Meglio resilienti che sostenibili

Meglio resilienti che sostenibili

Un uso “elastico” del concetto di sostenibilità permette di considerare tutto o quasi come “sostenibile”, soprattutto quando manca di un esplicito riferimento temporale, una qualche informazione riguardo a uno o più possibili futuri. Il concetto di resilienza, invece, per definizione incorpora una prospettiva dinamica, chiama in causa della capacità di un sistema di mantenere la propria identità e funzionalità, adattandosi o riorganizzandosi, in caso di pressioni esterne (shock). Così un ecosistema, una comunità, o una città o anche un’intera nazione può essere più o meno resiliente se in grado di mantenere la propria organizzazione interna (identità) a fronte di eventi importanti.

All’inizio di luglio sono stato chiamato a dare un contributo per il corso avanzato in Global change and biodiversity: implications for ecosystem services (Cambiamenti globali e biodiversità: conseguenze per i servizi ecosistemici), organizzato dal Centro di Biologia Molecolare Ambientale dell’Università di Minho (Braga, Portogallo).

All’interno di questo corso intensivo, nonostante un continuo riferimento al futuro, nessuno degli illustri colleghi (University of Maryland, Imperial College of London, Universidade de Lisboa) ha usato un riferimento temporale dei cambiamenti citati (cambiamenti riferiti al 2020? al 2050?).

La variabile tempo, il futuro, anche nella comunità scientifica, sembra quasi un tabù, come a dire che se il futuro non si può prevedere allora meglio non considerarlo e non dire niente. Mi è venuto in mente il “Progetto per lo sviluppo sostenibile del Trentino” (2005) per conto della Provincia Autonoma di Trento, uno studio di circa tre anni commissionato al Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Trento. Neanche in quello studio vi era il minimo riferimento al futuro, nonostante il titolo lo facesse sperare, dato che in fondo la definizione di sostenibilità è basata sul concetto di solidarietà intergenerazionale (semplificando: è sostenibile quello sviluppo che lascia risorse, naturali e non, anche per le prossime generazioni).

Lo studio aveva prodotto delle “onnicomprensive liste di indicatori”, secondo cui giudicare un “livello di sostenibilità”. A ben vedere, quegli indicatori misuravano delle qualità ambientali, in cui possiamo essere tutti d’accordo, del tipo: meno inquinamento, aria più pulita, minori consumi, meglio è. Questi indicatori nulla ci dicono sulla capacità del sistema trentino di adattarsi o far fronte ad eventuali crisi, o a scenari possibili.

Un esempio suggerito dal prof. Roberto Poli, in uno scenario, possibilissimo, di crescente scarsità d’acqua: come reagirebbe la società trentina? Come si deciderebbe a chi distribuire la risorsa scarsa? Quali priorità: alle famiglie? Agli usi produttivi? All’agricoltura? In generale, il sistema trentino sta diventando sempre più vulnerabile e dipendente da risorse importate o cresce in capacità di auto-organizzazione e adattamento alle pressioni esterne?

Con gli studenti di master in ecologia portoghesi Demand&Supply_ridho sviluppato un Esercizo di Futuro: abbiamo giocato agli scenari, tre per la precisione: due opposti scenari climatici (global warming, nuova glaciazione) più uno, individuato nei lavori di gruppo, basato sulle loro conoscenze (di ecologi): la sfida era di immaginare possibili dinamiche della domanda e dell’offerta di risorse naturali (servizi ecosistemici) a livello regionale (Conselho di Braga) o a livello locale (Parco Nazione di Geres). Le varie dinamiche, dato il tempo limitato, potevano essere definite solo in termini qualitativi (es. aumento, diminuzione).

Per gli interessati, questa la sequenza di passi dell’esercizio:

1- Identificare le variabili più rilevanti per il sistema in riferimento alla domanda e offerta di risorse naturali e non (nel caso specifico, sistema “area protetta” o sistema “provincia”, es. popolazione, numero turisti, uso del suolo, consumi, disponibilità risorse naturali…)

2- Esplicitare i trend attuali delle variabili più rilevanti (in questo momento sono stabili? Crescenti? Decrescenti?)

3- Considerando nel 2050 lo scenario A (più caldo, più secco, con aumento degli eventi estremi): come varieranno la domanda e l’offerta?

4- Considerando nel 2050 lo scenario B (più fresco, più umido, con aumento degli eventi estremi): come varieranno la domanda e l’offerta?

5- Considerando nel 2050 lo scenario C (una prosecuzione lineare degli attuali trend, del punto 2): come varieranno la domanda e l’offerta?

Come strumento di visualizzazDemand&Supply2_ridione (per una veloce condivisione tra i gruppi) è stato proposto un comune diagramma a stella, con ciascun asse (con scala qualitativa) corrispondente ad una risorsa naturale (servizio ecosistemico).

La parte più formativa dell’esercizio è il cambiamento di prospettive, volutamente forzato verso più futuri possibili, inclusi quelli poco considerati ma non meno possibili. Il passare con la mente attraverso diversi scenari, anche inattesi, ci aiuta ad allargare gli orizzonti. Un immaginazione allenata a spaziare oltre la miope visione del breve periodo (orizzonte tipico dell’economia e della “piccola” politica autoreferenziale) è una risorsa per la comunità, un possibile elemento chiave della sua stessa resilienza.

L’esercizio che non aveva la pretesa della previsione né della precisione ha dato dei risultati illuminanti; con argomentazioni plausibili sono emersi una serie di punti critici e punti di forza dei due sistemi socio-ecologici. Informazioni non esaustive, ovviamente da verificare, ma chiare al punto da individuare i punti da approfondire (es. in successive indagini) e sufficienti da ispirare, almeno in termini generali, future strategie di gestione del territorio.

Un esercizio di cambio e moltiplicazione dei punti di vista (tre scenari possibili) che ha comportato un cambio di paradigma (pensare il futuro è possibile). Un utile esercizio che mi piacerebbe vedere sperimentare in Trentino. I semplici indicatori ci dicono poco sul futuro di un sistema, al massimo poche informazioni su cosa cerchiamo o che già sappiamo.

Se fossi responsabile di una nave non mi basterebbe sapere che il motore consuma poco carburante e inquina poco, vorrei sapere se sto andando verso la prossima tempesta e, se non riuscirò ad evitarla (sempre più probabile), se la nave resisterà. Sarà in grado di assorbire elasticamente l’impatto e tenere la rotta?

About Rocco Scolozzi

Ecologo, dottorato in ingegneria ambientale, specializzato in valutazione ambientale e sistemi di supporto alle decisioni

Leave a Reply - Cosa ne pensa?

%d bloggers like this: