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La crisi ucraina vista da Mosca

La crisi ucraina vista da Mosca

Nel silenzio di molti media occidentali, nella Kiev democratica e in corsa per entrare in Europa, sta avvenendo una spietata operazione di repulisti di ogni forma di opposizione…Tre omicidi politici in meno di 24 ore che, inevitabilmente sollevano lo sdegno interessato di Putin e della stampa russa. Ma è comunque inquietante il clima di odio e di desiderio di vendetta che si respira in queste ore in Ucraina. Dopo la notizia dell’uccisione dell’ex deputato molti oligarchi, politici e personaggi popolari in Ucraina hanno rilasciato raccapriccianti dichiarazioni infarcite di “finalmente”, “se l’è meritato”, “eliminato un nemico”. Anche poco fa, subito dopo l’assassinio dello scrittore Buzina, il ministero dell’Interno ucraino ha diffuso la notizia definendolo “il famigerato giornalista”.
Nicola Lombardozzi,
Ucraina, ucciso giornalista filorusso a Kiev. È il terzo omicidio politico in 24 ore. Lo sdegno di Putin, Repubblica, 16 aprile 2015

Non mi rapporto a queste persone [insorti] come se fossero dei nemici. È facile per voi assumere questo atteggiamento, ma io ho conosciuto queste persone per molto tempo. Ci sono ufficiali che hanno fatto la guerra in Afghanistan, che hanno protestato contro Yanukovich al nostro fianco. Ci sono persone con cui stavamo assieme a Maidan ed ora combattono l’esercito ucraino. Ce ne sono su entrambi i fronti. Le persone che erano a Maidan erano contente della rimozione di Yanukovich, ma nessuna delle altre richieste è stata accolta. Così hanno deciso di andare fino in fondo. Per loro, la rimozione di Yanukovich non era sufficiente; vogliono un vero cambiamento. E la maggior parte delle cose che chiedono sono le stesse che si proclamavano a Maidan.

Generale ucraino (4 stelle) Vladimir Ruban

Com’è che ogni singolo avversario dell’Occidente/NATO ci viene descritto come una controparte irrazionale, imprevedibile, tirannica, insaziabile, ossia come qualcuno con cui non è possibile confrontarsi civilmente? Ogni nemico è semrpe il nuovo Hitler. In questo modo si abitua la popolazione a non dare alcun valore ai canali diplomatici e a ragionare sempre in termini di: “quanta forza è ragionevole usare per rimettere in riga il nostro antagonista?”.

Questo atteggiamento è la negazione del ruolo della creatività, del pluralismo, della diplomazia, della tolleranza per i punti di vista diversi dal nostro nella gestione dei rapporti tra le persone e i popoli. Per molti versi sembra una proiezione delle nostre ombre e della nostra immaturità. Non ci sorge il sospetto che, agli occhi del resto del mondo, della cosiddetta “comunità internazionale”, siamo noi la controparte capricciosa, aggressiva, arrogante, con la quale è difficile mettersi d’accordo, che vuole sempre imporre il suo arbitrio? Ci siamo veramente lasciati alle spalle la nostra mentalità colonialista?

Se le cose stanno così, se gli altri popoli ci temono e invidiano piuttosto che rispettarci o ammirarci, allora dobbiamo al più presto capire cosa è andato storto, fare ammenda e cominciare ad ascoltare gli altri prima di giudicarli, condannarli e punirli. Sarà l’unica maniera per tornare ad essere un buon esempio per il resto dell’umanità.

Nell’ottica di una maggiore attenzione alle ragioni altrui e data la sproporzione degli spazi dedicati alle nostre rispetto a quelle russe in merito al conflitto ucraino, ho ritenuto opportuno riepilogare queste ultime, poiché sono tutt’altro che prive di sostanza e, se continueremo ad ignorarle, ci infileremo in un vicolo cieco di canali diplomatici interrotti e poderose pressioni bellicistiche.

Il mondo deve prepararsi a un nuovo ordine economico, a una nuova era climatica, a un Ebola mutato che si comporta come una pestilenza.

Un’altra guerra mondiale sarebbe, se possibile, ancora più insensata delle precedenti (For a New World Order to live well).

Economia

L’economia russa sotto Putin ha fatto passi da gigante ed ora, a parità di potere d’acquisto, è la prima economia d’Europa, davanti alla Germania.

Gli accordi con la Cina e il resto dei BRICS e dei paesi emergenti la mettono al riparo dalla catastrofe economica (“La sfida dei Paesi emergenti: nasce la banca dei Brics”, Rai News).

L’economia ucraina è a pezzi, forse irreparabilmente. Per ripagare i prestiti internazionali il governo dovrà imporre dei sacrifici immensi (in stile greco) a una popolazione già provata e ora pure invischiata in una guerra civile dall’esito incerto (“Ukraine economy: How bad is the mess and can it be fixed?”, BBC).

Popolarità di Putin

I successi economici, l’acquisizione della Crimea, la percezione di essere sotto attacco da parte della NATO e della finanza occidentale e la constatazione che al governo a Kiev (Svoboda – “Ucraina, e se Usa e Ue stessero appoggiando i neonazisti?”, Panorama) e nell’esercito ucraino ci sono revanscismi neonazisti (battaglione Azov e volontari di Settore Destro – “Simboli nazisti ufficializzati in Ucraina a livello statale”, L’Espresso; ma la Stampa presenta i volontari di Azov senza il minimo accenno al loro orientamento neonazista) ha rafforzato la posizione di Putin.

Nonostante l’embargo, oggi veleggia all’84% dei consensi (“Embargo russo prodotti Ovest, Putin in flessione nei sondaggi”, TMNews), contro il 30-40% di media dei leader occidentali (“Obama’s Approval Rating at All-Time Low in New Poll“, Time).

I russi non lo abbandoneranno e, se ci sarà da combattere una guerra, lo faranno.

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Maidan

I russi non perdonano alla folla di Maidan, che ritengono essere stata manipolata dall’estrema destra che voleva scontri violenti, di aver ripudiato l’accordo del 21 febbraio stipulato tra governo e opposizioni, sotto l’egida di Francia, Germania e Polonia, che avrebbe assicurato una transizione nonviolenta e soprattutto legale (“Ucraina, c’è l’accordo politico“, Il Sole 24 Ore).

Posto che non è mai stato chiarito da che parte stessero i cecchini che sparavano alla folla a Kiev (“Ucraina: chi ha compiuto il massacro di Maidan?“, Panorama), l’impeachment di Yanukovych, presidente legittimo dell’Ucraina, poteva essere eseguito solo previa approvazione della Corte Suprema e della Corte Costituzionale e con il raggiungimento del quorum parlamentare. Ciò non è avvenuto e i russi si sono schierati con quella parte del paese che, pur non amando il presidente, si è sentita defraudata dal proprio diritto di decidere col proprio voto circa la guida del paese.

Le proteste a Maidan continuano anche contro il nuovo governo

Le proteste a Maidan continuano anche contro il nuovo governo

Il nuovo governo ucraino

Arseniy Yatseniuk, possibile adepto di Scientology, già vicepresidente della banca centrale ucraina e presidente della Open Ukraine Foundation, finanziata dal National Endowment for Democracy (sospettato di essere il braccio finanziario delle operazioni di destabilizzazione americane) era già stato pre-selezionato dalla Casa Bianca per il ruolo che ha poi ricoperto, quello di primo ministro (“Ukraine crisis: Transcript of leaked Nuland-Pyatt call”, BBC).

Il governo che ha formato non è stato esente da critiche (“Cosa ci fanno gli ultranazionalisti xenofobi nel nuovo governo “europeista e democratico” dell’Ucraina?”, Tempi).

Un’altra pietra dello scandalo per un popolo, quello russo, che non ha dimenticato gli immensi sacrifici compiuti per scacciare dall’Ucraina proprio quell’ideologia che aveva appoggiato entusiasticamente gli occupanti nazisti (“Ukraine’s revolution and the far right”, BBC).

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Il ruolo dell’Europa

A dispetto delle parole di Angela Merkel – la Germania “ospita” pur sempre la maggior concentrazione di truppe americane in Europa –, la Germania si vuole districare al più presto dalla questione senza irritare i russi e non ha alcuna intenzione di farsi coinvolgere in un conflitto europeo (“La Mitteleuropa si avvicina a Mosca: implicazioni per il Trentino-Alto Adige e l’Italia”, FuturAbles). L’intero establishment socialdemocratico tedesco sostiene la stessa soluzione avanzata da Mosca: la Crimea resta ai russi, l’Ucraina viene riformata in senso federale e diventa uno stato neutrale (“Gabriel plädiert für Föderalisierung der Ukraine“, Die Welt).

Francia, Italia, Spagna e tutti gli stati mitteleuropei satelliti della Germania rifiutano l’opzione militare e non faranno parte del contingente NATO, a cui prenderanno invece parte forze di Danimarca, Lituania, Estonia, Lettonia, Norvegia, Olanda, Canada, Stati Uniti e Regno Unito (“Nato invierà contingente in Ucraina“, RaiNews).

I russi osservano che l’Alleanza Atlantica è divisa e reputano che il tempo giochi in loro favore: la fratture si amplieranno a misura che il contro-embargo e i rigori invernali faranno sentire i loro effetti sulle opinioni pubbliche europee (“Esistono forti rischi per le forniture di gas all’Europa in inverno”, ANSA).

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Il ruolo della NATO

Agli occhi russi è rimasto quello dei tempi sovietici, benché l’Unione Sovietica non esista più e la Russia, a differenza degli Stati Uniti e del Regno Unito, non si sia fatta coinvolgere in nessuna guerra dai tempi sovietici dell’Afghanistan.

I russi vedono che Putin si muove razionalmente e astutamente (Crimea riacquistata senza spargimento di sangue e senza proteste tatare, esercito russo non impegnato in una guerra che loro osteggiano), mentre i leader occidentali lo descrivono come una controparte irrazionale, imprevedibile, hitleriana/staliniana, ossia qualcuno con cui non è possibile scendere a patti.

Riflettono sul fatto che se il Canada fosse andato incontro a una crisi come quella ucraina (con i russi che finanziano un “cambio di regime” e l’Ontario che chiede aiuto agli americani) le truppe statunitensi avrebbero già occupato Ottawa.

Riflettono sul fatto che la Georgia del 2008, dopo le mille assicurazioni occidentali (Cameron, McCain), fu lasciata sola nel suo tentativo di rivendicare con la violenza una regione caucasica che considera sua.

Riflettono sul fatto che gli strateghi NATO insistono che prima o poi la Cina attaccherà la Russia per impadronirsi delle sue risorse energetiche e concludono che per gli occidentali il mondo è solo lotta per la sopravvivenza e non anche cooperazione per la prosperità. Di conseguenza sono inclini ad attendersi il peggio da un tale tipo di interlocutore.

La Germania e l’Olanda sono comunque contrarie all’adesione ucraina alla NATO (Berlin: Nato-Mitgliedschaft der Ukraine nicht auf Tagesordnung).

Il futuro dell’Ucraina

La soluzione ideale sarebbe quella che da mesi invocano Kissinger, Putin, Brzezinski, i socialdemocratici tedeschi e Lucio Caracciolo: un’Ucraina federale con ampie autonomie, neutrale e con accordi commerciali che non la costringano ad escludere dei partner commerciali (quello europeo l’avrebbe di fatto tagliata fuori dagli importantissimi mercati dell’ex Unione Sovietica).

Il governo di Kiev si rifiuta di considerare questa opzione ma, essendo troppo debole, rischia di causare la scissione della nazione in due tronconi, uno dei quali, la Novorussia, sarà per la Russia quel che l’Austria è per la Germania.

Novorussia

Un esito di tipo coreano, cipriota, kosovaro o transnistriano, per la “Brianza ucraina“, sarebbe mortificante e tossico.

Gli insorti vogliono inserire nella bandiera della futura Novorussia il motto “Libertà e Lavoro”, a testimoniare la doppia valenza della rivolta: identitaria ma anche anti-oligarchica (“Ucraina, R. Hunter Biden, figlio del vicepresidente degli Stati Uniti, entra nella compagnia di gas più importante”, L’Huffington Post).

Questo non può che far piacere ai russi, che si ricordano come le politiche di liberalizzazione di Eltsin abbiano svenduto risorse e infrastrutture strategiche a pochi privati (I 50 ucraini più ricchi controllano l’85% del PIL ucraino) e mandato sul lastrico milioni di russi, con un disastroso crollo demografico.

Galvanizzerà anche moltissimi europei occidentali in lotta contro austerità, recessione, disoccupazione, precariato, ecc. (“Verso una società oligarchica”, MicroMega).

Benché la soluzione “elvetica”/”austriaca” dell’impasse ucraino sia auspicabile, è assai probabile che il cumulo di rancori e diffidenze nei cuori dei due popoli sia tale da rendere impraticabile questa strada ragionevole ma che richiederebbe un’autodisciplina emotiva ed un’opera di riconciliazione ancora maggiore di quella del Sudafrica post-apartheid (“La strage di Odessa e la stampa italiana: censura di guerra?“, L’Huffington Post; “Penelope in Ucraina. A chi conviene che gli scontri a Donetsk proseguano”, Limes).

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Terza Guerra Mondiale

Alla prima, seria controffensiva dei novorussi, l’esercito ucraino e la guardia nazionale hanno battuto in ritirata. Migliaia di uomini sono rimasti intrappolati in una mezza dozzina di sacche e hanno consegnato agli insorti ingenti quantità di equipaggiamento bellico.

Fin dall’inizio lo scontro ha avuto una dimensione internazionale, proprio come la guerra civile spagnola (“The ex-Israeli soldier who led a Kiev fighting unit“, Haaretz; “White power’ warrior from Sweden“, BBC; “Un «camerata» italiano si arruola in Ucraina“, Il Giornale; “Anche i ceceni combattono per Mosca“, East Journal).

Malauguratamente, è assai probabile che, di nuovo come in occasione della guerra civile spagnola, le forze delle grandi potenze coinvolte nella crisi si sfideranno sul campo, come prologo ad un susseguente conflitto mondiale.

Tutto lascia intendere che si andrà fino in fondo e che si sta cercando in ogni modo un’escalation:

È irresponsabile non considerare come l’Occidente possa utilizzare una quantità limitata di forza militare per impedire alla Russia di conquistare altro territorio ucraino. Non importa quanto i leader transatlantici possano essere riluttanti a prendere in considerazione opzioni militari, la semplice verità è che l’Occidente può difendere l’Ucraina da un’ulteriore invasione russa e può farlo senza un conflitto prolungato…L’opzione militare più fattibile per aiutare a difendere l’Ucraina sarebbe una combinazione di potenza aerea, forze speciali, intelligence, droni ed attacchi informatici. Questa opzione militare limitata richiede un uso di forze di terra minimo ed è paragonabile alle opzioni utilizzate inizialmente per sconfiggere forze nemiche superiori in Afghanistan e in Libia. Questa non sarà una missione NATO, perché è improbabile che tutti i 28 membri dell’alleanza autorizzino questa opzione. Tuttavia, una coalizione transatlantica guidata da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Polonia e Romania potrebbe supportare e schierare questo moltiplicatore di forza militare per scongiurare la sconfitta militare ucraina e scacciare le truppe russe dal loro territorio.

Jorge Benitez, direttore di NATO Source, “Gli Stati Uniti e l’Europa hanno una realistica opzione militare per difendere l’Ucraina”, Atlantic Council

Dobbiamo dire chiaramente che se la Russia è in guerra con l’Ucraina, Paese che vuole entrare in Ue, è come se fosse in guerra con l’Europa e per questo dobbiamo aiutare l’Ucraina militarmente affinché si difenda.

Dalia Grybauskaite, presidente lituana, “Lituania: “la Russia è in guerra con la Ue””, ANSA

Permettetemi di ricordarvi la decisione presa nel 2008 dalla Nato, secondo cui l’Ucraina diventerà stato membro.

Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della NATO, “La Nato non chiude le porte a un’adesione dell’Ucraina”, il Sole 24 Ore

Il governo ha sottoposto al parlamento un progetto di legge per annullare lo status fuori dei blocchi dell’Ucraina e tornare sulla via dell’adesione alla Nato

Arseni Iatseniuk, “Ucraina: premier, rilancio adesione Nato”, ANSA

La possibile entrata dell’Ucraina nella NATO equivale a un’esplosione nucleare tra Mosca e i paesi occidentali. I tentativi di tirare Kiev dentro l’Alleanza Atlantica porteranno a una crisi di enormi proporzioni in Europa, in campo sia militare sia politico. E la stessa Ucraina assisterà a una profonda crisi interna visti i diversi orientamenti culturali della sua popolazione. L’Occidente sottovaluta l’importanza della questione ucraina per la Russia e non percepisce a dovere come Kiev possa rappresentare un grave fattore di destabilizzazione nelle sue relazioni con Mosca. Credere che la Russia sarà prima o poi costretta a mandar già l’entrata dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica è pratica pericolosa che può portare a un’evoluzione catastrofica degli eventi. Del resto molti in Occidente non credevano, fino ad agosto 2008, che la Russia osasse condurre un intervento militare in Georgia. 

Ruslan Pukhov, consulente del ministero della Difesa russa, Limes, dicembre, 2013, pp. 87-88

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A proposito dell’omicidio di Boris Nemtsov
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About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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