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Il nostro futuro energetico: due scenari virtuosi (fusione e torio)

Il nostro futuro energetico: due scenari virtuosi (fusione e torio)

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In Giappone, dopo il disastro della centrale di Fukushima nel marzo del 2011 sono state disattivate 50 centrali, ma nel 2014 erano attivi 48 reattori nucleari e due nuovi reattori erano in costruzione. È inoltre in programma la costruzione di nove altri reattori.

L’eolico sta superando il nucleare, MiniWatt, 3 febbraio 2015

Sono solo 107 i MW di energia eolica installati in Italia nel 2014 con un calo percentuale del 76% rispetto all’anno precedente. Questo dato segnala la grave crisi che il settore eolico sta attraversando e sancisce inevitabilmente il crollo di un’industria solida, con conseguenze drammatiche su occupazione e sviluppo. Si è passati da circa 37.000 occupati nel 2012, ai 34.000 nel 2013 e ai 30.000 del 2014.

Solo 107 MW eolici installati in Italia nel 2014 – calo dell’eolico del 76 %, AnevNews, 21 gennaio 2015

L’Italia è in controtendenza, segnando un crollo del 75,4% nella quota di nuove installazioni rispetto all’anno precedente, come avvenuto per altri mercati importanti come Danimarca (-90,4%) e Spagna (-84,3%).

Nel 2014 in Ue installato più eolico che carbone e gas, ANSA, 10 febbraio 2015

L’assunto di partenza è stato la constatazione che gran parte della politica energetica europea degli ultimi decenni (e di quelli a venire) fa perno sull’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra, onde ridurre la componente antropica del riscaldamento climatico globale. Questo mentre, da una parte, dati alla mano, le temperature medie globali risultano stabili da 17 anni, nonostante il continuo aumento delle emissioni, dall’altra l’Europa ha attuato e continua ad attuare scelte energetiche molto costose, proprio in ottemperanza alla mission di contrasto del cambiamento climatico. Lungi dal voler dimostrare – non era quella la sede – l’inconsistenza del fattore antropico sulle sorti del clima che “per sua natura” cambia, il professor Rubbia ha voluto mettere in risalto come conoscenze scientifiche incomplete del complesso sistema climatico siano state la base di decisioni politiche costose in un sistema ancor più complesso come quello dell’energia, laddove invece sarebbe stata, e sarebbe, opportuna maggior prudenza e discussione.

Il Nobel Rubbia a Trieste sull’energia del futuro, Conferenza Nazionale sull’Energia, 9 ottobre 2014

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Entro dieci anni, stando al rapporto “Annual Renewable Energy Outlook 2014” di Frost & Sullivan, a livello globale la capacità installata di energia rinnovabile salirà dai 1566 gigawatt (GW) del 2012 ai 3203 GW nel 2025. L’idroelettrico continuerà a fare la parte del leone, con 1498 GW, grazie agli investimenti di paesi emergenti come Cina, Turchia, Brasile, Vietnam, India e Russia.

Il problema che purtroppo non viene sufficientemente evidenziato dai divulgatori, intenti soprattutto a magnificare la potenza installata, è che, specialmente nel caso dell’eolico, il divario tra capacità è produzione effettiva è drammatico.

Prendiamo il caso del Regno Unito. Al momento attuale ha un fabbisogno energetico medio quotidiano superiore ai 40 GW e già ora dovrebbe essere in grado di generare più energia eolica che energia atomica (potenza nominale di 11 GW al giorno contro 9,19 GW).

In realtà non è in grado di ricavare più di circa 0,52 GW al giorno dagli impianti eolici. È un problema diffuso, come mostra l’utile sito gridwatch, che riporta in maniera comprensibile i dati di produzione energetica britannica, francese, irlandese e olandese.

Per i cittadini tedeschi il passaggio ad modello di produzione energetico basato sulle rinnovabili, con i relativi sussidi, non è stato indolore. Metà del costo è di natura fiscale e, mentre le famiglie pagano un costo di 0,29 euro al kw/h, le industrie se la cavano con un più modesto 0,15 euro al kw/h (German electricity price is half taxes and fees, 13 agosto 2014)

Nella migliore delle ipotesi, entro il 2040, tra il 15% e il 25% del fabbisogno energetico globale sarà coperto dalle energie rinnovabili, principalmente dall’idroelettrico (International Energy Outlook 2013).

Dobbiamo anche tener conto di due ulteriori fattori: (a) il 90% della popolazione mondiale ha già toccato con mano cosa sia la decrescita, non avendo mai avuto la possibilità di vivere in una società prospera e organizzata, e non ha alcuna intenzione di restare al palo; (b) il petrolio è abbondantissimo nel nostro sistema solare, anche laddove non c’è traccia di forme di vita e quello del picco del petrolio è un mito che risale ormai agli anni Settanta (Titan’s Surface Organics Surpass Oil Reserves on Earth, NASA, 13 febbraio 2008; Perché non dobbiamo preoccuparci del Peak Oil, AgiEnergia, 17 novembre 2010; World Energy Council report confirms global abundance of energy resources and exposes myth of peak oil, WEC, ottobre 2013; Why the Crash in Oil Prices Should Bury “Peak Oil” Once and for All, Counterpunch, 2 febbraio 2015).

Questo significa che, nel peggiore degli scenari, rischiamo di restare schiavi di materie prime il cui destino doveva essere quello di servire a produrre la plastica, non certo quello di fungere da combustibile.

L’evoluzione del genere umano richiede che ci lasciamo alle spalle questa pratica primitiva, legata alla rivoluzione industriale.

Vedo due scenari in cui ciò può avvenire.

http://eco-energie-montreal.com/

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PRIMO SCENARIO

Ci sono innumerevoli brevetti che giacciono inutilizzati perché i governi li confiscano e occultano per “ragioni di sicurezza” (Government Secrecy Orders on Patents Have Stifled More Than 5,000 Inventions, Wired, 16 aprile 2013).

Ora, a causa della profonda crisi dell’industria petrolifera statunitense – il “miracolo” del gas di scisto era un fuoco di paglia (La bolla finanziaria del gas di scisto pronta ad esplodere negli Stati Uniti. Jacques Sapir, L’Antidiplomatico, 15 gennaio 2015) e del concreto rischio che Washington e Londra perdano la supremazia globale (La Grande Trasformazione del 2015-2016: due scenari, FuturAbles, 24 aprile 2014; Il nuovo ordine mondiale sarà il modello elvetico applicato su scala planetaria, FuturAbles, 24 gennaio 2015), è possibile che l’establishment americano dia il via libera a chi intende sfruttare le nuove tecnologie energetiche (Energia: Bill Gates al Centro Ricerche di Eccellenza ENEA di Frascati, comunicato stampa ENEA, 12 novembre 2014; Levi, Foschi, Höistad, Essén, Observation of abundant heat production from a reactor device and of isotopic changes in the fuel, 6 ottobre 2014).

Giocherebbe così d’anticipo rispetto sia alle iniziative private in quello stesso solco, sia a russi e sauditi, le cui industrie estrattive usciranno rafforzate da una crisi chiaramente orchestrata in nome di interessi geopolitici (Saudi Oil Is Seen as Lever to Pry Russian Support From Syria’s Assad, NYT, 3 febbraio 2015). Il futuro dominio russo-saudita del mercato petrolifero dopo la stabilizzazione dei prezzi diventerebbe allora fatuo, irrilevante, in un mondo in cui Washington è all’avanguardia nello sviluppo dell’industria della fusione fredda (2015 could be year of LENR breakout and legitimacy. Cold Fusion vindication possible, NextBigFuture, 31 gennaio 2015).

Le altre potenze non resteranno a guardare (America’s Fusion Race With China Is Heating Up, So Why Is Washington Going Cold?, DefenseOne, 14 febbraio 2014; Russian scientists raising funds to rebuild Tesla Tower, satisfy world energy hunger, RT, 4 July 2014; Yu. N. Bazhutov, Role of Russian scientists in cold nuclear fusion and transmutation, Current Science, 2015).

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SECONDO SCENARIO

Il secondo scenario, che non esclude il primo, è quello in cui l’energia necessaria al Rinascimento Umano proviene dal torio (Chinese scientists urged to develop new thorium nuclear reactors by 2024, SCMH, 18 marzo 2014), e poi dall’idrogeno (Idrogeno energia del futuro, ENEA, 2003) e dall’elio-3 (Elio-3 e silicio: lassù si deciderà il nostro futuro, Stampa, 15 luglio 2009; Rather than desecrate the Arctic should business mine the moon? Guardian, 27 agosto 2014)

Il torio comporta un rischio molto minore, se non nullo, di proliferazione nucleare, annulla la possibilità di una fusione del nocciolo (meltdown), smaltisce le scorie radioattive che non sappiamo ancora dove sistemare generando energia nel farlo (!), decade in poche centinaia di anni invece di decine di migliaia, è più abbondante dell’uranio ed ha un’altissima resa.

Questo metallo leggermente radioattivo, scoperto nel 1828 dal chimico svedese Jons Jakob Berzelius e che prende il nome dal dio Thor, ha il potenziale di rivoluzionare completamente l’evoluzione della civiltà umana, da un punto di vista economico, sociale e culturale, emancipando la nostra specie dal materialismo, dalla lotta per le risorse, dal soggiogamento a mestieri spiacevoli o umilianti, dalla miseria e dall’austerità indotta da scaltre strategie di profitto basate su una fittizia scarsità di risorse.

Lo sfruttamento del torio è stato ostacolato da tutti quegli interessi legati allo sfruttamento dei combustibili fossili e che ora cercano di rifarsi un nome “verde”, pur sapendo che le energie rinnovabili, senza dubbio fondamentali, saranno insufficienti per i nostri bisogni e soprattutto per riscattare dalla miseria milioni di esseri umani del terzo e quarto mondo.

 

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Nel 2005 i massimi specialisti mondiali di proliferazione nucleare (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) avevano mostrato che il rischio, con il torio, è molto inferiore rispetto ai reattori ad uranio.

Robert Hargraves e Ralph Moir “Liquid Fluoride Thorium Reactors” (American Scientist July–August 2010) hanno ribadito che il rischio è molto ridotto per le seguenti ragioni:

  • Un reattore commerciale produrrà uranio quel tanto che basta per alimentare la produzione di energia. Qualunque sottrazione fermerebbe il reattore, avvisando le autorità di una violazione, con blocco immediato delle uscite.
  • Certamente dei terroristi non potrebbero rubare dall’interno di un reattore sigillato U-233 disciolto in una soluzione di sale fuso [i reattori a sale fuso che utilizzano torio liquido come combustibile sono la soluzione tecnica ideale per lo sfruttamento del torio, NdT] con prodotti di fissione letalmente radioattivi.
  • Il protocollo di sicurezza dell’agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) richiederebbe rigidi controlli, la contabilizzazione di tutto il materiale nucleare, la sorveglianza ed ispezioni meticolose.
  • È concepibile che una nazione o gruppo rivoluzionario possano espellere gli osservatori dell’AIEA, fermare il reattore torio e tentare di rimuovere l’U-233. Ma servirebbero ingegneri particolarmente capaci per alterare le apparecchiature di fluorurazione e separare l’uranio dal sale.
  • In ogni caso, l’U-233 è una pessima scelta per chi vuole creare un’arma nucleare perché gli stessi neutroni che lo producono, generano anche l’U-232, altamente contaminante e facilmente individuabile per la sua fortissima radioattività, migliaia di volte maggiore di quella del “normale” plutonio.
  • L’esposizione all’U-232 renderebbe probabile la morte dell’eventuale terrorista o malintenzionato entro 72 ore. Questo isotopo di uranio non può essere rimosso chimicamente ed una separazione tramite centrifuga contaminerebbe irreparabilmente il dispositivo.
  • Inoltre l’uso del torio porterebbe allo smantellamento degli impianti di arricchimento dell’U-235, dal quale si può effettivamente ricavare materiale radioattivo impiegabile per azioni terroristiche.

I due scienziati concludono: “Questa fonte di energia è più conveniente del carbone, può aumentare la prosperità e può ridurre il rischio di guerre per le risorse”.

PER APPROFONDIRE 

Richard Martin, SuperFuel: Thorium, the Green Energy Source for the Future, 2012

Robert Hargraves, THORIUM: energy cheaper than coal, 2012

Thorium Power Is the Safer Future of Nuclear Energy, Discover, 16 gennaio 2015

China and India in race to harness the full nuclear power of thorium, Metro, 21 luglio 2014

Asgard’s fire, Economist, 12 aprile 2014

Is there a safer future for nuclear? Dr Geoff Parks, Cambridge University, June 2012

Safer nuclear – let the thorium debate begin, SmartPlanet, May 2012

New Life for Forgotten Fuel, FT Magazine, September 2011

The Nuclear Renaissance?, BBC Business Daily, September 2011

Thor Forges Safer Nuclear Power, The Sunday Times (PDF 1,6 Mb)

Thorium: the Element that Could Power our Future, Wired.co.uk, September 2011

Safer nuclear does exist, The Telegraph, August 2011

Why thorium nuclear power shouldn’t be written off, Bryony Worthington, The Guardian, July 2011

Uranium is so last century – enter thorium, the green nuke, Wired, December 2009

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About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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