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“Dove c’è pericolo cresce anche ciò che salva” – Il Trentino Alto Adige oltre il maelstrom che ci attende

“Dove c’è pericolo cresce anche ciò che salva” – Il Trentino Alto Adige oltre il maelstrom che ci attende

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Wo aber Gefahr ist, wächst / Das rettende auch

Friedrich Hölderlin

Il Pd trentino è finito, nessun congresso lo potrà salvare. L’opa di Dellai è già in pieno corso e, visto che pure l’UPT è diviso al suo interno, le porte per il suo nuovo “soggetto politico” sono spalancate.

Nei prossimi mesi il PATT continuerà nella sua opera di “conquista” delle strutture che contano e la sua “occupazione” del territorio. Ci sta riuscendo, per la debolezza dei competitori. Parte dell’UPT confluirà nel PATT. Nascerà il Cantiere provinciale di Dellai, collegato al Pd nazionale e con la benedizione di Roma, con dentro la maggioranza dell’UPT e quasi tutto il Pd del Trentino. Magari il Pd potrebbe invece continuare a fare quello che ha fatto: essere sempre in seconda fila per lucrare qualche posto di sotto governo. Comunque vadano le cose, “a margine”, non “a sinistra” del Pd, si formerà qualcos’altro, magari proprio guidato da DBR.

Se questo è uno scenario ipotetico, la realtà concreta ci parla di un governo provinciale senza una linea politica chiara, con evidenti ripercussioni sulla buona amministrazione del Trentino. E il “caso” DBR sarà soltanto ricordato come l’inizio della fine.

Piergiorgio Cattani, Caso DBR, una magagna per la politica, Trentino, 1 agosto

Questa, alla luce degli eventi, è l’unica continuità che vedo in Trentino: professionisti della realpolitik il cui principale scopo é quello di rimanere seduti sulla sponda del fiume (una vision da urlo…) ad attendere il passaggio del cadavere del nemico di turno.
Se c’è bisogno – direi che é un’ovvietà – un ritorno ad uno stato nascente, questa poteva essere una ghiotta occasione. La normalizzazione a cui stiamo assistendo la rinvia sine die, o almeno fino al momento in cui qualcuno dall’esterno non inizierà – forse ha già iniziato, senza clamori e senza miti – a mettere il Trentino, il suo territorio, le sue genti, sotto tutela.
E gli esiti non ci piaceranno
.

Stefano P., pontidivista

Questo quadro disarmante accomuna il Trentino al resto d’Europa.

Ci stiamo avvicinando alla prova di maturità più importante del dopoguerra sotto la guida di una classe politica che annaspa e, non sapendo bene cosa fare, si affida nella sua cecità al protagonismo di alcuni guerci che possono amministrare, non guidare.

Osserviamo la miseria della politica attuale.

Possiamo seriamente affermare che la democrazia esista ancora nei paesi occidentali?

È una democrazia quella in cui un sedicente “populismo buono” si contrappone a “populismi cattivi”?

È una democrazia quella in cui l’orizzonte principale è quello della prossima scadenza elettorale?

Quella in cui le campagne mediatiche e i sondaggi d’opinione determinano gli atti politici, in cui gli spettatori/consumatori hanno più peso degli elettori e gli elettori ne hanno di più dei cittadini, in cui i politici non possono realmente dire quel che pensano, perché sono sorvegliati o perché hanno paura delle conseguenze o perché l’opinione pubblica è disinformata?

La democrazia dell’immagine, del tweet e del tutto e subito non è autentica democrazia.

La leadership dell’immagine, del tweet e del populismo non è autentica leadership.

La democrazia dev’essere costantemente partecipata e deliberativa (deve informare e responsabilizzare i cittadini), solidale e post-tribale, sussidiaria, pluralista e mite (non deve usare i suoi principi e valori come una clava).

In un mondo che incrementerà incessantemente la sua complessità e in una fase storica caratterizzata dall’estrema caoticità e volatilità, la classe politica dovrà, volente o nolente, affidarsi a consigli di saggi e pensatoi di futuro, come ha capito il PATT (Autonomia in progress).

Questi ultimi spunteranno come funghi, ma solo alcuni saranno formati da specialisti realmente consci di quel che sta accadendo e solo quelli saranno longevi. In altri casi un’erronea lettura del presente, eccessivamente condizionata da narrazioni mediatiche spurie, comprometterà fatalmente la capacità predittiva di molti analisti.

La selezione sarà feroce perché il panico non aiuta a trovare le soluzioni ai problemi, mentre solo l’obiettività, il rigore, la comprensione e la disciplina consentono di cogliere nessi causali, possibili rimedi e possibili applicazioni.

Anche la classe dirigente subirà una drastica scrematura.

Chi non ha l’umiltà di fermarsi ed esaminare le questioni, creando un dialogo, ma procede come se seguisse un copione, non è detto che sappia affrontare la prossima curva pericolosa.

Una comunità non è un maneggio e perciò non ha bisogno di essere guidata da manager.

Ha invece bisogno di leader (figure che diano il buon esempio nel prendere le decisioni, non che vogliamo dominare) che sappiano:

  1. Migliorare la propriacapacità di anticipare una serie di crisi e programmare le necessarie risposte;
  2. Rilevare le avvisaglie di una crisi;
  3. Approntare sistemidi contenimento delle crisi;
  4. Essere consci degli scenari peggiori;
  5. Sviluppareprassi di apprendimento organizzativoche aiutino a gestire crisi sistemiche.

La Grande Trasformazione

Le macrodinamiche in atto sono incontrollabili e ci porteranno da una crisi all’altra, senza soluzione di continuità, fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio globale.

Dobbiamo “solo” preoccuparci di come sviluppare la nostra capacità di adattamento.

La Federal Reserve ha azzerato i tassi di interesse per anni e ora non ha più spazi di manovra per salvare il dollaro e contemporaneamente l’economia americana.

L’inevitabile crollo di un sistema finanziario anti-resiliente, imperniato su mercati finanziari volatili come quello cinese e su un asse composto da circa 28 grandi banche deregolamentate dominato dall’Occidente (Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Barclays, HSBC, Royal Bank Of Scotland, BNP Paribas, Deutsche Bank, Crédit Suisse e UBS), comporterà una serie di spiacevoli conseguenze:

  • Notevole ridimensionamento del ruolo globale del dollaro e disastroso riflusso verso gli Stati Uniti del debito (titoli di stato americani) esportato in questi anni;
  • Congelamento creditizio;
  • Bancarotte a catena, specialmente negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e Irlanda, nell’America Latina. Europa e Cina non resteranno incolumi;
  • Diaspore dovute alla cronica instabilità afro-asiatica, all’impatto dell’aggravamento della crisi economica (in particolare in Nord America) e ad un imprevedibile e ormai irreversibile mutamento climatico (che implica alluvioni, siccità, smottamenti, incendi, venti impetuosi ed altri fenomeni estremi) – tutti fenomeni che l’impoverimento degli stati rende più ardui da gestire;
  • Proteste di massa e disordini sociali con contadini e allevatori che bloccano le strade e operai che occupano gli stabilimenti;
  • Movimenti etnonazionalisti che si gonfiano sottraendo consensi alla destra moderata e riconquistando il voto degli astenuti;
  • Moltiplicazione degli attacchi antisemiti e anti-islamici che potrebbero assumere i contorni di veri e propri tentativi di pulizia etnica;
  • Intensa propaganda israeliana volta a persuadere gli ebrei europei che è giunto il momento di compiere l’Aliyah: il “ritorno” in Israele;
  • Crisi di governo in varie nazioni europee, ma probabilmente non in Grecia, a dispetto di forti conflitti sociali mirati principalmente a far cadere il governo (Tsipras gode di un fortissimo consenso personale e Syriza potrebbe vincere le prossime elezioni anche in caso di scissione);
  • Messa in discussione della NATO;
  • Arenamento probabilmente definitivo dei negoziati su TTIP e TPP;
  • Irresistibile emersione di nuove alleanze geopolitiche globalmente egemoni (Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione) e nuove potenze economiche fenomenalmente competitive (es. Indonesia, Malesia, Vietnam, alcune nazioni africane) che non riusciranno però a riassorbire la diaspora afro-asiatica in Europa prima di un decennio, ossia prima dell’inevitabile reazione “nativista” xenofobica;

Che fare?

La forza di una nazione dipende dalla forza delle comunità che la compongono e la forza di una comunità dipende dal contributo di ogni cittadino.

Il centralismo è l’atteggiamento più autolesionistico in quest’epoca, perché si concentra sui fiori nazionali e si dimentica delle radici locali, che dovrebbero essere invece il più possibile autosufficienti, se vogliamo che l’intero albero si pieghi senza spezzarsi.

Le crisi si affrontano:

  1. dicendo ai cittadini cosa sta realmente accadendo e a cosa andiamo incontro, per instaurare un rapporto di fiducia, lealtà, cameratismo;
  2. coinvolgendoli nei processi decisionali, in modo che si prendano sul serio, si informino, si assumano le proprie responsabilità e sviluppino un maggiore attaccamento alla causa comune, all’interesse generale (dal paradigma top down a quello della distribuzione sussidiaria del potere);
  3. affidandosi ad esperti che dimostrino pragmatismo (consigli di saggi e think tanks), perché la competenza non si improvvisa e l’oclocrazia è sinonimo di anarchia;
  4. spingendo la società sempre più in direzione dell’abbandono delle gerarchie verticali in favore delle gerarchie circolari (olacratiche), cosa che tra parentesi dovrebbe essere la missione precipua di ogni “Comunità Autonoma”, la sua ragion d’essere, da un punto di vista funzionale e morale. A dispetto degli scettici (per la verità non troppo informati), il concetto di gerarchia circolare di unità autonome ed auto-organizzate è alla base del federalismo, della sussidiarietà e del processo di integrazione europea: è uno strumento molto duttile che non determina quale sarà il suo impiego, ma esclude ogni antropologia piramidale e concentrazione di potere oligarchica.

 

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About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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