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Esercizi di analisi predittiva (social forecasting) per il periodo 2015-2020
Nostradamus

Esercizi di analisi predittiva (social forecasting) per il periodo 2015-2020

Fare previsioni è un compito arduo, per una serie di ragioni che, mi duole dirlo, vanificano ogni intento profetico (What’s a futurist and how can I get a job like that? Sydney Morning Herald, 18 giugno 2014; Cos’è il social forecasting o anticipazione sociale?, FuturAbles, 18 gennaio 2015).
Se poi parliamo di previsioni finanziarie e geopolitiche in una fase storica in cui le imposture, i bluff e i tradimenti sono all’ordine del giorno, l’impresa diventa quasi disperata.

Una delle competenze necessarie è la capacità di prevedere, analizzare e valutare la retrocausazione del presente, uno dei campi sperimentali più “hot” della fisica: il presente è sovra-determinato dal passato, ma anche dal futuro (The Quantum Mechanics of Fate, Nautilus, 30 gennaio 2014; Jacques Vallée: il nostro futuro determina il nostro presente, FuturAbles, 17 febbraio 2014).

La retrocausazione è anche uno dei pilastri delle scienze sociali contemporanee:

Se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze.

Corollario: Se gli uomini definiscono realistici certi scenari, essi saranno reali nelle loro conseguenze.

Di conseguenza, chi anticipa un particolare evento restringe drammaticamente futuri che dovrebbero restare aperti. Questo perché non esiste una singola “timeline” assegnataci dal Fato: sono infinite, finché non collassano probabilisticamente, risolvendosi in un singolo presente collettivo che è il prodotto della somma delle iniziative individuali e di variabili sulle quali non abbiamo alcun controllo (es. eruzioni vulcaniche, attività solare, mutazione virale, indebolimento del campo geomagnetico, ecc.).

Quando, deliberatamente o inconsciamente, restringiamo l’orizzonte dei futuri, gli effetti possono essere terrificanti – inferno in terra – in un mondo in cui l’istantaneità e l’interdipendenza di cause ed effetti è massima e il risultato viene amplificato dalla nostra cassa di risonanza emotiva (il meccanismo è ben descritto nel film Al di là dei sogni).

Futuri che sembravano impossibili diventano plausibili e poi reali, ci colgono totalmente impreparati e ci inghiottono in gorghi che avremmo potuto eludere, se avessimo appreso le necessarie lezioni:

  • Lehman Brothers soccombe nel giro di un pomeriggio; un suicidio innesca la “primavera araba” che a sua volta destabilizza una regione energeticamente e strategicamente decisiva;
  • uno tsunami giapponese impatta radio-attivamente la West Coast del Nord America;
  • il cambiamento climatico potrebbe produrre un irrigidimento degli inverni nell’emisfero boreale fino al 2100 (Masato Mori et al. Robust Arctic sea-ice influence on the frequent Eurasian cold winters in past decades, Nature Geoscience, 26 October 2014);
  • il 50-60% degli utenti di Internet non è umano: sono macchine sempre più “intelligenti” ed “autodeterminate” messe in rete (internet of things): con quali conseguenze?

Molte previsioni/modelli hanno “sballato” perché non hanno tenuto conto dell’incredibile inventiva umana (es. repurposing/rifinalizzazione di Arpanet), ossia del potenziale evolutivo (spirito creativo e forza di volontà) del genere umano (antropologia rulez!).

Perciò questa è una delle tante possibili mappe del futuro. Ho scelto questa, escludendone altra, perché sebbene il nostro destino non sia predeterminato, procedendo in quello che noi chiamiamo tempo (e che potrebbe essere un’illusione, almeno per come lo percepiamo noi), la moltitudine di scenari alternativi prima o poi deve per forza collassare, convergendo in un’unica traiettoria che rappresenta il futuro che si manifesterà concretamente, indipendentemente dalle nostre preferenze (cf. serie TV “FlashForward”).

Quella che descrivo è la traiettoria che mi sembra si stia manifestando.

Gli esiti finali non sono però chiari e incontrovertibili.

Inutile dire che le mie previsioni sono radicalmente diverse da quelle degli Scenarios for the Future of Technology and International Development della Fondazione Rockefeller e Global Business Network, che si basano sull’incredibile premessa patologicamente messianica che la collaborazione tra multinazionali e organizzazioni non governative salverà un mondo in balia di politici incapaci e masse idiote.

CRISI ECONOMICO-FINANZIARIA

La catena di suicidi nel mondo della finanza non si è più interrotta (Another Deutsche Banker And Former SEC Enforcement Attorney Commits Suicide, ZeroHedge, 26 ottobre 2014; Finanza malata: un’ “epidemia” di suicidi scuote il mondo dorato dei banchieri internazionali, MilanoPost, 21 febbraio 2014).

Siamo arrivati al capolinea e sarà un bagno di sangue per il sistema bancario occidentale (Too-Big-to-Fail Banks Face Up to $870 Billion Capital Gap, Bloomberg, 13 ottobre 2014).

Il capitalismo finanziarizzato (Princeton study: US is an oligarchy, not a democracy, BBC, 17 April 2014) sarà equiparato alle tirannie comuniste e farà una brutta fine, perché la sua logica interna è quella degli interessi corporativi a spese di tutto il resto. È la logica dello sfruttamento dissennato del terzo, secondo e ora anche primo mondo, del divaricamento delle differenze di classe, dell’egoismo patologico, della repressione e soppressione dello spirito innovativo e creativo dell’umanità (Il Rinascimento 2.0, le macchinette del caffè e Buckminster Fuller, FuturAbles, 4 aprile 2014).

I paesi del blocco NATO saranno i più duramente colpiti dal collasso della galassia dollaro-Pentagono-Wall Street-City di Londra (Immanuel Wallerstein, The United States Heading for a Crash, Commentary No. 385, 15 settembre 2014)

L’egemonia si sposterà definitivamente verso l’Asia, non senza qualche grave sconquasso (The New York Times doesn’t want you to understand this Vladimir Putin speech, Salon, 7 novembre 2014¸Il nascente nuovo ordine mondiale post-coloniale, FuturAbles, 1 novembre 2014).

MEDIO ORIENTE

La Turchia si è trovata costretta ad intervenire in Siria (un ex alleato), senza alcun entusiasmo (si dice su iniziativa del megalomane neo-ottomanista Erdogan e della sua fazione, ma la faccenda è dannatamente complicata e l’apparenza inganna). Cerca di barcamenarsi tra NATO e Russia (Turchia: non seguiamo Ovest su strada sanzioni a Russia, Internazionale, 24 ottobre 2014). Questo potrebbe esserle fatale.

Giocare agli apprendisti stregoni con l’estremismo (ISIS, salafiti, coloni israeliani) è sconsigliabile, perché se semini vento…Il “segreto” noto anche ai sassi è che Israele è intenzionato ad annettere anche l’area C, quella degli insediamenti (cf. Israel’s Annexation Plan for Palestine, Consortium News, 6 novembre 2014), rendendo di fatto impraticabile qualunque politica sovrana di una futura entità statale palestinese, che sarebbe un bantustan controllato da Israele, sul modello sudafricano (The Real Danger to Israel’s Security Is Netanyahu, Huffington Post, 4 novembre 2014; Israele: un monito per l’umanità, FuturAbles, 21 luglio 2014).

 STATI UNITI

Il monopolio statunitense su informatica, informazione e social network non piace alle potenze emergenti e non è destinato a durare in eterno (E adesso l’America ha paura di perdere l’egemonia sul web, Repubblica, 25 settembre 2014).

L’intensificarsi delle politiche neoliberiste e delle spese destinate al controllo sociale saranno deleterie per il budget e la stabilità sociale (Dietro la crisi c’è il debito privato, non quello sovrano, Panorama, 14 maggio 2013).

Il Quantitative Easing della Fed ha generato una massa monetaria colossale che segnerà la fine dell’egemonia del dollaro (La Grande Trasformazione del 2015-2016, FuturAbles, 24 aprile 2014). Seguirà l’aumento del costo dell’energia e dei generi di prima necessità, scioperi di massa, disordini sociali, panico e rabbia tra gli investitori, suicidi, incarcerazioni per debiti,conflitti tra stato e chiese su esenzioni e finanziamenti, esplosione di altre bolle speculative (Bolla derivati: oggi a +20% rispetto a quella del 2008, Yahoo News, 27 maggio 2014) e rivolte studentesche contro la servitù del debito (Stati Uniti: la nuova schiavitù è il debito degli studenti, il Manifesto, 11 marzo 2014).

La disoccupazione salirà a livelli record (La verità sulla disoccupazione in America, Panorama, 4 maggio 2014).

Le emergenze riveleranno alla popolazione che le autorità sono incompetenti, impotenti e/o incapaci di gestire le grandi crisi dei nostri giorni. Si verificherà una drammatica crisi di legittimità (Vote all you want. The secret government won’t change, Boston Globe, 19 ottobre 2014).

La classe media impoverita, disperata per la volatilizzazione dell’illusione che prima o poi ci sarà un rilancio dell’economia, si unirà a chi già viveva sotto la soglia di povertà. I cittadini diventeranno reporter, filmando le lacune del sistema e gli scontri. Alcuni verranno bollati come estremisti, forse saranno pure trattati come criminali. Ferguson è solo l’aperitivo (Ferguson, Missouri: un rapporto di Amnesty International sui drammatici fatti di agosto, 24 ottobre 2014).

Certe celebrità giornalistiche saranno oggetto di irrisione, o peggio. Certi comici, già popolari, diventeranno dei veri e propri eroi (“una risata li seppellirà!”). La lealtà nei confronti dell’establishment da parte delle forze dell’ordine e delle forze armate non dovrebbe essere data per scontata, specialmente in caso di pandemia (L’arrivo di una nuova pandemia? È soltanto una questione di tempo, Corriere della Sera, 21 ottobre 2014).

AMERICA LATINA

Nicaragua: il canale del Nicaragua è una joint venture sino-russa (Russia e Cina costruiranno il canale del Nicaragua, Voce della Russia, 10 settembre 2014).

Mi aspetto delle complicazioni e una campagna ostile da parte dei media occidentali (The Red Canal: Uncertainties Surround Nicaragua’s New Waterway Project, Spiegel, 5 novembre 2014), tenuto conto del fatto che è un’aperta sfida al controllo statunitense dell’istmo di Panama (La sfida sino-sandinista al canale di Panama, Repubblica, 23 luglio 2014; La sfida cinese a Panama, Corriere, 9 luglio 2014).

La vittoria di Dilma Rousseff alle presidenziali brasiliane e il discorso di Cristina Fernández de Kirchner all’ONU indicano che la cosiddetta Dottrina Monroe è ormai inapplicabile (Xi e Putin a spasso nel cortile di casa degli Usa, Limes, giugno 2014; For a New World Order to live well, one in which WazArs would flourish).

EUROPA

Europa meridionale: inizierà ad allontanarsi dalla Germania e dal Patto Atlantico, in direzione della sfera BRICS, in segno di protesta per la perdurante austerità recessiva, su iniziativa della popolazione, non dei rispettivi governi (Declino e ascesa della Russia di Putin nel Mediterraneo, Formiche, 11 gennaio 2014; Sale la tensione fra Turchia e Cipro. E la Russia manda la flotta, Il Sole 24 Ore, 20 ottobre 2014);

Mitteleuropa: gli industriali tedeschi accentueranno la loro pressione sul governo affinché cambi rotta sia all’interno dell’eurozona, sia nei rapporti con la Russia (Le sanzioni contro Putin affondano l’export della Germania, Limes, 4 novembre 2014; Blitz dei furbetti tedeschi. Da Putin a porte chiuse per aggirare le sanzioni, il Giornale, 7 novembre 2014; La Mitteleuropa si avvicina a Mosca: implicazioni per il Trentino-Alto Adige e l’Italia, FuturAbles, 1 aprile 2014; Ucraina: Gorbaciov, difenderò Putin in incontro con Merkel domenica, Adnkronos, 6 novembre 2014).

L’abbandono del dollaro come riserva globale comporterà il rimpatrio della gran parte delle forze americane in Europa e Giappone.

Ucraina: nel corso dell’inverno, anche per via di una serie di fughe di notizie confidenziali ed errori strategici, la popolazione ucraina si renderà conto di essere governata da servi, farabutti, carrieristi e fanatici e si ribellerà (Ukraine’s ‘kamikaze’ PM relishes hawkish reputation, Reuters, 7 novembre 2014). Poroshenko, un industriale pragmatico, sarebbe la persona ideale per negoziare la pace e la transizione verso lo status di nazione federale e neutrale (senza la Crimea, ma con la Novorussia), ma è sotto scacco: se dialoga con i russofoni i bulli della destra nazionalista e della destra neoliberista gli faranno fare la fine di Yanukovich (Ukraine’s Neo-Nazis Demand Respect, Consortium News, 15 ottobre 2014).

CRISI CLIMATICO-AMBIENTALE

Ci saranno aspre condizioni invernali nell’emisfero settentrionale, con correnti artiche che si spingono verso sud, causando condizioni meteo eccezionalmente gelide. L’inverno 2014/2015 sarà brutale: eccezionalmente umido, estremamente ventoso, con inondazioni costiere e nevosità accentuata.

Il vulcanismo si intensificherà ulteriormente.

Sta succedendo qualcosa sul nostro pianeta e nel Sistema Solare; qualcosa di ciclico, qualcosa di importante (Fimbulvetr – il mutamento climatico che non ti aspetti, FuturAbles, 6 giugno 2014; Northern Europe and the coming climate refugees crisis, FuturAbles, 13 ottobre 2014), verosimilmente dovuto a variazioni geomagnetiche.

Sarebbe saggio che europei e nordamericani si preparassero ad affrontare inverni più lunghi e freddi (Masato Mori et al. Robust Arctic sea-ice influence on the frequent Eurasian cold winters in past decades, Nature Geoscience, 26 October 2014; Global warming? No, actually we’re cooling, claim scientists, Telegraph, 8 settembre 2013).

La transizione climatica potrebbe avvenire molto rapidamente, nel giro di pochi anni, da qui al 2030 (Mutamento climatico improvviso – lo scenario “Ötzi”, FuturAbles, 25 settembre 2014).

Ci saranno grandi inondazioni/esondazioni per le piogge eccezionali, specialmente a sud delle Alpi, come accade sempre nelle fasi glaciali (Stefanie B. Wirth, The Holocene flood history of the Central Alps reconstructed from lacustrine sediments, 2013).

Per via dell’interazione tra Sole e Terra (Earth’s Magnetic Field Is Weakening 10 Times Faster Now, LiveScience, 8 luglio 2014; Rapporto tra minimo solare ed eruzioni vulcaniche, Osservatorio Someda) vulcani inattivi potrebbero tornare ad eruttare, specialmente in Islanda e nella Cintura di Fuoco del Pacifico, alterando ulteriormente il clima (Gas-Spewing Icelandic Volcano Stuns Scientists, Scientific American, 28 ottobre 2014; Klimafolgen von Vulkan-Eruption: Es könnte kalt werden, Spiegel, 10 ottobre 2014).

METALLI PREZIOSI

Qualunque sia la natura del nuovo ordine finanziario che emergerà dopo la deposizione del re dollaro, oro e argento torneranno ad essere protagonisti, dopo i continui e dispendiosi tentativi di sopprimerne il valore per puntellare il dollaro. L’oro a livello valutario, l’argento per i suoi svariati impieghi nelle nuove tecnologie (Cutting-Edge Tech Pushes Silver Prices Higher, Wall Street Daily, 1 ottobre 2014).

Il valore dell’oro schizzerà alle stelle nei prossimi mesi, quando l’innaturalezza delle operazioni speculative sarà troppo clamorosa per essere ulteriormente tollerabile (Gold or Gunfire: Hedging Against the Collapse of the Dollar, New Eastern Outlook, 27 ottobre 2014; tradotto; A Major International Monetary Crisis is Looming: The Suppression of Gold and Silver? Is COMEX being Cornered? Global Research, 25 novembre 2014). L’argento non si farà attendere.

Sarà la Cina a decidere quando premere il bottone (China’s Asian Bank may herald a new world order, the Nation, 18 novembre 2014; Why the US Is Trying to Squash China’s New Development Bank, the Diplomat, 10 ottobre 2014) e la Svizzera sta cercando di anticipare la mossa cinese con il (peraltro discutibile, nella sua formulazione e vincoli – AGGIORNAMENTO: infatti non è passato) referendum sul “rimpatrio” dell’oro (Oro, arriva dalla Svizzera la miccia che potrebbe riaccendere il rally, il Sole 24 Ore, 10 ottobre 2014), mentre la Germania, dopo aver preteso inutilmente dagli USA la restituzione del suo oro, ha impedito all’eurozona di seguire l’esempio angloamericano dei quantitative easing.

Entro il 2017 sarà tutto finito. Gli Stati Uniti e Londra hanno quasi esaurito l’oro, i BRICS se lo sono in gran parte mangiato. Nel corso del 2015, al più tardi nel 2016, la Russia a nome dell‘Unione economica eurasiatica, la Cina a nome di tutte le nazioni che partecipano al blocco valutario del renminbi, l’India, l’Unione Europea, il Giappone e la Svizzera dichiareranno quante tonnellate di VERO oro possiedono. I mercati, che sono manipolabili ma non possono essere controllati, stabiliranno in base alla loro fiducia sulla veridicità delle dichiarazioni il valore delle rispettive valute. Ciò segnerà la fine dell’egemonia del dollaro (quando Germania, Russia e Cina pretenderanno una seria verifica dell’ammontare delle riserve auree americane, la verità verrà a galla). 

Nei prossimi anni ci sarà una corsa all’oro, all’argento e alle terre rare che porterà alla normalizzazione delle relazioni tra la Corea e i suoi vicini, finora ostacolata dalle pressioni statunitensi (La crisi coreana spiegata a Dennis Rodman).

CONCLUSIONI

Il cambiamento deve avvenire, malgrado tutti gli sforzi umani per contrastarlo, deviarlo, modificarlo o controllarlo.

Il sistema economico finanziario globale sta per crollare e con esso molti dei nostri consueti riferimenti. Un’esperienza del genere non può essere indolore. È comunque un bene che ciò avvenga. Non aveva un futuro e il suo presente era iniquo, corrotto, fondato sullo sfruttamento e sulla sottrazione al prossimo. Molte persone sono semplicemente incapaci di accettare il cambiamento e perderanno delle ottime opportunità nella certezza che, alla fine, tutto tornerà come prima. Chi si aggrappa ad un paradigma che affonda, affonderà con esso.

Chi brama il potere, il controllo sugli altri, diventa emotivamente fissato, psicologicamente irrigidito, intellettualmente stolido, apatico, concepisce solo prospettive di breve termine, il fare man bassa finché si può restare impuniti.

Per ricostruire occorrerà che prima di tutto ciò che è obsoleto e nocivo si faccia da parte.

La crisi spingerà la gente a rivalutare la sfera femminile, i beni comuni e l’etica solidale, ma anche una nuova-vecchia mascolinità alternativa al virilismo fascistoide e alla svirilizzazione della cultura pop (Cosa sta succedendo agli uomini? Riflessioni sulla fenomenologia dei “maschi dolci”).

La spinta verso l’accentramento è anche una spinta all’omologazione, all’addensamento ed appesantimento delle relazioni umane e delle coscienze e deve essere controbilanciata dalla leggerezza e varietà della creatività umana e da una controspinta verso le autonomie. L’obiettivo dev’essere un costante riequilibrio tra forze centripete e forze centrifughe, alto e basso, macro e micro, egoismo e altruismo (La Grande Trasformazione del 2015-2016: due scenari, FuturAbles, 24 aprile 2014).

Si sperimenteranno nuove forme di aggregazione sociale e interscambio, fondamentali per la maturazione spirituale dell’umanità, con una completa revisione dei modelli di interazione economica e sociale umana. Un graduale prender forma di alternative organiche, autonome, adattive, distributive, partecipative, interrelate a livello planetario, creative ed artistiche (cf. Note di economia e geopolitica per autoproduttori sfiduciati, WazArs, 19 agosto 2014).

Questo è il Nuovo Abolizionismo (Il nuovo abolizionismo: ricetta per un’economia forte e una finanza sana, FuturAbles, 19 marzo 2014), la causa per cui gran parte dell’umanità si batterà nel corso del ventunesimo secolo, in vista di un mondo post-neocoloniale e post-socialdarwinista, cioè a dire post-fascista, di destra o di sinistra che sia (vedi Cloud Atlas – uno studio antropologico del libro e del film).

La ricostruzione dovrà essere un’opera d’arte al servizio della creatività universale, un omaggio e tributo ad essa.

Pertanto essa dovrà essere fondata non su fantasie New Age, bensì su una seria, solida, concreta riformulazione del lavoro (energia) e della remunerazione (denaro). Altrimenti ci ritroveremo da capo con gli stessi problemi (vedi anche I creativi-imprenditori nel nuovo ordine mondiale, WazArs, 5 novembre 2014).

La pace è un’idea nuova. In effetti oggi stiamo assistendo alla decomposizione del mondo nato nel 1945 sulle rovine d’Europa e la cui regola d’oro era: mantenere la pace…Il crollo della pace è il frutto della tentazione della forza che prevale in Occidente. La forza ha trionfato sulla scena internazionale a causa della mancanza di equilibrio e di contropoteri. Dopo il 1989 la superpotenza americana…ha contribuito a trasformare delle regole condivise basate sull’equilibrio in decreti globali basati sulla morale – una morale a volte troppo sicura di se stessa e cieca verso i propri pregiudizi…è il momento di opporre alla forza un nuovo spirito di pace. Una pace guidata dallo spirito di iniziativa…Questo nuovo spirito di pace richiede anche il dialogo. Gli occidentali non possono comandare il mondo a bacchetta, brandendo sanzioni, demonizzando e scomunicando, incuranti delle conseguenze. Dobbiamo parlare con tutte le nazioni. In caso contrario qualunque trattativa naufragherà…L’unica vera politica estera per l’Europa è quella della pace. Questa è la sua storia, è la sua vocazione è la sua coscienza e questo è anche nel suo interesse. La nuova Commissione europea si doti di un Commissario per la Pace [giustificata autocandidatura? NdT] affinché noi si possa finalmente trovare una voce, un ruolo, un’identità nel frastuono del mondo.

Dominique de Villepin, Pour un nouvel esprit de paix, la Croix, 31 ottobre 2014

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About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

7 comments

  1. penso che l’alternativa a tutto ciò sia una guerra, una catastrofe ambientale, un epidemia, o tutto assieme. e il blocco atlantico occidentale si è ridotto a cercare di fomentare 1,2,o tutte e 3 le cose.
    poveri noi

  2. Ero dell’idea che succedesse più velocemente.

    • Anch’io pensavo che per la fine di quest’anno ci saremmo trovati nel bel mezzo di questo intreccio di eventi (la mia stima era 2012-2013-2014 e poi avevo precisato che non ero in grado di immaginarmi cosa sarebbe venuto dopo il 2014).
      Invece, per fortuna, i leader responsabili (non i nostri) hanno deciso di non abboccare alle provocazioni e di operare in vista di un atterraggio il più morbido possibile. Così il processo ha subito un rallentamento, ma a tutto vantaggio delle masse, se ciò significherà evitare un conflitto mondiale. Ora riesco a pensare al futuro senza temere il peggio anzi, con un certo ottimismo, ed è già qualcosa.

      • Mi fa molto piacere leggerti e devo dire che secondo me tutto quello che scrivi è sensato, ben spiegato e condivisibile per delle persone assennate che ragionano in termini di cambiamento come spinta positiva, necessaria e inevitabile; e di equilibrio come status quo da raggiungere e da cercare di mantenere… tuttavia per me la guerra viene… perchè l’uomo considerato come massa, come i più, davanti al cambiamento non reagisce quasi mai con la fratellanza… ma con una divisione settaria che tende all’affermazione del più forte… dopo che vede che questo non è un bene per lui stesso in primis e per gli altri in secundis eci ripensa… ma l’atto violento ce lo fa stare sempre… questo poi è un mio pensiero e spero e mi auguro che non sia cosi… ma la storia insegna… e le voci che ci attorniano non parlano affatto di pace…

        • E’ vero che la natura umana è quella che è, ma è anche vero che schiavismo, genocidio, tortura, infanticidio, caccia alle streghe, ecc. sono pratiche in genere universalmente condannate. L’umanità ha tempi di apprendimento geologici, ma di patimento in patimento qualcosa impara, quasi sempre grazie al traino di un’avanguardia un po’ più lucida e attenta (mai abbastanza).
          E comunque non è detto che le crisi tirino fuori solo il peggio di noi. Esiste una disciplina, i disaster studies / disaster research, che documenta l’esatto contrario: solo una minoranza sociopatica approfitta delle catastrofi, mentre la vasta maggioranza prende coscienza del fatto che o ci si aiuta o si affonda tutti, e fa letteralmente miracoli. Gli angeli del fango non sono un’eccezione, sono ampiamente la norma. E’ la routine di una società ipercompetitiva e meccanica che spinge a spegnere il cervello e il cuore, inserendo il pilota automatico.
          Io comunque penso che noi possiamo cambiare anche senza qualche grande catastrofe. E’ sufficiente che si formi un’alternativa realistica al sistema attuale, che è comunque insostenibile sotto ogni punto di vista e destinato a crollare. Mai sottovalutare l’inventiva di 7 miliardi di esseri umani.

          • Io ripeto voglio sperare così anche solo per andare controcorrente e per non vedere tutto nero :) e lo spero tanto… ma non ho fiducia nei nostri governanti… non nell’umanità che è cosa ben diversa XD ma nelle persone che alla fine decidono i destini dei popoli :) comunque leggerti è sempre un piacere 😉

          • Grazie per i complimenti e la stima.
            Attenzione a una cosa però: il futuro che costruiamo ce lo chiamiamo addosso (profezie che si autoavverano). Se prevale una forma mentis apatica o, peggio ancora, cinica, potrebbero capitarci cose ESTREMAMENTE spiacevoli.
            Meglio un atteggiamento propositivo e realistico, che tenga conto del fatto che l’umanità ha finora affrontato e superato tutte le prove che ha incontrato, altrimenti non saremmo qui e avremmo fatto la fine dei Neanderthal (che non abbiamo sterminato noi) o di “Atlantide”.
            Ogni volta che la sfiducia prende il sopravvento, ricordiamoci delle incredibili imprese artistiche, tecnologiche e scientifiche, esplorative, atletiche e anche sociali che hanno costellato la nostra storia, nel giro di pochissimi secoli, un numero davvero ridotto di generazioni.
            Pensiamo a cosa potremmo arrivare a fare ora che la coscienza ecologica sta diffondendosi a ogni livello, perché l’empatia non è più riservata al campanile, ma si è planetarizzata. Questo è il nostro esame di maturità e non siamo impreparati. Ce la caveremo dignitosamente, anche se avremmo potuto applicarci di più.

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