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Il Grande Rinascimento Umano – Automazione, Utopia e Tradizione

Il Grande Rinascimento Umano – Automazione, Utopia e Tradizione

Se invece di guardare al futuro ci rivolgiamo al passato, vediamo che il problema economico, la lotta per la sussistenza, è sempre stato, fino a questo momento il problema principale, il più pressante per la razza umana: anzi, non solo per la razza umana, ma per tutto il regno biologico dalle origini della vita nelle sue forme primitive. Pertanto la nostra evoluzione naturale, con tutti i nostri impulsi e i nostri istinti più profondi, è avvenuta al fine di risolvere il problema economico. Ove questo fosse risolto, l’umanità rimarrebbe priva del suo scopo tradizionale. Sarà un bene? Se crediamo almeno un poco nei valori della vita, si apre per lo meno una possibilità che diventi un bene. Eppure io penso con terrore al ridimensionamento di abitudini e istinti dell’uomo comune, abitudini e istinti concresciuti in lui per innumerevoli generazioni e che gli sarà chiesto di scartare nel giro di pochi decenni. Per adoperare il linguaggio moderno, non dobbiamo forse attenderci un ‘collasso nervoso’ generale’? …Per la prima volta dalla sua creazione, l’uomo si troverà di fronte al suo vero, costante problema: come impiegare la sua libertà dalle cure economiche più pressanti, come impiegare il tempo libero che la scienza e l’interesse composto gli avranno guadagnato, per vivere bene, piacevolmente e con saggezza. … Per ancora molte generazioni l’istinto del vecchio Adamo rimarrà così forte in noi che avremo bisogno di un qualche lavoro per essere soddisfatti. Faremo, per servire noi stessi, più cose di quante ne facciano di solito i ricchi d’oggi, e saremo fin troppo felici di avere limitati doveri, compiti, routines. Ma oltre a ciò dovremo adoperarci a far parti accurate di questo ‘pane’ affinché il poco lavoro che ancora rimane sia distribuito tra quanta più gente possibile. Turni di tre ore e settimana lavorativa di quindici ore possono tenere a bada il problema per un buon periodo di tempo. Tre ore di lavoro al giorno, infatti, sono più che sufficienti per soddisfare il vecchio Adamo che è in ciascuno di noi.

John Maynard Keynes, Prospettive economiche per i nostri nipoti, 1928

In una fase più elevata della società …, dopo che è scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto fra lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!

Karl Marx, Critica del Programma di Gotha, 1875

Nikola Tesla, nel 1926

Nikola Tesla, nel 1926

5 febbraio 2015, ore 17:30, Trento, Biblioteca di via Roma, Sala degli affreschi

Presentazione di Un mondo dove tutto torna, di Nicola Sordo, Raccolto Edizioni , 2014.

Scrive Nicola Sordo: “Chiedevo agli anziani di raccontarmi la vita di un tempo, il paese, la gente, e siccome avevo appena finito gli studi di Agraria abbiamo cominciato parlando di agricoltura, ma non quella di oggi, quella di quel tempo in cui tutti erano contadini, il tempo della civiltà contadina e dell’economia di sussistenza. In quelle voci ho trovato un tesoro, il tesoro era nelle loro parole, era il “cosa” e anche il “come”, quello che raccontavano e come lo raccontavano, due cose che fanno parte di una sola”.

L’autore dialogherà con Stefano Fait e Giovanni Kezich (direttore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina)

Link all’evento.

Recensione su FuturAbles a cura di Roberto Maestri.

Quel che segue è, grosso modo, il succo del mio intervento.

Di questi tempi, per recuperare un fortunato aforisma marxista, “tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria e tutto quel che è sacro è profanato”.

Ci guardiamo alle spalle con nostalgia, volgiamo lo sguardo in avanti con trepidazione.

Non potrebbe essere diversamente: è quel che accade nelle epoche di transito.

Tanto più che tutto lascia intendere che questa transizione sarà molto più memorabile e sconvolgente delle altre.

Un ancien régime sta cedendo il posto a un nuovo ordine, non senza opporre resistenza e minacciare di trascinare tutto quanto con sé nell’abisso dell’oblio: “dopo di me il Diluvio!” (The Great Human Renaissance – Towards a New World Order, FuturAbles, 9 gennaio 2015; La Grande Trasformazione del 2015-2016: due scenari, FuturAbles, 24 aprile 2014).

“CREDIMI, NON SEI UNO SCHIAVO. ORA TORNA AL LAVORO” 

L’1% più ricco dell’umanità possiede la metà delle ricchezze mondiali. L’80% più povero possiede il 5,5% delle ricchezze mondiali. 80 magnati (plutocrati) possiedono quanto 3,5 miliardi di persone (Half global wealth held by the 1%, Guardian, 19 gennaio 2015).

La corda si spezzerà, più prima che poi.

L’abolizione della schiavitù e della servitù della gleba hanno avuto luogo tra la prima (vapore) e la seconda (elettricità) rivoluzione industriale.

L’abolizione del lavoro salariato (e della previdenza sociale)sarà conseguente al passaggio dalla terza (informatica) alla quarta (automazione-energia illimitata) rivoluzione industriale (scala di Kardašëv).

Questa è una delle più importanti intuizione dell’antropologia (Leslie E. White, Energy and the evolution of culture, American Anthropologist, 45 (3), Jul-Sep 1943). La sviluppo nella restante parte dell’articolo.

Pertanto, piuttosto paradossalmente, grazie a un poderoso balzo in avanti, avremo la possibilità di recuperare quel che di buono abbiamo lasciato indietro e che Nicola Sordo ha molto ben compendiato nel suo prezioso e magnificamente accessibile studio etnografico:

Non si vuole paragonare passato e presente, meglio questo o meglio quello, è necessario evitare la dicotomia meglio/peggio. Tanti cambiamenti sono stati indubbiamente positivi ed alcuni aspetti della vita di un tempo è bene che siano stati superati. Qui non si vuole nemmeno affermare che dobbiamo tornare indietro per vivere come una volta. Piuttosto qui si vuole analizzare una società, quella da cui proveniamo, ricca di esperienze e saperi ancora utili, e ci si chiede come mai non abbiamo tenuto le cose buone del passato (Nicola Sordo, op. cit., p. 15).

mietitrebbiatrici automatizzate, droni intercettabili, intelligenze artificiali con un ottimo senso dell'umorismo: Interstellar ci mostra un futuro tecnologicamente avanzato ma energeticamente statico

mietitrebbiatrici automatizzate, droni intercettabili, intelligenze artificiali con un ottimo senso dell’umorismo: Interstellar ci mostra un futuro tecnologicamente avanzato ma energeticamente statico

RITORNO AL FUTURO

Il progresso tecnologico sta subendo una repentina accelerazione (Stampante 3D, per la prima volta un’auto creata in diretta; Basso consumo e forma libera: dalla stampa 3D la casa del futuro; Stampanti 3D: Barilla e la pasta del futuro; Le auto-robot tedesche al Ces di Las Vegas: guidano e parcheggiano da sole; Display flessibili a base grafene; Arrivano le coccinelle-robot: è questo il futuro dell’agricoltura?; Robot e droni: l’agricoltura del futuro sarà così; Robotica nel vigneto il futuro è già qui; Virgil, nasce in Piemonte il robot che guiderà i turisti nei musei; Medicina, il medico adesso è un robot; Solarino, al mare col robot ad energia solare).

Entro 10, massimo 20 anni – salvo improvvise accelerazioni dovute a invenzioni, innovazioni, contingenze storiche “impreviste” – quasi il 50% dei posti di lavoro in Europa e negli Stati Uniti potranno essere sostituiti da robot e algoritmi (Oxford Martin School study shows nearly half of US jobs could be at risk of computerisation, 18 settembre 2013; Robots could take half of jobs in Germany, Local, 23 luglio 2014; Report claims a third of UK jobs at risk from robots, Guardian, 11 novembre 2014; Disoccupazione tecnologica: che cos’è? Ecco il risultato del progresso, Forexinfo, 11 agosto 2014).

Le prime avvisaglie si sono già fatte sentire. Oggi oltre il 50% degli utenti di internet non è umano: locomotive, satelliti, telecamere a circuito chiuso, droni, algoritmi per speculazioni borsistiche, stampanti 3d, sensori/misuratori/monitoratori, serrature digitali, ecc. (The age of impossible, anticipating discontinuous futures: Jacques Vallée at TEDxGeneva, 2013).

Questa sarà la questione sociale primaria del nostro tempo (Disoccupazione di massa: corsa contro le macchine? Fatto Quotidiano, 8 settembre 2014).

La gente comune potrà cogliere l’opportunità offerta da questa rivoluzione (es. assicurandosi che l’automazione sia open source, cioè anti-monopolistica e autenticamente democratica: Harvard releases its DIY soft robotics toolkit) e spazzare via il precariato, i lavori servili, l’organigramma piramidale delle nostre società (H&M a Trento vs. Salewa a Bolzano: moda etica, consumo critico, WazArs, 21 ottobre 2015).

Oppure si farà soggiogare ancora più capillarmente, finendo per vivere in una società distopica come Nea So Copros, oppure Continuum (Città smart o città viva?, FuturAbles, 30 luglio 2014).

Quando le macchine faranno tutti i lavori poco dignitosi, pericolosi e molesti, potremo dedicarci a quel che più ci aggrada: turismo, lettura, amore, sport e giochi di ogni genere, manualità creativa, riscoperta della natura, della sua fondamentale importanza per la nostra psiche, riscoperta di tempi e saperi più naturali e più umani, riscoperta della sfera della convivialità, dell’ospitalità, della relazione interpersonale più profonda.

Ciò segnerà la fine dell’era dell’accumulo materiale e del consumo compulsivo, usa e getta, dell’insana obsolescenza programmata, che è un virus della mente e dell’economia.

Un vero e proprio “mondo dove tutto torna”: le virtù del passato (che, come già detto, sono molto ben descritte nel libro di Nicola Sordo) coniugate con quelle del presente (maggiore tolleranza, apertura, curiosità, empatia):

Una volta era diverso, oggi consumi cose molto più velocemente. In una casa di montagna una sedia dura una vita, un tavolo dura due generazioni, nessuno si immaginava di cambiare una cosa se non aveva finito il suo ciclo di vita. Non eravamo ancora nel periodo del consumo, nell’età del consumismo, non era importante consumare perché il commercio avesse un frutto, un guadagno (Rino, intervistato da Nicola Sordo, ibid., p. 158).

ABOLIZIONE DEL DENARO

Il denaro, che da utilissimo mezzo è diventato un intossicante fine, cesserà di esistere, e con lui le tasse.

Infatti abbiamo bisogno di soldi per soddisfare i nostri bisogni primari ma, in combinazione con nuovi metodi di sfruttamento dell’energia (Michael C.H. McKubre, A Russian Experiment: High Temperature, Nickel, Natural Hydrogen, 15 gennaio 2015; Parkhomov E-Cat replication experiment (December 2014); Olga Dmitriyeva, Garret Moddel, Test of zero-point energy emission from gases flowing through Casimir cavities, Physics Procedia 38, 8–17, 2012 – U.S. Patent 7,379,286 “Quantum Vacuum Energy Extraction”, Univ. of Colorado, Boulder; Kirk Sorensen, Thorium can give humanity clean, pollution free energy, TEDxColoradoSprings, 11 ottobre 2014), l’automazione azzererebbe il costo del lavoro e della vita.

Come nel film Interstellar, le macchine arerebbero la terra, seminerebbero, raccoglierebbero e macinerebbero i cereali, cuocerebbero il pane e lo porterebbero al negozio (o a domicilio). Chi ama fare il contadino, il mugnaio, il panificatore, l’autotrasportatore, il riparatore di robot, potrebbe continuare a farlo, ma per diletto e non più perché costretto a farlo da un sistema antiquato che sarà giudicato immorale, alla stregua dello schiavismo.

Man mano che questo sistema si estenderà ad altre cose avremo bisogno di sempre meno soldi. Quando tutto sarà automatizzato i soldi saranno diventati superflui, cesseranno di avere una qualsiasi utilità, se non per i collezionisti.

Il denaro è solo uno strumento che facilita gli scambi di lavoro (energia). Quando non sarà più necessario il lavoro umano, il denaro non soddisferà più alcuno scopo e l’annosa questione su come procurarsi di che vivere non si porrà più: tutto sarà gratuito.

Il nostro compito successivo sarà quello di inventarci qualcosa da fare per non stare in panciolle.

Per alcuni (i creativi, gli esploratori, nell’accezione più ampia del termine) non sarà certo un problema, anzi. Per la maggior parte delle persone sarà invece un travaglio. Molti potrebbero anche scegliere di togliersi la vita o di toglierla ad altri, non essendo mentalmente preparati a una trasformazione così radicale del senso dell’esistenza.

C’era chi raccontava storie, c’era uno che lo chiamavano Polìti, era da Lamon, raccontava storie magari di un mese, perché intanto prendeva la minestra alla sera, che andava nella stalla a raccontar storie, e dopo dormiva nel fienile, e la mattina dopo andava a lavorare e la sera tornava a raccontar storie, e intanto viveva…era intelligentissimo, raccontava storie lunghe lunghe…sapeva raccontarle, aveva una cantilena tanto bella e restavano lì con la bocca aperta, sia i giovani che i vecchi (Dante, intervistato da Nicola Sordo, ibid., p. 162).

COLLASSO DEMOGRAFICO E INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE

Saremo comunque molti di meno, perché la demografia umana cresce solo laddove c’è povertà.

Già adesso 23 stati indiani su 29 hanno raggiunto un tasso di crescita zero (India struggling to achieve total fertility rate of 2.1 per cent, The Economic Times, 11 luglio 2014).

Il Sudamerica si trova ad affrontare un calo demografico in paesi come il Brasile e il Cile e la rapidità della contrazione del tasso di fertilità continentale è stata doppia rispetto ad Europa e Stati Uniti (che sono già in deficit) (Autumn of the patriarchs, The Economist, 1 June 2013).

Un fenomeno analogo, e altrettanto sorprendente, riguarda il mondo musulmano (David Ignatius: A demographic shift in the Muslim world, The Washington Post, 8 febbraio 2013).

In Cina alcuni ricercatori stanno invitando i loro concittadini a realizzare un baby boom, visto che il tasso di fertilità è sceso fino alla modesta media europea (Baby Boom or Economy Bust: Stern Warnings About China’s Falling Fertility Rate, Wall Street Journal, 2 settembre 2014).

Solo l’Africa sub-sahariana spinge in alto la demografia globale, ma riuscirà a farlo ancora per poco (Bye-Bye, Baby, The New York Times, 4 aprile 2014). Secondo i demografi dell’ONU il 2014 potrebbe essere stato l’anno del picco di nascite (Hans Rosling, 4 maggio 2014). Da qui in poi è tutto in discesa.

Tuttavia l’implosione popolazionale non sarà un problema se l’innovazione tecnologica ci consentirà di rivoluzionare la nostra civiltà.

Ci sarà più tempo da dedicare agli anziani e ingenti risorse finanziarie e tecnologiche per mantenerli attivi.

In un mondo a costo del lavoro zero e disponibilità energetica illimitata la scarsità non esiste e la competizione è rilassata e virtuosa, non sociopatica (somma zero: mors tua vita mea / chi vince piglia tutto).

È un mondo mite, che non si accanisce contro i deboli.

Un mondo in cui esistono tempi e modi per riappropriarci del nostro saper fare le cose, senza motivazioni strettamente utilitarie:

Dobbiamo liberare l’artigianato dall’oppressione di regole e politiche che lo deprimono e lo fanno morire, quasi scientemente. Le nostre mani non sono state fatte solo per schiacciare dei tasti o per strisciare i polpastrelli sul vetro di un telefono. In ogni comunità bisognerebbe mettere in piedi un laboratorio di educazione manuale per i bambini e i ragazzi, un centro di aggregazione dove gli esperti locali possano insegnare ai più giovani a scoprire l’uso delle loro mani (Nicola Sordo, ibid., pp. 162-163).

UN NUOVO PENSIERO ECONOMICO ADATTO AL VENTUNESIMO SECOLO

I due poteri-chiave, quelli dell’energia e dell’informazione, sono in via di democratizzazione, per diffusione trasversale (La terza rivoluzione industriale. Il futuro secondo Jeremy Rifkin; Future of Cars is portable Nuclear Reactor [LENR] not EV; Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet).

Le stampanti 3d ci consentiranno di crearci le nostre cose quando ci servono: è dare alle persone la possibilità di fare quel che vogliono, nella forma desiderata, su misura per le proprie esigenze (Robox inventor hopes 3D printing will help everybody become a maker, Guardian, 9 gennaio 2015).

La produzione essenziale sarà in mano alle macchine e quella creativo-espressiva impegnerà le nostre giornate.

L’umanità non dovrà occuparsi delle macchine e le macchine non ficcheranno il naso nelle faccende umane, se impediremo a una cricca di psicopatici di usarle contro di noi (Ecco le persone più altruiste del mondo: gli “anti-psicopatici”, Wired, 29 settembre 2014).

Atomizzazione, anomia, alienazione diventeranno mali del passato, di una “modernità” ormai sorpassata.

Questa è ricchezza, questo abbassa l’ansia, questo dà tranquillità alla gente: sapere che in caso di aiuto non siamo individui soli e abbandonati in una comunità di individui scollegati tra loro (Nicola Sordo, ibid., p. 175).

Il progresso tecnologico continuerà a far salire il tasso di disoccupazione strutturale (incomprimibile e già ora insostenibile), finché non saremo costretti a cambiare modo di pensare e di vivere. La dimensione di sfruttamento del capitalismo svanirà e resterà quella del proficuo investimento tecnologico, ambientale e ludico. Finché il denaro non sarà diventato inutile, ciascun essere vivente riceverà un sussidio universale garantito che gli consentirà di vivere più che dignitosamente e mettere a frutto le sue potenzialità.

Poiché le risorse saranno illimitate, il crimine non pagherà (letteralmente), perché nessuno avrà più bisogno di rubare per possedere.

Se le macchine diventeranno autocoscienti potranno soddisfare per conto loro le proprie esigenze, senza curarsi di noi.

Non dobbiamo mai dimenticarci che la lotta per la vita e la supremazia non ha più senso in un regime di sovrabbondanza, e le macchine lo sapranno.

Una macchina non ha brame, capricci, vizi: non è un essere umano e non è necessario che lo diventi.

Il pensiero economico contemporaneo è articolato intorno al criterio della scarsità.

Automazione ed energia sovrabbondante manderanno in pensione Adam Smith, Karl Marx, Friedman, Keynes, decrescisti, ecc.

Un regime di scarsità favorisce una minoranza che detiene il potere ed è perciò intrinsecamente oligarchico e totalitario, un regime di abbondanza è invece intrinsecamente democratico.

Nessuno può morire di fame in un mondo in cui le macchine si occupano di vitto, alloggio, distribuzione, produzione ed erogazione di energia. Nessuno deve prostituire il proprio corpo, la propria mente, la propria coscienza.

Il concetto stesso di proprietà privata di oggetti sostituibili diventa inapplicabile, vacuo, futile.

In una civiltà che ha superato il vincolo della scarsità, la creatività umana (illimitata) diventa il fattore decisivo, perché l’esclusività di un oggetto discende dalla sua irriproducibilità.

In una società dell’abbondanza (di energia, di lavoro a costo nullo, di creatività finalmente espressa e compiuta) essere materialmente ricchi non ha più senso; essere servi/dipendenti è una scelta masochistica di persone intimidite dalla libertà.

La civiltà dell’abbondanza è l’habitat dei creativi, dei visionari, dei curiosi e delle persone con spirito imprenditoriale: Io sono il padrone del mio destino: Io sono il capitano della mia anima (W.E. Henley).

Mangiare le erbe, bere le erbe, immaginare le sostanze che prese dalla terra, dalle radici delle piante, attraversano il nostro corpo. Mangiare la montagna, bere la montagna. Sedersi su un prato, guardare la montagna e sapere che abbiamo il sedere appoggiato sopra qualcosa di prezioso (Nicola Sordo, ibid., p. 81).

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About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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