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Il karma dell’Alto Adige nel nuovo ordine post-petrodollaro
Guarda che ti ho visto!

Il karma dell’Alto Adige nel nuovo ordine post-petrodollaro

In Sudtirolo esiste una virtù poco praticata: il coraggio civile. La difficoltà di esprimere la propria opinione senza dover temere conseguenze e, corrispondentemente, la disponibilità ad accettare critiche senza provare almeno la tentazione di eliminare chi le manifesta, sono fenomeni rinvenibili a vari livelli nella nostra società.

Gabriele Di Luca

Su Kompatscher in quanto persona non posso pronunciarmi, giacché come Landeshauptmann non l’ho ancora visto all’opera. Quello che posso dire, però, è che la sua candidatura è stata favorita dal quotidiano Dolomiten, e dunque della famiglia Ebner. E qui siamo proprio nuovamente davanti a uno di quei nodi del sistema che io critico nel mio libro: gruppi d’interesse, lobby, personaggi influenti legati ad altri personaggi influenti, soprattutto nel campo dell’economia. In questo modo vengono create vere e proprie bolle di consenso tutt’altro che trasparenti. In un certo senso, pensando a Kompatscher, il mio libro esercita allora un ammonimento: attento, stai molto attento a non farti stritolare.

Huber Fransnelli intervistato da Gabriele Di Luca per Salto.bz

L’Alto Adige come campo da gioco per cartelli di potere mediatico-feudali, nonostante la sua rinomata autonomia, che potrebbe invece rappresentare una benedizione per provincia e abitanti.

Carlo Bertorelle, Trentino

Per essere davvero compresa, la questione sudtirolese va calata nel contesto delle grandi trasformazioni globali in corso in questi anni, che includono la rimozione del petrodollaro come valuta di riserva globale e quindi anche la dissoluzione dell’OPEC, a quel punto del tutto inutile.

L’intero quadro geopolitico medio-orientale è già in subbuglio e i nostri politici in visita in quella regione non sono forse pienamente al corrente di quel che sta accadendo.

Un discorso analogo può essere fatto per l’Ucraina e il Vietnam (l’Ucraina cinese).

Le recenti dispute sulle isole dell’Estremo Oriente (e le loro risorse) tra Giappone, Vietnam, Filippine e Cina – e ovviamente il perpetuo conflitto tra Coree – vanno viste nel quadro della transizione verso un’era post-petrodollaro e della necessità per i vari blocchi di riposizionarsi vantaggiosamente.

L’aggressiva copertura mediatica occidentale dell’ascesa al potere di Narendra Modi, descritto come un fanatico hindu e un pericolo per la pace nel subcontinente indiano, sebbene abbia conquistato il voto maggioritario dei musulmani indiani e rappresentasse la scelta della leadership pachistana per governare l’India (favore ricambiato) è un altro tassello di una contesa planetaria che avrà delle forti ripercussioni locali.

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Al di là delle apparenze, le crisi di Ucraina, Libia, Siria, Egitto, Venezuela, Vietnam, Nigeria e, in futuro, Azerbaijan-Armenia [NB. Sicuri di voler puntare sul cavallo azero, cari trentini?), fanno parte del grande Risiko internazionale per il controllo delle risorse che vede contrapposti i fautori della produttività (BRICS e alleati) e i fautori delle rendite finanziarie (NATO e alleati). A dispetto dei loro rispettivi proclami, nessuno dei due contendenti indossa un cappello bianco.

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Il “nuovo ordine” saprà tanto di vecchio. Già assistiamo all’offensiva dell’antipolitica dall’alto (tecnocrazia) e dal basso (populismo), che ha portato al potere esponenti degli oligopoli bancari come Mario Monti (Italia), Luca Papademos (Grecia) e Arseni Yatseniuk (già direttore della Banca Centrale ucraina).

Laddove non ci sono banche centrali, anche una Camera di Commercio può servire all’uopo.

L’Alto Adige non è altro che un microcosmo che riflette, in maniera più sfumata e grossolana, il macrocosmo in cui è inserito.

(Ma proprio per questo è altamente istruttivo).

IL PRESENTE E IL FUTURO DELL’ALTO ADIGE NEL RISIKO INTERNAZIONALE

La Valle Aurina infatti per ben due legislature, fatto raro per una valle della nostra provincia, è stata amministrata dalla lista civica che aveva fatto eleggere come sindaco Hubert Rieder. Solo con le elezioni del 2010 l’SVP ha conquistato questa zona eleggendo Klammer come primo cittadino. In molti allora votarono per il partito di raccolta sudtirolese per via della loro promessa di creare un progetto per rendere l’energia elettrica più accessibile ed economica per la popolazione, ma il continuo appoggio dello stesso Klammer alle società private degli impianti idroelettrici a svantaggio delle cooperative, ha provocato sempre più l’opposizione da parte della popolazione.

Salto.bz, 3 luglio 2013

Il peggio è la paura, ed è il problema fondamentale in Alto Adige. Paura a tutti i livelli, dai sindaci fino più in basso: la paura di perdere la benevolenza di una qualche persona e quindi il finanziamento, la paura di essere esclusi…

Hubert Rieder, www.forum-bruneck.com, 30 marzo 2010 (cit. Frasnelli, p. 268)

Controllo privato e oligopolistico dell’energia e dell’informazione/pubblicità (le due risorse più redditizie). Questa è la chiave di lettura più utile per capire il mondo contemporaneo.

Anche l’Alto Adige è ricco di risorse energetiche e l’azienda che se ne occupa, la società elettrica altoatesina (Südtiroler Elektrizitätsaktiengesellschaft – Sel), è stata al centro di uno grosso scandalo legato al controllo delle centrali elettriche locali da parte dell’amministrazione provinciale che ha coinvolto i vertici dell’SVP, il partito che governa ininterrottamente la provincia di Bolzano dal 1948.

È probabile che questo non sarà l’ultimo grande scandalo a venire alla luce. A misura che la torta da spartire si riduce (o i richiedenti si moltiplicano), i cortigiani di un tempo possono diventare cospiratori. Vale globalmente ma anche localmente. Ne sia testimone la neanche troppo velata minaccia di ritorsione, apparsa sul Corriere della Sera, di Luis Durnwalder (corrente conservatrice), il Principe del Sudtirolo dal 1989 al 2014, ai suoi ex “alleati” che l’avevano bersagliato con il quotidiano Dolomiten (Athesia, di proprietà della famiglia Ebner, corrente neoliberista dell’SVP) proprio sulla vicenda Sel: “Se continuano, sarò costretto a difendermi e dire quello che so. Posso fare nomi e cognomi, citare fatti, dire da dove e il perché sia partito l’attacco” (cf. Il dominio dei prìncipi, di Hubert Frasnelli).

L’eccellente e coraggiosa denuncia di Hubert Frasnelli, già leader della corrente laburista (Arbeitnehmer) dell’SVP, gradualmente “fatta fuori” dalla corrente conservatrice (contadini) e da quella neoliberista (finanza, media, industria) è utile per capire quanto il cosiddetto “sistema Sudtirolo” sia a rischio di implosione e vada riformato al più presto, a beneficio di tutti e, se vogliamo, anche di chi finora ne ha tratto particolare vantaggio.

Senza dilungarmi su tutti i punti toccati da Frasnelli, reputo che le criticità che metteranno l’Alto Adige in una posizione di grande svantaggio negli anni delle Grandi Trasformazioni, siano le seguenti (non collocate in ordine di importanza, che può variare a seconda delle circostanze):

  • una fitta rete di delatori che genera insicurezza, sospetto, sfiducia, risentimento che poi si traducono in voti per la destra di lingua tedesca nelle comunità valligiane;
  • il disagio del gruppo di lingua tedesca orientato a sinistra nei confronti dello status quo, in quanto ormai estromesso dai centri decisionali;
  • l’ingiustificabile compulsione all’espansione della già ragguardevole sfera egemonica del clan Ebner (crescere è sacrosanto, impedire ad altri di farlo, creando il deserto attorno a loro, è moralmente turpe e indicativo di un profilo psicologico e spirituale non invidiabile. I cattolicissimi Ebner dovrebbero sapere che “Non potete servire a Dio e a Mammona);
  • uno scontro “fratricida” tra “vecchie” e “nuove” leve della politica locale /es. sui vitalizi) che fa pensare a una disfida tra Crono e Zeus in cui la differenza tra potere patriarcale e sfidante ribelle non è immediatamente discernibile, al di là degli slogan e dei tatticismi;
  • la debolezza del pluralismo dell’informazione (es. il destino di Hans Karl Peterlini e il monopolio dell’Athesia sul mercato pubblicitario), l’insufficiente separazione dei poteri;
  • l’inossidabile tendenza dei gruppi linguistici/etnici ad auto-ghettizzarsi e coesistere, invece di fare comunità (una comunità di comunità);
  • Un consiglio provinciale che troppo spesso sembra avere funzioni di ratifica delle decisioni dell’esecutivo;
  • La debolezza del principio della laicità in una società dominata da paradigmi clerical-conservatori;
  • Una persistente sudditanza nei confronti dei centri di potere della CSU bavarese;
  • L’assenza di un’alternanza al potere che, sola, può creare gli anticorpi alla naturale tendenza umana (egoismo autoritario) a dividersi in principi e cortigiani (servili verso l’alto, autoritari verso il basso);

Tutti abbiamo visto cosa è successo all’Islanda, Irlanda e a Cipro, una volta che gli egoismi e l’avidità dei potentati locali hanno avuto la meglio sul buon senso, il realismo, il senso della misura e la devozione all’interesse generale. I piccoli stati sono facile preda delle reti transnazionali della speculazione e del crimine.

L’esternazione di Jeroen Djisselbloem nel 2013 non era certo una gaffe, ma un avviso intenzionalmente comunicato alla popolazione, per preparare il terreno a ciò che verrà.

Hans Heiss definisce “un bel sogno” quello di una “primavera sudtirolese” che smantelli il sistema di potere esistente in Alto Adige (p. 20).

A noi però serve una primavera planetaria, una primavera dell’umanità.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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