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Il futuro della regione Trentino-Alto Adige

Il futuro della regione Trentino-Alto Adige

 

10404873_10205248653323207_9049334411592993920_nMolti federalisti europei sembrano aver perso di vista il tradizionale assunto centrale del federalismo, identificato come un sistema politico che consente di combinare i vantaggi dei piccoli Stati con quelli degli Stati più grandi, senza comportare alcuni degli inconvenienti legati a entrambi….gli Stati piccoli tendono a essere isolazionisti, ordinati e ostili alla tirannide. Data la loro limitata gamma di interessi, tendono a contenere le ambizioni, mentre l’attenzione del popolo è rivolta alla prosperità materiale più che alla gloria o alla conquista. A questi vantaggi si accompagnano però gli svantaggi: soprattutto la mentalità ristretta, il campanilismo e la vulnerabilità …Uno Stato esteso ha invece il vantaggio di allargare la mente e suscitare ambizioni tramite una vasta gamma di interessi e la moltiplicazione delle idee.

Larry Siedentop, La democrazia in Europa

La separazione, cioè la co-esistenza senza convivenza. Il pregiudizio del separatismo è che le culture siano e debbano essere identità spirituali chiuse e che le relazioni interculturali nascondano di per sé pericoli di contaminazione o contagio, per la purezza, in primo luogo, della comunità di arrivo, ma anche di quelle in arrivo. Il punto di partenza è, dunque, la paura unita all’insicurezza… La separazione tra le popolazioni è l’unico modo di evitare lo scontro tra realtà inconciliabili, lo “scontro di civiltà”. Noi non cerchiamo contatti con loro e loro non cerchino contatti con noi. L’optimum sarebbe renderci invisibili gli uni agli altri, vivere come se fossimo soli…In America, questa posizione aveva trovato espressione nel motto “separati ma uguali” che per quasi cento anni ha regolato i rapporti tra bianchi e neri negli Stati Uniti. 

Gustavo Zagrebelsky La felicità della democrazia: un dialogo

Il terzo Statuto di Autonomia deve delineare una Regione più europea, più salda, più leggera. L’Assemblea avrà funzioni su questioni strategiche riguardanti rapporti tra Stato e Regione in tema di federalismo; macroregione e rapporti europei; tutela dei diritti di cittadinanza costituzionali e statutari e dunque garante, anche, del processo di coesione tra le sue diverse componenti linguistiche e culturali; raccordo tra le due Province sui temi strategici per lo sviluppo socio-economico del territorio regionale.

Disegno di legge n. 67 – istituzione di una convenzione per la predisposizione del nuovo statuto speciale di autonomia della regione Trentino-Alto Adige, 25 luglio 2013

Cogo, Nardelli, Ferrari, Zeni, Dorigatti, Civico, Rudari, Tommasini, Bizzo, Magnani, Dello Sbarba, Heiss Hans, Bombarda, Lunelli, Anderle, Zanon, Agostini, Panetta, Casna, Muraro, Dallapiccola, Dominici

 

Sono un unionista (Stefano Fait & Mauro Fattor, Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso, Raetia, 2010).
Mi pare evidente che (con)federare popoli e culture sia meglio che separarli/e. Il potere negoziale e l’offerta di servizi di due province separate è inferiore a quello di una regione unita.

Non è necessariamente vero che più piccolo è più libero, più efficiente, migliore.

Un grande ospedale può erogare prestazioni che sarebbero impensabili per una rete di piccoli ospedali. Le Nazioni Unite, la Croce Rossa, Medici senza Frontiere, Amnesty International, Greenpeace, WWF, Fao, Unesco, Oxfam, Save the Children, Reporter senza frontiere, Unicef, Emergency, il CERN, il MIT, le compagnie aeree, la NASA, ecc. sono tutte organizzazioni estremamente grandi che riescono ad assolvere i loro compiti fondamentali solo in virtù delle loro dimensioni e del buon coordinamento tra le parti.

Si può essere uniti e diversi, coniugando sapientemente forze centripete e forze centrifughe, accentramento e decentramento (es. Svizzera, Canada, Mauritius).

L’abolizione della regione sarebbe una sconfitta per tutte le persone che risiedono in questa terra (Boy, we can do so much more together! FuturAbles, 7 February 2014).

Chi vuole sopprimere la regione sostiene che è inutilmente costosa, farraginosa, superflua, politicamente meno legittimata delle due province di Trento e di Bolzano, ostacola l’autodeterminazione delle due province. Meglio due regioni separate con qualche meccanismo di coordinamento e collaborazione interregionale.

I difensori dell’istituzione Trentino-Alto Adige vogliono invece snellirla e rimodellarla, trasformandola in una struttura meno politica e più operativa, uno strumento di raccordo e Alta Rappresentanza che curi i rapporti tra le province e quelli nazionali ed internazionali, la formulazione di accordi, l’attuazione di convenzioni e trattati, la gestione di “acque, infrastrutture, energia, sanità, università-ricerca, sviluppo e servizi comuni” (Progetto Trentino 33).

In questi anni il Trentino, come il vicino Alto Adige, si è costruito una reputazione internazionale di micro-potenza umanitaria. La migliore evoluzione di questo percorso sarebbe la trasformazione della regione Trentino-Alto Adige in una potenza umanitaria tascabile sul modello ginevrino e nordico; una forza di pace, diplomazia, concordia, fratellanza, tra i popoli e tra l’umanità e la natura (Who are the real ambassadors in the 21st century? WazArs, 21 dicembre 2014; Matteo Boato, our cultural ambassador in Putin’s Russia, WazArs, 12 dicembre 2014).

Questo è un futuro altamente desiderabile, un mito nobilitante, un progetto mobilitante (Il Trentino che attende di essere creato, FuturAbles, 26 febbraio 2014).

Il futuro di questa e di altre comunità dipende principalmente dagli ideali dei suoi cittadini e dal loro atteggiamento reciproco, dalla loro condotta di vita (H&M a Trento vs. Salewa a Bolzano: moda etica, consumo critico, WazArs, 21 ottobre 2015).

Che se ne assumano la piena responsabilità, facendoli partecipare alla costruzione della futura regione “glocale” (Elisabetta Curzel, Diventa un islandese! Diventa un trentino! FuturAbles, 8 febbraio 2014).

Il piccolo non è bello in quanto tale, come vuole un retorico slogan; lo è se rappresenta e fa sentire il grande, se è una finestra aperta sul mondo, un cortile di casa in cui i bambini giocando si aprono alla vita e all’avventura di tutti. L’identità autentica assomiglia alle Matrioske, ognuna delle quali contiene un’altra e s’inserisce a sua volta in un’altra più grande. Essere emiliani ha senso solo se implica essere e sentirsi italiani, il che vuol dire essere e sentirsi pure europei. La nostra identità è contemporaneamente regionale, nazionale — senza contare tutte le vitali mescolanze che sparigliano ogni rigido gioco — ed europea; del nostro Dna culturale fanno parte Manzoni come Cervantes, Shakespeare o Kafka o come Noventa, grande poeta classico che scrive in veneto. È una realtà europea, occidentale, che a sua volta si apre all’universale cultura umana, foglia o ramo di quel grande, unico e variegato albero che era per Herder l’umanità.

Claudio Magris, L’identità è una matrioska: somma di incontri e storie, Corriere della Sera, 7 settembre 2009

Il Trentino Alto Adige è pronto a vivere da protagonista la Grande Trasformazione?

Il Trentino Alto Adige è pronto a vivere da protagonista la Grande Trasformazione?

 

 

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About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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