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La Grande Trasformazione del 2015-2016: due scenari
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La Grande Trasformazione del 2015-2016: due scenari

NOTA BENE. Aggiornamento del luglio 2015: CRITICITÀ LUGLIO 2015 -> 2020 E OLTRE (demo di report mensile)

I dogmi di un passato tranquillo sono inadeguati al presente tempestoso. La situazione è irta di difficoltà, e noi dobbiamo essere all’altezza della situazione. Poiché il nostro caso è nuovo, dobbiamo pensare in modo nuovo e agire in modo nuovo. Dobbiamo emanciparci.

Abraham Lincoln

I ministri delle finanze dei paesi membri del G20 hanno deciso di dare un ultimatum agli Stati Uniti perché questi, entro fine 2014, applichino la riforma del Fondo monetario internazionale, minacciandolo, in caso contrario, di continuare senza di lui. Questo progetto di riforme, adottato a fine 2010 dal FMI, mira a dare più peso ai paesi emergenti aumentando le risorse del mondo monetario. Tra i paesi del G20 i più determinanti a proseguire anche senza gli americani sono quelli del Brasile, che gioverebbe della riforma insieme a Russia, India, Cina, Africa del Sud. “Secondo me, la fine dell’anno è l’ultimo limite” ha affermato il ministro brasiliano delle finanze “Quattro anni di attesa sono davvero troppi”.

Ultimatum per gli Usa, applicare la riforma del FMI

Entro un paio di anni il mondo sarà irriconoscibile.

La Cina sta per diventare il maggiore importatore del mondo. Il petrodollaro sta per morire e questo spiega probabilmente lo scontro tra le petromonarchie. Il renminbi/yuan è sbarcato in Europa per restarci e scalzare il dollaro. Russia e Iran aggirano sanzioni e dollaro. Le agenzie di rating americane stanno per perdere il loro monopolio, dopo aver perso la credibilità.

Ormai gli Stati Uniti hanno più bisogno del resto del mondo di quanto il resto del mondo abbia bisogno di loro, ed è per questo che il muro di Wall Street e del cosiddetto Washington Consensus cadrà come quello di Berlino.

Il mondo non terminerà con la detronizzazione del dollaro. Decine di milioni di americani soffriranno terribilmente ma il mondo andrà avanti. Bisogna solo augurarsi che questo ridimensionamento sia accettato come lo fu al tempo di Gorbaciov, cioè senza il ricorso a una guerra mondiale (Il nascente nuovo ordine mondiale post-coloniale, FuturAbles, 1 novembre 2014).

Il mondo del futuro sarà multipolare e il petrodollaro sarà abbandonato su iniziativa di Cina, India e Russia e di numerose ex colonie occidentali come Pachistan, Nigeria, Brasile, Sudafrica, Venezuela, Vietnam, Bolivia, ecc. (For a New World Order to live well, 2 ottobre 2014).

La parte più miope dell’élite angloamericana, pur di espandere i propri profitti e difendere il valore dei propri beni e investimenti, ha: dissanguato le ricchezze dell’Occidente; distrutto il suo sistema creditizio; svenduto le industrie strategiche britanniche e statunitensi ai paesi emergenti e persino segreti militari americani (per il tramite di Israele) a nazioni rivali tanto che ora la supremazia militare americana è in forse; venduto ai cinesi persino i palazzi di Manhattan che glorificavano la sua supremazia; venduto l’oro delle riserve (sempre ai cinesi).

La strategia dei BRICS è, nel medio e lungo termine, vincente perché è incardinata sul controllo e lo sviluppo delle risorse energetiche ed alimentari e sulla produzione di beni manifatturieri, mentre quelle angloamericane (con qualche importante eccezione) assegnano la priorità alle rendite finanziarie (parassitismo) e al controllo dell’informazione.

La detronizzazione del dollaro sarà devastante per l’economia americana e porrà fine alla sua proiezione militare planetaria. Una popolazione già provata dalla crisi e armata fino ai denti non la prenderà bene. Dal canto suo la City di Londra, la regina dei paradisi fiscali e del riciclaggio, dipende interamente dal regime parassitario che ha messo in piedi e l’economia britannica non avrebbe scampo se la City perdesse la sua egemonia finanziaria, che a sua volta deriva dai profitti che ricava dagli interscambi con il dollaro.

Il Patto Atlantico sta passando il testimone alle potenze emergenti, che non rappresentano il bene, ma qualcosa di meglio e destinato a migliorare ulteriormente (senza la costante minaccia delle destabilizzazioni politico-economiche e degli “interventi umanitari” certi eccessi autoritari perderebbero ogni giustificazione agli occhi delle rispettive popolazioni).

Non c’è alcun modo in cui gli Stati Uniti e il Regno Unito possano uscire da questo cul-de-sac (After the Crash – Those who have the gold make the rules, FuturAbles, 20 December, 2014), perché fin dai tempi di Charles De Gaulle e Georges Pompidou (lungimiranti presidenti francesi), hanno continuato a opporsi a una politica monetaria e internazionale comune all’intera Europa (Kissinger, 14 marzo 1973) e a un nuovo ordine mondiale fondato sui Diritti Speciali di Prelievo (SDR) del FMI e sull’oro (Zeist informal discussion on gold (and SDR), 9 maggio 1974 – da Wikileaks).

Tra questo progetto europeo (che metteva d’accordo Keynes e de Gaulle) e la Cina fu amore a prima vista (Visit of Chairman Arthur F. Burns of Federal Reserve Board, 29 ottobre 1976, da Wikileaks). Ora la Cina può attuarlo perché, diversamente dall’Unione Europea, non è un vassallo statunitense (Koos Jansen, Will Gold Be Part Of A New International Monetary System? 23 gennaio 2015).

Tutti i precedenti tentativi del FMI e delle Nazioni Unite di rimediare al problema di un indebitamento insostenibile che condanna al servaggio popoli e nazioni sono stati ostacolati da Wall Street (Towards a new International Financial Architecture, 21 gennaio 1999; Aram Ziai, The rise and fall of the SDRM proposal in the IMF, Hamburg Review of Social Sciences, Volume 6, Issue 3 & Volume 7, Issue 1 2012).
Ma le cose stanno cambiando, proprio su iniziativa delle Nazioni Unite (GA ad hoc committee on sovereign debt restructuring processes – Forthcoming official meeting, 2015; Macroeconomic policy questions: external debt sustainability and development, 9 dicembre 2014; U.N. to negotiate legal framework for sovereign debt restructuring, Reuters, 9 settembre 2014).

La Cina però non si accontenterà di una ristrutturazione del debito. Il suo obiettivo primario resta quello di traghettare l’economia mondiale verso un sistema in cui il debito sia sotto controllo e le economie sviluppate non possano più tartassare, vessare e ostacolare le economie emergenti (Hongying Wang, China And Sovereign Debt Restructuring, Cigi Papers, No. 45 — September 2014).

Questa è anche la ragione principale per cui la Cina sta avendo un così enorme successo tra le potenze emergenti. Queste nazioni al momento ritengono di avere solide ragioni per fidarsi di Pechino più di quanto si fidino degli Stati Uniti e dell’Unione Europea (Why China is creating a new “World Bank” for Asia, Economist, 11 novembre 2014; China and the Asian Infrastructure Investment Bank: Toward a Beijing Consensus? AidData, 24 luglio 2014; 8 Facts about China’s Investments in Africa, Brookings, 20 maggio 2014).

I due scenari del titolo sono perciò i seguenti:

(a) Il FMI, debitamente riformato in senso multilaterale, ossia post-imperiale e multilaterale (altrimenti sarà uno strumento di omologazione tirannica senza precedenti a noi noti), governa un sistema finanziario federalizzato, su base SDR (paniere di valute principali e oro, con forse una spolverata di argento);

(b) Se gli USA (al momento dominati da una dittatura neocon: vedi Netanyahu che si autoinvita al Congresso per umiliare Obama, a marzo 2015) insistono col loro veto, i BRICS si fanno il loro FMI, rendendo superfluo quello esistente e procedono comunque con l’attuazione del progetto, che avrà conseguenze catastrofiche per i capricciosi e megalomani americani;

Un assetto ideale unirebbe il meglio di Keynes (che definiva il sistema aureo una “reliquia barbarica”, non certo l’oro e suggeriva un paniere di valute per la governance globale), della scuola austriaca (la loro avversione alla dipendenza e la loro enfasi sull’autodeterminazione), dell’economia associativa neosteineriana: sarà un sistema che non sopprimerà la diversità valutaria globale ma darà forma a un coro di monete (e quindi di economie e culture).

Voglio augurarmi che prevalga questa istanza, perché le altre non rispettano la diversità umana e sono tendenzialmente dispotiche.

Il tutto dovrebbe diventare più chiaro entro ottobre 2015 quando, a Lima, si terrà l’incontro annuale del FMI e della Banca Mondiale.

Solo gli Stati Uniti si sono messi di traverso. Ma è una questione di sopravvivenza di un’élite che non sa riciclarsi nell’economia reale perché è sempre vissuta di rendita. Chi continuerà ad opporsi ne subirà le conseguenze: una vasta alleanza di paesi emergenti è pronta a fare quel che va fatto per sovvertire lo status quo (anche militarmente, se sarà necessario).

Ci sono navi iraniane che si avvicinano alle acque territoriali americane nell’Atlantico e navi cinesi che sfidano il “blocco” americano del Pacifico occidentale. I russi hanno preso in contropiede le forze NATO. Forze navali indiane, cinesi, pachistane, del Bangladesh, di Singapore, dell’Indonesia, della Malesia e del Brunei hanno effettuato esercitazioni congiunte.

Le ex colonie europee pretendono di sedersi al tavolo degli ex imperi ed essere trattate da pari a pari. Inizialmente questo privilegio sarà concesso solamente a Cina, Russia, India, Brasile e forse al Sudafrica (BRICS). Poi sarà il turno di Messico, Indonesia, Nigeria, Turchia e Iran (MINTI). Ogni continente sarà rappresentato nella stanza dei bottoni e si comincerà a sentire la voce del terzo mondo.

L’istigazione di conflitti e l’escalation di caos finanziario e politico fanno verosimilmente parte della strategia di sabotaggio neoconservatrice euro-americana. Ma l’alternativa, per gli USA, è il default e l’iperinflazione conseguente alla “scaricamento” coordinato del dollaro e al rimpatrio forzoso di decenni di inflazione esportata in tutto il pianeta.

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NUOVA BRETTON WOODS

Si va dunque verso una nuova Bretton Woods e la fine dell’egemonia planetaria anglo-americana (un’idra a due teste: per questo il Regno Unito sta staccandosi dall’Unione Europea e per questo i media anglosassoni hanno continuato a demonizzare Russia, Cina e Unione Europea, incitando ogni tipo di separatismo e balcanizzazione).

Questo perché l’America si sta economicamente e finanziariamente suicidando e le nazioni in via di sviluppo sono troppo dipendenti dal dollaro per qualunque tipo di transazione: ogni volta che l’America ha un raffreddore il resto del mondo si prende l’influenza.

Poiché la prossima volta non sarà un semplice raffreddore, dato che il sistema immunitario statunitense è gravemente compromesso, le altre nazioni hanno preso delle contromisure, per non essere trascinate a fondo (firewall). Non c’è nulla di male in questo, è quel che miliardi di cittadini si aspettano dai loro rispettivi governi.

Questo nuovo ordine comporterà un giubileo di parte del debito “sovrano” e la ristrutturazione (consolidamento) di un’altra sua porzione. Debito peraltro causato dalla continua immissione di liquidità, specialmente da parte degli USA e degli altri paesi occidentali.

SCENARIO I: La stabilità del sistema sarà garantita da un paniere (comprendente le più importanti valute mondiali) per mezzo di titoli obbligazionari (Diritti Speciali di Prelievo – Special Drawing Rights) emessi dal Fondo Monetario Internazionale (cf. Robert Mundell).

Questo scenario è esteticamente, moralmente e concretamente auspicabile, perché farebbe nascere un vero e proprio coro valutario diretto da un’istituzione che, IN TEORIA, dovrebbe rappresentare tutto il mondo, essendo nato a quel fine (cioè il Fondo Monetario Internazionale, che però è di fatto controllato da Washington, almeno da quando Dominique Strauss-Kahn è stato “fatto fuori”).
Poiché così non è questo progetto sarebbe fattibile solo a patto che si arrivasse ad una radicale riforma delle Nazioni Unite, del FMI (e delle sue quote), della Banca Mondiale e, non ultimo, del metodo di valutazione dei rischi di investimento (agenzie di rating).
I BRICS (sovranisti) non sono interessati a nulla che possa in qualche misura conservare l’egemonia statunitense attraverso l’Exchange Stabilization Fund o che possa restringere i margini di manovra delle nazioni sovrane e delle loro banche centrali. Pretendono un sistema finanziario multilaterale di nazioni sovrane: i Diritti Speciali di Prelievo come vengono impiegati ora sono l’esatto opposto. Al momento le nazioni debitrici sarebbero parificate a quelle creditrici e i potentati coloniali continuerebbero a fare il bello e il cattivo tempo.

Perché le nazioni asiatiche – che possiedono vaste riserve auree e valutarie, una solidissima base industriale e tecnologica, una demografia vantaggiosa – dovrebbero fare un favore alle nazioni insolventi del Patto Atlantico?

Perciò senza lo spodestamento del dollaro e una rivoluzione multilaterale nelle sedi del potere transnazionale, quest’opzione (che sarebbe la migliore per le potenze emergenti di primo, secondo e terzo rango) è impercorribile.

La Cina, data la quantità di debito americano e di oro che detiene, può decidere il futuro del mondo ma non pare essere interessata a imporre un renminbi ancorato all’oro come valuta di riserva globale. Pare che il mondo abbia appreso la lezione della dominazione della sterlina prima e del dollaro poi.
I BRICS possono vincere l’attuale guerra finanziaria ingaggiata con il Patto Atlantico, specialmente se il Giappone ritroverà il suo orgoglio e sovranità. L’unico vero problema è evitare un conflitto armato con la NATO (
Eurasia Ascending – the Paris-Berlin-Moscow Axis and the demise of NATO
, FuturAbles, 13 febbraio 2015).

L’alleanza sino-russa sarebbe un eccellente scudo difensivo per uno SCENARIO II: il ritorno a uno pseudo-sistema aureo (unità: senza cambio fisso) calato in un ordine multipolare (diversità) ma senza il ricorso ai Diritti Speciali di Prelievo (DSP/SDR) potrebbe comunque scongiurare una costante espansione della massa monetaria (M1 – mutui facili, carte di credito per chiunque) e bolle e inflazione che incrementano l’indebitamento delle famiglie e delle nazioni (infatti più moneta si stampa oltre il valore della ricchezza prodotta dall’economia che la usa, più una valuta si svaluta, più aumenta l’inflazione e quindi si crea debito).

Sarebbe un ordine monetario multipolare in cui le valute di riferimento delle varie aree (renminbi per l’ASEAN, rublo per l’Unione Eurasiatica, euro per l’eurozona, rupia per il subcontinente indiano, dollaro per il Nord America, dinaro per il mondo arabo e poi una qualche valuta comune per il Sudamerica) saranno legate alla quantità di riserve auree possedute dai paesi egemoni (si sta speculando sull’oro cartaceo, per tenere basso il prezzo dell’oro, allo scopo di difendere il dollaro): a un dato momento ciascuno dichiarerà la quantità di oro che possiede, saranno compiute le verifiche necessarie, Washington e Londra si rifiuteranno di consentirle e il resto verrà da sé (China has control of the Gold Price).

Lo scenario II è dunque quello in cui i BRICS mettono in piedi un intero sistema finanziario alternativo, dichiarano le loro riserve auree e poi lasciano che siano i mercati a valutare su quale cavallo puntare, per esempio dopo l’esplosione (già nella prima metà del 2015?) della prossima bolla immobiliare.

E’ un sistema farraginoso che si trova a cozzare contro le vecchie istituzioni per eliminarle, invece di riprenderne il controllo e restituirle alla loro funzione originaria. Inoltre corre il rischio di far implodere la spinta alla mondializzazione dei popoli, con le aree valutarie che assumono sempre più i contorni di Großraumwirtschaften, cioè a dire i blocchi autarchici nazifascisti che le potenze dell’Asse volevano imporre al mondo se avessero vinto la guerra (Paolo Fonzi, Nazionalsocialismo e Nuovo Ordine Europeo. La pianificazione di un ordine monetario per il grande spazio 1939-1945).

Quale che sia l’esito di questa Grande Trasformazione, ci sarà un consolidamento, che presuppone un riequilibrio.

Il dollaro è sopravvalutato e gli americani, potendolo usare come valuta di riserva mondiale, hanno di fatto esportato all’estero l’inflazione che hanno creato stampando dollari (nel 1913, nel 1971, nel 1973 e negli ultimi anni). Ora l’inflazione tornerà alla sorgente, assieme a una massa di dollari superflui (i nuovi accordi commerciali tra le potenze emergenti bypassano il dollaro in favore del baratto o delle rispettive valute).

Il passaggio al nuovo sistema non sarà indolore.

È da presumere che una parte dei conti bancari (specialmente negli USA e in UK) sarà sottoposta a un trattamento cipriota (10% di prelievo forzoso?) e i fondi di investimento (= pensioni) subiranno un’importante rasoiata.

Ci sarà una seria regolamentazione del sistema bancario, i tanto auspicati processi per frode, una ripresa reale con un’effettiva contrazione della disoccupazione, forse un reddito universale di cittadinanza, giganteschi investimenti in infrastrutture in America ed in Europa grazie all’improvvisa abbondanza. Una vera e propria età dell’oro, anche perché si tornerà a un qualche tipo di sistema aureo.

Non si vede come questo processo possa essere arrestato o invertito, né è chiaro se sia auspicabile farlo.

Il sistema attuale è fondato sul debito (ossia una forma di neoschiavismo), quello che verrà – almeno in linea di principio (!) – sulla produzione e l’interdipendenza (ogni crisi locale di una certa gravità si riflette globalmente e la prosperità degli uni si deve estendere anche agli altri). Dovrebbe insomma essere uno strumento per stabilizzare la mondializzazione e porre fine alla deregulation, che danneggia le economie emergenti.

Dunque bene così, andiamo avanti?

Come nel dopoguerra, la pacchia potrebbe durare per non più di una generazione, finché i vecchi vizi, le pulsioni psicopatiche e l’avidità compulsiva non torneranno a prendere il sopravvento, più virulentemente che mai.

Cosa dobbiamo pensare di queste decisioni? Sono il frutto di egoismo illuminato? Forse una parte della classe dirigente del pianeta ha capito che la bramosia psicopatica può condurre alla rovina tutti quanti – visto che ogni nuova crisi, per quanto in gran parte intenzionale e programmata, è più destabilizzante e più difficilmente controllabile di quelle precedenti (1987, 1994, 1998, 2000, 2007) – e che ci deve essere un limite al livello di sfruttamento delle masse?

Non saprei dire quanto influente sia questa fazione, che certamente esiste (es. Dominique Strauss-Kahn). Occorre superare la mentalità del noi contro di loro. La credenza che i piani alti della civiltà umana siano popolati unicamente da psicopatici o corrotti è tanto falsa quanto quella che chi sta in basso è tendenzialmente buono. Sopra e sotto c’è un po’ di tutto e chi, in alto, lavora per il bene comune, va aiutato. La sfida è capire chi sia in buona fede (cf. Carroll Quigley, “Tragedy and Hope”)

final

COSA POSSONO FARE I POPOLI?

Ogni Grande Trasformazione offre delle solide opportunità. L’importante è esserne consapevoli, coglierle ed esercitare la massima influenza possibile per fare in modo di trarre dei vantaggi e assicurare alle generazioni future la possibilità di riconquistare i dirittidoveri persi e conquistarne di nuovi.

L’unica maniera per fare in modo che questa riforma non diventi, nel giro di meno di una generazione, una gabbia ancora più opprimente della pax americana, è che si inauguri un’era di coesione tra i popoli, che devono mettere da parte divisioni di classe, fede, razza, etnia, genere, ecc. e lavorare insieme per prevenire ogni eccesso parassitario e quindi totalitario: l’unione fa la forza e un’umanità unita nelle rivendicazioni (poche, chiare, concrete, determinanti: come libertà, uguaglianza e fratellanza) e capace di mobilitarsi in scioperi solidali planetari, da Lima a Pechino e da Nairobi a Reykjavik, coordinandosi attraverso internet e le altre tecnologie che verranno, sarebbe una potenza inarrestabile, un oggetto inamovibile.

Oltre a libertà, uguaglianza e fratellanza, le nostre nuove parole d’ordine dovranno essere: decentramento/autonomia, delega, federalismo.

La spinta verso l’accentramento è anche una spinta all’omologazione, all’addensamento ed appesantimento delle relazioni umane e delle coscienze e deve essere controbilanciata dalla leggerezza e varietà della creatività umana e da una controspinta verso le autonomie. L’obiettivo dev’essere un costante riequilibrio tra forze centripete e forze centrifughe, alto e basso, macro e micro, egoismo e altruismo.

Tutto questo è già successo e succederà nuovamente, ciclicamente, perché fa parte della natura umana e il ripresentarsi di analoghe circostanze non è farsesco: è il prodotto di un incessante tiro alla fune (spiraliforme) tra consolidamento ed espansione, conservazione e cambiamento, centralizzazione e decentramento. Sono forze la cui contrapposizione nell’animo umano è virtuosa quando è bilanciata ed evita che un estremo si faccia monopolio (entropia). Ciò che noi percepiamo come il mondo esterno è una manifestazione di questa dicotomia interiore.

La pace, la giustizia, la fratellanza non possono essere raggiunte finché il genere umano non ragionerà in termini di famiglia umana e di villaggio globale in cui le sventure degli uni danneggiano tutti quanti e la serenità collettiva garantisce quella dei singoli e dei popoli.

La centralizzazione finanziaria, che certamente piace agli apologeti del controllo elitista, è anche un’opportunità per tutti gli altri perché si inserisce nella naturale progressione ed estensione della coscienza umana al di là dei familismi, tribalismi, nazionalismi e di ogni sorta di egoismo personale e collettivo.

La coscienza dei singoli e della specie si sta espandendo, è un processo inarrestabile e la classe dirigente ne prende atto e adatta il sistema alle esigenze della popolazione, per poter restare in sella e possibilmente rafforzare il suo monopolio decisionale.

Stiamo per assistere ad una trasformazione fondamentale dell’architettura mondiale esistente, verso qualcosa di completamente diverso, che potrebbe essere molto peggiore o molto migliore. Qeusto dipende unicamente da noi.

Dipende da noi, da quel che sapremo fare adesso per evitare il peggio e da come sapremo trasformarci nel corso del tempo per impedire che certi equilibri vengano compromessi e ci facciano piombare nell’ennesimo abisso di abominio (torture, prigioni segrete, sorveglianza capillare, leggi emergenziali, campi di internamento, guerre “umanitarie”, destabilizzazioni di nazioni sovrane, aggressioni finanziarie, monopolio delle politiche fiscali globali detenuto da una singola banca centrale mondiale, ecc.).

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About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

10 comments

  1. Grazie per tenerci aggiornati su questi sviluppi di larga scala.
    Larga scala che poi, in realtà, diventerà piccola e ci colpirà tutti.

    Dobbiamo davvero puntare ad essere tutti parte di tutto.

    Secondo i tuoi giusti discorsi, coloro che si mettono a ciarlare su concetti come l’uscita dall’euro, ecc. sono davvero ridicoli.

    Si tratta di regolamentarsi in maniera internazionale e di non essere più legati a nessun campanilismo sciocco.

    Ultima cosa: nel caso dell’immigrazioni odierne, soprattutto quello che vediamo nelle coste, ecc. come regolarsi?
    Asilo? Soggiorni di che tipo e tempo?
    Perchè l’Europa non si può mettere d’accordo ed ogni paese deve trattare la questione in maniera differente?
    Potresti scrivere magari un articolo dove evidenziare come finora sono state le differenze di trattamento di questi fenomeni nei paesi europei?

    Se per un esempio la Francia, come la Spagna, la Germania, la Svizzera, l’Inghilterra, Svezia, ecc., ecc. si trovassero davanti un barcone di immigrati con relativo scafista, ad oggi come si comporterebbero in base alle loro leggi?

    Ho letto questo sconfortante articolo: http://www.terrelibere.org/4695-cosa-sono-gli-scafisti

    Ti ringrazio per la tua attenzione.
    Cordiali Saluti.

    LexMat

    • Grazie mille LexMat, ti devo però confessare che non mi sento in grado di realizzare un’analisi come quella da te suggerita. Ma rilancio la cosa ai lettori. Se c’è qualcuno competente in materia che vuole cimentarsi, saremo ben felici di pubblicare un suo articolo su un tema così importante.

  2. Caro Stefano.
    Ho ascoltato con attenzione e un paio di volte l’intervista a Willem Middelkoop. Butto giù qualche osservazione.
    Nello spiegare la sua analisi mi è sembrato per un verso abbastanza approssimativo/confuso, per l’altro reticente. Forse sono i tempi televisivi, e mi auguro per lui che il suo libro sia più convincente, ma nella sostanza il suo discorso non mi pare che aggiunga granché agli scenari in circolazione, se non per l’aggiunta di ipotesi catastrofiche su risparmi e fondi pensione che verrebbero usati per “ricapitalizzare” il sistema (nemmeno una patrimoniale: un sequestro bello e buono!). La cosa mi lascia alquanto dubbioso, per gli alti costi/rischi politici che una soluzione del genere comporta. Probabilmente, ove davvero se ne raffigurasse la necessità, esistono vie meno pericolose (per i poteri) anche se altrettanto devastanti (default, iperinflazione…).
    Quando l’intervistatore gli chiede se si rende conto che ci sono persone che assumono decisioni finanziarie basate sulle sue analisi, Middelkoop risponde che è esattamente quanto fa lui in primis. In pratica, lascia trapelare che ha dismesso tutti i suoi assets finanziari e investito in oro, il cui prezzo è destinata a salire alle stelle. Implicitamente, il consiglio a tutti è di fare altrettanto, ed è vero che se tutti lo facessero diventerebbe una profezia autoavverante. Oltreché una grossa plusvalenza per lui, ove avesse già provveduto.
    Sinceramente non so se le cose andranno in questo modo, gli scenari possibili sono tanti e tutti plausibili, ma se a descrivermeli è una persona che probabilmente è in conflitto di interessi tendo a essere cauto.

    Concordo sul fatto che si dovrebbe andare, prima o poi, verso una moneta comune universale che consentisse di regolare e correggere il flusso import/export fra i vari paesi, con automatiche opportune misure di riallineamento in caso di squilibri. Quando e se ciò avvenga, dipende dalla volontà politica delle Nazioni. A suo tempo gli USA si erano rifiutati di adottare la soluzione proposta da Keynes perché a loro conveniva diversamente. Nonostante il declino, rimangono la prima potenza mondiale e c’è da credere che difenderanno la loro posizione il più a lungo possibile. Né è detto che una volta passato il testimone, la potenza subentrante accetti di subordinare la propria moneta e rinunciare ai vantaggi di cui hanno goduto gli USA fino a quel momento.

    Interessante, in quanto esemplare, l’approccio di WM al problema del debito (pubblico, sostanzialmente): un approccio squisitamente finanziario. Io mi convinco sempre di più invece che è “solo” un problema politico. Non è che certe cose WM non le sappia: non a caso cita i giubilei dell’antichità, poi però dice che per azzerare il debito bisognerà far ricorso ai risparmi e ai fondi pensione, il che non significa “azzerare” ma trovare i fondi per rimborsarlo. Una bella differenza! WM ammette che “Il debito esiste solo sulla carta […] Tecnicamente, è facile cancellare il debito dalle scritture”. Poi però aggiunge che per far questo bisogna anche cancellare risparmi e pensioni. Il che non è necessariamente vero, a meno che non sia questa la volontà politica.
    Credo che la fallacia sta nel fatto che WM sposa l’immaginario per cui la banca prima riceve un deposito, dopodiché concede il prestito. In realtà non è così: la banca concede il prestito (quando lo concede) creando delle scritture contabili: 100 nel passivo per denaro creato (ex nihilo), 100 nell’attivo per prestiti emessi (sui quali lucra gli interessi). Alla restituzione del prestito da parte del debitore contabilizza inversamente il movimento, e a questo punto le due poste contabili spariscono.
    Puoi trovare la descrizione del meccanismo nel bollettino 1/2014 della Banca d’Inghilterra, che ti consiglio caldamente di leggere se sei interessato:
    http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/2014/qb14q1.pdf – articoli di pag 4 e pagina 14.
    Se le banche commerciali possono creare moneta ex nihilo, a maggior ragione può farlo una Banca Centrale “normale”. Anche qui ti suggerisco la lettura di un articolo di ADAIR TURNER, che non può essere certo considerato – per i ruoli istituzionali che ha svolto e svolge nella finanza inglese – uno sconsiderato cacciaballe. In questo articolo Turner affronta il tabù della monetizzazione permanente da parte della Banca Centrale citando in particolare il Giappone (dove, per inciso, il debito pubblico è quasi al 250% del PIL . altro che 200% indicato da Middlekoop).
    http://www.social-europe.eu/2014/03/monetization/
    In pratica, sostiene Turner (ma anche la scuola della MMT), una Banca centrale potrebbe “riacquistare” il debito dello stato, mano a mano che viene a scadenza, sostituendolo con titoli a 50, 100 anni o addirittura irridemibili, al tasso che crede più consono alla situazione economica. In breve il debito potrebbe venire annullato senza ricorrere a nessuna svendita di patrimonio collettivo – o peggio di sovranità – e senza distruzione dello stato sociale. La monetizzazione dovrebbe avvenire con accorgimenti per controllare le eventuali spinte inflattive che dovrebbero essere mantenute al tasso compatibile con il numero di anni entro cui si vuole azzerare il valore reale del debito. E comunque l’inflazione, al momento, dovrebbe essere l’ultima delle preoccupazioni – sia in Europa che nel mondo.
    Concettualmente è una soluzione più che plausibile. Non so cosa direbbe Halevi in proposito: per me il problema è solo politico, e come tutti i problemi politici il tipo di soluzione che i politici si permettono di adottare dipende dal grado di consapevolezza che i cittadini hanno del problema. Nel caso specifico: zero. Eppure la conoscenza della reale natura e dei meccanismi di funzionamento del denaro è a mio avviso la condizione prima per sperare in una comprensione un po’ meno fumosa della realtà in cui viviamo.

    A livello geopolitico/geoeconomico confesso tutta la mia inadeguatezza per immaginare i possibili scenari a venire. La situazione è estremamente fluida e suscettibile di qualsiasi sviluppo, nessuno escluso – purtroppo; ma non mi sento di fare previsioni né sono in grado di giudicare se quelle degli altri sono attendibili.
    Mi preoccupa molto il processo di globalizzazione, portato avanti a esclusivo vantaggio delle multinazionali, che sono ormai entità indipendenti dagli stati e in grado di condizionarli in modo determinante. Il TTIP, i cui negoziati dovrebbero concludersi entro fine anno, ne è un ulteriore esempio. Il tentativo che lo aveva preceduto nel ’95 fallì grazie a una possente mobilitazione dell’opinione pubblica, ma i tempi sono cambiati e la gente – dopo cinque anni di crisi – è rassegnata e spaventata, due sentimenti che hanno indiscutibili virtù sedatorie.

    • Grazie mille per il corposo commento!

      Non sono sicuro che Willem Middelkoop sia un fiero sostenitore di questo tipo di soluzione. Forse non vede altre alternative percorribili e la considera un male minore rispetto a una catastrofe finanziaria.
      La cosa importante è però un’altra: ne parla in pubblico. E’ uno dei pochi che si è sforzato di spiegare all’opinione pubblica questa transizione/rivoluzione. E’ vero che la documentazione tecnica è disponibile online, ma quanti possono riuscire a capirla senza l’assistenza di un autentico divulgatore?
      Magari non è riuscito pienamente nel suo intento, ma almeno ci ha provato.

      • Sì, sono d’accordo.
        Su Middlekoop, mi piacerebbe leggere il libro; capisco che l’intervista breve TV non è la sede migliore per sviluppare con coerenza e chiarezza le proprie argomentazioni. Ma è già qualcosa che se ne parli, sicuramente,

  3. A mio parere, la trasformazione sarebbe bene riguardasse un essere meno proni davanti agli angli anche per quanto riguarda la loro egemonia culturale.

    • Gli Stati Uniti saranno crocifissi per poi risorgere. Sono convinto che “America” sia un progetto nobile che ha un grande futuro. Ma senza una botta di umiltà (lo stesso vale per Israele, se dovesse continuare ad esistere anche in futuro) è dura emanciparsi dall’eccezionalismo/imperialismo/Destino Manifesto. I prossimi anni ci riserveranno innumerevoli lezioni e ciascuno di noi ne uscirà trasformato, qualunque sia il suo fato. E’ come un corso accelerato. Da un certo punto di vista è quasi eccitante.

  4. Direi che la siruazione è incandescente. Gli USA che rinunciano al number one? Israele che accetta la riduzione degli arsenali nucleari? L’Europa che rinuncia all’Euro corroso dalla speculazione per adeguarsi allo Yuan? Avete preso il signore giudaico-crociato per un chierichetto?

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