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Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria – cigni neri e profezie climatiche

Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria – cigni neri e profezie climatiche

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Siamo quasi sul punto di poter fare previsioni attendibili sul futuro

[„Jetzt stehen wir an der Schwelle dazu, verlässliche Aussagen über die Zukunft zu treffen“]

Daniela Jacob, del Max-Planck-Institut per la Meteorologia di Amburgo, Deutschland 2050 – die Klimaprognosen, Bild, Ottobre 2001

L’idea rivoluzionaria alla base de Il Cigno nero (il libro, non il film!) è che gli sforzi umani, la vita di ognuno di noi, le dinamiche economiche e altri aspetti siano direttamente influenzati, e di fatto causati, da Cigni neri, ovvero eventi inattesi di grandi dimensioni, con drammatici impatti e conseguenze. Questi eventi hanno due caratteristiche insidiose, oltre al fatto di essere altamente dirompenti: sono rari, appunto come i cigni neri, e non ci accorgiamo del loro sopraggiungere, mentre a posteriori tendiamo a dire “ma certo, si sapeva fin dall’inizio” e li “razionalizziamo”.

Il mondo è incerto e, afferma Taleb, non lineare…Usando medie e approssimazioni lineari dei fenomeni per prevedere il futuro, perpetuiamo illusioni di stabilità e di facilità di comprensione del mondo che sono di fatto grossolanamente incorrette e pericolose…Come affrontare un ambiente tanto ingrato? Smettendo di esser convinti di poter prevedere tutto, il che è semplicemente impossibile e fuorviante, e cercando di capire meglio le conseguenze che gli eventi hanno su di noi, verificando la fragilità delle diverse azioni, comportamenti, processi, e tentando di eliminare gli elementi di fragilità.

Lorenzo Savorelli, Dal Cigno nero all’antifragilità. come sopravvivere (e prosperare) in un mondo che non capiamo (e non riusciamo a capire), Bollettino delle Generali, marzo 2012

 

Proiezioni IPCC fuori bersaglio. I modelli monocausali (AGW) sono inattendibili

proiezioni IPCC fuori bersaglio. I modelli monocausali (AGW) sono inattendibili

cmip5-73-models-vs-obs-20n-20s-mt-5-yr-means11Nel primo rapporto (1990) l’IPCC aveva previsto che il pianeta si sarebbe riscaldato di 0,3°C per decennio.

Si è riscaldato di meno della metà, con 111 modelli climatici su 114 che si sono dimostrati errati: una precisione predittiva del 3%.

L’IPCC ha anche sostenuto che la troposfera si sarebbe riscaldata da 1,2 a 1,5 volte più rapidamente della superficie.

È successo il contrario.

L’IPCC affermava che il ghiaccio marino antartico si sarebbe rapidamente ridotto.

Non è mai stato così esteso da quando lo si misura.

L’IPCC prevedeva che la concentrazione di vapore acqueo avrebbe subito una sensibile accelerazione per via del riscaldamento globale.

I livelli di vapore acqueo sono rimasti sostanzialmente stabili.

Non c’è stato alcun significativo aumento della temperature superficiale dalla fine degli anni Novanta (England et al., Robust warming projections despite the recent hiatus, Nature Climate Change 5, 394–396, 2015), nonostante 40 ppm di CO2 supplementari.

L’IPCC annunciava che la siccità e la frequenza e intensità degli uragani sarebbero significativamente aumentati con il riscaldamento globale.

Nel capitolo II del loro più recente rapporto hanno dovuto riconoscere che non si sono rilevate tendenze in tal senso.

L’IPCC prevedeva che i ghiacciai dell’Himalaya si sarebbero sciolti entro il 2035.

Si sono stabilizzati e alcuni sono in ripresa.

Una società di consulenza con questo tipo di performance sarebbe fallita da tempo.

A proposito dell’imprevedibilità e imponderabilità del reale e di letture rozzamente monocausali, lineari, autoreferenziate ma persistenti della realtà…

QUANTO TEMPO CI RESTA PER SALVARE IL MONDO?

Dieci anni per salvare la Terra, la Repubblica, 11 febbraio 1989

Ambiente, due anni per salvare il mondo, la Repubblica, 16 dicembre 2007

Le cure per guarire la Terra «Ci sono solo 8 anni di tempo», Corriere della Sera, 5 maggio 2007

“Dieci anni per salvare il pianeta”. L’allarme degli scienziati dell’Onu, la Repubblica, 23 settembre 2013

Riscaldamento globale, l’Ipcc:Solo 17 anni di tempo per invertire la tendenza, la Repubblica, 13 aprile 2014

Emissioni record, solo 16 anni per cambiare rotta, il Messaggero, 13 aprile 2014

Effetto serra, gli scienziati dell’ONU: Solo 15 anni per evitare il disastro, Corriere della Sera, 13 aprile 2014

Eppure…

Riscaldamento globale rallenta, Corriere della Sera, 3 febbraio 2015

Recent slowdown in global warming, Nature, 2008-2015

Global warming slowdown probably due to natural cycles, study finds, Guardian, 26 febbraio 2015

QUANTO TEMPO CI RESTA PER SALVARE I GHIACCI POLARI?

Clima, allarme dagli scienziati: “Entro l’estate Polo senza ghiaccio”, la Repubblica, 23 giugno 2008

Oceano Artico senza ghiaccio in estate 2013, Arianna Editrice, 30 gennaio 2008

Clima. Esperto ghiacci: crollo finale Artico entro 2015-2016, la Stampa, 18 settembre 2012

Artico senza ghiaccio entro 2020, Blitzquotidiano, 13 febbraio 2013

Artico senza ghiaccio in 40 anni. Hawking: lasciate la Terra, Tom’s Hardware, 15 aprile 2013

Eppure…

Ontario, 18 navi bloccate nei Grandi Laghi per il troppo ghiaccio, Repubblica, 10 aprile 2015

Ghiaccio groenlandese in forte recupero quest’anno, Freddofili (Huffington Post), 2 aprile 2015

Stagione del disgelo in forte ritardo in Groenlandia, Freddofili, 19 maggio 2015

Ghiaccio Artico in crescita media, Antartico sempre sopra media, Meteo Portale Italia, 6 dicembre 2014

Ghiaccio sui Grandi Laghi: superato il record del 2014, Meteo Service, 20 febbraio 2015

Freddo siberiano su New York: Manhattan coperta dal ghiaccio, la Repubblica, 22 febbraio 2015

Ghiacci groenlandesi: è il record storico di mancato scioglimento, Freddofili, 31 maggio 2015

Alaska: Alaskan Glaciers Grow for First Time in 250 years, Daily Tech, 16 ottobre 2008

Montagne Rocciose: “So the glaciers have paused in active retreat” (I ghiacciai hanno smesso di ritirarsi),  Great Falls Tribune, 5 giugno 2014

Norvegia: Glaciers in Norway Growing Again, Daily Tech, 27 novembre 2008

Asia: Himalayan Glaciers Seem to Be Growing, Discovery, 11 febbraio 2013

The ice age cometh, Guardian, 12 June 1962

La maggior parte e forse tutti i ghiacciai presenti oggi nelle Montagne Rocciose a sud del confine canadese si ritiene siano posteriori al 1500 avanti Cristo
H.H. Lamb, “Climate, History and The Modern World” (pp 146).

11167660_10153805540634202_3283202628453649688_nQUANTO TEMPO CI RESTA PER SALVARE I GHIACCIAI ALPINI?

I ghiacciai delle Alpi, perlomeno i più piccoli, sono destinati a scomparire entro i prossimi 30 anni.

Luca Mercalli, Luca Mercalli annuncia la fine dei ghiacciai alpini, LetterAltura, 29 giugno 2007

Un aumento della temperatura di due gradi e la sparizione quasi totale dei ghiacciai sotto i 3500 metri di altitudine oltre che un inverno più breve con la diminuzione del periodo di neve invernale.

Luca Mercalli, Nel futuro delle Alpi ci sono gli Appennini E addio ai ghiacciai, Alto Adige, 3 luglio 2007

Se non avverranno nei prossimi decenni sensibili cambiamenti delle tendenze climatiche (gli scenari futuri proposti dai modelli numerici indicano incrementi termici estivi dell’ordine di 3÷6 °C entro il 2100 sulle Alpi), sarà probabile l’estinzione dei ghiacciai posti al di sotto dei 3500 metri.

Cambiamenti climatici in Italia. Che cosa sappiamo veramente? ScienzainRete, 17 aprile 2010

È scientificamente provato che alla fine di questo secolo resterà circa un 10% dell’area glaciale presente oggi.

Luca Mercalli, Notte dei ricercatori: giovani entusiasti affollano l’ateneo, Trentino, 29 settembre 2012

Eppure…

Svizzera: Die ersten Gletscher wachsen wieder, Schweiz am Sonntag, 28 settembre 2013

Francia: Alpes : un répit pour le retrait des glaciers en 2013, le Dauphine, 11 febbraio 2014

Scozia: Glacier-like hazards found on Ben Nevis, BBC, 21 agosto 2014

Trentino: Folle estate, i ghiacciai non si ritirano, Trentino, 29 agosto 2014

Piemonte: Alpi Marittime. Il ghiacciaio del Pagarì, storico indicatore climatico, verso una lenta ripresa, la Stampa, 3 agosto 2014

Veneto: Dolomiti, in Veneto crescono i ghiacciai, Corriere del Veneto, 20 febbraio 2015

Stelvio, apre la stagione sciistica estiva, Alto Adige, 31 maggio 2015

FINO A QUANDO POTREMO SCIARE SULLE ALPI (E NEL RESTO D’EUROPA)?

Nel giro di pochi anni le nevicate invernali diventeranno un evento molto raro ed emozionante. I bambini non sapranno cos’è la neve.

David Viner, responsabile della ricerca scientifica alla Climatic Research Unit (CRU) della University of East Anglia, Snowfalls are now just a thing of the past, the Independent, 20 marzo 2000

Di questo passo, a causa del crescente riscaldamento globale, alcuni esperti prevedono che l’industria sciistica scozzese cesserà di esistere entro 20 anni

Global warming forces sale of Scottish winter sports resorts, 14 febbraio 2004

Sciare tra le palme? Prospettive per il turismo invernale ai tempi del cambiamento climatico, Berchtesgaden Kur- und Kongresshaus, 4 marzo 2006

È molto probabile che la durata della stagione nevosa si accorcerà in tutta Europa, e lo spessore dell’innevamento probabilmente diminuirà in gran parte del continente.

Rapporto dell’IPCC sul cambiamento climatico del 2007

Le precipitazioni sulle Alpi saranno in forma di pioggia per via delle temperatura più elevate e quindi la copertura nevosa sarà minore. L’industria del turismo invernale non è condannata, ma se fossi in quel ramo mi preoccuperei di alzare la quota a cui si costruiscono nuovi impianti, perché il riscaldamento globale avrà conseguenze anche per l’innevamento artificiale.

Filippo Giorgi, IPCC, 2008 (mia intervista sul Trentino)

Ci possono essere inverni molto innevati, come quello di tre anni fa, ma sono eccezioni.

Luca Mercalli, Sulle Alpi è sparita la neve, L’Espresso, 2011

Eppure…

Livelli di innevamento a livelli Record sull’emisfero settentrionale, Centro Meteo Italiano, 4 novembre 2014

Israele: a Gerusalemme rabbini contro pupazzi di neve, AnsaMed, 2 marzo 2012

Arabia Saudita, fatwa contro i pupazzi di neve, la Stampa, 14 gennaio 2015

La peggior tempesta di neve degli ultimi vent’anni si è abbattuta su Gerusalemme, Corriere, gennaio 2013

Neve a Gerusalemme. L’eccezionale nevicata in timelapse, Centro Meteo Italiano, 23 febbraio 2015

Nevicata epocale in Egitto: la neve imbianca Il Cairo, non succedeva dal 1639, MeteoWeb, 13 dicembre 2013

Evento storico su Tripoli; torna la neve sui quartieri interni dopo 56 anni di assenza, MeteoWeb, 8 febbraio 2012

Ultimo giorno del 2014 storico. Neve anche in Libia! Meteo Giornale, 5 gennaio 2015

Scozia, Galles e Irlanda ostaggio di gelo e neve, MeteoWeb, 14 gennaio 2015

“Freddo” fino in Africa equatoriale. Forti nevicate in Scozia, Meteo Giornale, 14 gennaio 2015

Grande neve in Svezia: stazioni sciistiche sepolte, Freddofili, 23 febbraio 2015

Boston, adesso è il terzo inverno più nevoso della storia, Freddofili, 16 febbraio 2015

Bufera di neve record sul Giappone, 14 morti e 1.650 feriti, Ansa, 17 febbraio 2014

Si scierà in Estate in Scozia! Freddofili, 4 marzo 2014

“Apocalisse” nevosa sui Pirenei. Altre tempeste di neve in USA e Giappone. Siberia vicina ai -60°C, Tempo Italia, 3 febbraio 2015

Neve a volontà, si attende il pienone sulle piste da sci, la Nuova Sardegna, 8 febbraio 2015

Tanta neve in Calabria, piste sci aperte, 15 febbraio 2015

CI SARANNO SEMPRE MENO MORTI PER IL FREDDO?

La diminuzione della mortalità derivante da inverni più miti…Uno studio stima una diminuzione annua di 20.000 decessi nel Regno Unito entro il 2050 (una riduzione del 25%)

Rapporto dell’IPCC sul cambiamento climatico del 2001

Eppure…

In Provincia di Bolzano nel 1. trimestre 2012 (gennaio-marzo) sono stati registrati 1.216 decessi, ca. 200 (+20%) in più in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Astat, comunicazione personale circa l’andamento demografico altoatesino.

Nella famigerata estate del 2003 l’ondata di calore provocò la morte di circa 23000 persone in tutta Europa, inferiore al numero di persone che sono morte nel solo Regno Unito in ciascuno degli ultimi inverni: 25700 nell’inverno 2010-11, 24000 nel 2011-2012, 31100 durante l’inverno 2012-2013 (il più freddo degli ultimi 50 anni in UK). L’inverno 2012-2013, per il Galles, è stato così lungo (record degli ultimi 50 anni) che i morti in eccesso sono saliti da 1260 a 1900 (Number of winter deaths in Wales increases by half, Wales Online, 26 novembre 2013).

Nel Regno Unito lo scorso anno sono morte circa 30mila persone in più rispetto alla media (In quale stagione si muore di più?, Huffington Post, 24 ottobre 2014).

L’inverno 2011-2012 ha sferzato invece la Francia, con 6000 morti in eccesso a febbraio-marzo (49% over 85), la Spagna, il Portogallo, la Svezia e il Belgio (La France a enregistré un pic de décès l’hiver dernier, Le Figaro, 4 settembre 2012). A causa dell’inverno rigido, la mortalità francese (571 000) ha superato quella del 2003 (562 000), l’anno della canicola assassina (quasi 15mila morti in 3 settimane di agosto) (Un pic de mortalité freine la démographie française en 2012, Le Monde, 15 gennaio 2013).

Nel 2015 le cose nel Regno Unito non stanno andando meglio (Death rate rises as cold snap grips UK, Guardian, 4 febbraio 2015; Flu and freezing weather may be driving up winter death rates, NHS, 4 febbraio 2015)

Negli Stati Uniti: Un freddo cane a Washington DC – La temperatura più bassa in 120 anni, Letter from Washington, 22 febbraio 2015.

In barba agli allarmi serristi, il freddo uccide 20 volte più del caldo (Cold weather kills far more people than hot weather, Lancet, 20 maggio 2015).

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Ecco una lista completa degli effetti attribuiti dai climatologi al cambiamento climatico causato dall’uomo: A complete list of things caused by global warming

Mi rammarico profondamente che gli attacchi indirizzati a me si stiano riversando anche su altri scienziati che hanno osato mettere in discussione il grado in cui le attività umane potrebbero causare un pericoloso riscaldamento globale, un argomento che dovrebbe giustamente essere oggetto di un rigoroso dibattito aperto, non di attacchi personali. Allo stesso modo, mi amareggia il terribile messaggio che questa gogna mediatica sta mandando ai giovani ricercatori riguardo ai costi che comporta il contestare delle “verità” largamente accettate.

Wei-Hock “Willie” Soon, Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, statement, 2 marzo 2015

Il fenicottero nero di Cipro: un evento ancora più imprevedibile del cigno nero

Il fenicottero nero di Cipro: un evento ancora più imprevedibile del cigno nero

MORALE DELLA STORIA

Il clima ha una sua variabilità intrinseca che è dovuta a molti fattori come le eruzioni vulcaniche, l’attività solare, ecc. Il vero punto fondamentale da tenere a mente è che senza un modello che tenga conto di tutte le cause possibili il risultato sarà sempre vago e aleatorio. La ragione è che noi non abbiamo a disposizione un sistema chiuso. Anche se il contributo del Sole fosse ben prefissato, anche se la sua radiazione fosse assolutamente costante, anche se non ci fosse alcuna variazione nei gas capaci di assorbirla, gli oceani continuerebbero a comunicare con l’esterno in modo erratico, influenzando pesantemente la temperatura esterna.

Richard Lindzen, fisico e climatologo, MIT, 1990

L’uomo è responsabile di una parte del riscaldamento globale, ma la maggior parte è naturale.

L’unica cosa di cui preoccuparsi riguardo al riscaldamento globale è il danno causato dalle preoccupazioni stesse. Perché alcuni scienziati si preoccupano? Forse perché sentono che smettere di preoccuparsi può significare smettere di essere pagati. La Terra ha vissuto un ciclo continuo di ere glaciali per milioni di anni. Il freddo, con periodi glaciali che interessano i poli e le medie latitudini, persiste per circa 100.000 anni, fasi scandite da più brevi periodi più caldi, chiamati interglaciali. Tutte le glaciazioni iniziano con un periodo di riscaldamento globale. [Questi riscaldamenti] sono i precursori di nuove ere glaciali.

In realtà il riscaldamento è una cosa buona. Le glaciazioni sono mortali e possono anche uccidere milioni di persone. L’umanità non può bloccarle. Proprio come l’umanità non può influire sul clima a lungo termine del pianeta, non può impedire che una glaciazione abbia luogo. Il clima è governato principalmente dal Sole.

Le attività umane possono avere un certo impatto sulla transizione verso condizioni glaciali, aumentando il flusso d’acqua polare e accelerando l’avvento di una glaciazione. Quello che sta accadendo è molto simile al precedente di 115 mila anni fa, quando si è innescata l’ultima glaciazione. È difficile da accettare, ma è davvero così: l’ultima glaciazione è stata accompagnata dalla crescita della temperatura media globale, ossia dal riscaldamento globale.

Quel che accadde fu che il Sole riscaldò più i tropici e raffreddò l’Artico e l’Antartico. Poiché i tropici sono molto più grandi dei poli, la temperatura media globale aumentava. Ma in aumento era anche la differenza di temperatura tra oceani e poli, cioè la condizione fondamentale di espansione dei ghiacci polari. Che ci crediate o no, l’ultima glaciazione è cominciata con un riscaldamento globale!

Man mano che più vapore acqueo arriva ai poli l’Antartide produce iceberg e si addensa, mentre il centro del polo nord si libera dai ghiacci e le latitudini più basse subiscono nevicate pesanti che a poco a poco iniziano a migrare verso sud.

Un deterioramento globale del clima, di un ordine di grandezza maggiore di qualunque finora sperimentato dall’umanità civilizzata, è una possibilità molto reale e in effetti può avvenire in tempi rapidi, anche in una dozzina d’anni.

Man mano che il ghiaccio inizia a procedere verso sud dal Mare Artico la produzione di cibo si ridurrà notevolmente ci saranno abbondanti anomalie climatiche alle latitudini settentrionali ma anche meridionali. Potrebbero verificarsi tempeste globali. In alcune regioni potrebbero verificarsi ondate di freddo anomalo, mentre altre arrostirebbero con picchi di temperature mai visti prima dalla nostra civiltà.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora”.

George Kukla (deceduto nel 2014), luminare della climatologia, Columbia University e Lamont-Doherty Earth Observatory

Modelli e previsioni considerati granitici ed inespugnabili sono evaporati in un battibaleno: Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria, è profanata ogni cosa sacra, e gli uomini sono finalmente costretti a guardare con occhio disincantato la propria posizione e i propri reciprochi rapporti, come osservava Marx.

Poiché non sappiamo precisamente cosa succederà in futuro (né lo sapeva Oetzi, l’Uomo del Simulaun), teniamo a mente che un sistema composto da un gran numero di cose piccole e coordinate (competizione e cooperazione) è meno fragile e vulnerabile (più resiliente) di un sistema formato da un piccolo numero di cose grandi in lotta per la supremazia (Etsy and the ecology of crafters and makers, WazArs, 15 febbraio 2015; Rocco Scolozzi, Meglio resilienti che sostenibili, FuturAbles, 16 luglio 2014).

Siamo un gruppetto di persone che da alcuni anni seguono la questione del riscaldamento globale / cambiamento climatico. Inizialmente non sapevamo a chi credere, ma abbiamo notato…l’uso frequente di previsioni, spesso inquietanti, che sembravano plausibili.

Ci siamo chiesti se qualcuno fosse poi andato a verificare se le previsioni si fossero rivelate fondate.

Questo blog presenta le previsioni degli ultimi 40 anni o giù di lì.

Climate Change Predictions

Iceberg, spiaggia di Cape Cod, a sud di Boston, 11 marzo 2015

Iceberg, spiaggia di Cape Cod, a sud di Boston, 11 marzo 2015

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Boston, Cape Cod, seconda decade di marzo 2015

Aggiornamenti
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About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)
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