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PD trentino, svegliati!

PD trentino, svegliati!

E’ opinione generale che il risultato elettorale del Partito democratico trentino alle elezioni europee sia attribuibile alla carica innovativa impressa alla politica italiana dal presidente del Consiglio Renzi. Hanno votato PD anche elettori dell’UPT e del PATT per nulla convinti a votare il candidato della SVP, segno evidente che l’idea del partito territoriale vagheggiata da Panizza e da qualche guru dell’UPT non convince e non entusiasma.

Il Partito democratico e i vari cespugli del riformismo trentino hanno perso, questa volta in maniera evidente, la possibilità di esprimere un deputato trentino a Strasburgo. Per inerzia, mancanza di coraggio, di visione e di progettualità. Aver ripiegato, all’ultimo momento senza discussione alcuna, quasi con rassegnazione, su Andrea Pradi dà la misura della incertezza che ancora oggi accompagna il PD trentino. Nulla di personale contro Pradi, ma che questi si dica pago delle sue 24.000 preferenze, risulta incredibile.

Un sorriso sarebbe forse la risposta migliore a una simile ingenuità se la situazione non fosse piuttosto seria. Pradi ha ottenuto, nella nostra provincia, 14.000 voti, 10.000 nelle altre regioni del Nordest. I voti ottenuti dal PD in Trentino sono circa 90.000. Questo dato non dice nulla ai dirigenti del partito? Certo, una candidatura non si decide all’ultimo momento, va pazientemente costruita attorno un’idea, un progetto, deve fare presa sugli elettori e creare un po’ di entusiasmo, quantomeno.

Diversi mesi fa avevo invitato, attraverso articoli apparsi sulla stampa locale, la sinistra democratica a costruire una candidatura autorevole, condivisa, capace di giocare un ruolo attivo a Strasburgo. Ne avrebbe beneficiato l’autonomia trentina la cui valorizzazione, anche in chiave europea, non può essere appaltata esclusivamente alla SVP e al PATT.

Guardando la situazione locale, ho l’impressione che il partito democratico, pur essendo il primo partito della coalizione, perseveri nel suo stato di ipnosi nella quale l’avevano indotto Dellai e Pacher. Con la differenza che Rossi non è Dellai. C’è da chiedersi quale ruolo svolga il vicepresidente Olivi, e conseguentemente tutta la componente PD all’interno del governo provinciale, nelle scelte operate dalla Giunta.

Nessuno ha avuto nulla da dire, tanto per fare un esempio, sul riordino della struttura provinciale o su alcune nomine effettuate di recente? Sulle innumerevoli priorità fissate da Rossi nel suo programma di legislatura, troppe a mio avviso per essere delle priorità, qual’è l’orientamento del PD e dei suoi assessori provinciali?

Se vogliamo rimanere in ambito europeo, Panizza e Rossi hanno dichiarato che Dorfmann rappresenterà l’Euregio a Bruxelles. Sulla serietà dell’on.le Dorfmann non ci sono dubbi e le sue competenze, soprattutto in materia di agricoltura, avrebbero dovuto essere meglio valorizzate già nella passata legislatura. Ritengo, tuttavia, sia lecito chiedere al PATT qual è la sua visione dell’Europa e come utilizzare in maniera significativa l’apporto di Dorfmann in Parlamento sulle priorità per la PAT nell’attuazione della nuova politica agricola o in altre politiche europee sulle quali il Parlamento è chiamato a decidere.

Sono ancora in agenda la gestione della sede comune di rappresentanza a Bruxelles e dell’Ufficio del GECT a Bolzano che evidenziano non poche criticità. Ho avuto modo di sottolineare più volte la superficialità e la disattenzione di questa giunta di fronte alle numerose opportunità offerte dalla collaborazione fra i tre territori, a partire dagli Uffici di Bruxelles e di Bolzano.

Avevo invitato Rossi a costituire gruppi di lavoro congiunti per avviare, da subito, iniziative di collaborazione che non hanno bisogno di esperti per essere realizzate. Su queste iniziative va collocato l’eventuale supporto dell’on.le Dorfmann a Bruxelles, anche attraverso collegamenti con altre realtà regionali europee se la Provincia deciderà, finalmente, di impegnarsi a livello di Comitato delle Regioni. In caso contrario, continueranno a rimanere solo chiacchiere e retorica.

Invito la segreteria del PD a scrollarsi il torpore ereditato dalla gestione Nicoletti e Gilmozzi, a mettere da parte certi comportamenti neo dorotei. Giulia Robol mostri coraggio e promuova senza indugio la partecipazione degli iscritti e di espressioni interessate della società civile all’elaborazione di una visione e di un progetto per l’autonomia trentina, capace di confrontarsi con l’Europa e con altre regioni europee. Usando un’espressione di Alberto Savinio, occorre dare all’azione del PD trentino “pensiero e giudizio” che, troppo spesso, sono mancati negli ultimi anni.

Senza arroganza e senza presunzione, da questa iniziativa dovranno scaturire idee e proposte condivise per il confronto con le forze della coalizione e per l’azione di governo, sulla cui collegialità il Partito democratico dovrà essere inflessibile. Senza la quale, i mantra di Olivi sul ruolo di guida del PD nella coalizione serviranno a poco, come sono serviti a molto poco fino ad ora.

Trento, 29 maggio                                                                                            Vittorino Rodaro

About Vittorino Rodaro

ex sindacalista della Uil, è stato “console” del Trentino a Bruxelles per 13 anni in qualità di Direttore dell’Ufficio di Rappresentanza della Provincia Autonoma di Trento presso l’Unione Europea.

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