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La repentina estinzione dei dinosauri bancari

La repentina estinzione dei dinosauri bancari

Passo dopo passo lo facciamo, un comune spazio economico, come Vladimir Putin ha detto una volta, da Vladivostok a Lisbona.

Angela Merkel, Merkel: “Area scambio con Russia”, tgcom24, 15 aprile 2015

Questione primaria per gli Stati Uniti, per la quale  facciamo delle guerre da un secolo (guerre mondiali I e II, guerra fredda), è la relazione fra Germania e Russia. Perché uniti rappresentano la sola forza che potrebbe minacciarci, e bisogna fare attenzione che non ci si arrivi.

George Friedman, presidente di Stratfor, Europa destinata alla guerra? Usa minacciati da una  saldatura  Germania/Russia, la Stampa, 2 maggio 2015

Con il decreto popolari è in discussione un caposaldo della democrazia economica: la possibilità di una comunità di darsi un’organizzazione economica solidale, mutualistica e di non vedere questo orientamento cancellato per legge dall’alto. Nessuno ritiene un modello di banca superiore ad un altro, e siamo convinti che la banca Spa renda un servizio prezioso al Paese. Il principio della biodiversità stabilisce però che il sistema finanziario, come ogni ecosistema, ha bisogno di modelli diversi che assolvono diverse funzioni, lasciando decidere al mercato quale sistema debba essere più o meno diffuso.

Appello di 163 economisti e accademici, «Popolari, così la riforma è sbagliata», Avvenire, 2 marzo 2015

La Spagna è solo l’ultima “democrazia” a buttare nella pattumiera il diritto di riunione. Mentre epoche precedenti le proteste e le rivolte sono talora riuscite a strappare concessioni da parte dello Stato, la risposta automatica dei governi odierni è quella di applicare leggi sempre più draconiane contro l’esercizio pubblico della democrazia. Ci si pone la domanda: quanti diritti devono essere abrogati prima che una democrazia liberale divenga uno stato di polizia? ]…]. Queste nuove leggi suggeriscono che le classi dirigenti si stanno preparando a un conflitto prolungato. Invece di genuflettersi al cospetto degli idoli delle libertà democratiche – o, Dio ce ne scampi, tentare di alleviare problemi sociali particolarmente comuni come la disuguaglianza, la violenza razzista e il collasso ecologico – i governi si stanno dotando di nuove armi per schiacciare coloro che chiedono un cambiamento. Ma, una volta che le manifestazioni non violente sono equiparate alle sommosse e punite di conseguenza, i manifestanti continueranno a protestare nonviolentemente? Oppure scenderanno nelle strade con idee più radicali su ciò che è necessario fare per ottenere giustizia?

Countries around world are revoking freedom of assembly, Al Jazeera, 4 maggio 2015

Tra il 2001 e il 2011 la cosiddetta “Guerra al Terrore” è già costata la vita a un milione e trecentomila persone (PSR, Body Count, 2015).

L’obiettivo di questo stato di ostilità permanente non è quello dichiarato (Le 10 società che più guadagnano dalle guerre e più danno alla politica (Finmeccanica 9°), la Stampa, 2 aprile 2015).

Questo documentario spiega molto efficacemente cosa succede dietro le quinte delle nazioni e della finanza mondiale, quando un’avidità incontenibile si somma a patologie dell’anima (psicopatia/sociopatia, disturbo schizoide di personalità, disturbo narcisistico di personalità, ecc.).

 

Ora però la partita è prossima all’epilogo weimariano.

La “comunità internazionale” avrà il privilegio di assistere (subendolo) allo spettacolo terrificante di un impero (una ristrettissima oligarchia che intende privatizzare il pianeta sfruttando il credito e le armi) che non vuole morire e che, non avendo ottenuto ciò che desiderava con le “buone” (corruzione, ricatto, minacce), ricorrerà al piano B:

Non andartene docile in quella buona notte. Infuriati, infuriati contro il morire della luce.

Dylan Thomas

Countries around world are revoking freedom of assembly, Al Jazeera, 4 maggio 2015;

Las 44 conductas que se multarán en la nueva Ley de Seguridad Ciudadana, El Mundo, 30 marzo 2015;

Missouri National Guard’s term for Ferguson protesters: ‘Enemy forces’, CNN, 17 aprile 2015,

Jade Helm 15, prove tecniche di legge marziale negli Usa. Texas, Utah e California del sud “potenzialmente ostili”, L’Antidiplomatico, 20 aprile 2015;

Jade Helm 15, a military exercise, brings wild speculation in Texas about ‘martial law’, Washington Post, 29 aprile 2015;

Are We Being Psychologically Conditioned To Accept Martial Law In America? ZH, 1 maggio 2015;

Giappone: spesa delle famiglie crolla del 10,6% in marzo (-2,9% in febbraio), la Stampa, 4 maggio 2015;

Golpe dinastico in casa saudita, Huffington Post, 29 aprile 2015;

Pressing Ue, ma Tsipras apre a Russia e Cina, la Stampa, 7 aprile 2015;

Le Marine di Cina e Russia insieme nel Mediterraneo, Corriere della Sera, 1 maggio 2015;

Difesa, il Venezuela si incontra con Cina, Russia e Cuba, il Velino, 21 aprile 2015;

Nicola Sturgeon: la Lady scozzese farà il miracolo? La Stampa, 4 maggio 2015;

Baby-face billionaire throws spanner into Rothschild’s Indonesian works, Sunday Times, 19 aprile 2015.

Il conto alla rovescia per i dinosauri dei cartelli bancari che hanno vampirizzato l’economia e la finanza globali è iniziato: non sono più in grado di controllare le dinamiche di un sistema necrotizzato, insolvente e insalvabile (Tra gli operatori cresce il timore di «bolle» sui bond, Sole 24 Ore, 16 aprile 2015; Come sarà la prossima crisi finanziaria, Panorama, 10 aprile 2015).

I giganti finanziari nord-atlantici sono troppo grandi per continuare ad esistere, inadatti alla sopravvivenza in un mondo investito da uno tsunami di rivendicazioni di sovranità, autodeterminazione, decentramento, democrazia deliberativa e/o diretta, multilateralismo, rete, uguaglianza, solidarietà, equità, separazione dei poteri, dignità, prosperità, giustizia sociale, assunzione di responsabilità, trasparenza, ecc.

I “padroni dell’universo” sono fuori luogo, fuori tempo, fuori controllo e perciò in via di estinzione, come il sistema neofeudale fondato sul debito che hanno messo in piedi (Henry Kaufman: Big Banks Are Not the Future, WSJ, 5 giugno 2012; I dinosauri del mercato: le banche d’investimento, Formiche, 12 marzo 2015).

L’umanità nell’era dell’informazione digitale globale è troppo vasta e complessa per poter concedere a una ristretta cerchia di clan transnazionali – non particolarmente altruisti, innovativi, fantasiosi, compassionevoli, visionari, lungimiranti, responsabili – di controllare il credito.

In nome dell’efficienza, le grandi banche tendono a prestare soldi soprattutto alle grandi imprese, socializzando le perdite e privatizzando i profitti, in un circolo vizioso di mutuo accentramento di risorse e potere e di progressiva deresponsabilizzazione. Questo stato di cose non ha mai avuto senso e non è più tollerabile.

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Anche se al momento questo scenario sembra inimmaginabile, nel giro di pochi anni (5 anni?) gli attuali potentati privati saranno spogliati dell’ingiustificato e immeritato privilegio della creazione del credito, lo strumento che ha consentito loro di acquisire un transitorio “dominio sull’intero spettro” e causato il letale ciclo di ascesa e crollo (boom and bust) che penalizza gli investimenti produttivi e premia quelli parassitari.

Il probabile e dispendiosissimo salvataggio da parte dell’amministrazione Obama servirà solo a screditare quest’ultimo e a scatenare una fuga dal dollaro e dai titoli di stato americani, già a rischio di implosione (Ue e Cina rilanciano il dialogo, Sole 24 Ore, 4 maggio 2015).

Si cercherà di dare la colpa ad hacker russi e cinesi, magari insinuando che ci sia dietro una regia governativa, ma le magagne sono strutturali (Banche, truffa miliardaria degli hacker, Sole 24 Ore, 17 febbraio 2015).

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L’umanità ha appena cominciato il suo viaggio e deve tornare a sognare, non rassegnarsi

Questa è un’ottima notizia per le piccole e medie imprese, che saranno l’architrave del mondo che verrà (Tra 15 anni ci parrà di vivere su un altro pianeta – grandiose opportunità per piccole imprese artigiane e commerciali, WazArs, 30 aprile 2015), e per quegli istituti di credito che sono nati con la vocazione alla mutualità, alla democrazia (voto capitario) e al servizio della comunità, come le casse rurali e le banche popolari, non a caso pesantemente sotto attacco, in quanto bocconi prelibati (le “riforme strutturali” hanno come unico obiettivo quello di rendere più vulnerabili le prede: lavoratori, imprese, banche, infrastrutture, ecc.) nonché esempi viventi di alternative decisamente migliori (Banche Popolari e Bcc, perché servono all’economia italiana, Panorama, 25 marzo 2015; Banche Popolari, il decreto è legge. Passa Odg di Panizza per le casse rurali, la Voce del Trentino, 25 marzo 2015).
Quest’assalto terminerà con l’implosione della cuspide della piramide bancaria (Scandalo Libor, Deutsche Bank in crisi nera, Lettera 43, 28 aprile 2015; The Next Economic Downturn, Investing.com, 30 aprile 2015).

La circolazione del credito è conforme a dinamiche naturali che hanno molto in comune con il sistema cardiocircolatorio e respiratorio del corpo umano. Se il sistema non respira e se il sangue non circola, muore.

Per questo le classi dirigenti di nazioni che intendono continuare a vivere e non sono impegolate nella ragnatela oligarchica occidentale sono impegnate a riformare le istituzioni internazionali, per dare una scossa al sistema, riattivandolo, in accordo con i principi della diversità, della fiducia, della stabilità, della sicurezza economica (Una nuova Bretton Woods (Cina inclusa), Sole 24 Ore, 22 marzo 2015; La Cina non è solo investimenti, ma anche una sfida a governance e leadership mondiali, Huffington Post, 29 aprile 2015; L’appello dei 340 economisti al premier: «Serve una nuova Bretton Woods», Avvenire, 22 ottobre 2014).

https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles/posts

 

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

2 comments

  1. Vedo che tra le fonti metti a volte “L’antidiplomatico”, che ho visto essere sulla “lista nera” del sito antibufala “Bufale un tanto al chilo”, che ne pensi?

    • non seguo le delazioni dei siti antibufale e non seguo l’Antidiplomatico. Quando cerco una traduzione italiana di una notizia che so confermata in altre lingue, da fonti autorevoli, può capitare che caschi sull’A.
      Ho appena visitato il sito anti-bufale. Sono convinti che la versione ufficiale dell’11 settembre sia veridica nonostante non lo credano i presidenti della Commissione 911 (!!!), un ex “zar” dell’antiterrorismo statunitense, il consigliere-capo della commissione 911, il presidente dell’inchiesta ufficiale del Congresso sull’11 settembre, nonché una pletora di agenti, non solo dell’FBI.
      https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/22/perche-una-maggioranza-di-persone-nel-mondo-non-crede-alla-versione-ufficiale-dell11-settembre/

      Non ho tempo da sprecare con i babbei o le persone in malafede (loro, non te). Avranno le loro buone ragioni per dedicare il loro tempo a cause sbagliate.

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