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Filosofia con i capelli bianchi

Filosofia con i capelli bianchi

PlatoPlatone sosteneva che si potesse esercitare il pensiero filosofico soltanto dopo aver superato una certa età. Per secoli l’essere anziano ha rappresentato la capacità e il dovere di trasmettere il sapere e l’esperienza alle generazioni successive; il fenomeno a cui assistiamo oggi è decisamente in controtendenza nel momento in cui considera l’età avanzata come un fardello colmo di bisogni da soddisfare senza possibilità di ottenere in cambio nulla al di fuori dei costi sociali. Gli stessi anziani interpellati in materia, spesso si autodefiniscono soggetti non più in grado di trasmettere alcunché avendo perso qualsiasi ruolo e/o funzione sociale: “Ormai non abbiamo più niente da offrire”, si sente ripetere spesso.

Ma proprio per voler sovvertire lo stereotipo dell’ormai che presso una azienda pubblica di servizi alla persona, l’APSP Margherita Grazioli di Povo Trento, è in corso un’esperienza, limitata numericamente ma concettualmente significativa, volta a sviluppare le capacità di pensiero “astratto” e rivolta ad un gruppo di anziani con diversi gradi di disabilità fisiche dovute a patologie correlate all’invecchiamento ma con un accettabile livello cognitivo.

Il gruppo di anziani, non più di sette o otto per incontro e con un’età che può variare dagli 85 ai 90 anni e oltre, è condotto da un animatore che è anche counselor filosofico relazionale. Gli incontri di discussione hanno cadenza settimanale e vertono su temi che vengono proposti di volta in volta dal conduttore o dagli anziani stessi. Una pratica che consente di svolgere un vero e proprio allenamento mentale, non a caso l’appuntamento settimanale è stato denominato “Allena la mente”: spazio dove vengono coniugati due diversi percorsi di elaborazione mentale: quello del ragionamento astratto e, in parallelo, il richiamo ai vissuti di ciascuno che possono essere collegati al tema in discussione. Questo tipo di incontri sono molto apprezzati da parte degli anziani stessi i quali appaiono molto motivati alla partecipazione, rinunciando alle visite con i familiari, spostando impegni e appuntamenti precedentemente fissati, informandosi per tempo su luogo e orario dell’incontro e proponendo a loro volta temi sui quali dibattere.

Un modo per sentirsi attivi e protagonisti, uno strumento che accresce autostima e capacità relazionale in quanto lo sforzo a cui sono chiamati non è soltanto introspettivo ma rivolto anche all’ascolto di ciò che gli altri hanno da dire, rielaborando e rivedendo le proprie posizioni a volte, cosa per un anziano di quella età non sempre scontata.

È chiaro che nessuno ha la pretesa di “fare accademia” o filosofia in senso alto, vero è però che questo tipo di attività trasforma quella sensazione di inutilità e di finitezza in un atteggiamento positivo nel quale l’anziano si riconosce come soggetto ancora in grado di avere opinioni, pensieri e capacità di ragionamento a fronte di un’esperienza di vita significativa e non si trova ad essere relegato soltanto nel campo dell’inutile ricordo.

About Roberto Maestri

Counselor etno - filosofico e animatore socio - educativo. Si occupa di relazione di aiuto negli ambiti della disabilità e degli anziani.

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