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Scenari ucraini – verso la pace?

Scenari ucraini – verso la pace?

[L’espansione della NATO nell’Est Europa] ha segnato l‘inizio di una nuova guerra fredda … penso che sia stato un tragico errore. Era completamente immotivata. Nessuno stava minacciando nessun altro. Questa espansione farebbe rivoltare nella tomba i padri fondatori di questo paese.

George Kennan (decano della diplomazia americana nella Guerra Fredda), Foreign Affairs; Now a Word From X, NYT, 2 maggio 1998

La Crimea ha scelto la Russia e non glielo si può rimproverare…L’Ucraina deve conservare la sua vocazione di ponte tra Europa e Russia. Il suo destino non è quello di far parte dell’Unione Europea…Condividiamo la nostra civiltà con la Russia. Gli interessi degli americani in relazione ai russi non coincidono con quelli europei.

Nicolas Sarkozy a una riunione dei leader dell’UMP, Ukraine – Nicolas Sarkozy refuse de critiquer l’annexion de la Crimée par la Russie, Metro, 7 febbraio 2015

La pace è un’idea nuova. In effetti oggi stiamo assistendo alla decomposizione del mondo nato nel 1945 sulle rovine d’Europa e la cui regola d’oro era: mantenere la pace…Il crollo della pace è il frutto della tentazione della forza che prevale in Occidente. La forza ha trionfato sulla scena internazionale a causa della mancanza di equilibrio e di contropoteri. Dopo il 1989 la superpotenza americana…ha contribuito a trasformare delle regole condivise basate sull’equilibrio in decreti globali basati sulla morale – una morale a volte troppo sicura di se stessa e cieca verso i propri pregiudizi…è il momento di opporre alla forza un nuovo spirito di pace. Una pace guidata dallo spirito di iniziativa…Questo nuovo spirito di pace richiede anche il dialogo. Gli occidentali non possono comandare il mondo a bacchetta, brandendo sanzioni, demonizzando e scomunicando, incuranti delle conseguenze. Dobbiamo parlare con tutte le nazioni. In caso contrario qualunque trattativa naufragherà…L’unica vera politica estera per l’Europa è quella della pace. Questa è la sua storia, è la sua vocazione è la sua coscienza e questo è anche nel suo interesse. La nuova Commissione europea si doti di un Commissario per la Pace [giustificata autocandidatura? NdT] affinché noi si possa finalmente trovare una voce, un ruolo, un’identità nel frastuono del mondo.

Dominique de Villepin, Pour un nouvel esprit de paix, la Croix, 31 ottobre 2014

Il Regno Unito è un importante membro della NATO e dell’Unione Europea, è un membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ed è un peccato che l’influenza che il Primo Ministro britannico potrebbe far pesare nella risoluzione di questa crisi sembra essere assente. Questo segnale che David Cameron è un giocatore minore sulla scena della politica internazionale è un’ulteriore conferma del fatto che sta riducendo l’influenza britannica all’estero, in un momento in cui ce ne sarebbe più bisogno.

Generale Sir Richard Shirreff, Vice Comandante del Comando Supremo Alleato per l’Europa fino al marzo del 2014, intervistato da BBC Radio 4

franchezza cristallina sulla CNN: ucraini pro-USA contro ucraini pro-Russia

franchezza cristallina sulla CNN: ucraini pro-USA contro ucraini pro-Russia

mapa-de-la-guerra-civilNegli ultimi giorni, verosimilmente in risposta alle crescenti difficoltà incontrate dalle forze armate lealiste (Ucraina, i separatisti guadagnano terreno, Sole 24 Ore, 6 febbraio 2015), è in atto una vera e propria offensiva mediatica volta a persuadere l’opinione pubblica occidentale che la diplomazia è inutile (con buona pace del conferimento del Nobel per la Pace ad Obama) e che occorre fornire soldi e armi a Kiev, con il rischio di farci trascinare in una nuova guerra mondiale combattuta principalmente sul continente europeo (Gli Usa puntano ad armare Kiev, vicini a una guerra per l’Ucraina? Corriere, 2 febbraio 2015; Joe Biden: “Putin vuole cambiare i confini con la forza. Pronti ad aiutare Kiev” , Stampa, 5 febbraio 2015; President Putin is a dangerous psychopath – reason is not going to work with him, Independent, 1 febbraio 2015; Tsipras, il grimaldello di Vladimir Putin per scardinare l’Ue. In cambio di miliardi, Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2015; Ukraine needs America’s help, Washington Post, 29 gennaio 2015; Putin must be stopped. And sometimes only guns can stop guns, Guardian, 1 febbraio 2015).

Se questa pressione guerrafondaia dovesse conseguire i suoi obiettivi, la crisi ucraina subirebbe un’accelerazione e un aggravamento che la accomunerebbero alla guerra civile spagnola.

sondaggio pro-Kiev rileva forte sostegno pro-annessione russa in Crimea

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LE RAGIONI DELL’ALTRA PARTE

La stampa occidentale, diversamente dalle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani (Ukraine: Horror of civilian bloodshed in indiscriminate attacks, Amnesty International, 2 febbraio 2015), assegna l’intera responsabilità della guerra civile a Mosca.

Si rifiuta di considerare la possibilità che la Russia possa avere motivazioni e obiettivi per nulla irragionevoli (La crisi ucraina vista da Mosca, FuturAbles, 2 settembre 2014) e che la stessa rivolta di Maidan non si sia svolta come ci è stato riferito (Ivan Katchanovski, The “Snipers’ Massacre” on the Maidan in Ukraine, University of Ottawa, 1 ottobre 2014).

LA VECCHIA GUARDIA NON VUOLE LA GUERRA

I grandi vecchi della geopolitica americana, Kissinger e Brzezinski, hanno proposto soluzioni alla crisi perfettamente in linea con quelle avanzate da Mosca: neutralità, federalismo (The Finlandisation of Ukraine, European Council on Foreign Relations, 7 novembre 2014; «Non vogliamo la partizione Ma l’Ucraina resti neutrale e si trasformi in federazione», Corriere, 11 aprile 2014), soluzioni che hanno trovato attuazione nell’ottimo Protocollo di Minsk, firmato da tutte le parti il 5 settembre 2014.

Una formula che, per di più, per la prima volta rispetterebbe gli accordi presi tra l’Occidente e Mosca al tempo della riunificazione tedesca, che prevedevano che i paesi dell’Est Europa sarebbero restati neutrali, fungendo da cuscinetto, invece di essere “annessi” uno dopo l’altro dalla NATO, fino al confine russo (East Ukraine – A “de Facto Nation”, German Foreign Policy, 1 dicembre 2009).

Anche la vecchia guardia europea guarda con sgomento alle iniziative sconsiderate dei nuovi decisori, temendo che possano distruggere tutto il lavoro di una vita (Aggressor Putin: die Fehler des Westens, Panorama – Das Erste, 29 gennaio 2015), magari riesumando un piano di spartizione dell’Ucraina che risale al 2009 (Deutsche Militärs diskutierten schon 2009 die Spaltung der Ukraine, Heise, 24 gennaio 2015) e che la Casa Bianca guardava con scetticismo (East Ukraine – A “de Facto Nation”, German Foreign Policy, 1 dicembre 2009), mentre ora pare più possibilista (Rapid Trident 2014 Comes to a Close, NATO, 26 settembre 2014).

Infine una porzione significativa dell’establishment ucraino comincia a perorare la causa della stabilità, della pacificazione e del ritorno a un clima propizio per concludere affari (Ukraine Oligarchs May Be Moving Against the War, Russian Insider, 5 febbraio 2015).

L’OPINIONE PUBBLICA INTERNAZIONALE

La reazione dei lettori dei vari quotidiani è stata comunque implacabile, anche alla luce dei precedenti (Kosovo. Kissinger contesta la “guerra umanitaria” di Clinton, RaiNews, 28 giugno 1999; Iraq, ora gli Usa ammettono “Le armi furono un pretesto”, Repubblica, 30 maggio 2003; Attacco chimico in Siria, il MIT di Boston smentisce Obama: “non fu Assad ma i ribelli”, RaiNews, 24 gennaio 2014).

Nella gran parte dei casi hanno accusato i quotidiani di propaganda facendo capire che non tollereranno mai un’escalation bellica completamente ingiustificata e non supportata da prove concrete.

Berlino e Parigi restano categoricamente contrarie alle forniture di armamenti, conscie del fatto che “si rischia una guerra che può essere totale” (Ucraina: Merkel e Hollande in missione a sorpresa a Kiev e Mosca con una nuova proposta, ANSA, 5 febbraio 2015; Merkel, “in Ucraina serve la diplomazia, non le armi”, ANSA, 4 febbraio 2015).

Quest’iniziativa diplomatica non è stata (almeno ufficialmente) concordata con Washington e potrebbe essere stata intrapresa per prendere d’anticipo Joe Biden, evitare l’opzione del trasferimento di armamenti e forzare i tempi in direzione della soluzione “finlandese” per la crisi ucraina: la nascita di uno stato cuscinetto federale e neutrale (Hollande en Ukraine: un voyage pour contrer les Américains, Nouvel Observateur, 5 febbraio 2015; Merkel and Hollande ‘to offer Putin federalization and non-alignment of Ukraine in exchange for peace’, 6 febbraio 2015).

La reazione neoconservatrice non si è fatta attendere: John McCain ha accusato Angela Merkel di appeasement (accomodamento), con una chiara allusione ad Hitler (USA-Attacke auf Merkel: “Egal, dass Menschen abgeschlachtet werden”, Focus, 6 febbraio 2015).

Aggiungo però che non mi sono liberato del sospetto che la famosa gaffe di Kerry che ha evitato la guerra in Siria (John Kerry on Syria: how a gaffe could stop a war, Guardian, 10 settembre 2013) fosse deliberata e che a Washington due aquile si stiano fronteggiando: una favorevole alla guerra e l’altra, più sofisticata, intenta a difendere l’egemonia statunitense con altri mezzi.

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IL RISCHIO DI UNA GUERRA MONDIALE PER L’UCRAINA È REALE?

Per il momento credo che lo scenario bellico resti remoto.

L’Unione Europea non sembra intenzionata a “morire per l’Ucraina” e si comporta schizofrenicamente: con una personalità chiede aiuto alla Russia per salvare l’economia ucraina, mentre con l’altra approva nuove sanzioni.

B9KfG0VCcAEkm2KLo stato maggiore ucraino ha ammesso che migliaia di richiamati non si presentano ai centri di reclutamento mentre centinaia di soldati ucraini lealisti disertano e si rifugiano in Russia (Many Ukraine soldiers cross into Russia amid shelling, BBC, 4 agosto 2014; When Ukrainians Choose Not to Die in a War, CounterPunch, 6-8 February 2015).

A mio parere il vero obiettivo della Casa Bianca è quello di far aumentare continuamente i costi della crisi ucraina per un’economia russa già fiaccata dal crollo del prezzo del petrolio, costringendo Putin alla resa (o a decisioni affrettate che lo metterebbero in pessima luce) per evitare il collasso dell’economia e della società russa e aprendo così la strada a un “cambio di regime” a Mosca.

La crisi ucraina e la manipolazione del prezzo del prezzo petrolio sono perciò le due armi principali impiegate in questa offensiva anti-Putin. Caduta Mosca, le riserve energetiche di Iran, Iraq, Venezuela, Libia e Nigeria sarebbero facilmente controllabili.

Questa strategia mi pare davvero insostenibile, per certi aspetti disperata.

È difficile credere che l’economia statunitense sia in ripresa, tenuto conto dell’inarrestabile declino del numero di persone che vivono in case di proprietà (The Sad Chart of U.S. Home-Ownership, 3 febbraio 2015), che ha raggiunto i minimi del 1995, nonostante l’espansione demografica. E tenuto anche conto della catastrofica situazione del commercio al dettaglio negli Stati Uniti (Retail earthquake. All these big-name stores closing, WND, 12 gennaio 2015).

L’attuale prezzo del petrolio sta danneggiando gravemente l’economia americana, a causa del suo impatto sull’industria estrattiva del gas e petrolio di scisto (Il petrolio? Si prepara a ripartire. Parola di ex Goldman Sachs, 11 gennaio 2015).

La decisione della banca centrale elvetica indica che l’attuale politica monetaria internazionale è giunta al crepuscolo e stiamo procedendo verso la realizzazione del progetto originario, fortemente voluto da Dominique Strauss-Kahn, prima della sua caduta (Il nuovo ordine mondiale sarà il modello elvetico applicato su scala planetaria, 24 gennaio 2015).

Interessi negativi sul 10%-20% dei titoli di stato, a livello globale, sono palesemente ingestibili (16% Of Global Government Bonds Now Have A Negative Yield: Here Is Who’s Buying It, ZeroHedge, 31 gennaio 2015), così come non è certo sana la prassi di pagare qualcuno perché accenda un mutuo presso la tua banca (In Denmark You Are Now Paid To Take Out A Mortgage, ZeroHedge, 31 gennaio 2015).

Le probabilità di una nuova guerra europea sono di conseguenza scarsissime.

In Medio Oriente, invece, nulla può essere escluso (Entangling the US in a War with Iran, Consortium News, 3 febbraio 2015).

Obama ammette candidamente in un’intervista di aver approvato il “cambio di regime” in relazione a un governo e un presidente legittimamente insediati, non più corrotti dei governi ucraini precedenti o dell’Ucraina nel suo complesso, a un anno dalle elezioni.
Come si sarebbe comportata la Casa Bianca se Pechino avesse condotto un’operazione analoga in British Columbia, facendo leva sulla forte e influente minoranza cinese? O se Mosca fosse intervenuta negli affari interni messicani, portoricani, o cubani, minacciando la base di Guantánamo?

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COME ANDRÀ A FINIRE?

  • Merkel e Hollande hanno dichiarato di parlare a nome dell’intera Unione Europea (meno il Regno Unito, a quanto pare);
  • Merkel ha affermato che la sicurezza europea va garantita assieme alla Russia, non contro la Russia, che questa crisi non si può risolvere militarmente, ma con il dialogo, e che la Germania promuove l’idea di una grande Europa da Lisbona a Vladivostok (progetto di De Gaulle, Adenauer, Pompidou, Brandt, Mitterrand e Gorbaciov);
  • Questa è una strategia diametralmente opposta a quella del “contenimento russo” di Obama e infatti i tre leader hanno discusso per almeno 4 ore a porte chiuse, alla sola presenza di interpreti e stenografi, a Mosca, in modo che non ci sia nessuna fuga di notizie verso Londra e Washington: questo è già di per sé molto significativo;
  • Merkel diventerà oggetto di feroci attacchi da parte dei media angloamericani: McCain ha già dato fuoco alle polveri;
  • Merkel ha ribadito che non riesce a immagine uno scenario in cui l’afflusso di armi occidentali potrebbe convincere Putin che sarà sconfitto. L’escalation servirà solo a causare più morti e rinviare la soluzione della crisi;
  • L’Ucraina nel 2012 era il 4° esportatore mondiale di armi: non sono le armi a mancarle. Il suo problema è che nessuno è intenzionato a scornarsi contro la Russia solo perché il governo di Kiev si rifiuta di riformare la costituzione in senso federale (concedendo al Donbass la stessa autonomia di cui godeva la Crimea nell’Ucraina) e rinunciare alla Crimea;
  • Militarmente ed economicamente l’Ucraina è spacciata. Quanto più l’Occidente tenta di far inabissare l’economia russa con sanzioni e manipolazioni del prezzo del petrolio e dei metalli preziosi, tanto più gravata sarà quella ucraina. Non c’è assolutamente nulla che possa farla risorgere se non una nuova classe dirigente post-nazionalista che accetti per questo paese il ruolo di mediatore e ponte tra Unione Europea e Unione Eurasiatica;
  • Il fallimento delle politiche anglo-americane nella crisi ucraina condannerà la NATO alla dissoluzione;

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About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

4 comments

  1. Lo stesso Sarkozy mi pare sia molto chiaro al riguardo, cioè la pensa praticamente come Putin:

    «“Nous avons une civilisation en commun avec la Russie. Les intérêts des Américains avec les Russes, ce ne sont pas les intérêts de l’Europe avec la Russie”, a argué le président de l’UMP. “Nous ne voulons pas de la résurgence d’une guerre froide entre l’Europe et la Russie”, a-t-il martelé, sous les applaudissements de plusieurs centaines de conseillers nationaux. Nicolas Sarkozy a également affirmé que “la Crimée a choisi la Russie, on ne peut pas le lui reprocher”. Et il a estimé qu’“il faut trouver les moyens d’une force d’interposition pour protéger les Russophones d’Ukraine”. Enfin il a jugé que “l’Ukraine doit garder sa vocation de pont entre l’Europe et la Russie” et “n’a pas vocation à entrer dans l’Union européenne”.»

    http://www.francetvinfo.fr/monde/europe/manifestations-en-ukraine/video-sarkozy-veut-eviter-la-resurgence-d-une-guerre-froide-entre-l-europe-et-la-russie_818833.html

  2. Sta cominciando a ripetersi la frattura tra Francia, Gemania e USA (+ UK, che però sono quasi defilati) del periodo guerra in Iraq del 2003, ma, penso, a un livello più grave.

    • Ottimo paragone. La NATO si sta sfrangiando. Con la sconfitta elettorale del centro-sinistra e centro-destra in Spagna, quest’autunno, il trionfo dei nazionalisti scozzesi che potrebbero costringere i laburisti a un governo di minoranza, a maggio, e Turchia+Egitto che vanno con Putin, direi che la NATO è spacciata: un morto che cammina.

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