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Robotica e potere – intervista a Junji Tsuchiya (Waseda – Tokyo)
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Robotica e potere – intervista a Junji Tsuchiya (Waseda – Tokyo)

Già oggi oltre il 50% degli utenti di internet non è umano: locomotive, satelliti, supercomputer per la transazioni finanziarie ad alta velocità, droni, videocamere a circuito chiuso, luci, sensori, serrature, apparecchi di monitoraggio, ecc.

Negli Stati Uniti 14mila locomotori sono controllati da 2 soli tecnici.

Il codice della strada tedesco sarà riscritto per contemplare le auto che si guidano da sole.

In Giappone i primi androidi-infermieri saranno introdotti entro la fine di questo decennio.

Il Giappone è in anticipo rispetto al resto del mondo su questo fronte.

Presso il dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento, nell’ambito di un seminario per un Master di Previsione Sociale fortemente voluto da Roberto Poli, titolare della prima cattedra Unesco sui Sistemi anticipanti, il professor Junji Tsuchiya, della prestigiosa università diWaseda a Tokyo, ha esposto le sue tesi circa questa macro-tendenza post-umana e risposto a una serie di domande che gli abbiamo rivolto.

Esiste un limite etico al progresso tecnologico?

Esistono limiti ragionevoli all’uso che si fa di una tecnologia, non allo sviluppo tecnologico in quanto tale. Non lo si può fermare in alcun modo. Se un paese vieta una certa linea di ricerca, ce ne sarà un altro che andrà oltre: “se non lo facciamo noi, lo farà qualcun altro”.

Ci sono però differenze culturali.

Ogni civiltà ha un proprio modo di pensare e le scelte dipendono certamente dal contesto socioculturale. Ma sarà forse sorpreso di sapere che i ricercatori italiani collaborano molto bene con i loro colleghi giapponesi e che l’Italia è al terzo posto nel mondo tra i paesi sviluppatori della robotica, dietro Giappone e Stati Uniti.

Due limiti però forse ci sono: la manipolazione e assoggettamento della natura ai nostri capricci e la concentrazione del potere nelle mani di pochi. La gente pretende più rispetto per se stessa e per la natura. Non sarà disposta ad accettare tutto e non sarà un progresso lineare.

Ancora una volta, è una questione che appartiene alla sfera dell’utilizzo, non della ricerca. Non c’è dubbio che tra qualche anno ci saranno imprese e governi che godranno di un’indubbia posizione di vantaggio, ma per il momento è tutto nelle mani di accademici chiaramente interessati ad applicazioni benevole (es. assistenza a malati e disabili) e comunque il 70% dei robot americani è di fabbricazione giapponese: un loro uso a fini militari non sarebbe privo di ostacoli.

D’altro canto il Google Brain, un’intelligenza artificiale ideata dall’azienda statunitense per arrivare a prendere (al posto nostro) decisioni teoricamente migliori di quelle che prenderemmo noi, non mancherà di sollevare polemiche e generare timori, anche tra i politici.

Un tecno-oracolo che fornisce tutte le risposte: piacerebbe a tutti quelli temono la libertà.

Stanno già prendendo forma movimenti popolari di opposizione, ma la priorità resta quella di regolare il tempo dello sviluppo. La gente pensa che certe cose non accadranno nel corso delle loro esistenze, ma sbaglia. È sufficiente una singola invenzione strategica e l’evoluzione tecnologica compirà un enorme balzo. Siamo sulla soglia di un’evoluzione tecnologicamente guidata in cui potremo sostituire le nostre parti malate e rigenerarci, avvicinarci a una sorta di immortalità. Ci sono i pessimisti e gli ottimisti: io ho fiducia nel buon senso e nella bontà umana. Andiamo avanti!

Lo scenario ideale sarebbe quello in cui la robotica azzera il costo del lavoro nella produzione e distribuzione del cibo, dell’energia, delle merci. Niente più obbligo di lavorare, niente tasse, niente debiti: non avremo più alibi.

I critici di Ford non avevano capito che gli operai erano favorevoli all’introduzione della tecnologia nelle fabbriche, perché alleviava la fatica e riduceva i rischi. Avevano più tempo libero per la famiglia e le scampagnate. Può accadere di nuovo, con l’automazione, se c’è il necessario rispetto per i diritti umani.
Accusano noi giapponesi di razzismo perché anteponiamo i robot agli immigrati, ma è giusto augurare a migliaia di persone di essere trattate come esseri umani di serie B?

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http://www.reddit.com/r/interstellar/comments/2lx5q5/see_you_on_the_other_side_slick_cooper_and_tars/

http://www.reddit.com/r/interstellar/comments/2lx5q5/see_you_on_the_other_side_slick_cooper_and_tars/

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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