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Il quinto futuro e le nuove cattedrali della finanza partecipativa (crowdfunding civico)
Particolari cattedrale di Bourges, di sarasx (CC BY-NC-SA 2.0)

Il quinto futuro e le nuove cattedrali della finanza partecipativa (crowdfunding civico)

I migliori hanno perso ogni fede, e i peggiori si gonfiano d’ardore appassionato.

William Butler Yeats, La seconda venuta, 1919

No! Provare no. Fare! O non fare. Non c’è provare!

Yoda

Voi pensate: i tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili. Vivete bene e muterete i tempi…

Agostino di Ippona

Orbene, per socialismo intendo una situazione sociale nella quale non esistano né ricchi né poveri, né padroni né servi, né oziosi né gente che lavora eccessivamente, né lavoratori della mente malati nella mente né lavoratori manuali afflitti nell’animo; una società, in breve, nella quale tutti gli uomini vivano nell’uguaglianza delle condizioni e gestiscano i loro affari senza spreco, e con la piena coscienza che il danno recato a uno significa un danno recato a tutti: la realizzazione, insomma, del vero significato della parola COMMONWEALTH.

William Morris, 1894

Allora dovreste cercare di pensare quale meravigliosa pazzia abbia posseduto migliaia di persone, che in vita loro non avevano visto altro che casette di legno e argilla, alte cinque – sei metri al massimo, e le abbia spinte a partecipare, con entusiasmo, alla realizzazione di un’opera, che, nella migliore delle ipotesi, solo i loro figli avrebbero visto compiersi.

Con un’attesa di vita di trentacinque anni, bene che vada, sempre che qualche soldataccio non ti sbudelli prima, che qualche nobilotto non ti stupri e ti ammazzi, che la fame o la carestia non ti strazino le viscere, tu ti metti in mente di costruire un’immensità in pietra di quelle dimensioni?

Il bello è che te lo metti in mente, ma non solo, la costruisci.

La tua casetta di legno non resiste al tempo, è demolita, bruciata e ricostruita decine di volte nel corso dei secoli, ma la cattedrale è sempre lì, che guarda dall’alto.

Nessuno ti conosce, nessuno ricorderà il tuo nome, ma partecipi; doni quello che puoi, denaro se sei ricco, o braccia volonterose se queste sono l’unico capitale a tua disposizione. Al massimo graffi una pietra con il tuo nome, o con un simbolo, per dire, più a te stesso che agli altri, che hai costruito una cattedrale.

Alessandro Fait, manoscritto inedito

lockstepheadlinesNel rapporto annuale della Rockefeller Foundation dedicato alle prevedibili tendenze per il periodo 2010-2020 (intitolato “Scenari per il futuro della tecnologia e dello sviluppo internazionale”), si individuano 4 possibili scenari futuri: autoritarismo (lock step); flessibilità adattiva (clever together); anarchia caotica (hack attack); depressione economica e decrescita, localismo (smart scramble).

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In realtà, allo stesso modo in cui nel nostro tempo convivono oligarchie, democrazie, tirannie, teocrazie, etnocrazie, anarchie (es. Afghanistan, Somalia) e monarchie, è possibile che gli scenari di cui sopra non siano mutuamente esclusivi.

Personalmente, comunque, ritengo che la ricerca della Rockefeller Foundation sia carente in immaginazione – probabilmente perché ha lo scopo di spianare la strada a un certo tipo di riforma monetaria, geopolitica e fiscale che sarà implementata nei prossimi mesi (la Grande Trasformazione) – e che un quinto scenario più desiderabile e più radicale debba essere contemplato, quello del superamento del carattere patologico del presente, schiacciato tra anoressia decrescista, obesità turbo-capitalista, ascetismo austerista e bulimia da capitalismo “sostenibile” (un’alimentazione equilibrata sembra un miraggio).

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UN PRESENTE PATOLOGICO

Nel 2020 la depressione, dopo le malattie cardiovascolari, sarà la patologia responsabile della perdita del più elevato numero di anni di vita attiva e in buona salute

Luca Pani, direttore generale dell’Agenzia del farmaco

Il carattere distintivo dell’essere umano è la capacità creativa. Una schiacciante evidenza etnografica comprova che l’immaginazione umana non ha confini e che la variabilità umana è il motore della nostra evoluzione.

La causa principale dei mali della nostra società è infatti una doppia alienazione: dall’immaginazione e dalla natura.

È difficile immaginare che bambini cresciuti in mezzo alla natura e in un contesto che sviluppa e valorizza la loro inventiva e manualità – ossia in un habitat adatto alla vita della mente, all’espansione della coscienza, all’esperienza di una superiore qualità della percezione – siano a rischio di diventare adolescenti e adulti dipendenti da psicofarmaci.

La continua spinta alla razionalizzazione e alla massimizzazione dei profitti sta facendo avverare la profezia del sociologo tedesco Max Weber (1864-1920), secondo il quale saremmo diventati “specialisti senza spirito, edonisti senza cuore”: un’accurata descrizione di uno psicopatico.

Stiamo, in pratica, costruendo una civiltà sociopatica: un folle paradosso.

Che futuro c’è per una società che sacrifica la famiglia, il lavoro, la comunità e, soprattutto, la vita della mente? È un comportamento suicida.

Per questo abbiamo bisogno di un quinto possibile futuro, degno di noi, dei migliori angeli della nostra natura, più vicino agli ideali di Los e discosto da quelli di Urizen (cf. William Blake).

Un quinto futuro all’insegna di ciò che è bello, ha grazia, ci eleva, ci nobilita, ci ispira, tira fuori il meglio di noi, rivela la bellezza che c’è negli altri e quindi anche in noi, anche se la nascondiamo o non la riconosciamo.

Se non cambieremo rotta trascineremo tutto il resto con noi nell’abisso involutivo verso cui siamo diretti.

Se vogliamo invertire questo corso e proseguire verso un eventuale prossimo stadio dell’evoluzione della coscienza umana e della vita sulla Terra, dovremo darci da fare, servirà un massiccio sforzo interiore ed intenzionale da parte dell’uomo.

Dovremo essere come centauri, contemporaneamente animali e spirituali, radicati nella Terra, ma rivolti al Cielo.

L’area alpina potrebbe essere un luogo ideale (per via del suo naturale decentramento) per avviare le necessarie riforme dello spirito e della società, lungo due assi principali: quello della natura e quello dellamanualità creativa.

William Blake by Trina (CC BY-NC-SA 2.0)

William Blake by Trina (CC BY-NC-SA 2.0)

LA QUINTA VIA: NATURA

Il mondo è la casa dell’uomo: chi è così stupido da saccheggiare e deturpare casa sua?

Immagino un’epoca, non molto distante, in cui il sistema educativo sarà flessibile e inserito nella natura. I bambini passeranno metà del tempo nella natura a imparare nomi di piante ed animali, come costruire utensili ed edifici, nozioni di pronto soccorso, a sviluppare l’animo artistico, fare sport e interrogarsi a vicenda sulle grandi questioni.

I bambini che giocano nella natura, si arrampicano sugli alberi, costruiscono fortezze e dighe, esplorano, non diventano obesi, non soffrono di deficit di attenzione. Crescendo, non cadono in depressione, non hanno disturbi dell’alimentazione, non rischiano di suicidarsi o di diventare dipendenti dall’alcol, dalle droghe, dagli psicofarmaci, dagli schermi digitali, non fanno i bulli e non si fanno mettere sotto dai bulli; hanno voti più alti a scuola.

Diventano adulti intraprendenti ed autodeterminati (“sovrani”) e l’autonomia ha bisogno di cittadini autonomi.

Gli alunni imparano a cooperare, in modo da non diventare adulti antisociali. L’etica della cooperazione (Abele) contro quella dell’appropriazione (Caino).

Immersi nella natura, è più facile imparare a conoscere se stessi, i propri limiti e come gestire le interazioni umane. Meno distrazioni e stimoli elettronici, meno smog ed inquinamento elettromagnetico, meno alimenti tossici, meno rumori irritanti, meno sedentarietà; più natura, più spirito di iniziativa, creatività, volontariato ed apprendistato.

"Songs of Innocence and of Experience Showing the Two Contrary States of the Human Soul" by William Blake

“Songs of Innocence and of Experience Showing the Two Contrary States of the Human Soul” by William Blake

LA QUINTA VIA: LAVORO

Laddove c’è meraviglia e creazione non c’è cinismo, nevrosi, sconforto, aggressività, ma equilibrio, gioia, gratificazione e serenità.

Quando siamo completamente, appassionatamente assorbiti in qualcosa, entriamo in un flusso di coscienza. Succede a chi scrive, parla in pubblico, disegna, progetta, contempla, ascolta, cucina, corre, nuota, ecc. Ci sembra di aver perso il controllo ma è in quei momenti che siamo più vivi.

Una società sana promuove questo tipo di esperienze ricreative, a casa come sul lavoro, che dovrebbe essere appagante, perché la felicità dell’uomo non proviene dall’ozio ma da un lavoro che ci piace fare, che riafferma la nostra dignità e umanità.

Con la tecnologia una società sana emancipa gli esseri umani da compiti alienanti; con la prosperità consente a un numero crescente di persone di creare e meravigliarsi. Questa è la sua missione: non la moltiplicazione di bisogni superflui, sprechi, meccanicità, hybris, nuove forme di dipendenza, mortificazione, precariato e subordinazione, in cui alcuni sono sacrificati sull’altare delle brame e capricci di altri.

Se questo ci sembra irrealistico è perché viviamo ancora all’ombra di tradizioni dell’Età del Bronzo:

Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».

All’uomo disse: «…maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane.

Dentro di noi sappiamo bene che le alternative sono insoddisfacenti o pericolose. Ce lo continuiamo a ripetere, eppure…

Soltanto in un ambiente domestico bene organizzato, protetto dalle calamità e dalle corrosive anticipazioni delle calamità, possono fiorire durevolmente le attività più elevate, sollecitudine per i giovani, affetto per i vecchi, spirito di collaborazione alla base dei gruppi e degli interessi rivali, pensiero duraturo e sistematico diretto a raggiungere la verità, libertà di espressione nelle arti, e libertà creativa nell’ambito disciplinato di leggi umane, nelle arti del vivere: in breve un modo di vita nel quale i bisogni biologici e sociali sono intessuti in un disegno culturale ricco e multicolore.

Lewis Mumford, “la cultura delle città”

Sinora si è agito all’insegna del motto olimpico “citius, altius, fortius” – più veloce, più alto, più forte – che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione non sono la mobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì la norma quotidiana ed onnipervadente. Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in “lentius, profundius, suavius” – più lento, più profondo, più dolce -, e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso.

Alexander Langer

Ci dobbiamo dare una calmata, fermarci a riflettere, conciliare natura e cultura, recuperare il piacere fisico e psichico della manualità creativa (“creo, dunque sono”: rimedio al consumismo usa-e-getta), rafforzare la sovranità responsabile dei cittadini e delle comunità, rivedere il modello educativo.

Come ci sono i nonni vigili, perché non introdurre nelle scuole dei nonni esperti che supervisionino assieme agli insegnanti una varietà di progetti utili all’acquisizione di molteplici competenze (anche culinarie o teatrali)?

La terza età tornerebbe a essere maestra della prima, come da tradizione, si sentirebbe valorizzata e potrebbe imparare insegnando.

Ci dovrebbe anche essere un’intensificazione degli scambi culturali con i compagni figli di genitori immigrati. Grazie a un’adeguata trasmissione del patrimonio culturale e ambientale locale e globale avremmo cittadini più civili, glocali ed eco-sensibili.

 Crowd-Funding-

DALLA TEORIA ALLA PRASSI – LA FINANZA PARTECIPATIVA (CROWDFUNDING CIVICO)

Per come la vedo io ci serve una civiltà fondata sulla natura spirituale del lavoro, dell’umanità e dell’universo/Creazione. Tuttavia anche un materialista lungimirante e pragmatico potrebbe sottoscrivere gran parte dei ragionamenti che ho esposto.

Allora come possiamo costruire questo tipo di società e civiltà?

Molto dipende dalle decisioni che prenderemo, individualmente e collettivamente.

Come si prendono le decisioni giuste?

Facendo incontrare esperti, popolazione, mezzi di informazione e decisori politici ed economici, aiutandoli a superare certe divisioni, partigianerie, visioni ciniche del ruolo della politica, in vista di un obiettivo comune, senza rinnegare quel che si è.

È davvero possibile?

Si possono mantenere idee e identità diverse e nonostante questo condividere delle finalità generali (unità nella diversità), come al tempo dell’edificazione delle cattedrali gotiche.

Quali possono essere queste finalità generali?

Esattamente come a quel tempo, l’investimento delle risorse della comunità, nella comunità, per la comunità e quindi per noi stessi.

Quali risorse?

I depositi sui conti correnti bancari trentini ammontano a quasi 11 miliardi di euro. In Alto Adige la cifra potrebbe essere verosimilmente superiore. Altri miliardi di euro sono depositati in banche estere.

Anche una piccola percentuale di queste somme, offerta volontariamente e investita per un utile sociale (manifestazioni, orti urbani, piscine, parcheggi sotterranei, parchi fluviali, un tratto di una metropolitana di superficie, un centro di ricerche sull’impatto del mutamento climatico, ecc.), potrebbe fare la differenza in diversi ambiti.

Come si recuperano e investono queste risorse?

Certamente non con la forza.

Il modo forse più innovativo e promettente di farlo è attraverso il crowdfunding civico.

Si tratta di una specialità italiana (es. “Ginger” a Bologna, “Finanziami il tuo futuro” in Puglia, “Kendoo” a Bergamo, DeRev a Napoli, che ha il merito di aver finanziato la ricostruzione della Città della Scienza di Napoli).

E in Trentino Alto Adige?

Si potrebbe pensare ad uno strumento istituzionale (per dargli più peso e credibilità) di autofinanziamento collettivo che sensibilizzi, informi e responsabilizzi i cittadini: un momento di partecipazione/educazione civica collettiva (community management).

A quali fini?

Idealmente, oltre a portare alla realizzazione di progetti socialmente utili che altrimenti dovrebbero attendere, questa forma di autofinanziamento civico dovrebbe servire a ridare fiducia, speranza, voglia di fare, di darsi da fare, a valorizzare l’inventiva, la creatività e lo spirito di iniziativa delle persone che risiedono in questo territorio. È lo spirito di una comunità autonoma, solidale, responsabile che si mette in gioco e crede in se stessa.

Secondo che modalità?

È opportuno che la piattaforma sia multilingue, per coinvolgere tutti i residenti, e che vi sia un coinvolgimento delle istituzioni e dei centri di ricerca come garanzia di imparzialità, rigore e salienza (la gente deve capire che si fa sul serio) e anche per accelerare il passaggio dal progetto alla messa in opera (es. per la costruzione di un ponte pedonale a Rotterdam, il Luchtsingel, ci sono voluti oltre due anni). La P.A. coprirebbe la restante parte dei costi dei progetti, giustificando così la tassazione ordinaria.

Il modello migliore è quello misto (cf. Daniela Castrataro & Alessio Barollo,Il Crowdfunding Civico: una proposta”): crowdsourcing, crowdvalidation, crowdfunding/crowdlending (prestiti civici all’amministrazione pubblica a interesse molto basso – es. LeihDeinerStadtGeld).

Come funzionerebbe, in soldoni?

Queste sono le varie fasi:

  • Raccogliere proposte dei cittadini e della pubblica amministrazione;
  • vagliarle (filtro di scrematura degli esperti);
  • instaurare un dialogo diretto e trasparente con la cittadinanza;
  • sottoporre i progetti che hanno superato il controllo di fattibilità al voto dei cittadini;
  • iniziativa di finanza partecipativa per i progetti più votati;
  • attivismo di associazioni e privati cittadini interessati a fare in modo che sia raggiunta la soglia minima che porta alla fase di esecuzione del progetto;
  • i cittadini che in un primo momento non hanno partecipato attivamente possono essere coinvolti successivamente se constatano che la cosa funziona;
  • “premi” per i finanziatori più generosi (riconoscimento pubblico tramite citazione su panchina, tettoia, targa, ecc.; libri; abbonamenti mensili/annuali a cinema, musei, teatri, piscine, trasporti pubblici, ecc.);

Chi gestirebbe queste operazioni?

Un’agenzia che, sull’esempio della britannica Nesta, promuova e finanzi attraverso la finanza partecipativa quelle iniziative di utilità pubblica (sociali, tecno-scientifiche, economiche, culturali, ecc.) che sono innovative, concrete, che possono soddisfare delle esigenze reali e trascurate (isolamento, vulnerabilità, povertà, degrado, disagi, disuguaglianza, ridotta mobilità, discriminazione, indifferenza, incuria, rinverdimento urbano, ecc.).

CONCLUSIONI

Se non si cominciano a cambiare le cose in basso, che pretese si possono avere di arrivare a cambiarle in alto?

Politici e cittadini si lamentano che c’è troppo egoismo, troppa apatia, che la società civile non è abbastanza civile e che la politica è avulsa dalla realtà della vita di tutti i giorni.
Bene, andiamo a vedere chi sta bluffando e chi invece crede veramente di dover fare la sua parte.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

9 comments

  1. Sono d’accordissimo sulla sostanza dell’articolo…Forse, nella nuova epoca emergente, bisognerebbe limitare anche un po’ la tracotanza imperialistica della lingua inglese, “raccolta di fondi civica” non mi pare un’espessione tanto più lunga e difficile di “crowdfounding civico”, anzi :-)

    • Vero, ma “raccolta fondi” suona così ordinario e insipido: “ah sì, la solita raccolta fondi…yawn” ;o)
      Meglio allora “finanza partecipativa”, sul calco francese (“finance participative”).
      Ottima segnalazione, grazie!

      • Vabbè che con le batoste che gli angli si prenderanno nei prossimi anni, forse l’inglese non sarà più percepito così “cool”…

        • L’inglese resterà la lingua franca del mondo ed è una benedizione: pensa se fossero il tedesco, il cinese, il francese, il russo o il latino (brrr) le lingue franche! L’inglese, a parte l’insana pronuncia scandinavizzata, è l’ideale.
          Inoltre gli “angli” hanno ancora molto da dare (nel bene) al mondo, se si liberano dalle loro gabbie mentali. Spero che in futuro i termini inglesi siano usati per farsi capire, non per imporre una certa visione del mondo all’intero pianeta.

          • L’inglese è già un esperanto. Contiene un po’ di tutto: anglo-sassone, latino, francese, prestiti dalle lingue delle ex colonie e dalle lingue delle potenze emergenti. E’ comodo da studiare per tutti gli europei e abitanti delle Americhe ed è lingua ufficiale in molte nazioni emergenti.
            L’inglese è la lingua della scienza e sarà la lingua franca di ogni spedizione spaziale.
            Anche se un’epidemia uccidesse tutti i madrelingua inglesi, l’inglese resterebbe la lingua dominante, anche perché non ci sarebbero più risentimenti nei confronti degli anglofoni.

          • Peccato che la sua fonetica sia piuttosto difficoltosa.

          • è pessima, credo di aver letto per colpa delle influenze vichinghe, ma potrei sbagliarmi. Una semplificazione non guasterebbe.

          • Bravo! Bisognerebbe esperantizzare l”inglese…

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