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America nelle Alpi (1776-2016) – quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla

America nelle Alpi (1776-2016) – quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla

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Gli aderenti al Fondo Monetario Internazionale avevano invitato gli Stati Uniti a ratificare le riforme concordate nel 2010 entro la fine dell’anno scorso, cosa che non è avvenuta…Non posso non esprimere la mia profonda delusione nei confronti di quei poteri politici che finora non sono riusciti a cogliere i benefici della riforma, sia per il proprio paese sia per il mondo in generale. Abbiamo visto di meglio da parte degli Stati Uniti nel corso degli ultimi 70 anni. Lavoreremo a soluzioni provvisorie per farci carico di alcune delle preoccupazioni degli altri 187 paesi membri.

Christine Lagarde, direttrice del FMI, Three “Rosetta Moments” for the Global Economy in 2015, 15 gennaio 2015

Chi tenta di contrastare la pacifica ascesa delle potenze emergenti semina grossi problemi per il futuro.

Fred Bergsten, già consigliere del Dipartimento del Tesoro americano, U.S. urges allies to think twice before joining China-led bank, Reuters, 17 marzo 2015

Gli Stati Uniti sono diventati un ostacolo e, conseguentemente, ora si trovano sempre più isolati.

Scott Morris, già funzionario del Dipartimento del Tesoro americano, U.S. urges allies to think twice before joining China-led bank, Reuters, 17 marzo 2015

Come Atlantide, l’America non esiste e non è mai esistita. Ma potrebbe venire alla luce a breve. Dipende da noi.

America/Atlantide è l’utopia, la terra dei sogni e fantasie in cui uno vorrebbe vivere, la visione che ci spinge a diventare persone e comunità migliori: America è un mondo in cui i diritti umani ed ecosistemici sono rispettati universalmente (uguaglianza), la valorizzazione della creatività è al centro dell’azione umana (felicità), individui sovrani partecipano attivamente alla vita politica di società sovrane (libertà e fratellanza).

Perché nasca America, occorre che muoia il simulacro, l’impostura che ne ha preso immeritatamente il posto, dopo l’assassinio di Lincoln prima e dei fratelli Kennedy poi, indossando la maschera dei nostri ideali e di un eccezionalismo più pernicioso che benevolo.

È quel che sta accadendo in questi anni, anche grazie alla disgraziata vicenda di Obama:

Obama has become a figure of American disappointment, Boston Globe, 10 gennaio 2015;

Obama: Europe’s biggest disappointment. Why Europeans fell out of love with Obama and the United States, Al Jazeera, 2 ottobre 2014;

Obama’s war on whistleblowers leaves administration insiders unscathed, Guardian, 16 marzo 2015;

Se Obama è soltanto una grande illusione, la Stampa, 22 luglio 2010;

Bye Bye Obama, l’illusione è finita, Famiglia Cristiana, 5 novembre 2014;

Fintantoché Washington tenderà ad operare a partire da una premessa di “eccezionalità” (un tempo si chiamava Sonderweg, un concetto associato a esperienze atroci per l’Europa e on solo) che comporta la non-eccezionalità di tutto il resto del mondo, questa nazione sarà temuta e addirittura odiata, non rispettata e ammirata (The ultimate goal of the NSA is total population control, Guardian, 11 luglio 2014).

Anche i suoi più stretti alleati ormai mostrano di preferire la Cina (L’Italia entra nella Banca di sviluppo dei cinesi che non piace all’America, Sole 24 Ore, 17 marzo 2015) che, con i suoi investimenti, aggira il cappio che ci soggioga all’austerità (Pirelli verso la Cina, pronta l’Opa a 15 euro per azione, Repubblica, 20 marzo 2015).

È la fine di un’era. Un modello di “sviluppo” incentrato sulle rendite finanziarie controllate da poche centinaia di clan (Un pugno di società controlla il mondo. Ecco la rete globale del potere finanziario, Repubblica, 2 gennaio 2012; La metà della ricchezza mondiale nelle tasche dell’1% della popolazione, Adnkronos, 19 gennaio 2015) e non sulle prestazioni dell’economia reale nel rispetto degli accordi internazionali è arrivato al capolinea, dopo aver provocato una crisi globale dopo l’altra, con una cadenza di circa sette anni (IMF and World Bank have Western bias and benefit only US and EU – futurists, RT, 9 gennaio 2015).

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No, no la IBBC è una banca, il loro obiettivo , non è il controllo del conflitto, è il controllo del debito che il conflitto produce. Vedete il grande valore del conflitto, il vero valore sta nel debito che genera, se controlli il debito, controlli tutto quanto.

“The International”, 2009

I due più recenti rapporti sullo sviluppo umano delle Nazioni Unite – “L’ascesa del Sud: Il progresso umano in un mondo in evoluzione” (2013) e “Sostenere il progresso umano: ridurre le vulnerabilità e accrescere la propria capacità di ripresa” (2014) – designano le due macrotendenze del presente che cozzano contro il Washington Consensus:

–           l’ascesa del resto del mondo;

–           la resilienza;

Si guarda ormai da tempo oltre l’unipolarismo (La Grande Trasformazione del 2015-2016: due scenari, FuturAbles, 24 aprile 2014), verso un mondo multipolare (decentrato), che si auspica ponga fine allo stato di guerra permanente iniziato negli anni Novanta del secolo scorso (o forse molto prima?): Iraq (1990 – in corso); Jugoslavia e poi Kosovo, Congo, Somalia (1991 – in corso) e Ruanda, Afghanistan e Pakistan (2001 – in corso), Georgia, Libia (2011-2015), Sudan, Yemen (2004 – in corso), Libano e Gaza, Ucraina, Guerra al Terrore (2001 – in corso).

Un mondo in cui le istanze dei paesi emergenti saranno ascoltate e non più imbavagliate da ricatti, minacce e corruzione (Patrick L. Smith, Neoliberalism is our Frankenstein: Greece and Ukraine are the hot spots of a new war for supremacy, Salon, 13 February 2015):

Gli Stati Uniti sono il fulcro del terzo polo di centri offshore. In America il ricorso ai paradisi fiscali è sempre stato molto più controverso che in Gran Bretagna, dove la City di Londra ha neutralizzato l’opposizione alla sua strategia offshore globale. I funzionari statunitensi sono impegnati a combattere le frodi fiscali offshore almeno fin dal 1961, quando il presidente Kennedy chiese al Congresso di approvare una legge per spazzar via i paradisi fiscali “dalla faccia della terra”.

Lo Stop Tax Haven Abuse Act, appoggiato nel 2008 anche da Barack Obama prima che salisse al potere, e il successivo svuotamento del provvedimento da parte della lobby dell’offshore, non sono che una recente schermaglia in un’antica guerra. Nel corso del tempo l’amministrazione statunitense è passata gradualmente da un’esplicita opposizione ai paradisi fiscali a un blando atteggiamento di complicità con il sistema. A partire dagli anni sessanta i finanzieri americani sono fuggiti in massa all’estero per sottrarsi alle norme e alle imposte vigenti negli Stati Uniti, prima verso l’euromercato offshore di Londra, poi verso la ragnatela britannica e oltre.

Il sistema offshore ha permesso a Wall Street di aggirare la rigorosa regolamentazione finanziaria statunitense, riguadagnando progressivamente potere e influenza sul sistema politico americano e poi, soprattutto dagli anni ottanta, trasformando gli stessi Stati Uniti in quello che è attualmente, in una certa misura, il più importante paradiso fiscale del mondo…Questa strana e semisconosciuta rete incentrata sugli Stati Uniti, che ricorda il ruolo coloniale delle giurisdizioni segrete nella zona britannica, è una chiara indicazione del fatto che la finanza offshore si trova da anni al centro delle trame ordite dai neoconservatori per affermare il potere statunitense in ogni angolo del globo. In pochi se ne sono accorti.

Nicholas Shaxson, Le isole del tesoro, 2011

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L’ASSE ANGLO-AMERICANO È IN GRAVE AFFANNO

La Repubblica statunitense si comporta sempre più come un Impero: 8 striking parallels between the U.S. and the Roman Empire, Salon, 26 dicembre 2012.

Il Regno Unito è una nazione a tutti gli effetti insolvente: Trouble in store: the grave future of British public and private debt, Guardian, 20 luglio 2014.

Energia, Regno Unito a rischio black out. Gli errori che l’Italia deve evitare, L’Espresso, 24 novembre 2014

Bolla dei prestiti universitari da più 1000 miliardi? Gli studenti Usa si buttano in Borsa, Sole 24 Ore, 4 settembre 2014

Iran: Biden attacca i senatori repubblicani, “cercate la guerra”, AGI, 10 marzo 2015

10 verità e tante bugie sul tasso di disoccupazione USA, Trader Link, 10 marzo 2015

Clima e siccità: la California rimarrà “a secco” entro i prossimi 12 mesi, Meteoweb, 16 marzo 2015

Negli Usa ritorna “fronte del porto” Gli scioperi bloccano la West Coast, la Stampa, 17 febbraio 2015

Shale gas, è giunta l’ora dello scoppio della bolla, Repubblica, 31 gennaio 2015

UK: Il debito delle tuition fees inizia a materializzarsi sulle spalle degli studenti, ROARS, 11 marzo 2015

Tetto debito Usa raggiunto, torna lo spettro default, America24, 16 marzo 2015

Derivati: 5 banche Usa sono esposte per $40 mila miliardi ciascuna, Wall Street Italia, 25 settembre 2014

Un inglese su tre è povero: mezzo milione di bambini soffre la fame, la Repubblica, 19 giugno 2014

Sempre più bambini poveri negli Stati Uniti, l’Osservatore Vaticano, 2 febbraio 2015

Londra si mobilita per iI diritto alla casa, Eddyburg (dal Guardian), 4 febbraio 2015

41 men targeted but 1,147 people killed: US drone strikes – the facts on the ground, Guardian, 24 Nov 2014

USA: il fascino discreto dei neocons, 17 febbraio 2015

È ora più che mai necessario che i dirigenti politici si distinguano per onestà, integrità e responsabilità verso il bene comune…Così saranno in grado di fornire le risorse morali necessarie ad affrontare le istanze del presente, e trasmettere alle generazioni future una società veramente giusta, solidale e pacifica. Indispensabile per la realizzazione di questi obiettivi nazionali è l’imperativo morale di assicurare la giustizia sociale e il rispetto della dignità umana. La grande tradizione biblica prescrive per tutti i popoli il dovere di ascoltare la voce dei poveri e di spezzare le catene dell’ingiustizia e dell’oppressione, che danno origine a palesi e scandalose disuguaglianze sociali. La riforma delle strutture sociali che perpetuano la povertà e l’esclusione dei poveri, prima di tutto richiede una conversione della mente e del cuore. I Vescovi delle Filippine hanno chiesto che quest’anno sia proclamato Anno dei Poveri. Spero che questa profetica istanza determini in ciascuno, a tutti i livelli della società, il fermo rifiuto di ogni forma di corruzione che distolga risorse dai poveri, e determini la volontà di uno sforzo concertato per includere ogni uomo, donna e bambino nella vita della comunità.

Papa Francesco, Papa a Manila: ascoltare la voce dei poveri e rifiutare “ogni forma di corruzione”, Asia News, 16 gennaio 2015

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L’IRREVERSIBILE ASCESA DEL SUD DEL MONDO: UN NUOVO ORDINE MONDIALE MULTILATERALE

La Cina sta, a tutti gli effetti, rilanciando lo schieramento anti-coloniale dei Paesi Non Allineati (in passato guidato da Cina, Brasile, India ed Egitto), prima che Stati Uniti e Unione Sovietica riuscissero a neutralizzarlo.

Questa volta il bersaglio è il colonialismo debitorio. Tra il 2016 e il 2020 sarà redatta una qualche sorta di Dichiarazione Internazionale di Indipendenza dal Debito. Questo perchè un pianeta enormemente indebitato, con poche migliaia di persone che controllano il debito e gran parte delle risorse, non è un mondo libero, ma asservito.

Il movimento che richiede il giubileo del debito è un movimento per l’emancipazione dei servi del debito: gli studenti universitari americani, le nazioni del Terzo Mondo, le vittime delle politiche neoliberiste…

Assistiamo alla secessione dall’ordine unipolare di Cuba, Venezuela, Nicaragua, Vietnam, Cipro, gran parte del G77. Persino nell’Ucraina lealista il 46% pensa che la rivoluzione sia fallita e il 20% è pronto a insorgere nuovamente (Theft of Ukraine’s ‘Golden Loaf’ Reflects the Revolution’s Failings, TIME, 18 marzo 2015).

Putin’s Military Draws U.S. Concern From Vietnam to Americas, Bloomberg, 3 marzo 2015

Cipro si avvicina alla Russia, l’Indro, 5 marzo 2015

Nicaragua, la “nuova Cuba”. Un super canale con i cinesi, il Giornale, 25 gennaio 2015

Cina e Cuba siglano 29 accordi, AGIChina, 23 luglio 2014

La grande occasione del Giubileo [di papa Francesco], Manifesto, 16 marzo 2015

UN assembly sides with Argentina votes to change sovereign debt restructuring, MercoPress, 10 settembre 2014

Statement on behalf of the Group of 77 and China on “external debt sustainability and development”, U.N., New York, 23 aprile 2013

G77 and China demand change in the international financial system, Prime Economics, 17 settembre 2014

“Viola la Carta delle Nazioni Unite”. Il G77 più Cina contro le sanzioni Usa al Venezuela, l’Antidiplomatico, 24 dicembre 2014

Debito pubblico, così i Brics spingono l’Onu verso un nuovo ordine mondiale, Formiche, 23 settembre 2014

The G77 + China’s role in trade multilateralism: Advocating for South Agency, ottobre 2014

Il Papa sorvola la Cina e invia un saluto al presidente Xi Jinping, Secolo d’Italia, 19 gennaio 2015

Ex-prime minister Hatoyama defends referendum in Crimea as constitutional, Japan Times, 12 marzo 2015

Le più grandi bugie sulla cooperazione Cina-Africa, Africa News, 15 agosto 2013

La nuova “via della seta” va al cuore dell’Europa a colpi di bullet train, East, 3 febbraio 2015

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IL MEDITERRANEO E LA MITTELEUROPA SI ALLONTANANO DALLA NATO

Oltre all’UNESCO e al Consiglio d’Europa, Grecia, Cipro, Slovacchia, Repubblica Ceca, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Islanda, Macedonia, Montenegro e Norvegia hanno già confermato la loro partecipazione alle celebrazioni moscovite per la vittoria nella seconda guerra mondiale.

Così l’Europa spinge la Grecia nelle braccia di Putin, Panorama, 31 gennaio 2015

Lo scudo antimissile turco sarà “made in China”?, Analisi Difesa, 28 febbraio 2015

Putin stringe legami con Egitto in chiave anti-occidentale, Euronews, 10 febbraio 2015

Margallo rechaza más sanciones contra Rusia porque los acuerdos de Minsk ‘se están cumpliendo’, El Pais, 10 marzo 2015

Leaving the West Behind. Germany Looks East, Foreign Affairs, gen/feb 2015

A Berlino il centro europeo che sfida la sorveglianza di massa, l’Espresso, 29 gennaio 2015

Ungheria, Cina e Russia. Il triangolo che non piace agli Stati Uniti d’America, il Giornale, 28 gennaio 2015

Il presidente ceco Zeman invita Putin a Praga, l’Antidiplomatico, 19 novembre 2014

Polonia scettica su esercito europeo: meglio rafforzare la Nato, AskaNews, 10 marzo 2015

Eurasia Ascending – the Paris-Berlin-Moscow Axis and the demise of NATO, FuturAbles, 13 febbraio 2015

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WASHINGTON (E LONDRA) STANNO PERDENDO LA GUERRA VALUTARIA GLOBALE IN CORSO DA ALCUNI ANNI

Beijing-Based IMF? Lagarde Ponders China Gaining on U.S. Economy, Bloomberg, 6 giugno 2014

China, Gold, SDRs And The Future Of The International Monetary System, BullionStar, 16 marzo 2015

Russia, si rafforza l’asse con Cina e India, Lettera43, 2 febbraio 2015

Il nuovo ordine mondiale sarà il modello elvetico applicato su scala planetaria, FuturAbles, 24 gennaio 2015

Il Trentino Alto Adige nel secolo asiatico, FuturAbles, 28 gennaio 2015

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Il rischio, per gli Stati Uniti, è quello di un’altra Weimar (iperinflazione, disordini sociali, svolta autoritaria).

Le basi sono già state gettate:

Carla Bassu, La legislazione antiterrorismo e la limitazione della libertà personale in Canada e negli Stati Uniti, 2006

Non ci vuole un Patriot Act, Manifesto, 8 gennaio 2015

Usa, il Senato blocca la riforma della Nsa, Secolo XIX, 19 novembre 2014

Usa o Iraq? La militarizzazione della polizia tra le cause della morte di Michael Brown, Manifesto, 25 novembre 2014

Nsa, dove vanno i nostri segreti? l’Area 51 dei dati è una fortezza in Utah, Repubblica, 1 luglio 2013

Usa, il business degli immigrati in carcere, Avvenire, 5 febbraio 2014

Negli Stati Uniti un terzo di tutta la popolazione carceraria femminile del mondo, l’Antidiplomatico, 9 marzo 2015

L’Fbi ha sabotato Occupy Wall Street, La Stampa, 6 gennaio 2013

Il vero allarme nasce dalla constatazione di come sia bastato un decennio per addomesticare i cittadini americani, facendo loro accettare detenzione permanente, tortura, esecuzione sommaria di cittadini americani, in patria o all’estero, oltre a una massiccia presenza di paramilitari nelle loro strade e nelle loro case:

 

La tendenza delle oligarchie del nostro tempo è un progressivo chiudersi su se medesime. La loro sopravvivenza è legata alla chiusura dei loro confini, con le conseguenze che vediamo nelle nostre società: impoverimento generale, emarginazione sociale, riduzione dei diritti dei più, scomparsa del lavoro o sua dislocazione dove costa poco o nulla…La democrazia è il regime dell’uguaglianza, dell’isonomia, della legge uguale per tutti; l’oligarchia è il regime del privilegio, della legge diversa per coloro che appartengono alla cerchia del potere. È per questo che l’oligarchia del nostro tempo, non potendosi dichiarare per quello che effettivamente è, deve mimetizzarsi, rendersi invisibile, nascondere la sua faccia. Deve vivere nell’illegalità perché, per sopravvivere, non può piegarsi alle regole generali che valgono per tuttiSiccome la storia non finisce, quando crolla il Sacro Romano Impero che cosa nascono? I liberi comuni. Quando crolla l’impero di Alessandro Magno c’è l’ellenismo, un fiorire di energie dal basso. Allora, mi chiedo se in maniera diversa e con contenuti diversi il tema dei federalismo non rappresenti una prospettiva.

Gustavo Zagrebelsky, “La maschera democratica dell’oligarchia”, Laterza, 2014

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DALLA PLUTOCRAZIA ALLA DEMOCRAZIA?

È una fase cruciale, perché la strada del cambiamento può condurre a un mondo più democratico, che dia sempre maggiore spazio ad autonomie e federalismi (es. Cina – Il dibattito sulla democrazia, China Files, 11 dicembre 2014; Decentralisation and local autonomy: regional planning and progress in democracy, Réseau Asie&Pacifique, 28 settembre 2005).

Possiamo scegliere di essere parte del problema o parte della soluzione, come individui, come comunità, come nazioni (La strage dei Proci – è cominciata la guerra mondiale alla corruzione, FuturAbles, 10 febbraio 2015).

Il mondo può e deve diventare sempre meno plutocratico e sempre più democratico.

La storia insegna che, in generale, i gruppi, una volta investiti di una certa autorità, hanno la tendenza a cercare di incrementarla il più estesamente possibile, controllando e rimuovendo ciò che interferisce con questa, ahimè, disposizione naturale. Di qui l’importanza di distribuire il potere il più estesamente possibile, in modo che non si concentri oltre un ragionevole limite e finisca per prevaricare sui diritti dei più deboli:

Osservate con che arte nel comune americano si è avuto cura, per dir così, di “sparpagliare” la potenza in modo da interessare più gente possibile alla cosa pubblica….Il sistema americano, nel tempo stesso che divide il potere municipale fra un gran numero di individui, non teme di moltiplicare il numero dei doveri comunali…In questo modo la vita comunale si fa sentire ad ogni istante; essa si manifesta ogni giorno con il compimento di un dovere o con l’esercizio di un diritto. Questa esistenza politica imprime alla società un movimento continuo, ma nel tempo stesso tranquillo che l’agita senza turbarla. Gli americani si affezionano alla città per una ragione analoga a quella che fa amare il paese nativo agli abitanti delle montagne, presso i quali la patria ha tratti marcati e caratteristici, ha una fisionomia più spiccata che altrove. […]. L’abitante della Nuova Inghilterra si affeziona al suo comune, poiché esso è forte e indipendente; vi si interessa perché concorre a dirigerlo; lo ama perché non ha da lagnarsi della sua sorte; mette in esso la sua ambizione e il suo avvenire; si mescola ad ogni piccolo incidente della vita comunale; in questa sfera ristretta che è in suo potere, egli si esercita al governo della società; si abitua a quelle forme senza le quali la libertà procede solo con rivoluzioni: si compenetra del suo spirito, prende gusto all’ordine, comprende l’armonia dei poteri, e raccoglie infine idee chiare e pratiche sulla natura dei suoi doveri e sull’estensione dei suoi diritti.

Alexis de Tocqueville, Democrazia in America, 1840

Aleksandr I. Solzhenitsyn soleva dire che l’unico, autentico progresso è dato dalla sommatoria dei progressi spirituali delle singole persone, dalla loro effettiva capacità di migliorarsi. Reputava che, a questo scopo, l’autogoverno locale (“democrazia dal basso”) potesse stabilire un legame significativo e costruttivo tra individuo e nazione, garantendo a ciascuno l’opportunità di partecipare alle decisioni che riguardano direttamente la sua esistenza.

Solzhenitsyn era un attento lettore di Tocqueville e un ammiratore dei sistemi e stili di governo della cosa pubblica in auge nel New England (Vermont) e in Svizzera (Appenzell), che aveva potuto studiare prendendo parte a diverse assemblee popolari e che paragonava al mir (assemblea di villaggio russa con funzioni e norme analoghe a quelle delle “regole” trentine, dotate anch’essere di un patrimonio fondiario libero ed indiviso), alle veche (le assemblee cittadine della Russia medievale) e agli svemstvo (autogoverni locali nella Russia imperiale).

Per lui l’autonomia municipale era un fatto naturale, fin dai tempi delle società tribali, costantemente in lotta con le smanie centralizzatrici e disciplinatrici di certi governanti. Solo le autonomie garantiscono che ci siano cittadini e non sudditi, man mano che l’auspicabile unificazione del genere umano si realizza. Una conclusione in pieno accordo con quella raggiunta, circa un secolo prima, da Ralph Waldo Emerson e Walt Whitman, padri nobili della civiltà americana, della metà luminosa dell’eccezionalismo statunitense.

Autogoverno (libertà), interconnessione (fratellanza), partecipazione attiva (uguaglianza): così opera la natura. La natura funziona, modelliamo la società su ciò che funziona.

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TERRITORIALI#EUROPEI: AMERICA NELLE ALPI?

Veniamo infine all’esperimento socio-politico trentino chiamato “Territoriali # Europei”, che ha peraltro già incontrato resistenze e scetticismi (Michele Nardelli, Un luogo per riannodare pensiero e politica. Malgrado il cinismo e la pigrizia…, 15 marzo 2015; Ecco Territoriali#europei, Vita Trentina, 14 marzo 2015), scaturiti principalmente dal sospetto che si tratti di un’operazione cosmetica e non profonda, fondamentalmente un “upcycling” del dellaismo: Siamo qui per rafforzare una dimensione di pensiero, per una politica che deve recuperare la capacità di pensare (Lorenzo Dellai, “Territoriali europei e crisi politica”, Ansa, 14 marzo 2015).

D’altronde tutto si può dire del Dellai che ha governato il Trentino, tranne che gli mancasse una visione di vasti orizzonti e lungo respiro.

Pessimismo e cinismo prevalgono laddove una comunità non sa dove sta andando; la rivolta laddove la destinazione non è condivisa.

Ho voluto partecipare al primo incontro pubblico di questa nuova associazione, per verificare di persona di cosa si trattasse.

Ecco quelli che, secondo me, sono i temi salienti sollevati nel corso della presentazione e in alcuni dei “tavoli di democrazia partecipata”.

  • Nessuno se la cava da solo;
  • Servono punti di vista differenti;
  • Bisogna smetterla con le etichettature: ogni persona è composita, poliedrica;
  • Serve un vocabolario comune, che permetta di capirsi senza semplificare questioni complesse;
  • Lo scarto tra politica e società soffoca ogni possibilità di ingenerare curiosità nel cittadino;
  • Manca un’adeguata capacità di identificare fenomeni emergenti prima che si palesino;
  • Non si parla più di felicità in politica e quando lo si fa la si confonde con l’accumulo di beni (avere), mentre invece è una condizione dell’essere;
  • Le povertà esistenziali sono all’origine del linguaggio del no, della negatività/nichilismo dilagante: troppi giovani si affacciano alla politica con l’idea di sfasciare, come se tutto quel che c’è fosse insalvabile e/o indegno di essere preservato o migliorato;
  • Cinismo e nichilismo (“tanto peggio, tanto meglio”) si combattono con la partecipazione, l’educazione all’ascolto dell’altro e la definizione di una visione comune, positiva (però no all’estremo opposto del cinismo: fiducia cieca);
  • I politici non hanno le soluzioni in tasca ed è assurdo pretenderlo: contributi dal sapere diffuso della società;
  • Il Trentino deve restare una fucina di sperimentazioni, preferendo la ginnastica dei futuri possibili (pensiero laterale) alle certezze incrollabili (pensiero lineare/approccio frontale);
  • Una specifica scelta di consumo al momento di fare la spesa è un atto squisitamente politico;
  • Un partito che sappia spogliarsi della modalità corporativa e auto-referenziata è ancora uno strumento di democrazia partecipativa: aiutiamo i partiti a cambiare pelle, ad adattarsi alle nuove esigenze e realtà;
  • Servono coordinamenti di comunità e collettività che si contrappongono a un modello di “sviluppo” involutivo (“un pianeta, un sistema”) sperimentando delle alternative. La storia non è finita e occorre ragionare e agire nell’interesse generale dell’umanità e delle generazioni future;
  • Non c’è mai stata un’epoca in cui così tante persone si concentrano su come rimediare ai problemi locali e globali. La soluzione ai nostri problemi siamo noi, il potere di cambiare le cose è dentro di noi. Non serve una formula calata dall’alto, un deus ex machina (“casta” o intelligenza artificiale);
  • Le derive viscerali (salvinismo, grillismo radicale) sono la risposta sbagliata alla domanda sbagliata e producono solo entropia, apatia, stasi, paura

Questa è l’America come la intendo io.
Non è ancora nata ma il suo tempo è prossimo; sulle Alpi, come Oltreoceano e nel resto del pianeta.

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About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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