Home » TerraNova - economia, finanza e geopolitica del futuro » Entro Natale la crisi ucraina sarà risolta, quella umana no
Entro Natale la crisi ucraina sarà risolta, quella umana no
Cerchiamo di farlo con stile

Entro Natale la crisi ucraina sarà risolta, quella umana no

Raggruppati in un’Unione che non ha niente da dire in politica estera – né sulle proprie marche di confine a Est o nel Mediterraneo, né sull’alleanza con gli Stati Uniti, né sulla democrazia che intendono rappresentare – i governi europei s’aggirano sul palcoscenico del mondo come inebetiti, lo sguardo svogliato, le idee sparpagliate e soprattutto incostanti. Si atteggiano a sovrani, ma hanno dimenticato cosa sia una corona, e cosa uno scettro. L’ossessione è fare affari, e dei mercati continuano a ignorare le incapacità, pur avendole toccate con mano. S’aggrappano a un’Alleanza atlantica per nulla paritaria, dominata da una superpotenza che è in declino e che proprio per questo tende a riprodurre in Europa il vecchio ordine bipolare, russo-americano, lascito della guerra fredda. […]. Lo si vede nel negoziato euro-americano che darà vita a un patto economico destinato ad affiancare quello militare: il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip). Lo si vede nella battaglia indolente, e infruttuosa, contro i piani di sorveglianza dell’Agenzia Usa per la sicurezza nazionale (Nsa), disvelati da Edward Snowden nel 2013.

Sono tre prove essenziali, e l’Unione le sta fallendo tutte.

Barbara Spinelli, Repubblica, 23 aprile 2014

Al mio ultimo colloquio con Putin, quando esprimevo la tesi che l’Ucraina non possa essere né russa né europea, ma debba piuttosto essere un ponte fra Russia ed Europa, e che fino a quando la concepiamo come campo di battaglia siamo degli sciagurati, non dico che mi desse ragione, ma alla fine mi rispondeva: “Io non so con chi trattare: baltici e polacchi mi odiano, gli inglesi fanno quel che dicono gli americani e gli altri europei oscillano fra una posizione di amicizia e una di ostilità.

Romano Prodi, Aggiornamenti Sociali, maggio 2014

Gli esseri umani tendono ad economizzare, anche sui ragionamenti. La dialettica tesi (bianco)-antitesi (nero) piace molto. La realtà, però, è più sottile.

Volete un esempio?

L’ex premier norvegese Jens Stoltenberg (i suoi figli sono stati coinvolti nel massacro di Utoya) è stato recentemente nominato nuovo segretario generale della NATO. Da premier, prima dell’attacco terroristico, aveva deciso di ritirare anticipatamente le truppe norvegesi dalla Libia. È accusato di essere in ottimi rapporti con Putin. Ma c’è una cosa, in particolare, che li accomuna: l’obiettivo di sostituire il dollaro come valuta di riserva globale con i diritti speciali di prelievo del FMI.

Ne consegue che dal 2015 in poi il mondo sarà molto diverso da come lo percepiamo ora:

la crisi ucraina sarà risolta con la vittoria della fazione transnazionale (euro-russo-americana) che desidera un’Ucraina federata ed equidistante in un’Europa a cerchi concentrici di integrazione che coinvolgerà anche la Russia (armonizzazione dei rapporti tra Bruxelles e Mosca);

la NATO e il petrodollaro (dollaro come riserva mondiale) non sopravvivranno a questa crisi e alla sconfitta dei neocon e del loro sogno di un mondo unipolare dominato da un’iperpotenza;

il FMI sarà democratizzato e multilateralizzato (se il 99% riuscirà a farsi valere, altrimenti diventerà uno strumento di oppressione peggiore di adesso: meno sovranità per i governi, più potere alle banche centrali);

il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarà riconfigurato, magari attraverso la formula 7-7-7,  che vedrà un maggiore coinvolgimento di Pachistan, Nigeria, Brasile, Sudafrica, Indonesia, Iran, Cile, Messico, Turchia, Giappone e, ci si deve augurare, anche l’Italia, che tanto e meritoriamente si è spesa per dare più voce alle potenze minori con un progetto di riforma analogo;

certe scomode verità (minori) saranno disoccultate per screditare il vecchio ordine e legittimarne uno nuovo;

il vecchio ordine non se ne andrà prima di aver sparato l’ultima cartuccia;

Il nuovo ordine dev’essere operativo entro il 20182019.

51LNCSS2f7L._SY344_BO1,204,203,200_L’amministrazione Obama, che si troverà in seria difficoltà dalle elezioni di novembre in poi, anche per la cagionevolezza della salute economica statunitense, sta già preparando la transizione, favorito dalla determinazione dei BRICS e dell’Unione Europea di non scuotere troppo la barca.

È questo che sta salvando gli USA dal tracollo, nonostante il costante export di inflazione, bolle speculative, guerre, problemi assortiti. L’avventura ucraina potrebbe però essere la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Le mosse più importanti di Obama sono state: togliere (non ufficialmente) il suo appoggio ai miliziani anti-assad, permettendo ad Assad di vincere la guerra civile. Scaricare i sauditi e gli israeliani.

Quando un segretario di Stato, nel corso di una riunione della Commissione Trilaterale, fa trapelare un parallelo tra Israele e il Sudafrica dell’apartheid, è chiaro che qualcosa di grosso bolle in pentola.

Ci tengo a precisare che questo NON è l’inizio di un Rinascimento per l’umanità.

Una fazione (realista, potenzialmente sensibile alle esigenze della specie umana) vince, un’altra fazione (integralista, socio-psicopatizzata) perde.

Quel che accade in cima alla piramide è solo una versione macroscopica di quel che accade nelle nostre vite, nei nostri rapporti reciproci. Perciò il nuovo ordine non sarà diverso da quello attuale. Sembrerà più umano all’inizio, per qualche anno, perché garantirà una maggiore redistribuzione delle risorse (ci sono già sufficienti ricchezze per tutti: ogni singolo essere umano, neonati inclusi, avrebbe in teoria a disposizione oltre 50mila dollari di beni; 75mila entro il 2020).

Ci sarà crescita e più prosperità, ma per fare cosa?

Finché non attueremo una rivoluzione interiore, nelle nostre teste e nei nostri cuori – un passaggio dall’infantile modalità “sfruttamento egoistico” (parassitismo entropico, crescita bulimica vs. decrescita anoressica) all’adulta modalità “altruismo solidale” (fare comunità, espansione/evoluzione non materialista) –, ogni rivoluzione esteriore (tecnologica, politica, economica, culturale, ecc.) sarà soggetta alle stesse derive degenerative e sociopatiche, con costanti trasferimenti di ricchezze dal basso verso l’alto, fino alla prossima Crisi, più grave delle precedenti e al prossimo Ordine, più subdolo di quello che l’ha preceduto.

Che speranze hanno le persone di buona volontà e retto intendimento che riescono ad arrivare in alto (es. padri fondatori degli Stati Uniti, i girondini, i padri e madri della nostra costituzione, ecc.: i destinatari dei loro messaggi erano il 2-4% delle rispettive popolazioni, a essere generosi), se poi si ritrovano tra l’incudine delle masse ignare ed egoiste e il martello di arrivisti senza scrupoli?

Servirebbe una creativa, autocritica, matura assunzione di responsabilità collettiva che ci emancipi da questi paternalistici cicli di asservimento e ci restituisca alla nostra piena dimensione di Individui Sovrani Cooperativi.

Dovremmo essere capaci di vedere il mondo come è, non come crediamo che sia, ed agire di conseguenza, con discernimento e obiettività, senza credere a certi falsi dogmi in voga in quest’epoca decadente.

Qualcosa per fortuna si sta muovendo e le grandi trasformazioni sono verosimilmente anche un sintomo e un motore di questa presa di coscienza planetaria.

Specialmente a livello locale, si potrebbe fare e si farà moltissimo per cavalcare l’onda del cambiamento.

10168107_917326248284122_3607775359148110728_n

GUERRA CIVILE UCRAINA

Con il passare del tempo e l’escalation di massacri, diventa sempre più difficile chiudere gli occhi di fronte agli eventi ucraini.

Non lo stanno facendo gli ebrei di Odessa, che si domandano se non sia il caso di filarsela prima di fare la fine di tanti loro nonni e genitori.

Un governo provvisorio (e incostituzionale) con 4 ministri e 1 vicepremier di simpatie neofasciste, se non neonaziste, guidato dall’ex governatore della banca centrale ucraina, indomito austerista che si rifiuta di fissare la data per eleggere un suo successore legittimato dal voto, non può più contare sulla lealtà dell’esercito che, oltre ad essere gravemente impreparato ed inefficiente, in Crimea è passato in gran parte sotto la bandiera russa e nel resto del paese è scarsamente determinato.

Le forze dell’ordine non sono più volonterose delle forze armate e per questo Kiev è stata costretta ad impiegare una guardia nazionale in massima parte composta da miliziani ultranazionalisti, incontrollabili ed inaffidabili, che potrebbero anche rivoltarsi contro il governo.

Non si sa per quanto a lungo potrà pagarli, dato che il governo provvisorio sta contraendo debiti per poter pagare altri debiti (vedi la sorte della Grecia).

487814667-ukrainian-national-guard-troops-wait-as-pro-russia.jpg.CROP.promo-mediumlarge

Questi sono i miliziani (con equipaggiamento e armi americane)

Loro stessi dichiarano di essere in procinto di massacrare gli ucraini russofoni (e i poliziotti che li volessero difendere) il 9 maggio, anniversario della resa nazista nell’Est Europa

Se i termini di un eventuale accordo i pacificazione e riconciliazione prevedessero il disarmo di questa guardia nazionale, chi si incaricherebbe di farlo? Con quante probabilità di farcela? Sarebbe come tentare di togliere le armi ai “patrioti americani”: un bagno di sangue.

Se anche l’FBI, oltre alla CIA, sta consigliando la leadership ucraina, la sta consigliando male

Non è questo il modo di controllare 18-20 milioni di ucraini. Se però l’obiettivo è invece quello di gettare la nazione nel caos, allora questa è la strada giusta.

Resta l’impressione che l’establishment americano/NATO, come quello europeo (l’intelligence israeliana non nasconde il dissenso tra Berlino e Washington), sia diviso tra i realisti che frenano (Hagel, Dempsey, Brzezinski, Kissinger, probabilmente lo stesso Obama) e i fanatici che invece pigiano sull’acceleratore (Nuland, McCain, Kagan, Rasmussen). Questo tiro alla fune deciderà il futuro di decine di milioni di europei e dell’umanità.

La politica estera russa sembra avere come obiettivo quello di dividere europei (UE, industria) e americani (NATO, finanza) e di conseguenze è assai improbabile un’annessione/occupazione dell’Ucraina orientale, indipendentemente dai sentimenti degli ucraini che la abitano.

ECONOMIA, FINANZA E GEOPOLITICA

Intanto le sanzioni stanno fiaccando più gli USA che la Russia.

I BRICS (assieme all’FMI, che sarà riformato, non abolito) si preparano a fare le scarpe al petrodollaro: l’oro abbandona Washington e Londra e si trasferisce nei paesi emergenti, mentre il debito segue il percorso inverso e va ad accumularsi alla fonte.

Le banche cinesi si comprano quelle americane e le imprese cinesi si comprano tutto il resto (settore alimentare, energetico e fondiario) anche se è totalmente falsa la notizia che Detroit stia per diventare la prima città sino-americana.

L’inflazione sui generi alimentari negli USA è fuori controllo (come nei paesi arabi poco prima della “Primavera Araba”).

Mosca può attendere pazientemente il collasso americano senza alcun bisogno di farsi coinvolgere in una guerra mondiale.

È sufficiente far capire agli alti comandi americani che un conflitto con la Russia non sarebbe vantaggioso, ad esempio inviando bombardieri lungo le coste californiane, per “disattivare” l’aeroporto di Los Angeles; oppure a neutralizzare i sistemi di difesa navali americani.

È perciò più probabile uno scenario del tipo “guerra civile spagnola”, una partita a scacchi tra potenze non in aperto conflitto, con volontari polacchi, ceceni, baltici, bielorussi, russi, serbi, croati e mercenari extra-europei che affluiscono in Ucraina per “regolare i conti” e combattono per procura. Questa contesa si rifletterà nel Caucaso, con una recrudescenza del conflitto tra Armenia (democrazia pro-russa) e Azerbaigian (dittatura filo-israeliana e neocon) per il Nagorno Karabakh e della guerriglia cecena.

 2402-UkraineMapONL_2832145a

una singolare cartina che assegna Odessa (in maggioranza russofona) all’ovest e Chernobyl (scarsamente russofona) all’est: è questo l’obiettivo della NATO?

LO SCENARIO IDEALE PER GLI STATI UNITI

Data la precaria situazione dell’economia americana, una crisi europea che azzoppi le economie dell’UE e della Russia serve a rinviare l’inevitabile di qualche altro mese. L’obiettivo potrebbe essere l’assimilazione dell’Ucraina occidentale (con il porto di Odessa) nella NATO. La Russia perderebbe così uno stato cuscinetto e si troverebbe circondata da basi americane di “contenimento” lungo una cintura che va dal Baltico al Caspio e poi all’Afghanistan.

LO SCENARIO IDEALE PER LA RUSSIA

Le politiche austeriste sono il tallone di Achille che condannerà alla rovina il governo ad interim. Per restare in sella il nuovo ordine deve unificare gli ucraini contro un nemico comune, la Russia e Putin in particolare.

Ma questo significa anche che se Mosca si gioca bene le sue carte, nel medio termine potrebbe persuadere una maggioranza di ucraini che in fondo, come al tempo dei nazisti, rappresenta il male minore.

Non ha quindi alcuna nessuna necessità di invadere l’Ucraina orientale. Si può limitare ad infiltrare specialisti e armi avanzate e comprare la fedeltà degli alti ufficiali dell’esercito ucraino, per arrivare ad un colpo di stato militare in stile egiziano, seguito da una silenziosa purga di figure chiave dell’ultranazionalismo galiziano, una riforma federale della costituzione e nuove elezioni con vittoria di un candidato filo-russo, che riceverà in dote finanziamenti e sconti sul prezzo del gas.

Non è certo la prospettiva migliore per l’Ucraina, che doveva ambire a restare neutrale, un ponte tra Mosca e Bruxelles.

Purtroppo, però, dopo l’eccidio di Odessa e alla luce della lucida strategia diplomatica russa post-annessione della Crimea e dell’isterica radicalizzazione neoliberista e nazionalista di Kiev, è diventata la più probabile. Ogni massacro di civili russofoni (bianchi e cristiani, non scuri e musulmani) o di ebrei ucraini si tradurrà in una crescente ostilità dell’opinione pubblica internazionale nei confronti di Kiev. Un inverno precoce quando si faranno sentire gli effetti dei tagli e salassi imposti dall’FMI, unito al rapidissimo sviluppo dell’economia crimeana finanziato in gran parte dai cinesi (ponte e porto), al prestigio derivato dalla partecipazione russa al più grande progetto ingegneristico del secolo (e forse della storia?): il canale del Nicaragua e agli incoraggianti risultati degli accordi economici tra Russia e America Latina potrebbe far pendere la bilancia dalla parte della Russia già ad ottobre.

Un crac finanziario occidentale eliminerebbe ogni perplessità su chi sia il padrino più conveniente.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

Leave a Reply - Cosa ne pensa?

%d bloggers like this: