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La sesta estinzione e il prossimo balzo evolutivo della civiltà umana

La sesta estinzione e il prossimo balzo evolutivo della civiltà umana

Non è la prima volta che sul pianeta le specie animali e vegetali vanno perdute a un ritmo così allarmante. La vera differenza è che stavolta è tutta colpa nostra

Sopravviveremo alla sesta estinzione di massa? National Geographic, 24 giugno 2015

Quella della sesta estinzione di massa dovuta all’uomo è un’ipotesi basata su una stima e sulla nostra abissale ignoranza delle cause delle estinzioni precedenti e delle dinamiche naturali.

Molte morie sono inesplicabili, al momento, e difficilmente riconducibili a colpe umane (La moria delle antilopi saiga. Negli ultimi giorni in Kazakistan sono morti 120 mila esemplari di saiga, ma nessuno ha capito bene perché, il Post, 31 maggio 2015).

Un po’ come nel caso del cambiamento climatico, assumercene la colpa in qualche misura ci rassicura, perché conforta il nostro antropocentrismo e la sensazione che, eseguendo una serie di operazioni suggerite dagli esperti, continueremo ad avere il controllo della situazione.

La verità è che l’umanità è troppo ignorante, inconsapevole ed egoista per poter avere il controllo della situazione. Siamo alla mercé di forze cosmiche che non sembrano curarsi dei nostri vezzi e delle nostre megalomanie (Climates Change—Get Over It!).

Di buono c’è che esiste un lato positivo anche nello scenario peggiore: le estinzioni di massa accelerano i processi evolutivi (Computer scientists find mass extinctions can accelerate evolution, Science Daily, 12 agosto 2015). Se ci saremo, potremmo avere l’opportunità di diventare una specie e una civiltà adulta e matura.

IL PRIMO BALZO EVOLUTIVO UMANO – LA NATURA UMANA E IL SUO FUTURO PARTE I

I primi Homo Sapiens erano cognitivamente già in grado di lanciare un satellite nello spazio, ma non sentivano il bisogno di farlo e non avevano una storia di sviluppo tecnologico alle spalle che consentisse loro di concepire un’impresa del genere (When Humans Became Human, New York Times, 26 febbraio 2002). Il gap che ci separa da loro riguarda la coscienza, non il quoziente di intelligenza.

Un parallelo che può forse aiutare a capire questo importante nodo concettuale è quello tra scimpanzé e animali domestici. Gli scimpanzé non in cattività sono più intelligenti dei cani, ma i cani riescono a realizzare operazioni impensabili per uno scimpanzé selvatico. Uno scimpanzé addestrato che fosse reintrodotto nella foresta si sentirebbe come un Leonardo da Vinci in mezzo a intelletti ordinari, ossia non particolarmente a suo agio.

Il continuo contatto con gli esseri umani espande le coscienze animali, li costringe ad evolvere.

Basta chiedere ai pastori costretti a difendere le loro greggi dai lupi o dai coyote: col passare del tempo non si può più dare nulla per scontato.

I Neanderthal, che ebbero sporadici contatti con i nostri antenati, non erano dei “bestioni ritardati” come si tende a credere, ma le loro facoltà non erano neppure remotamente paragonabili a quelle degli Homo Sapiens. Interagire con loro sarebbe complicato e probabilmente rischioso (es. praticavano l’antropofagia).

I Cro-Magnon erano invece fin dall’inizio fisicamente indistinguibili dall’umanità contemporanea e intellettualmente nostri pari. Erano creativi, innovativi e possedevano la tendenza a diversificarsi culturalmente, qualità sconosciute ai Neanderthal (Ian Tattersall, I signori del pianeta. La ricerca delle origini dell’uomo, Codice Edizioni, Torino 2013).

I seguenti enunciati si applicano ai Cro-Magnon come anche a noi, i loro discendenti:

  • “Una schiacciante evidenza etnografica comprova che l’immaginazione umana è illimitata”.
  • “Le vite umane sono limitate, come i nostri corpi, ma la nostra creatività non ha confini”.
  • “Gli esseri umani non sono fisicamente e mentalmente uniformi; sono l’esatto contrario. Questa variabilità è il motore della nostra evoluzione”.
  • “Gli esseri umani non si adattano tecnologicamente al proprio ambiente. Sono loro a crearlo, ad adattarlo a loro stessi. In questo senso rappresentano un salto qualitativo dell’evoluzione, sono un ulteriore strumento del dispiegamento della vita nell’universo”.
  • “L’umanità può trasformare la natura per mezzo della cultura ma può anche, almeno in una certa misura, lasciarsi alle spalle le proprie nature senza per questo diventare altro rispetto alla natura. La cultura non è una fuga dalla natura, essendone una delle sue multiformi espressioni”.
  • “Non è propriamente corretto affermare che gli umani non hanno più una storia naturale. È indubbio che la nostra è una storia artificiale, creata da noi stessi, ma essa è pienamente inserita nelle dinamiche dell’evoluzione della vita nell’universo”.
  • “Non è per nulla certo che l’intelligenza umana si sia “evoluta” in misura apprezzabile dai tempi dell’ascesa dell’Homo sapiens sapiens. Ciò che si è “evoluto” (come un airone che spiega le ali) è la coscienza umana e, con essa, la cultura, che è tutto ciò che gli esseri umani hanno inventato, di materiale e di immateriale, a partire dai primi utensili in pietra risalenti ad almeno 3 milioni di anni fa”.
  • “La cultura è un universale umano, ma nessuna cultura è identica alle altre, allo stesso modo in cui non ci sono due individui identici (neppure i gemelli omozigoti cresciuti nel medesimo ambiente lo sono). Perciò è inesatto parlare di natura umana e cultura umana al singolare. Il plurale è inevitabile”.

La cultura è una manifestazione della coscienza umana ed entrambe sono evolute notevolmente nel corso degli ultimi 60 mila anni.

Non ci sono prove di alcun comportamento simbolico antecedente alla comparsa di “Homo sapiens”, circa 150.000 anni fa.

Le famose pitture rupestri in Spagna e in Francia (Chauvet, Cosquer, Altamira: risalenti a un periodo compreso tra i 30 e i 40.000 anni fa) sono il risultato dell’impegno e gusto di artisti capaci, appassionati e meticolosi che hanno plasmato un canone artistico destinato a sopravvivere per migliaia di anni (Were the First Artists Mostly Women?, National Geographic, 3 October 2013).

Altri esempi consimili e coevi sono stati rinvenuti a Sulawesi, in Indonesia (Pleistocene cave art from Sulawesi, Indonesia, Nature, 8 October 2014) in Australia (Burrup Peninsula rock art among world’s oldest, Australian Geographic, 18 April 2013) e nei Balcani (Ice age lion figurine: Ancient fragment of ivory belonging to 40,000 year old animal figurine unearthed, Science Daily, 30 July 2014).

In quel periodo ci fu un vero e proprio big bang creativo planetario (Tattersall, The Creative Explosion, New York Times, 1998), che Jared Diamond ha chiamato “il Grande Balzo in Avanti” (“Great Leap Forward”) forse dovuto a qualche mutazione genetica di enorme successo poi diffusasi con le migrazioni di Homo Sapiens (Richard Klein, anthropology professor, looks into humanity’s evolution, The Stanford Daily, 24 April 2013). La causa è ignota: potrebbe essere stata virale, oppure cosmica (Cosmic Rays, Neutrons And The Mutation Rate In Evolution, MIT Technology Review, luglio 2014).

Quel che è certo è che i primi Cro-Magnon appaiono fin da subito tecnicamente capaci ed artisticamente raffinati, rappresentando un salto di qualità prodigioso rispetto al passato. Qualcosa dev’essere accaduto che ha permesso a potenziali cognitivi inespressi di liberarsi e di fiorire, alla nascita della coscienza moderna. I nostri antenati vivono più a lungo, sono capaci di tessere, dipingono e scolpiscono con stile, immaginazione e grazia, costruiscono strumenti musicali (anche a percussione) e introducono le prime, rudimentali, notazioni musicali, condividono le risorse con la comunità, tengono in gran conto le donne – e non per la loro fertilità, dato che per i cacciatori-raccoglitori non è quasi mai un problema – personalizzano l’architettura delle loro abitazioni, dedicano ricche sepolture ai propri morti, introducono l’arte ceramica già almeno 25mila anni fa (cf. Venere di Dolní Věstonice).

Mentre i Neanderthal, nel corso di decine di migliaia di anni, introducono relativamente poche nuove tecniche e tecnologie, quasi sempre solo come reazione alle pressioni climatiche, le armi da caccia e da pesca introdotte dai Cro-Magnon erano così ottimali da essere impiegate in tempi relativamente recenti tra gli Inuit e gli aborigeni australiani. Già 20 mila anni prima del loro arrivo in Europa avevano raggiunto l’Australia, dimostrando quindi sorprendenti competenze nautiche.

La grande rivoluzione che ebbe luogo a quel tempo fu la transizione da un’evoluzione biologica non intelligente e del tutto imprevedibile ad una co-evoluzione culturale e cognitiva, dotata di una certa direzionalità, il risultato dell’insieme di operazioni di numerose intelligenze.

Ciò ha virtualmente interrotto la speciazione umana, ossia la trasformazione biologica spontanea della nostra specie. Rispetto ai primati (che costituiscono un diverso genere all’interno della famiglia degli ominidi), gli esseri umani hanno in più la cultura come dimensione esistenziale – non potremmo vivere senza di essa – e quindi più numerose e raffinate capacità, oltre ad una maggiore duttilità e variabilità comportamentale.

Gli altri ominidi ebbero tutto il tempo necessario per sviluppare una cultura, eppure non fecero nessun ragguardevole passo in avanti. Rimasero delle “scimmie nude” guidate da istinti e bisogni essenziali che comprendevano lo stupro, il cannibalismo, i sacrifici umani, la caccia ai propri simili (Neanderthal Males Had Popeye-Like Arms, Discovery, 6 July 2010; Digit ratios predict polygyny in early apes, Ardipithecus, Neanderthals and early modern humans but not in Australopithecus, Proceedings of the Royal Society, 3 November 2010; A Look at Neanderthals as Cannibals, Los Angeles Times, 4 November 1999; Defleur et al. Neanderthal Cannibalism at Moula-Guercy, Ardèche, France, Science, Vol. 286 no. 5437, 1999, pp. 128-131), in un totale disinteresse nei confronti dell’esplorazione, della scoperta, dello scambio, della coltivazione di valori post-materialisti (Thomas Wynn, Frederick L. Coolidge, How To Think Like a Neandertal, 2012). È possibile che non possedessero la fondamentale capacità dell’empatia o che questa fosse piuttosto limitata (Paolo Brambilla & Andrea Marini (Eds.), Brain Evolution, Language and Psychopathology in Schizophrenia, 2014).

Al contrario, i nostri avi erano curiosi e si dedicarono all’apprendimento ed alla trasmissione delle nozioni apprese. Furono in grado di capire che il cambiamento è preferibile ad uno stato di ignaro e spesso brutale appagamento, che la vita reale non deve necessariamente seguire le istruzioni contenute nel copione della tradizione e del corredo genetico, perché una vita creativa, innovativa e vibrante, cioè una vita culturale, può essere immensamente più gratificante.

Chiarito questo punto, è importante considerare la possibilità che certe mutazioni del nostro corredo genetico possano produrre importanti effetti sulle nostre modalità di percezione della realtà e interazione con essa.
Cro-Magnon non era semplicemente diverso dai suoi predecessori e dai suoi discendenti (noi): la sua arte suggerisce che potesse essere immerso in una realtà differente dalla nostra.
Solo adesso la fisica sta scoprendo come mai (
The human universe: Does consciousness create reality? New Scientist, 29 aprile 2015).

Potrebbe accadere nuovamente, inaugurando una nuova era assiale, una nuova età dell’oro.

IL PROSSIMO BALZO EVOLUTIVO UMANO – LA NATURA UMANA E IL SUO FUTURO PARTE II

La paleoantropologia ci insegna che ciascun essere umano è votato al cambiamento ed è destinato a contribuire al cambiamento del pianeta; in questo, nessun altro esser vivente su questo pianeta si avvicina anche lontanamente alla condizione umana, nel bene e nel male. Un Neanderthal o uno scimpanzé non sono esseri umani incompleti, “in via di sviluppo”: sono esseri viventi pienamente evoluti in relazione alle loro esigenze, unici e meritevoli di rispetto e interesse a prescindere dal loro potenziale “antropico”.

Finché non ci libereremo di queste lenti antropocentriche non saremo in grado di apprezzare e valorizzare al meglio quel che ci rende speciali – la flessibilità cognitiva, la comunicazione simbolica, la capacità empatica, la variabilità culturale, la diversità individuale e il rifiuto dell’uniformità e della staticità: in breve, l’espansività e ricchezza della nostra coscienza – senza sentirci in colpa, come se Madre Natura (Gaia) avesse commesso un errore nel crearci così come siamo (Ian Stewart e Jack Cohen, Figments of reality. The evolution of the curious mind, Cambridge University Press, Cambridge, 1997; Steven Pinker, The Better Angels of Our Nature: Why Violence Has Declined, 2011; Jeremy Rifkin, The Empathic Civilization: The Race to Global Consciousness in a World in Crisis, 2010; Norbert Elias, The Civilizing Process, 1939).

Se l’arte, la scienza, il progresso sociale e tecnologico sono il prodotto di una rottura radicale indotta da fattori epigenetici (ossia l’ambiente che attiva certi geni piuttosto che altri), allora è ragionevole supporre che l’umanità debba ancora raggiungere il suo picco di coscienza e creatività.

La nostra civiltà attuale potrebbe apparire come un atavismo agli occhi dei protagonisti del prossimo balzo evolutivo. Saremmo l’equivalente dei loro Neanderthal.

Che concezione cosmologica ed ecologica potrebbero coltivare?

Ho l’impressione che la mistica occidentale contemporanea di Alfred N. Whitehead, Teilhard de Chardin, Jacob Needleman, Vito Mancuso, Vladimir Vernadsky, Olaf Stapledon fornisca una risposta plausibile: una visione della natura – e dei suoi rapporti con l’uomo – infinitamente più sofisticata, matura, futur-abile e futuribile di quella offerta dal paradigma materialista-riduzionista di una scienza che in tempi recenti sembra essersi arenata, come se avesse incontrato un ostacolo insormontabile.

Nel nostro futuro non si parlerà di sostenibilità, di equilibri statici e di rigida separazione tra natura e cultura, ma di resilienza, equilibri dinamici, cultura naturata e natura culturata.

Non si parlerà di decrescita “felice” – che ci condurrebbe all’atrofizzazione della mente/coscienza in un mondo ricampanilizzato, autarchico, privo di forze espansive e centrifughe – ma di evoluzione consapevole, guidata e responsabile.

Questo perché l’umanità è parte integrante della natura, è il veicolo che, su questo pianeta, permette alla coscienza di dispiegarsi:

La questione centrale del mio libro è: di cosa ha realmente bisogno da parte nostra la Terra? Al di là dello sforzo che stiamo facendo per risolvere la crisi ambientale che abbiamo creato. Dal momento che tutto ciò che è umano è parte della Terra ed è pensato per svolgere un ruolo essenziale per l’evoluzione stessa della Terra, allora tutte le cose umane, specialmente la nostra vita interiore e più intima, hanno una funzione essenziale nella vita del pianeta… Ciò che manca è la nostra comprensione di ciò che distingue la vita umana da tutte le altre forme di vita sulla Terra. L’elemento che distingue un essere umano da tutte le altre creature è la possibilità di una coscienza desta…Siamo costituiti in maniera tale da vivere a un livello di esperienza cosciente e azione superiore, più fine, più profondo. In questo senso, parlando in generale, la vita umana, la vita pienamente umana, non si è ancora radicata sulla Terra, tranne che in uomini e donne straordinari nel corso della storia che hanno cercato di aiutare gli esseri umani a risvegliare il livello di comprensione, compassione e forza morale che sono gli attributi di una coscienza risvegliata. La coscienza può esistere a diversi livelli e ogni livello di coscienza porta con sé il proprio livello di conoscenza. Il nostro livello attuale di conoscenze scientifiche riflette il nostro attuale livello di coscienza. Una mente umana più pienamente risvegliata vedrebbe una realtà completamente diversa, una visione più unitaria di un universo vivente più teleologico…Senza questo sforzo, la nostra cultura moderna continuerà a imporci uno standard di conoscenza e una visione della realtà che ci faranno dimenticare il nostro possibile ruolo nello schema cosmico.

Così come ci sono livelli di coscienza e livelli di conoscenza, così ci sono anche livelli di realtà. In altre parole, ci sono livelli di realtà in qualsiasi organismo: ogni livello serve gli scopi di un livello più alto ed è a sua volta servito dal livello sottostante.

La vita delle cellule serve le esigenze e le finalità dei tessuti in cui funzionano le cellule – in questo senso i tessuti esistono ad un livello di scopo superiore rispetto alla cellula. Questa è la progressione: cellule-tessuti-organi (come cuore, polmone, ecc), sistema (circolatorio, respiratorio, ecc) e, infine organismo. In un universo vivente, organico, ci sono anche livelli di realtà: i fini della Terra servono i fini del successivo livello – i fini dei pianeti nel sistema solare, i pianeti servono gli scopi del Sole, ecc.

Possiamo dire che la scienza moderna non supera mai il livello della Terra perché per percepire uno scopo (e valore) occorre aver sviluppato un sentimento; l’intelletto isolato in quanto tale non può percepire valore o scopo nella realtà, la ragione per cui lo scientismo dogmatico (come quello di Richard Dawkins) offre una visione relativistica di etica e di valori. La parte della mente che viene utilizzata nello scientismo è quella meccanica, la parte logica della mente che è non in grado di percepire alcuna finalità nel mondo esterno. La scienza moderna non supera mai il livello della Terra, perché spiega tutto ciò che incontra tentando di vedere solo gli elementi meccanici in esso (quelli privi di mente e di scopo). Poiché non può percepire uno scopo non può comprendere le finalità che spettano alla Terra e che sono quindi al di sopra del livello della Terra. Nell’essere umano vi è anche un livello di funzionamento che si trova al di sopra del livello della Terra – la consapevolezza risvegliata appunto (che vede uno scopo nel mondo oggettivo) e la coscienza risvegliata (che avverte l’elemento morale in tutta la realtà) [NB. in inglese si distingue tra coscienza morale – conscience – e coscienza come superiore grado di consapevolezza – consciousness]

Ciò che può dare alla nostra vita il suo vero significato è anche ciò che la nostra Terra minacciata si aspetta da noi.

Jacob Needleman presenta il suo saggio “An Unknown World” (“un mondo ignoto”)

Cercheremo di approfondire meglio questa visione del mondo “ecologista post-ambientalista e post-materialista” in una serie di articoli che saranno pubblicati in esclusiva qui su FuturAbles.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

2 comments

  1. Dici che ci può essere qualche tipo di connessione tra la psicopatia e lo scientismo-riduzionismo?

    • Lo psicopatico non ha coscienza/empatia, è a tutti gli effetti una biomacchina dalle fattezze umane, programmata per predare il prossimo a proprio vantaggio.
      Non essendo in grado di immaginare l’utilità e la natura di una vita spirituale, è assai probabile che sia riduzionista/scientista. E’ condannato a credere che la materialità sia l’unica dimensione del reale e che chi non è materialista è un illuso che si è fatto infinocchiare dalla tradizione e dai condizionamenti socio-culturali. Uno psicopatico è convinto che uscire dalla caverna platonica significhi abbracciare i propri istinti senza tante ipocrisie.
      E’ come vedere il mondo in bianco e nero e convincersi che chi parla di colori è un idiota e non merita di vivere. Se potesse colorerebbe tutto in bianco e nero per evitare complicazioni (paradigma scientista-materialista imposto a tutti).
      Se non fossero estremamente pericolosi sarebbero da compatire.
      http://fatamorgana.unical.it/numero12/pinotti_12.htm

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