Home » ArcaNova - migliori prassi sociali e politiche » No ai seminatori di zizzania, istigatori di paura, fomentatori di scontri di inciviltà
No ai seminatori di zizzania, istigatori di paura, fomentatori di scontri di inciviltà

No ai seminatori di zizzania, istigatori di paura, fomentatori di scontri di inciviltà

Todd, analizzate le mappe sulla partecipazione alle manifestazioni dell’11 gennaio dopo la carneficina nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo e all’ hyper cacher ebraico, arriva alla conclusione che a sfilare è stata la Francia retrograda e reazionaria. Nei cortei c’era, secondo l’autore, il blocco egemone MAZ, acronimo che sta per classe Media, persone Anziane e cattolici Zombie, il cui capo è il presidente della Repubblica François Hollande. Un blocco che non si batte per l’uguaglianza, caposaldo della République, ma per l’esclusione delle categorie svantaggiate, operai e musulmani, che infatti erano assenti dalle sfilate. Secondo Emmanuel Todd è proprio «l’ostilità del gruppo dominante verso l’Islam che produce l’aumento dell’antisemitismo tra i dominati musulmani».

Emmanuel Todd: “Charlie Hebdo è reazionario”, l’Espresso,  14 maggio 2015

La nostra vita non è nostra, da grembo a tomba, siamo legati ad altri, passati e presenti, e da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro

Sonmi~451, Cloud Atlas

Quali che siano le forze dietro a questi attacchi, i loro sforzi sono mirati a seminare la discordia e generare un nuovo conflitto culturale

Ahmet Davutoglu, ministro degli esteri turco, Paris Terror Attack an Attempt to Escalate Islamophobia, Sputnik News, 9 gennaio 2015

Questa è una lotta globale che richiede una vasta offensiva contro le forze dell’Islam radicale attraverso il mondo. La libertà deve avere la meglio, ma perché ciò accada, noi dobbiamo affrontarlo assieme e combatterlo assieme.

Benjamin Netanyhu, Netanyahu appelle à une “large offensive”, Le Figaro, 9 gennaio 2015

Ebrei di Francia ed ebrei d’Europa: lo Stato di Israele è la vostra casa.

Benjamin Netanyhu, Adnkronos, 10 gennaio 2015

La convinzione di essere fatto di una pasta superiore, di essere detentori della prerogativa di guardare i comuni mortali dall’alto (molto in alto), è il modo più sicuro di sabotare le proprie difese intellettuali e farle vacillare al minimo spiffero d’aria…”Crittare il razzismo per renderlo invisibile e socialmente accettabile”, è così che Thomas Deltombe definisce la funzione dell’islamofobia, descritta anche come una “macchina per la raffinazione del razzismo greggio”. Entrambe le formule vi si adattano come un guanto. Smontate dai vostri destrieri quando i vostri detrattori usano parole severe al vostro indirizzo.

Olivier Cyran, ex collaboratore di Charlie Hebdo licenziatosi a causa dell’atmosfera d’intolleranza e islamofobia all’interno della redazione negli anni successivi al 9/11 (da « Charlie Hebdo », pas raciste ? Si vous le dites…, Article11, 5 dicembre 2013).

B63ZfwCIEAAIbyLIn questi giorni anche la Turchia è sotto attacco terroristico, ma la cosa non sembra interessare particolarmente ai nostri media.

Peccato, perché sarebbe utile ricordare che i musulmani (incluso il poliziotto francese freddato dai terroristi), sono di gran lunga le principali vittime del fondamentalismo islamico, ragione per cui la stragran parte degli arabi musulmani si è schierata contro ISIS.

L’Islam ha un problema, non è il problema.

Un problema (il fascismo) che abbiamo dovuto affrontare anche noi, nel nostro percorso di modernizzazione.

Possiamo aiutare il mondo islamico a superarlo nella maniera meno dolorosa possibile, oppure possiamo credere alle soluzioni rambesche, aggravando la gangrena islamo-fascista, com’è successo in Iraq, in Afghanistan, in Somalia, in Mali, in Nigeria, in Pachistan, nello Yemen, in Libia, in Siria e in tutti quei paesi in cui abbiamo scelto la via estremista, facendo naturalmente il gioco degli estremisti. La guerra è un racket e a qualcuno ci ha lucrato.

OCCIDENTALISMO

10898249_10202957350728664_3622808881439471512_nSempre in questi giorni sono tornate di moda asserzioni del tipo: “Occorre che chi vive in Occidente ne accetti i valori fondanti di libertà ed uguaglianza”.

Allora come la mettiamo con i militanti delle destre xenofobe occidentali? Gente che considera i musulmani colpevoli (di essere tali) finché non dimostrano la loro innocenza dissociandosi da se stessi (Attentati Francia, circolare ai presidi del Veneto: “I genitori degli studenti musulmani condannino la strage”, Huffington Post, 9 gennaio 2015).

Come la mettiamo con le razzie terzomondiste delle nostre multinazionali, con l’uso ricattatorio del debito e delle speculazioni valutarie, con le guerre “umanitarie”, le campagne di corruzione dei decisori politici ed economici del resto del mondo?

L’Occidente ha accettato e assimilato i suoi “valori fondanti”?

Finché ci riterremo più civilizzati di quel che realmente siamo continueremo anche a credere agli “scontri di inciviltà” e la guerra (che è un racket) non avrà mai fine.

Non dobbiamo ripiegarci in un ingiustificato senso di superiorità – tipico vizio della sinistra – che possa essere strumentalizzato da chiunque ritenga che esiste un unico modo di essere musulmano e che questo modo è incompatibile con la laicità e una presunta “occidentalità” (esiste un unico modo di essere occidentali?).

Quello è un mito etnico e i miti etnici amalgamano, confondono, agglutinano, omologano tutto e tutti, trasmutando le diversità dei singoli in una melma indistinta.

Islamisti e islamofobi sono molto più simili di quello che vorrebbero ammettere. Sono degli ipersemplificatori: le loro menti, sovrasollecitate, vanno fuori giri quando la realtà si fa eccessivamente complessa.

B7BgcVfCUAA100JI miti islamofobi e islamisti non sono più veri di quelli costruiti intorno agli ebrei (o ai cinesi, meridionali, gay, donne, ecc.) e sminuisce le sofferenze di milioni di nostri concittadini musulmani che ogni volta che accadono cose del genere devono subire le rappresaglie verbali (e non solo: finora sono stati segnalati 15 attacchi a moschee in Francia ) dei loro concittadini non-musulmani, pur essendo innocenti. A meno che l’essere musulmani non sia considerato una colpa: ma il crederlo è segno di immaturità morale e cognitiva, a mio avviso (è una forma di razzismo).

I musulmani non sono responsabili dei crimini di alcuni che si professano musulmani.

Gli ebrei non sono responsabili dei crimini commessi dal governo israeliano (Israele: un monito per l’umanità, FuturAbles, 21 luglio 2014).

I trentini non sono responsabili della morte di Daniza (L’alba del pianeta degli orsi e l’impero dei lupi – fobie, ingenuità, fanatismi, diritti e un po’ di buon senso, FuturAbles, 23 agosto 2014).

I musulmani europei non sono un corpo estraneo in questo continente. Farlo credere è nell’interesse di chi, dall’alto, ha tutto da guadagnare nel dividere i popoli e le culture. Divide et impera.

Milioni di musulmani vivono l’Islam come una sorgente di elevazione spirituale e morale, come una filosofia che insegna loro la probità, la solidarietà, il rispetto dell’altro, l’apertura all’altro e la ricerca di una sapienza universale. Perché la loro via dev’essere giudicata come erronea? Perché tendiamo a credere che la modernità e l’Islam sono antitetici, che se esiste l’una non ci può essere l’altro e vice versa?

Questa è una nostra credenza superstiziosa negata dai summenzionati milioni di musulmani che interpretano la loro fede violando i nostri schematismi, preconcetti e pregiudizi. Forse se li conoscessimo meglio, se li frequentassimo e arrivassimo a capire meglio chi sono, invece di fare di tutte le erbe un fascio…

B7ABtvVIAAAkV2j

“JE SUIS CHARLIE”

Invece siamo degli specialisti nella produzione industriale di slogan, scorciatoie cognitive e capri espiatori.

Tutti devono essere Charlie Hebdo. Chi non condivide il mantra o non ha capito o ha qualcosa da nascondere.

Siamo forse diventati dei borg?

leonardo_vitruvianoMa io non sono musulmano, non sono Charlie Hebdo, non sono cristiano, non sono ateo, non sono antisemita, non sono islamofobo, non sono questo, non sono quello o quell’altro.

Ho il pieno, completo, inalienabile diritto di continuare a NON essere quello che la società vuole che io sia.

Ho il pieno, completo, inalienabile diritto di continuare a esprimere le mie opinioni sugli eventi correnti senza conformarmi a chi condanna il silenzio, il dissenso e lo scetticismo come psicoreati, atti di alto tradimento nei confronti dell’unica Civiltà con la maiuscola.

Attendiamo ancora l’hashtag “siamolibici” in solidarietà verso un popolo che abbiamo bombardato da fascisti una prima volta e poi un’altra volta da democratici, abbandonandolo al caos dei signori della guerra.

Anche l’hashtag “siamotuttinubendimassacratidaundrone” non sarebbe male.

Però pare che certi automatismi scattino solo in specifiche occasioni (es. Kony 2012), quando l’apparenza sembra particolarmente ingannevole e manipolativa.

In Italia, dove la satira viene censurata sistematicamente, la condivisione del meme è ancora più grottesca.

10404510_10202957258846367_3812974151101530087_n

LA GUERRA

C’è uno spirito marziale nell’aria. La permanente Guerra al Terrore si riaccende. Dopo tutto, “la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”.

Facciamo attenzione agli eventi dei prossimi mesi. Questa situazione potrebbe essere impiegata per realizzare un’escalation bellica, a partire dal Medio Oriente (Iraq e Siria).

Non dobbiamo cadere nella trappola dello scontro di civiltà confezionato ad arte (Scontro di inciviltà o incontro di civiltà? Armageddon o Pace?, WazArs, 13 gennaio 2015).

La stragrande maggioranza dei musulmani è ostile a ISIS-Al Qaeda.

Non è pertanto materialmente possibile avere uno scontro di civiltà, salvo che su un set di Hollywood o nei propri incubi (che sono finzioni, non la realtà).

Se qualcuno desidera una terza guerra mondiale contro gli islamisti e intende usarla per violare i diritti dei nostri FRATELLI e SORELLE musulmani/e io mi opporrò, ma senza odio.

Chi odia perché è spaventato non mi fa paura, ma tenerezza.

Chi odia perché è spaventato non merita il mio odio, ma un esempio diverso.

E poi quando vennero per me mi voltai e mi guardai intorno, non era rimasto più nessuno…

LA SATIRA

Infine un accenno alla questione della libertà di espressione (Charlie castigat ridendo mores, FuturAbles, 10 gennaio 2015).

320px-SineSapete chi è questo signore?
Un disegnatore satirico che ha lavorato per Charlie Hebdo fino al 2008.
Poi sapete cos’è successo?
L’hanno licenziato!
Come mai?
Per una vignetta che giudicata antisemita daun giornalista, Claude Askolovitch.
L’editore ha preteso una lettera di scuse. Siné ha risposto: “piuttosto mi taglio i coglioni” (sic!).

Licenziato (con buona pace dei replicatori di “Je suis Charlie”).

È il 2008 quando lo stesso si lascia andare a gravissime allusioni nei confronti del primogenito di Sarkozy, Jean, che appare intenzionato a convertirsi all’ebraismo. “Degno di figlio di papà, Jean ha annunciato di voler sposare la sua fidanzata, un’ereditiera ebrea. Farà strada nella vita, il piccolo!” scrive Siné. Le sue parole accendono la miccia. La redazione è spaccata tra chi vuole indulgere e chi invece propende per la linea dura. Vincono i secondi e si decide per il licenziamento. Pochi mesi e Siné darà vita a una nuova pubblicazione, Siné Hebdo, scimmiottando nel nome il suo antico amore. – See more at: http://moked.it/blog/2015/01/08/quando-charlie-scherza-con-gli-ebrei/#sthash.j2VIQFhp.dpuf

È il 2008 quando lo stesso si lascia andare a GRAVISSIME (sic!) allusioni nei confronti del primogenito di Sarkozy, Jean, che appare intenzionato a convertirsi all’ebraismo. “Degno di figlio di papà, Jean ha annunciato di voler sposare la sua fidanzata, un’ereditiera ebrea. Farà strada nella vita, il piccolo!” scrive Siné. Le sue parole accendono la miccia. La redazione è spaccata tra chi vuole indulgere e chi invece propende per la linea dura. Vincono i secondi e si decide per il licenziamento. Pochi mesi e Siné darà vita a una nuova pubblicazione, Siné Hebdo, scimmiottando nel nome il suo antico amore (moked, 8 gennaio 2015).

È il 2008 quando lo stesso si lascia andare a gravissime allusioni nei confronti del primogenito di Sarkozy, Jean, che appare intenzionato a convertirsi all’ebraismo. “Degno di figlio di papà, Jean ha annunciato di voler sposare la sua fidanzata, un’ereditiera ebrea. Farà strada nella vita, il piccolo!” scrive Siné. Le sue parole accendono la miccia. La redazione è spaccata tra chi vuole indulgere e chi invece propende per la linea dura. Vincono i secondi e si decide per il licenziamento. Pochi mesi e Siné darà vita a una nuova pubblicazione, Siné Hebdo, scimmiottando nel nome il suo antico amore. – See more at: http://moked.it/blog/2015/01/08/quando-charlie-scherza-con-gli-ebrei/#sthash.j2VIQFhp.dpuf

La “forza di grevità” del nostro tempo ci sta appiattendo (Freedom, art…and bullying – on Charlie Hebdo, satire and Euro-Muslims, WazArs, 14 gennaio 2015).

La “satira” tipica del Charlie Hebdo post-11 settembre, puerilmente scatologica e francamente razzista ai danni di minoranze che già non se la passano bene (facile fingere che così non sia, quando non ci si è mai trovati al posto di chi subisce le offese del mondo) non aiuta la società a esaminarsi criticamente e migliorare se stessa. La abbrutisce, come sempre succede quando si usa il randello invece dell’immaginazione e della creatività. Quanti lepenisti che ora indossano orgogliosamente la maglietta “Je suis Charlie” per poter sdoganare i propri sentimenti razzisti sanno che la rivista li ha equiparati graficamente a degli escrementi?

Una civiltà matura è una civiltà che apprezza il tatto, la sensibilità, la mitezza, la comprensione, il dialogo.

Tutte virtù graziosamente trascurate dal feroce antisemita Voltaire.

Benché un diritto a non sentirsi offeso sia un’assurdità logica e morale, si può comunque fare satira anche senza risultare sempre rozzi, scurrili e verbalmente-simbolicamente violenti e oppressivi.

Ciò richiede maggiore creatività, fantasia, sforzo, ma non dovrebbe essere un ostacolo insuperabile e soverchiante se uno è autenticamente talentuoso, un artista fatto e finito, e non solo un tizio che si definisce tale senza necessariamente esserlo.

10431480_10202957333488233_7340777950438959372_n

In seno a una democrazia organizzata come quella degli Stati Uniti si trova un solo potere, un solo elemento di forza e di successo, e nient’altro. In America, la maggioranza traccia intorno all’opinione un cerchio formidabile. All’interno di questo limite lo scrittore è libero; ma guai a lui se osa varcarlo. Non già che abbia da temere un autodafé, ma è esposto a ripulse d’ogni genere e a persecuzioni quotidiane. La carriera politica gli è preclusa: egli ha offeso l’unica autorità che avrebbe la facoltà di aprirgliela. Gli viene negato tutto, anche la gloria. Prima di rendere pubbliche le sue idee credeva di avere dei sostenitori; ora che si è rivelato a tutti, gli pare di non averne più: chi lo biasima si esprime ad alta voce, mentre chi la pensa come lui, senza avere il suo coraggio, tace e si allontana. Alla fine cede, si piega sotto gli sforzi quotidiani e rientra nel silenzio, come se provasse il rimorso di avere detto il vero… Catene e boia: ecco i rozzi strumenti che un tempo usava la tirannide; oggigiorno la civiltà ha perfezionato financo il dispotismo, che pure sembrava non avere più nulla da imparare. I principi avevano, per così dire, materializzato la violenza; le repubbliche democratiche dei giorni nostri l’hanno resa intellettuale, come volontà umana che essa vuole costringere. Sotto il governo assoluto di uno solo, il dispotismo, per arrivare all’anima, colpiva duramente il corpo e l’anima, sfuggendo a quei colpi, si librava gloriosa sopra di quello; ma nelle repubbliche democratiche non è così che si comporta la tirannia: essa tralascia il corpo e va dritta all’anima. Il padrone non dice più: “Pensate come me o morrete”, ma dice: “Siete liberi di non pensare come me; la vostra vita, i vostri beni, tutto resta a voi; ma d’ora in poi sarete stranieri fra noi. Manterrete i vostri diritti civili, ma essi vi saranno inutili, perché se solleciterete il voto dei vostri concittadini, non ve lo concederanno, e se richiederete soltanto la loro stima, fingeranno ancora di rifiutarvela. Resterete fra gli uomini ma perderete i vostri diritti all’umanità. Quando vi accosterete ai vostri simili, vi eviteranno come esseri impuri, e perfino coloro che credevano alla vostra innocenza vi abbandoneranno per timore di essere a loro volta evitati. Andate in pace, vi lascio la vita, ma sarà una vita peggiore della morte.

Alexis de Tocqueville, “Dell’onnipotenza della maggioranza negli Stati Uniti e dei suoi effetti – Del potere che in America la maggioranza esercita sull’opinione” – daGustavo Zagrebelsky – Fondata sulla cultura – “Il cerchio formidabile” di Tocqueville

Aggiornamenti/updates > google+

https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles/posts

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

Leave a Reply - Cosa ne pensa?

%d bloggers like this: