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La timidezza del Trentino creativo – intervista a Yayoi Nakanishi

La timidezza del Trentino creativo – intervista a Yayoi Nakanishi

Una conversazione in pausa pranzo alla Bookique, il luogo dove, domenica 8 giugno, si terrà il primo Mini Expo dell’Artigianato Creativo di Trento.

Stefano Fait: Perché un’ex stilista di uno storico calzaturificio giapponese invece di cercare lavoro come stilista organizza questo mini expo dell’artigianato creativo?

Yayoi Nakanishi: Per problemi di lingua, per la crisi economica e perché, io che vengo da Tokyo, ho constatato che il Trentino ha tanto potenziale ma non è ancora capace di esprimerlo e valorizzarlo.

S. C’è ma non si vede?

Y. Beh, in apparenza c’è poca creatività ed è difficile associare il Trentino all’immaginazione artistica. Non è famoso per quello. Se uno pensa al Trentino gli vengono in mente montagne, laghi, ecologia, tecnologia, qualche festival. Ma non è che non c’è il gusto per la sperimentazione artigianale, ad esempio, è che è nascosto.

S. Perché nasconderlo?

Y. Forse la manualità è associata alla povertà? All’emigrazione? A tutto ciò che è vecchio?

S. Non saprei dire. Ma è comunque un errore. Gli esseri umani sono creativi e trasformatori di natura. La realtà materiale e la mente sono il nostro parco giochi. Quando non possiamo esprimerci, reinventarci e reinventare ciò che ci circonda cadiamo nella depressione, nell’apatia, non riusciamo più a dare un senso alle nostre vite.

Y. Credo che ci sia un problema globale, quello della fast fashion, la moda svelta e conveniente, di facile consumo. Forse sta un po’ distruggendo l’ispirazione personale e la curiosità e voglia di cercare e creare delle cose particolari. Abiti griffati a prezzi vantaggiosi, pensati per un “consumatore medio” e gli altri si devono adeguare. Lo devono fare anche i piccoli produttori, se vogliono restare sul mercato. Figuriamoci adesso con questa crisi…Nelle vetrine di Trento si vede molto grigio, bianco, nero, blu scuro, beige, fango. Gli altri colori sono ai margini.

S. Sarà che i trentini non vogliono risaltare, distinguersi; un lascito della cultura rurale?

Y. Può essere, ma è anche vero che quei colori conferiscono un aspetto elegante, con semplicità. È bene che ci siano e sicuramente i negozianti devono comportarsi così per evitare l’invenduto; però poi si impoverisce la tavolozza dei colori indossabili, la fantasia degli acquirenti. Ancora una volta: omologazione.

S. come si esce da questa impasse? Come possiamo riscoprire la nostra vera natura?

Y. C’è il web. Navighi, vedo il mondo, gli stili delle altre culture e delle altre persone. Puoi acquistare in rete quel che non trovi localmente. Lo puoi fare anche viaggiando. Nel mondo globalizzato le distanze si sono ridotte moltissimo, mentre gli stimoli e gli spunti si sono moltiplicati. Volere è potere. Fotografi non professionali ora possono fare foto professionali. Uno può anche costruirsi un sito web per conto suo. La tecnologia ci aiuta a comunicare e realizzare le nostre idee.

S. Allora viva il progresso tecnologico?

Y. Dipende. L’avanzata della tecnologia ha creato una controspinta low tech che secondo me è proprio all’origine del ritorno in voga della manualità. E magari c’è anche questo desiderio nella scelta di acquistare per esempio piatti e bicchieri prodotti in serie ma disegnati per sembrare fatti a mano, imperfetti. L’imperfezione piace, sembra autentica, vera.

S. È una forma di resistenza, di riaffermazione della natura umana?

Y. Abbiamo bisogno di natura. Chi è veramente contento di vivere in un cubo arredato in uno stile standardizzato? Quasi tutti cercano di personalizzare se stessi e il loro habitat.

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S. È questo lo spirito del Mini Expo?

Y. Mi piace pensare che si possa dare il giusto valore agli sforzi, all’ingegno, al talento, al gusto, al cuore delle persone. Chi partecipa a un laboratorio dell’artigianato creativo comincia a capire cosa c’è dietro la creazione che vede e magari compra, il significato di una scelta estetica e funzionale. Così l’acquisto diventa anche un segnale: riconosco il valore di un modo diverso di interpretare e vivere i nostri giorni.

S. “Più lento, più profondo, più dolce”, diceva Alex Langer…

Y. Ci sono anche considerazioni pratiche da fare. La cultura produce ricchezza per una comunità e la creatività artistica è un elemento primario della cultura. Perché Trento non dovrebbe assomigliare un po’ di più a Berlino? Chi l’ha deciso? Perché le Albere non dovrebbero diventare un distretto creativo? L’immagine di Trento va svecchiata. La reputazione è importante e certamente non guasta se la città apparirà un po’ meno seriosa e sonnolenta e un po’ più briosa e seducente.

S. Il mondo non resta ad aspettarci. Bisognerà darsi una mossa.

Y. Il mondo è già qui. Ci sono immigrati molto attivi, creativi, organizzativi. Avviano imprese, lanciano eventi, portano aria nuova e “aggiornano” la città. Così aiutano anche gli altri immigrati a integrarsi meglio. Fanno dei confronti, vedono quel che manca, quel che si potrebbe migliorare.

S. Non serve cancellare la tradizione per stare in un mondo globalizzato.

Y. No, è importante che si conservi e valorizzi la diversità in un mondo che si unisce. Io ammiro la perizia tecnica degli artigiani trentini. Non pretendo certo che smettano di intagliare aquile, cristi, ecc. Però mi pare che sia anche importante cavalcare l’onda del cambiamento e affiancare al menù tradizionale dei piatti innovativi. Le ispirazioni differenti possono non solo convivere, ma arricchirsi vicendevolmente.

S. Insomma c’è speranza!

Y. Più che speranza. I trentini sono molto ecologisti. Rispettano la natura, riciclano, vivono nella natura. È una cultura che in altri paesi è meno avanzata e che è essenziale per il futuro di noi tutti. Solo le comunità prospere possono permettersi di coltivare queste sensibilità estetiche e artistiche e il Trentino è una di quelle. Questa è la forza del Trentino, nel presente e nel futuro. Sarebbe sciocco non sfruttarla.

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About Yayoi Nakanishi

Laurea in disegno tessile. In Giappone ha lavorato come stilista, ha studiato web design e si è occupata di e-commerce. Nel 2008 si è trasferita in Italia. dove applica le sue competenze nei settori del commercio, della grafica e delle traduzioni. 東京造形大学 造形学部 テキスタイルデザイン専攻卒。 某シューズメーカーにてメンズ、レディースの企画デザイン全般を担当後、ウェブデザインを学びEコマースに携わる。2008年渡伊。アパレル、シューズ販売に携わる傍ら、ロゴ、フライヤー製作等のグラフィックデザイン、翻訳などを行っている。FuturAbles.comのイタリア語から日本語への翻訳、モード&デザインに関する記事の執筆、グラフィックデザイン全般を担当。

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