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La profezia di Bulgakov e le mille rese dei conti ucraine

La profezia di Bulgakov e le mille rese dei conti ucraine

Tutto passerà. Le sofferenze, i tormenti, il sangue, la fame e la pestilenza. La spada sparirà, ma le stelle resteranno anche quando le ombre dei nostri corpi e delle nostre opere non saranno più sulla terra. Non c’è uomo che non lo sappia. Perché dunque non vogliamo rivolgere il nostro sguardo alle stelle? Perché?

Michail Bulgakov, La Guardia Bianca

La Guardia Bianca è un romanzo ambientato nell’inverno ucraino del 1918-1919, in piena guerra civile russa (1918 – 1921) e dopo la dichiarazione di indipendenza ucraina, avvenuta sotto l’occupazione tedesca (primavera 1918), prima della sconfitta di questi ultimi.

Dopo la caduta del governo fantoccio installato dall’esercito imperiale tedesco, i fratelli zaristi (bianchi) Turbin, sono braccati sia dai socialisti-nazionalisti (neri: nemici dei bianchi e dei rossi, alleati dei polacchi e massacratori di ebrei), sia dai bolscevichi (rossi).

I protagonisti di quell’era si stanno ancora combattendo nell’Ucraina contemporanea.

I polacchi, allora come oggi, ambivano a prendersi almeno una parte della Galizia. Gli ultranazionalisti ed etnonazionalisti volevano purificare la patria dalle presenze russe ed ebraiche. Russi e tedeschi duellavano per l’egemonia sull’Ucraina. Gli ucraini dell’ovest, che avevano combattuto la guerra indossando le divise asburgiche, continuavano a combattere quelli dell’est, che invece avevano indossato quelle zariste, per poi tornare a farlo durante la seconda guerra mondiale: “i nazionalisti galiziani chiedono da tempo ai tedeschi nuovamente l’indipendenza e, non appena questi attaccano l’ex alleato li anticipano nelle persecuzioni antiebraiche: il massacro di Leopoli (proprio dove ora il locale Parlamento minaccia la secessione) è attuato da ucraini in uniformi tedesche il 30 giugno 1941. Quanto agli ucraini ex sovietici, si arruolano a decine di migliaia nella Wermacht o militano nei battaglioni SS destinati a liquidare ghetti delle città dell’Est occupate o direttamente nei campi di concentramento o sterminio (come a Treblinka, dove ebbero una funzione determinante)” (Saverio Fossati, Le radici storiche della crisi in Ucraina: divisioni «prevedibili» ripercorrendo il passato del Paese)

È come se i nonni avessero trasmesso ai nipoti, assieme al DNA, un software che li costringe a compiere gli stessi gesti violenti, urlare le stesse cretinerie, ordire gli stessi piani controproducenti.

Storicamente i bianchi, fiaccati dai neri, furono sottomessi dai rossi assieme agli stessi neri.

Non è uno scenario improbabile. È già in atto una lotta intestina tra la destra nazionalista (anti-NATO e anti-UE) e la destra neoliberista (filo-NATO e filo-UE): l’unica cosa che li ha tenuti uniti è stato l’odio per la Russia. Ma potrebbe non essere sufficiente.

Questo irato intervento del portavoce dell’estrema destra di Svoboda, partito che è al governo con un vicepremier e quattro ministri, esemplifica le tremende difficoltà incontrate dal nuovo establishment filo-occidentale.

Svoboda è stato condannato dal parlamento dell’Unione Europea come razzista, antisemita e xenofobo, con una risoluzione del dicembre 2012 che lanciava un appello “ai partiti di orientamento democratico”, esortandoli a “non associarsi né formare o appoggiare coalizioni con il citato partito”.

Svoboda e Settore Destro non possono tollerare alcun compromesso e considerano gli ucraini del sud e dell’est come dei traditori della patria e dei terroristi. Alcuni avanzano proposte nel segno della pulizia etnica. Per di più l’accordo di Ginevra impegna il governo a disarmare la destra ultrazionalista. Questo era uno degli obiettivi del nuovo governo dopo l’assedio del Parlamento e l’uccisione di uno dei leader di Settore Destro da parte delle forze dell’ordine; ma occorreva un diktat internazionale per poter passare all’azione ed ora è arrivato.

Il problema è che ora che il vaso di Pandora del fascismo e del neonazismo ucraino è stato scoperchiato, non sarà per nulla facile tenerlo sotto controllo e tantomeno farlo rientrare nel vaso. Un utile parallelo è quello con le milizie nazionaliste americane: chi le costringerà mai a deporre le armi?

Tanto più che ci sono state migliaia di defezioni tra le truppe di stanza in Crimea, tra i corpi speciali, tra le forze di polizie e le forze anti-sommossa. Una brigata di paracadutisti, la 25esima, sarà sciolta per aver fraternizzato con i “terroristi” (manifestanti dell’Ucraina orientale).

Celebre è il video del carro armato T-64 che si arrende a una Lada.

La situazione – fermo restando che il tutto potrebbe essere una recita a uso e consumo del popolo bue che si concluderà con la grande “rivoluzione” finanziaria e geopolitica (detronizzazione del dollaro) evocata da Willem Middelkoop – è tanto grave che la Timoshenko e gli altri leader del nuovo governo hanno ripetutamente chiesto agli ucraini di contribuire con delle donazioni alla costituzione di una guardia nazionale (perché l’esercito non è in grado di svolgere i suoi compiti).

Ma chi comporrà il nerbo di questa nuova milizia, se non i picchiatori della destra che stanno facendo il bello e il cattivo tempo a Kiev?

In cambio mentre il governo ucraino ha incessantemente dichiarato di avere il pieno controllo degli estremisti dell’Ucraina occidentale, i russi hanno sempre negato di poter controllare quelli dell’Ucraina orientale. Così mentre Kiev rischia di perdere ogni credibilità, Mosca potrà sempre dire: “Vedete? Noi gli abbiamo detto di consegnare le armi, ma non ci ascoltano. Hanno troppa paura della destra galiziana”.

La verità è che un governo che invia le truppe a sedare le rivolte proprio alla vigilia dei colloqui di Ginevra dimostra di non avere alcuna intenzione di arrivare ad un accordo. Né se lo può permettere: la sua esistenza è appesa a un filo.

Da questo mese gli sconti russi sul gas erogato all’Ucraina sono stati aboliti e il governo non può permettersi di pagare le forniture.
Non sarà neppure in grado di ripagare gli “aiuti” promessi dall’Occidente; o di ricompensare i volontari della Guardia Nazionale che sta reclutando, senza delle generose donazioni private.

La partita, per loro, sembrerebbe persa.
Ma, come detto, l’apparenza inganna e le intenzioni di chi muove le pedine non sono facili da decifrare.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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