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Streghe, cavernicoli e rivoluzioni – antropologia della creatività
Artista: Cassia Raad. Opera: Faith

Streghe, cavernicoli e rivoluzioni – antropologia della creatività

Tra le nuove possibili iniziative proposte, la nascita di un distretto culturale creativo, di una borsa dell’artigianato culturale e di un osservatorio dedicato al binomio impresa-cultura.

La cultura? Fa aumentare il Pil”, Trentino, 8 maggio 2014

Devo Creare un Sistema o essere schiavo di quello d’un Altro.

Non voglio Ragionare o Confrontare. Il mio compito è Creare.

William Blake

 

La rivoluzione creativa quando Berta filava

L’immaginazione umana è illimitata, la nostra creatività non ha confini. Gli esseri umani non si adattano tecnologicamente al proprio ambiente. Sono loro a crearlo, ad adattarlo a loro stessi. In questo senso rappresentano un salto qualitativo dell’evoluzione, sono un ulteriore strumento del dispiegamento della vita nell’universo. Ogni specie cerca di realizzare il suo pieno potenziale e la nostra eccellenza si manifesta nelle arti, nella creatività culturale e nelle realizzazioni tecnologiche e sociali.

Dai tempi di Cro-Magnon siamo fenomenalmente creativi.

Cro-Magnon è il primo uomo moderno da un punto di vista delle capacità simbolico-comportamentali ed anatomiche e rappresenta un salto di qualità prodigioso rispetto al passato.
Giungono in Europa presumibilmente dall’Africa circa 40mila anni fa con un bagaglio di facoltà e competenze stupefacente: sanno tessere, dipingono e scolpiscono con stile, immaginazione e grazia, costruiscono strumenti musicali (anche a percussione) e introducono le prime, rudimentali, notazioni musicali, condividono le risorse con la comunità, tengono in gran conto le donne – e non per la loro fertilità, dato che per i cacciatori-raccoglitori non è quasi mai un problema – personalizzano l’architettura delle loro abitazioni, dedicano ricche sepolture ai propri morti, introducono l’arte ceramica già almeno 25mila anni fa (cf. Venere di Dolní Věstonice). Sono sofisticati e creativi innovatori, diversamente dai loro predecessori, i Neanderthal che, nel corso di decine di migliaia di anni, introducono relativamente poche nuove tecniche e tecnologie, quasi sempre come reazione alle pressioni climatiche.

La grande rivoluzione che ebbe luogo con l’apparire dell’umanità fu la transizione da un’evoluzione biologica non intelligente e del tutto imprevedibile ad una co-evoluzione culturale e cognitiva, dotata di una certa direzionalità, cooperazione e inventiva.

Gli esseri umani apprendono e progrediscono perché sono creativi, ossia possono immaginare e poi realizzare ciò che ancora non c’è. Sono co-creatori, non consumatori passivi o parassitari dell’esistente (salvo gli psicopatici, camaleonti sociali eternamente proiettati verso l’esterno e condannati a vivere di luce riflessa: la loro “arte” è un’impostura imitativa ed entropica).

Per la nostra specie una vita creativa, innovativa e vibrante, cioè una vita culturale, può essere immensamente gratificante. Per questo spesso ci immoliamo o nuociamo al nostro interesse in nome di principi e ideali. L’istinto di autoconservazione non ci domina, non determina la nostra evoluzione. Ciascun essere umano è perciò votato al cambiamento ed è destinato a contribuire al cambiamento del pianeta.

Creatività, stregoneria e psicofarmaci

Gli atti creativi sono atti di fede e ispirazione, atti che infrangono le barriere, che non riconoscono confini e compartimenti stagni.

Come detto, la civiltà umana evolve grazie alla facoltà di immaginare ciò che ancora non esiste e che non è stato scoperto. Vale per la tecno-scienza come per l’arte, l’innovazione sociale e l’ingegneria istituzionale. Se così non fosse ci sarebbero ancora la schiavitù, la pellagra, le mappe con la scritta “hic sunt leones”, il muro dei 10” sui 100 metri piani, ecc.

Ogni persona è anche un’autocreazione, un’opera della propria creatività.

Questa ovvietà sfugge perché una società patriarcale è dominata dalle idee di potere e razionalità, mentre la creatività associata alla donna, all’emotività, nonché alla stregoneria, isteria, incapacità di governare la cosa pubblica e di fare scienza. Si pensi allo stigma applicato alle persone creative: disadattati, irrealistici, sognatori con la testa fra le nuvole, inclini a depressione e suicidio, eversori.

Invidia, conformismo e ostracismo hanno continuato a mortificare la natura umana: le persone di talento, specialmente se donne, si sentivano sbagliate, fuori luogo, colpevoli, malate, dannose, prive di valore, ecc. Così ignoravano, censuravano, inibivano le loro facoltà, per paura di trovarsi sotto attacco o escluse dalla comunità, reiette. Quanti doni sono restati latenti per colpa di un’atmosfera di condanna preventiva?

Quanti bambini sono stati considerati ritardati, invece che dotati? Oggi molti di loro vengono sottoposti a trattamenti a base di psicofarmaci.

Creatività vuol dire cambiamento, vuol dire anche intuizioni rivoluzionarie intollerabili per uno status quo che mira all’autoconservazione. È sempre stato necessario infondere paura della propria e altrui creatività, quando non era al servizio della stabilità e del profitto.

Il fatto è che la forza creativa è potente quanto il desiderio di soddisfare le proprie esigenze primarie: “Non di solo pane vivrà l’uomo”. Perciò molti hanno difeso delle astrazioni a costo della vita.

La specie umana è naturalmente creativa, dalla culla al letto di morte, e lo manifesta in ogni atto quotidiano. Coltivare la creatività non è né più né meno che portare a compimento quello per cui siamo venuti al mondo: creare.

Quando una società non sostiene e valorizza la creatività e privilegia la norma è avviata al declino.

Siamo esseri creativi: quando la creatività è soffocata, la libertà fa la medesima fine e la vita stessa seguirà a breve.

Al contrario, proprio il potenziale creativo è lo strumento che consente di rivoluzionare il mondo e le coscienze senza usare la violenza (che è un vicolo cieco, una manipolazione distorsione dell’energia creativa).

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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