marx.

John Maynard Keynes, “General Theory of Employment, Interest and Money”, 1936

Bernard Lietaer, uno degli architetti dell’euro (che si sente tradito per come le banche centrali l’hanno realizzato), considera le valute complementari deperibili come la chiave di volta per la democratizzazione e coscientizzazione del mondo (Future currencies and gold – Bernard Lietaer (Sorbonne) on complementary currencies, 22 agosto 2015)

Martin Wolf e Robert Skidelsky l’hanno proposta come soluzione al dramma ellenico. Bernard Maris, l’economista massacrato nella redazione di Charlie Hebdo, era un altro fautore di questa rivoluzione monetaria.

La deperibilità del denaro viene già praticata diffusamente a tutti gli effetti a livello bancario in Danimarca, Svezia, Svizzera e dalla Banca Centrale Europea, tramite i tassi di interesse negativi. In questo modo Draghi ha punito quelle banche che preferivano accumulare contanti invece di prestarli all’economia reale che ne aveva disperatamente bisogno. Benoît Cœuré, della Banca Centrale Europea, ha addirittura omaggiato Silvio Gesell, a questo proposito (Life below zero: Learning about negative interest rates, 9 settembre 2014).

Questo dovrebbe essere anche lo scopo di una saggia governance di una valuta complementare trentina.

Dunque alcuni tra i più importanti economisti della storia e del presente, uno dei padri della moneta usata da centinaia di milioni di persone ed alcune delle nazioni guida nel mondo non la trovano un’opzione strampalata.

ECOSISTEMA FINANZIARIO

Purtroppo abbiamo subito un tale lavaggio del cervello che non ci siamo resi conto che un sistema economico è equiparabile a un sistema ecologico, anche perché l’umanità è parte integrante della natura e del processo di evoluzione della vita cosciente su questo pianeta, che non amano centralismi e monocolture, perché la ricerca dell’efficienza assoluta va a discapito della resilienza (un esempio per tutti: la catastrofe irlandese del 1845-1849 conseguente alla soppressione della biodiversità agricola ed economico-finanziaria).

Ci sfugge la relazione esistente tra risparmio e crescita organica (non compulsiva-consumistica), che pure è materia di studio a Yale (capitalismo rigenerativo).

Gli imprenditori, istintivamente, sanno che l’unico vero modo di risparmiare è reinvestire il proprio capitale, moltiplicandolo. È una sapienza intuita anche da Sagredo (v. citazione di Galilei in calce al testo) che deriva dai cicli naturali: la vita si comporta allo stesso modo, secondo una spirale ascendente.

Essa appare e poi cerca di pullulare, morendo (investimento) per espandersi (il seme, come il denaro, è vita in potenza) anche nei luoghi più impensati, rifiutandosi quasi di riconoscere dei limiti od orizzonti al proprio diritto inalienabile di vivificare e coscientizzare la materia.

Se potesse (se ne fossimo degni) ci userebbe per diffondersi nel resto del Sistema Solare e altrove.

Accumulare il denaro nella rete bancaria ufficiale rafforza chi la controlla veramente (sulla sommità della piramide), non il risparmiatore e tantomeno le povere banche locali, assediate dai poteri finanziari globalizzati.

Anche le banche hanno diritto a un destino migliore di quello di essere bersagli o capri espiatori. In questo nuovo ordine che sta emergendo le banche serviranno comunque e genereranno profitti, ma non in un regime monopolistico di accentramento totale, che è quanto di più antidemocratico si possa immaginare.

IN SINTESI

Il denaro non è un dono del cielo o una calamità naturale. È un’invenzione, una tecnologia come tante altre, forse la più importante mai ideata.

Come la motocicletta non ha causato l’estinzione della bicicletta, così un nuovo tipo di denaro può essere “inventato” senza per questo abolire quello “vecchio”.

Una nuova tecnologia finanziaria per cui una comunità locale usa denaro locale (comunitario, non privato) per sviluppare le risorse locali e soddisfare le esigenze locali di servizi, sul mercato locale, in nome della condivisione e non dell’appropriazione è degna di un Villaggio Globale.

Grazie alle monete locali libere da debito (interesse) i prodotti e le merci non subirebbero più l’inflazione, il denaro “arrugginirebbe” a scadenze prevedibili e programmate espandendo le attività economiche (la situazione ideale per fare impresa), non si verificherebbero più spasmi ciclici della finanza e picchi di indebitamento, le sacche improduttive pubbliche e private svanirebbero e la gente pagherebbe il prima possibile delle tasse che non avrebbero più ragione di essere così elevate.

Per l’effetto dinamo, la maggiore velocità di circolazione moltiplicherebbe la prosperità. Provare per credere (i precedenti lo dimostrano).

  • È un sistema rispettoso di Madre Natura perché è legato direttamente alla produzione di base, non alla generazione di bisogni superflui.
  • È un sistema decentrato perché la comunità sovrana si assume la responsabilità della gestione delle proprie finanze.
  • Consente comunque di usare carte di credito parallelamente alla carta moneta.
  • Non richiede l’abolizione delle valute standard come l’euro per gli scambi internazionali: ogni regione potrebbe avere una sua moneta (sposalizio di bio-regionalismo e regionalismo socio-economico) semplicemente impostando dei tassi di cambio che permettano a una moneta trentina di essere spesa in Veneto se uno non ha sotto mano degli euro. Una rete di banche locali federate potrebbe tranquillamente gestire questo sistema.
  • Favorisce un’economia del dono in cui tutti sono spinti a investire in tutto quel che normalmente viene trascurato dai privati ma che misura la prosperità di una comunità e garantisce la dignità di ogni suo membro (es. reddito di cittadinanza, scuole materne, università, ricerca & sviluppo, sanità, biblioteche, cultura, igiene ed estetica urbana, sicurezza, opportunità di democrazia deliberativa, assistenza allo sviluppo, ecc.).

Dobbiamo farla finita con la nozione assolutamente speciosa che tutti devono guadagnarsi da vivere. È un dato di fatto che oggi, uno su diecimila di noi può dare una svolta tecnologica in grado di sostenere tutto il resto. Continuiamo a inventare lavori a causa di questa falsa idea che tutti devono essere impiegati in una sorta di fatica perché, secondo la teoria darwiniana Malthusiana devono giustificare il loro diritto di esistere.

Buckminster Fuller

Io non posso senza grande ammirazione, e dirò gran repugnanza al mio intelletto, sentir attribuir per gran nobiltà e perfezione a i corpi naturali ed integranti dell’universo questo esser impassibile, immutabile, inalterabile etc., ed all’incontro stimar grande imperfezione l’esser alterabile, generabile, mutabile etc.: io per me reputo la Terra nobilissima ed ammirabile per le tante e sì diverse alterazioni, mutazioni, generazioni etc., che in lei incessabilmente sì fanno; e quando, senza esser suggetta ad alcuna mutazione, ella fusse tutta una vasta solitudine d’arena o una massa di diaspro, o che al tempo del diluvio diacciandosi l’acque che la coprivano fusse restata un globo immenso di cristallo, dove mai non nascesse né si alterasse o si mutasse cosa veruna, io la stimerei un corpaccio inutile al mondo, pieno di ozio e, per dirla in breve, superfluo e come se non fusse in natura, e quella stessa differenza ci farei che è tra l’animal vivo e il morto; ed il medesimo dico della Luna, di Giove e di tutti gli altri globi mondani. Ma quanto più m’interno in considerar la vanità de i discorsi popolari, tanto più gli trovo leggieri e stolti. E qual maggior sciocchezza si può immaginar di quella che chiama cose preziose le gemme, l’argento e l’oro, e vilissime la terra e il fango? e come non sovviene a questi tali, che quando fusse tanta scarsità della terra quanta è delle gioie o de i metalli più pregiati, non sarebbe principe alcuno che volentieri non ispendesse una soma di diamanti e di rubini e quattro carrate di oro per aver solamente tanta terra quanta bastasse per piantare in un picciol vaso un gelsomino o seminarvi un arancino della Cina, per vederlo nascere, crescere e produrre sì belle frondi, fiori così odorosi e sì gentil frutti? È, dunque, la penuria e l’abbondanza quella che mette in prezzo ed avvilisce le cose appresso il volgo, il quale dirà poi quello essere un bellissimo diamante, perché assimiglia l’acqua pura, e poi non lo cambierebbe con dieci botti d’acqua. Questi che esaltano tanto l’incorruttibilità, l’inalterabilità etc., credo che si riduchino a dir queste cose per il desiderio grande di campare assai e per il terrore che hanno della morte; e non considerano che quando gli uomini fussero immortali, a loro non toccava a venire al mondo. Questi meriterebbero d’incontrarsi in un capo di Medusa, che gli trasmutasse in istatue di diaspro o di diamante, per diventar piú perfetti che non sono

Sagredo, in Galileo Galilei, “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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