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Il Trentino Alto Adige che verrà – intervista a Vittorino Rodaro

Il Trentino Alto Adige che verrà – intervista a Vittorino Rodaro

Vittorino Rodaro, ex sindacalista della Uil, è stato “console” del Trentino a Bruxelles per 13 anni in qualità di Direttore dell’Ufficio di Rappresentanza della Provincia Autonoma di Trento presso l’Unione Europea.

Rientrato a Trento, sta ora mettendo in pratica il tanto decantato ma poco attuato principio della democrazia partecipata: riunioni di partito e di comitato, lettere ai quotidiani, interventi in varie sedi pubbliche, grande disponibilità a incontrare chi è interessato a sentire il suo parere sulla contemporaneità, locale e non solo.

Data la sua propensione a pensare per il lungo periodo e ad apprezzare chi lo fa (es. Fabrizio Barca o Mario Raffaelli – si veda in particolare l’idea di una regione Trentino Alto Adige convertita in “Alta Rappresentanza”).

L’abbiamo intervistato.

Un rammarico sulla sua esperienza a Bruxelles?

Trento non ha saputo sfruttare adeguatamente lo strumento che si è messa a disposizione. Si poteva e si doveva fare di più per far conoscere meglio l’Europa, nel bene e nel male.

È in prima fila nella campagna elettorale per le europee, a sostegno di Alexis Tsipras.

Sì. Tsipras piace a me, come piace a Barbara Spinelli, Gustavo Zagrebelsky, Moni Ovadia, Andrea Camilleri e a tanti altri.

Piace perché si muove trasversalmente, trascende le appartenenze rigide e proprio per questo ha la possibilità di sparigliare le alleanze perverse del partito socialista europeo e del partito popolare europeo, che tendono a stringere accordi che non sono nell’interesse generale, mentre rifuggono dal criticare le decisioni dei governi di maggior peso in Europa.

A fronte dei populismi di vario colore per me è confortante sapere che ci sia un movimento europeista e sociale, democratico ma non demagogico, che si batte contro lo strapotere delle banche e dei mercati.

E la politica trentina?

È stata segnata da una crescente cortigianeria, da yes men che non hanno saputo o voluto fornire visioni alternative a chi ha governato il Trentino.

Una mentalità che ha danneggiato l’autonomia?

Ci sono stati atteggiamenti sbagliati nel vivere l’autonomia speciale, in particolare una certa dose di megalomania. È senza dubbio vero che ci sono aspetti virtuosi, pace e giustizia sociale, ecc., ma quando ci sono i soldi tutto riesce più facile e si possono fare cose che altrove sarebbero impensabili.

Come si sostiene l’autonomia?

L’autonomia non va decantata ma vissuta con sobrietà, imparando dagli altri e accettando le critiche. Se una classe dirigente fa fatica a tollerare contrarietà e dissenso e non concede spazi all’autocritica, la società rischia di diventare in parte lo specchio di chi la governa. È l’effetto dei cattivi esempi.

In Trentino questo è avvenuto anche a causa di una certa sudditanza del PD locale.

L’Euregio?

Inutile riempirsi la bocca con questa parola, con le onorificenze e le relative celebrazioni, se poi non si è capaci di introdurre un abbonamento per residenti  che consenta di muoversi con le bici e i trasporti pubblici e di approfittare di sconti per musei, ecc.

Si parla di Euregio senza averla realizzata.

Sarebbe auspicabile integrare i servizi e i presidi territoriali mettendoli in rete; effettuare scambi di personale nella sanità e nell’istruzione, anche usando l’inglese come lingua ponte, per attività di formazione e per creare un polo di ricerca di livello europeo; gestire in comune i rifiuti (es. biogas da rifiuti organici).

Come deve cambiare il Trentino, per facilitare l’uscita dalla crisi?

In Trentino non è sempre chiaro chi faccia cosa. Nel settore della ricerca, ad esempio, ci sono tante scatole cinesi e un’insufficiente valutazione dell’operato di varie agenzie ed enti. Si fanno le startup ma poi non si sa che valore aggiunto diano all’economia e alla società.

Lo sviluppo di qualunque società dipende dall’espansione di beni e servizi, non dalla mera circolazione di denaro.

Come vede il suo futuro?

Sarò un cittadino impegnato a dare il suo contributo per migliorare le cose. Nulla di più, nulla di meno.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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