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Fimbulvetr – il mutamento climatico che non ti aspetti

Fimbulvetr – il mutamento climatico che non ti aspetti

ghiacci artici al culmine dello scioglimento estivo settembre 2012 e 2014

ghiacci artici al culmine dello scioglimento estivo
settembre 2012 e 2014

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CLIMATE CHANGE FACTS AND FICTIONS

TENDENZE CLIMATICHE

La Terra potrebbe essere avviata verso una piccola era glaciale, simile a quella del 17° secolo. In quel periodo le macchie solari erano assenti. Ciò portò a un calo della temperatura nell’emisfero settentrionale di 2-3 gradi. Lo scenario attuale è quasi lo stesso. Tali condizioni climatiche possono influenzare la produzione agricola, la salute e produrre catastrofi nello scenario peggiore.

Shrinivas S. Aundhkar, Direttore del Centro per l’Astronomia e la Tecnologia Spaziale di Nanded, India, Space scientist fears return of ‘mini ice age’, The Times of India, 21 gennaio 2015

Il moderno Grande Massimo [di attività solare, NdT], che si è verificato durante i cicli solari 19-23, cioè, tra il 1950 e il 2009, è stato un evento raro o addirittura unico, per ampiezza e durata, nel corso degli ultimi tre millenni.

Usoskin et al., “Evidence for distinct modes of solar activity”, Astronomy & Astrophysics, febbraio 2014

Abbiamo costruito dei modelli [climatici] e ora ci sono delle robuste contraddizioni. I dati di osservazione ci parlano di un raffreddamento globale. I modelli ci dicono che dovrebbe essere un riscaldamento.

Zhengyu Liu, professore del Centro di UW-Madison per la Climatic Research, agosto 2014

L’attuale bassa attività solare potrebbe avere delle conseguenze drammatiche per il nostro pianeta: si potrebbe raffreddare. Forse c’è un sole quieto dietro un altro fenomeno su cui gli scienziati si stanno interrogando da lungo tempo. Intorno al 2000 il riscaldamento globale si è fermato.

Michael Odenwald, “Sonne auf Spar-Flamme”, Focus, 8 settembre 2014

Il governo dovrebbe cominciare a considerare la possibilità che siamo agli inizi di una piccola era glaciale dovuta al calo di attività solare…evento che avrà grandi implicazioni per l’agricoltura, il turismo, i trasporti, la gestione del traffico aereo e l’economia nel suo complesso.

Boris Johnson, sindaco di Londra, gennaio 2013

Svensmark non è solo. Ad esempio, gli scienziati russi dell’Osservatorio di Pulkovo sono convinti il mondo è in un periodo di raffreddamento che durerà per 200-250 anni. Il rispettato fisico solare norvegese Pal Brekke avverte che le temperature potrebbero effettivamente declinare per i prossimi 50 anni. Uno dei principali climatologi britannici Mike Lockwood, della Reading University, ha individuato 24 occasioni negli ultimi 10.000 anni in cui l’attività solare era in declino come lo è ora, ma in nessuna di queste il calo è stato così veloce. Sostiene che un ritorno ad un Minimo di Dalton (1790-1830), che comprendeva “l’anno senza estate”, è “probabile”. Nel loro libro “The Sun Neglected”, Sebastian Luning e Fritz Varenholt pensano che le temperature potrebbero subire due decimi di grado Celsius di raffreddamento entro il 2030 a causa del previsto sole anemico…È interessante immaginare come l’Occidente potrebbe gestire le sfide geopolitiche ed umanitarie causate da brevi stagioni di crescita in un clima più freddo e probabile scarsità di cibo. L’abbondanza favorisce la pace. Tuttavia, uno scenario in cui le nazioni sono disperatamente in competizione per l’energia e il cibo disponibili comporterà minacce imprevedibili, un test di gran lunga più severo di ogni altra cosa che abbiamo visto nella storia recente.

Maurice Newman, consulente economico del primo ministro australiano, agosto 2014

Nell’emisfero settentrionale, ora ci troviamo in una fase di raffreddamento. […]. I ghiacciai alpini torneranno, perché l’emisfero settentrionale è ancora in modalità glaciale. La linea [delle nevi perenni ]… al tempo di Annibale era almeno 300-350 metri più in alto rispetto ad oggi. La temperatura media era di un grado e mezzo superiore a quella del 2005. Geologicamente, non c’è nulla di nuovo in quel che sta accadendo. […]. Il mutamento climatico è principalmente il prodotto dell’attività solare. Anche i movimenti tettonici, il differimento delle stagioni nell’emisfero settentrionale e i vulcani possono giocare un ruolo significativo.

Christian Schlüchter, professore emerito di geologia e paleoclimatologia all’Università di Berna, 7 giugno 2014

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Carlo Rubbia. Nobel per la Fisica

Non è riscontrabile un rapporto tra i cambiamenti climatici e le emissioni di CO2. La situazione nuova è che nonostante le emissioni continuino, dal 2000 si è registrata una diminuzione della temperatura

Carlo Rubbia, Nobel per la fisica, giugno 2012

Siamo ipoteticamente più minacciati dal freddo che dal riscaldamento globale.

Yuri Izrael, vice presidente russo del IPCC fino al 2008

Nessuno sa se la Terra continuerà a riscaldarsi oppure, dopo aver raggiunto un picco nel 1998, sia all’inizio di un ciclo di raffreddamento che durerà diversi decenni o più

John T. Everett, ex IPCC, exNOAA, consulente del Congresso americano per gli oceani e la vita marina

Siamo già entrati in una fase di raffreddamento che credo continuerà almeno per i prossimi 15 anni. Non vi è alcun dubbio che il riscaldamento degli anni 1980 e 1990 si è arrestato.

Anastasios Tsonis, climatologo, University of Wisconsin, settembre 2013

La comprensione tempestiva della realtà del sopraggiungente raffreddamento globale richiede una scelta mirata di misure adeguate ed affidabili che permetteranno al genere umano, in particolare a popolazioni situate lontano dall’equatore, di adattarsi al futuro raffreddamento globale.

Habibullo Ismailovich Abdussamatov, direttore del laboratorio di ricerca spaziale dell’osservatorio di San Pietroburgo, 2013

L’attenzione del dibattito pubblico si sta spostando dalla pausa nel riscaldamento globale che dura da 15-17 anni al raffreddamento registrato a partire dal 2002.

Judith Curry, climatologa, direttrice del centro di geoscienze e scienze atmosferiche al Georgia Institute of  Technology, 14 giugno 2013

 Il livello di attività solare Sole diminuirà notevolmente nel corso del prossimo decennio e rimarrà basso per circa 20 – 30 anni. In ogni precedente occasione la temperatura media del mondo è calata di circa 1-2°C.

Astronomical Society of Australia, 2008

In effetti il riscaldamento globale si è fermato e sta iniziando un raffreddamento. Nessun modello climatico ha previsto un raffreddamento della Terra – piuttosto il contrario. E questo significa che le proiezioni del clima futuro sono inaffidabili.

Henrik Svensmark, astrofisico e direttore della ricerca sul clima presso l’Istituto Spazialedella Danimarca, 2009

Il ciclo solare 24 è iniziato ed è lecito attendersi un serio raffreddamento. Molti pensano che le decisioni politiche sul clima sono basate su previsioni scientifiche, ma ciò che ottengono i politici sono proiezioni basate su modelli informatici.

Cliff Ollier, geofisico, University of Western Australia, 2013

Questo fenomeno ha avuto le sue prime manifestazioni, con eventi come l’“apocalisse di neve” (che nel 2010 ha colpito soprattutto la città di Chicago degli Stati Uniti), il freddo siberiano che ha colpito l’Europa nel 2011 e l’ondata polare artica che questo inverno ha interessato il Nord America e ha portato al congelamento delle Cascate del Niagara e a vari vortici polari. Secondo questa previsione, l’andamento delle basse temperature è attualmente in una fase di transizione e si aggraverà nei prossimi sei anni per raggiungere la sua fase più intensa tra il 2020 e il 2040.

Víctor Manuel Velasco Herrera, geofisico all’Università Nazionale Autonoma del Messico

Aumenta il rischio di un nuovo stadiale come lo Younger Dryas cioè di un cambiamento improvviso del clima verso una glaciazione millenaria del nord Europa e di parte dell’emisfero nord. Come dire: glaciazione per eccessiva velocità di riscaldamento.

Vincenzo Ferrara, climatologo, 2014

Lungi dall’essere responsabile del danneggiamento del clima della terra, la nostra civiltà potrebbe non essere in grado di prevenire uno qualunque di questi terribili cambiamenti una volta che la Terra decidesse di attuarli. Se la Terra stabilisse di voler congelare di nuovo il Canada, per esempio, è difficile immaginare di poter fare alcunché di diverso dal vendere gli immobili che uno ha Canada. Se decidesse di sciogliere la Groenlandia, potrebbe essere meglio fare lo stesso in Bangladesh. I dati geologici suggeriscono che non ha molto senso preoccuparci troppo del nostro futuro energetico, non perché non sia importante, ma perché è al di là delle nostre capacità di controllarlo.

Robert B. Laughlin, fisico a Stanford, premio Nobel 1998 –The American Scholar, estate 2010

Lista di accademici e addetti ai lavori che hanno previsto un raffreddamento globale o una glaciazione.

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le emissioni umane di anidride carbonica diventano significative a partire dal 1947

le emissioni umane di anidride carbonica diventano significative a partire dal 1947

Atlantico Settentrionale in fase di raffreddamento (cf. L'Alba del Giorno Dopo)

Atlantico Settentrionale in fase di raffreddamento
(cf. L’Alba del Giorno Dopo)

L'Alba del Giorno Dopo

L’Alba del Giorno Dopo

le temperature ANTICIPANO le variazioni di anidride carbonica

le temperature ANTICIPANO di 6 mesi le variazioni di anidride carbonica

Anche sul lungo periodo l'anidride carbonica varia sulla scia delle variazioni di temperatura (grafico va letto da destra a sinistra)

Anche sul lungo periodo l’anidride carbonica varia sulla scia delle variazioni di temperatura (il grafico va letto da destra a sinistra)

Il mondo si è scaldato di 0,4ºC tra 1940 e 2014 (+0,05 ºC per decennio) e la concentrazione di CO2 è cresciuta di 90 ppm.

Tra 1911 e 1940 la temperatura media globale è aumentata maggiormente e più rapidamente (+0,17 ºC per decennio) anche se la CO2 è cresciuta di solo 0,5 ppm.

Nel dopoguerra e fino al 1979 il mondo si è raffreddato di 0,2ºC, mentre la concentrazione di anidride carbonica saliva di 30ppm.

Tra 1997 e 2014 le temperature si sono stabilizzate, sebbene le emissioni umane siano cresciute del 61% dal 1990 in poi, stabilendo un record nel 2013. Nella troposfera inferiore lo iato dura da 26 anni.

BxTier8CMAADdUwIn barba al presunto consenso assoluto, sono ben 38 le possibili spiegazioni/interpretazioni di questa “pausa” che rivaleggiano tra loro: “Trentotto, siamo arrivati alla trentottesima differente spiegazione per il fatto che la temperatura media del pianeta non aumenta più. Appena qualche giorno fa eravamo a 32″ (Guido Guidi, Climatemonitor).
Tante idee molto confuse.

Il clima, in passato, ha già subito ripetute, improvvise (nel giro di pochi decenni) oscillazioni globali di 2, 4 e più gradi centigradi che hanno preceduto variazioni dell’anidride carbonica.

Lo stesso IPCC conferma che nell’Antartide le temperature cambiano centinaia di anni prima che si registrino variazioni nell’anidride carbonica.

LAntartico è già in fase di glaciazione (Robot Sub Finds Surprisingly Thick Antarctic Sea Ice, LiveScience, 24 Novembre 2014).

Ghiacci marini, innevamento e temperature globali sono in controtendenza rispetto alle previsioni serriste.

I dati satellitari parlano addirittura di un aumento del volume dei ghiacci artici nel 2013.

Le temperature artiche estive hanno cominciato a decrescere dal 2012 in poi.

Nonostante il fortissimo aumento della concentrazione di anidride carbonica, la ritirata dei ghiacciai dal 1850 in poi e l’aumento del livello degli oceani dal 1807 in poi non hanno subito alcuna accelerazione.

Tra il 1931 e il 2010 le precipitazioni sulle Alpi sono risultate in calo del 15-25%, ma negli anni successivi sono tornate ad aumentare anche in primavera.

I gestori dei rifugi alpini e prealpini se la sono vista brutta.

I ghiacciai francesi ed elvetici sono in fase di stabilizzazione, se non di recupero, come quelli trentini (agosto 2014). I ghiacciai alpini sono in netta ripresa (Ghiacciai alpini tornano a crescere: ecco i perché di una stagione boom, Meteogiornale, 21 novembre 2014; Crescono i ghiacciai veneti. In 5 anni più cinque ettari, l’Adige, 19 febbraio 2015).

Lo stesso discorso vale per quelli himalayani (il 12% circa è in regresso, l’1% in crescita con una perdita complessiva di superficie dello 0,2% tra 2000 e 2010).

Sul Ben Nevis (Scozia) sta nascendo un ghiacciaio (BBC, agosto 2014)

Le temperature invernali austriache sono tendenzialmente in calo da 26 anni (tedesco italiano)

6a010536b58035970c017ee88df70e970d-piIl famoso “caldo mancante” (missing heat), ossia il gap tra i modelli serristi e la realtà – nel corso della “pausa” priva di riscaldamento 1998-2014 -, non pare essere stato risucchiato dagli oceani, come si era ipotizzato. Con una certa elasticità teoretica si era sostenuto che il calore scendeva (!) negli abissi oceanici e poteva riaffiorare grazie a fenomeni come El Nino – in generale il calore non potrebbe trasferirsi da una massa più fredda (oceano) ad una più calda (atmosfera).
Anche questo tentativo di salvare il paradigma è però fallito.

Uno studio collaborativo Harvard-MIT (Wunsch and Heimbach, “Bidecadal Thermal Changes in the Abyssal Ocean”, 2014) dimostra che:
a) gli abissi oceanici si stanno raffreddando;
b) il calore perso dagli abissi è salito verso gli strati superficiali, riscaldandoli;
C) anche quel tasso di riscaldamento è in fase di rallentamento.
Questi dati escludono la possibilità che la responsabilità del loro riscaldamento sia nostra e rappresentano il colpo di grazia al modello serrista.

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Infine, l’innalzamento del livello degli oceani è in fase di sensibile rallentamento, da 3,4 mm/anno (1992-2002) a 2,4 mm/anno (2003-2011).

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Rilevazioni del satellite di osservazione della CO2 della NASA confermano quelle del satellite giapponese JAXA: le foreste pluviali e gli oceani producono gran parte delle emissioni di CO2

Rilevazioni del satellite di osservazione della CO2 della NASA confermano quelle del satellite giapponese JAXA: le foreste pluviali e gli oceani producono gran parte delle emissioni di CO2 mentre i grandi distretti industriali extra-cinesi non generano emissioni significative

IL CLIMA È UN SISTEMA IPERCOMPLESSO

Scienza è credere all’ignoranza degli esperti…Di tutte le materie, solo la scienza contiene in sé l’insegnamento che è pericoloso credere nell’infallibilità dei più grandi maestri della precedente generazione. Impara dalla scienza che bisogna dubitare degli esperti.
Richard Feynman, Nobel nel 1965

I ricercatori avevano stimato che il campo [geomagnetico] si stava indebolendo di circa il 5 per cento ogni cento anni, ma i nuovi dati hanno rivelato che il campo si sta indebolendo del 5 per cento ogni dieci anni, 10 volte più velocemente di quanto si pensava…Il campo magnetico della Terra agisce come una gigantesca bolla invisibile che protegge il pianeta dalle radiazioni cosmiche espulse dal dal sole sotto forma di venti solari.

Earth’s Magnetic Field Is Weakening 10 Times Faster Now, LiveScience, 8 luglio 2014

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Il riscaldamento planetario è stato osservato anche su Marte, Giove, Plutone e sulla più grande luna di Nettuno, Tritone, per decenni, dopo il picco del “Grande Massimo Solare” (di gran lunga il più intenso degli ultimi 3000 anni, se non addirittura degli ultimi 8000 anni) e là non ci sono esseri umani. Per di più Plutone si sta allontanando dal Sole, lungo la sua orbita, e quindi si sarebbe dovuto raffreddare, ma invece si sta riscaldando.

Questo è uno degli eventi indizi che ci dovrebbero far capire che il cambiamento climatico sulla Terra è dovuto principalmente alle variazioni dell’attività solare [cf. scienziati cinesi hanno documentato la significativa corrispondenza tra attività solare e andamento delle temperature terrestri] e al contesto interstellare (oltre che all’“uscita” dalla Piccola Era Glaciale).

Ora il Sole sta passando dal suo Grande Massimo al suo Grande Minimo. La Terra continua a riscaldarsi anche dopo la fine di un Grande Massimo, per via dell’inerzia degli oceani. Le oscillazioni sono quindi ritardate, non c’è una risposta immediata, dopo un picco.

All’orizzonte si intravede già il ciclico raffreddamento globale (Sun Headed Into Hibernation, Solar Studies Predict, National Geographic, 14 giugno 2011).

screenhunter_1445-jul-30-09-15Secondo il rapporto dell’IPCC del 1990, nel 1974 i ghiacci artici avevano la stessa estensione del 2014

Il riscaldamento globale ha fatto in modo che una quantità maggiore di CO2 fosse rilasciata dagli oceani. Ora gli oceani sono in via di raffreddamento e quindi anche l’aumento di anidride carbonica, dopo quello delle temperature, raggiungerà il suo plateau, per poi declinare, tra un secolo.

L’unica cosa buona di tutto questo è che, a parte i miliardi buttati via in finte soluzioni, l’umanità ha cominciato a ri-orientarsi in senso ecologista (es. quando ha bandito i CFCil buco nell’ozono si sta restringendo -, non certo quando ha demonizzato la povera anidride carbonica che è una benedizione per la vita sul pianeta).
Non è cosa da poco e ci tornerà molto utile nel corso di questo secolo.

Il clima è un sistema dominato dall’interazione dinamica e non-lineare di gas serra, raggi cosmici, cicli oceanici, nuvole e vapore acqueo, radiazioni ultraviolette, raggi gamma, raggi infrarossi, attività vulcanica, ecc.

Gli esseri viventi non sono fragili e inflessibili ma sorprendentemente adattabili, perché la vita è cambiamento. La posizione dell’ortodossia climatologica che presuppone una condizione climatica/ambientale fissa e ideale salvo ingerenze umane e bolla come negativo, innaturale e indesiderabile il cambiamento è a dir poco singolare, perché contraddice la realtà degli ecosistemi che si conservano in un fecondo equilibrio dinamico (neghentropico) solo grazie alla variabilità delle condizioni ambientali. I deserti caldi e freddi sono stabili (entropici) e poco adatti alla vita, ma neppure il loro stato è irreversibile.

Nessun approccio riduzionistico e statico può rendere giustizia alla complessità della natura e del clima e può generare previsioni corrette. Solo un approccio olistico che analizza il sistema nella sua interezza può fornire informazioni sul modo in cui opera il sistema ambientale globale e sulle conseguenze di importanti variazioni.

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Questa è la ragione per cui, come da ammissione dello stesso IPCC (Quinto Rapporto di Valutazione, AR5, 2013), 111 dei 114 modelli di simulazione climatica non hanno saputo prevedere le temperature poi osservate.

L’Agenzia Spaziale Europea è arrivata addirittura a mettere in dubbio la capacità di misurare accuratamente le temperature globali e l’affidabilità dei modelli climatologici impiegati dall’IPCC (!): “The models don’t have the skill we thought they had. That’s the problem” (Peter Jan van Leeuwen).

Non a caso il 48% degli affiliati all’American Meteorological Society non crede che il cambiamento climatico di questi anni sia principalmente causato dall’uomo.

Percentuali analoghe sono state registrate tra ingegneri e geoscienziati. Anche in Australia.

Il numero dei climatologi di professione che “abiurano” è in costante crescita.

D’altra parte, grazie all’integrità di due climatologi ortodossi, si è poi scoperto che il famoso/famigerato consenso del 97% tra i climatologi è un valore inventato di sana pianta (con l’aggravante della grossolanità della suddetta operazione di costruzione del consenso). Il numero di articoli peer-reviewed di scuola scettica è enorme (oltre 1350). Si veda anche l’analisi del fisico americano Steven E. Koonin, già consulente nella prima amministrazione Obama (Climate Science Is Not Settled, WSJ, 19 settembre 2014).

Considerazioni di natura morale, politica e ideologica hanno purtroppo avuto la meglio sulla buona pratica scientifica, che cerca gradualmente di escludere le correlazioni spurie.

Purtroppo non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

Gli ecologisti, nella loro frenesia di fare del bene, si sono lasciati sviare dall’ossessione per l’anidride carbonica (che è vitale per la flora e quindi per la vita sul pianeta) e hanno quasi accantonato battaglie molto più urgenti e cruciali come quelle per la disponibilità di acqua potabile, lo sfruttamento delle risorse ittiche, l’impoverimento dei terreni agricoli, l’inquinamento da sostanze tossiche, la diffusione incontrollata di specie alloctone e il riscatto delle masse impoverite, che solo grazie alla prosperità e al superamento della modalità “lotta per la sopravvivenza” potrebbero permettersi di rispettare e amare la natura.

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RAFFREDDAMENTO IN ARRIVO?

Secondo il professor Lockwood l’ultima parte del 20° secolo è stata un periodo in cui il sole è rimasto insolitamente attivo e un cosiddetto ‘grande massimo’ si è verificato intorno al 1985. Da allora, il sole è diventato sempre più tranquillo…Il professor Lockwood ritiene che l’attività solare stia diminuendo più rapidamente che in una qualunque delle 24 precedenti occasioni, negli ultimi 10.000 anni, in cui si è trovato nelle stesse condizioni. Sulla base delle sue scoperte ha elevato il rischio di un nuovo minimo di Maunder da meno del 10% di solo pochi anni fa, al 25-30%. E una ripetizione del minimo solare di Dalton, che si è verificato nei primi anni del 1800, è ora probabile. A suo parere stiamo già cominciando a vedere un cambiamento nel nostro clima – gli inverni freddi ed estati miserevoli degli ultimi anni – e che nei prossimi decenni ci potrebbe essere una discesa in un nuovo minimo di Maunder. Vale la pena sottolineare che non è che ogni inverno sarebbe rigido, né ogni estate da dimenticare. Ma inverni rigidi ed estati instabili diventerebbero più frequenti

Paul Hudson, BBC, 28 ottobre 2013.

L’uomo è responsabile di una parte del riscaldamento globale, ma la maggior parte è naturale.

L’unica cosa di cui preoccuparsi riguardo al riscaldamento globale è il danno causato dalle preoccupazioni stesse. Perché alcuni scienziati si preoccupano? Forse perché sentono che smettere di preoccuparsi può significare smettere di essere pagati. La Terra ha vissuto un ciclo continuo di ere glaciali per milioni di anni. Il freddo, con periodi glaciali che interessano i poli e le medie latitudini, persiste per circa 100.000 anni, fasi scandite da più brevi periodi più caldi, chiamati interglaciali. Tutte le glaciazioni iniziano con un periodo di riscaldamento globale. [questi riscaldamenti] sono i precursori di nuove ere glaciali. In realtà il riscaldamento è una cosa buona. Le glaciazioni sono mortali e possono anche uccidere milioni di persone. L’umanità non può bloccarle. Proprio come l’umanità non può influire sul clima a lungo termine del pianeta, non può impedire che una glaciazione abbia luogo. Il clima è governato principalmente dal Sole.

Le attività umane possono avere un certo impatto sulla transizione verso condizioni glaciali, aumentando il flusso d’acqua polare e accelerando l’avvento di una glaciazione. Quello che sta accadendo è molto simile al precedente di 115 mila anni fa, quando si è innescata l’ultima glaciazione. È difficile da capire, ma è davvero così: l’ultima glaciazione è stata accompagnata dalla crescita della temperatura media globale, ossia dal riscaldamento globale.

Quel che accadde fu che il Sole riscaldò più i tropici e raffreddò l’Artico e l’Antartico. Poiché i tropici sono molto più grandi dei poli, la temperatura media globale aumentava. Ma in aumento era anche la differenza di temperatura tra oceani e poli, cioè la condizione fondamentale di espansione dei ghiacci polari. Che ci crediate o no, l’ultima glaciazione è cominciata con un riscaldamento globale!

Man mano che più vapore acqueo arriva ai poli l’Antartide produce iceberg e si addensa, mentre il centro del polo nord si libera dai ghiacci e le latitudini più basse subiscono nevicate pesanti che a poco a poco iniziano a migrare verso sud.

Un deterioramento globale del clima, di un ordine di grandezza maggiore di qualunque finora sperimentato dall’umanità civilizzata, è una possibilità molto reale e in effetti può avvenire in tempi rapidi, anche in una dozzina d’anni.

Man mano che il ghiaccio inizia a procedere verso sud dal Mare Artico la produzione di cibo si ridurrà notevolmente ci saranno abbondanti anomalie climatiche alle latitudini settentrionali ma anche meridionali. Potrebbero verificarsi tempeste globali. In alcune regioni potrebbero verificarsi ondate di freddo anomalo, mentre altre arrostirebbero con picchi di temperature mai viste prima dalla nostra civiltà.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora.

George Kukla, luminare della paleoclimatologia, ex Columbia University, ricercatore presso il Lamont-Doherty Earth Observatory, 2007-2011

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La tendenza generale è quella verso un raffreddamento globale e la troposfera superiore ha cominciato a raffreddarsi diversi anni fa.

Ci troviamo nel bel mezzo del più debole ciclo solare degli ultimi 100 anni (che nel 2015 sarà in fase declinante), il più rapido declino dell’attività solare negli ultimi 10mila anni, un Grande Minimo Solare previsto intorno al 2030-2040, un’Oscillazione Pacifica Decadale (PDO) entrata nella sua fase di raffreddamento nel 2008 (durerà fino al 2030-2038), un’Oscillazione Atlantica Multidecadale (AMO) fredda che è arrivata in anticipo (durerà fino al 2050 e condizionerà pesantemente gli inverni europei e nordamericani).

Invece del tanto pubblicizzato Niño del secolo (forte riscaldamento nel Pacifico centrale con notevole influenza globale) è probabile che ne arriverà uno ben poco impressionante e avremo invece una Niña (fenomeno inverso: raffredda) triennale (2015 > 2017).

Gli astrofisici prevedono che il prossimo ciclo solare (25) e forse anche quello successivo (26) saranno debolissimi e già ora il vento solare è debole

È la tempesta perfetta.

E’ ipotizzabile un raffreddamento di almeno un grado entro il 2020.

Ogni raffreddamento del passato è coinciso con un indebolimento dell’attività solare – Oort, Wolf, Sporer (1450 – 1540, Maunder (1645 – 1715) e Dalton (1795 – 1820) – ed è del tutto naturale ipotizzare che anche un singolo ciclo privo di macchie solari (è più probabile che i cicli “abortiti” saranno numerosi, per un intervallo di 30-100 anni) possa causare un raffreddamento del clima (BBC; National Geographic; NASA; US National Solar Observatory e US Air Force Research Laboratory; Osservatorio di San Pietroburgo; Accademia russa delle scienze.

Ogni ciclo si protrae per un numero di anni oscillante tra i 9 e i 14 (da minimo a minimo).

Il ciclo 24 è stato il più debole dal 1906 e dovrebbe terminare tra il 2018 e il 2020.

Il ciclo 25 (se si manifesterà) dovrebbe raggiungere il suo picco nel 2023-2024.

I picchi durano circa 3-4 anni.

La curva di attività solare ha già cominciato a declinare e, gradualmente, a cavallo tra 2014 e 2015, l’azione di radiazioni ultraviolette, raggi gamma, vento solare, raggi infrarossi e raggi cosmici subirà un’alterazione (un vento solare più debole si traduce in maggiore bombardamento di raggi cosmici) che agirà sul clima del nostro pianeta.

Ciò produrrà verosimilmente un leggero raffreddamento da qui al 2017-2018.

Tenuto conto dell’inerzia termica degli oceani, il processo di raffreddamento accelererà nel corso del prossimo decennio se, come pare, il Sole entrerà in ibernazione (Grande Minimo).

Le correnti a getto (flussi d’aria che circolano velocemente nell’atmosfera creando delle “cinture” intorno al pianeta) continueranno a spostarsi verso l’equatore gettando nel caos il clima dell’emisfero boreale.

Le suddette correnti sono in fase di rallentamento e, come succederebbe a un fiume, formano delle anse che portano aria molto fredda a sud e molto calda a nord: questa è la causa degli estremi climatici di questi anni, con gravi conseguenze per la produzione agricola.

E’ possibile che ciò avvenga per via della diminuzione della pressione dell’eliosfera (-40%) che causa un’espansione dell’atmosfera.

La NASA ha scoperto infatti che l’intera atmosfera si espande e si contrae in funzione dei cicli solari (come un polmone).

Negli ultimi 100mila anni le temperature in Groenlandia sono salite e scese diverse volte, con variazioni anche di oltre 10ºC nel giro di pochi decenni e ripercussioni climatiche sull’intero emisfero boreale e specialmente nell’area dell’Atlantico settentrionale: Il sistema climatico in quella fase glaciale era chiaramente instabile e suscettibile di cambiare rapidamente con scarso preavviso tra due condizioni antitetiche. Questi cambiamenti sono stati quasi certamente causati da alterazioni del modo in cui gli oceani trasportano calore tra i due emisferi (“Climate change: evidence from the geological record”, The Geological Society of London.

Questo fenomeno a sua volta porta a un declino nella densità della termosfera. Il rapido restringimento della termosfera (che si raffredda e restringe con il diminuire dell’attività solare) comporta una maggiore dispersione del calore del pianeta ai poli. Il “vuoto” che si viene a formare richiama calore (umido) dai tropici in direzione dei poli.

Il riscaldamento dell’atmosfera alle alte latitudini e le alterazioni geomagnetiche dovute alle variazioni di attività solare producono un’espansione della troposfera e, come detto, un ridirezionamento delle correnti a getto che in precedenza si muovevano verso i poli e ora invece tendono verso l’equatore.

La fascia delle precipitazioni (aria calda e umida) si sposta quindi verso nord, in regioni normalmente più secche, causando innevamenti più consistenti a causa dell’incontro di aria calda e umida con aria fredda [un millimetro di pioggia corrisponde a circa 0,8-1,5 centimetri di neve].

Le continue alluvioni sono il risultato di quest’accentuata evaporazione ai tropici. Maggiore sarà il divario di temperatura tra tropici e poli, più violento sarà l’impatto climatico su chi si trova in mezzo.

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COME SI COMPORTANO I GRANDI DECISORI?

Come se il riscaldamento globale causato dall’uomo fosse una bufala, o comunque un fattore secondario.

Romano Prodi esorta l’Italia a sfruttare i suoi combustibili fossili.

La Germania è tornata ad aumentare le sue emissioni di CO2 mentre i maggiori “riduttori” europei sono i paesi sottoposti a drastiche “terapie” di austerità

Al di fuori dell’Europa, il resto del mondo emette anidride carbonica senza troppi patemi

Le scelte strategiche di Cina e Russia sembrano indicare scetticismo nei confronti degli allarmi dell’IPCC.

La decisione russa di acquistare due super-rompighiaccio a propulsione nucleare (costo: un miliardo di euro ciascuna!), capaci di attraversare strati di ghiaccio spessi 3 metri, avrebbe poco senso se l’Artico fosse destinato a essere libero dai ghiacci estivi entro pochi anni e completamente libero da ghiacci entro la fine del secolo. Se l’obiettivo fosse quello di sfruttare le risorse artiche, è bene chiarire che non esiste alcuna tecnologia che possa permettere di estrarre il petrolio artico in presenza di iceberg e probabilmente non sarà disponibile per un’altra generazione.

Inoltre la decisione cinese e russa di impegnarsi nel gigantesco progetto del Canale del Nicaragua (che non sarebbe inaugurato prima del 2020) proprio quando si sta ampliando il Canale di Panama sarebbe anti-economica se entro pochi anni si potesse seguire la molto più conveniente rotta artica a nord-ovest (1850 km in meno), che attirerebbe un quarto del traffico cargo mondiale.

Ma sarebbe invece particolarmente lucida se, in futuro, quella rotta e quella che passa per lo Stretto di Magellano/Capo Horn fossero rese impercorribili dai ghiacci.

Contemporaneamente, la ristrutturazione dei porti statunitensi non pare tener conto delle conclusioni dei modelli climatici che prevedono forti innalzamenti del livello degli oceani.

Il fatto è che se i ghiacci antartici continueranno ad espandersi al ritmo attuale (un “Regno Unito” di superficie in più del precedente record assoluto del 2008) il traffico commerciale navale tra Sudamerica e Antartide diventerà molto difficoltoso entro il 2025.

… Le nevicate erano molto più intense rispetto alle epoche precedenti e successive e la neve non si scioglieva per molti mesi in più di quanto non faccia oggi. Molte primavere ed estati erano fredde e umide, ma con grande variabilità tra gli anni e i periodi. Le tecniche di coltivazione in tutta Europa dovettero essere riviste per adattarsi ad una stagione di crescita più breve e meno affidabile e ci furono molti anni di penuria e carestia.

http://en.wikipedia.org/wiki/Little_Ice_Age

Gli indizi da tener d’occhio sono i seguenti:

  • fronti freddi in rapida successione dall’Artico verso sud (correnti a getto più meridionali e instabili);
  • marcata intensificazione delle precipitazioni in quota e alle alte latitudini, con ripetute inondazioni senza precedenti e bufere di neve record in inverno;
  • condizioni di ventosità accentuata;
  • eventi atmosferici estremi in intensificazione;
  • vortici polari che non si ritirano verso nord con la fine dell’inverno;

Tutto questo serve solo a comprovare che non si possono programmare delle politiche di adattamento in base a dei modelli matematici che si dimostrano preoccupantemente inefficaci.

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About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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