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Arcipelaghi di relazioni

Arcipelaghi di relazioni

L’era della tecnologia comporta, tra gli effetti collaterali che produce, una parcellizzazione della società in microcosmi sempre più ridotti nei quali è l’individuo a fare da unico attore, spesso, sullo scenario quotidiano. La proliferazione dei social network dimostrerebbe la tendenza a cercare, da parte di noi tutti, un surrogato di quelle relazioni che sono venute a mancare.
I nostri anziani ci raccontano di come si svolgeva la loro vita un tempo: i rituali collettivi, le famiglie allargate, i momenti di condivisione presenti nella vita di tutti i giorni. Senza voler fare della facile nostalgia dei bei tempi andati, possiamo però notare che ciò forse oggi più manca è il livello qualitativo delle relazioni tra persone che si trovano a vivere in maniera sempre più solitaria e isolata.
Non vogliamo qui operare analisi sociologiche che non ci competono ma vorremmo altresì riflettere sul significato che la relazione fra persone rappresenta nel nostro modo di esistere.
Il bisogno di relazione, la ricerca di un contatto, fanno parte di quei bisogni ancestrali che possiamo verificare nei nostri stessi bambini appena nati, i quali immediatamente vanno alla ricerca dello sguardo e del calore del corpo, quello della madre, che li ha contenuti fino a pochi attimi prima.
La relazione in sé intesa come necessità primaria, comprende la sfera delle emozioni, dell’affettività, dell’appartenenza, dell’autostima, tutti fattori che determinano la misura della nostra umanità.
Per tutto il corso della vita ci portiamo dentro, ci formiamo, sulla base delle relazioni che viviamo; delle risposte cioè che riceviamo nel bene e nel male da parte di chi si trova ad accompagnarci nel nostro cammino esistenziale. Ciò che determina quindi il nostro modo di essere, il nostro carattere, il nostro modo di porci rispetto al mondo esterno è frutto dell’esperienza filtrata attraverso quelle relazioni sperimentate soprattutto nei primi anni di vita. Per questo risulta importante prestare attenzione alla maniera in cui ci poniamo verso i nostri figli innanzitutto ma non solo, con chiunque ci potremo trovare di fronte, pensando proprio alle conseguenze che il nostro comportamento potrà generare in chi ci ascolta e che si aspetta da noi una qualche forma di risposta e quindi agendo di conseguenza. Relazionarsi comporta quindi  responsabilità, attenzione, rispetto per la persona che abbiamo di fronte, una responsabilità che ci obbliga a mantenere sempre viva l’attenzione versò ciò che ci circonda. Questa responsabilità potrebbe essere la buona pratica per il futuro; un futuro nel quale ciascuno di noi si impegna a prendersi cura dell’altro dal punto di vista relazionale, al fine di poter trasformare l’isola dell’individuo in un fiorente arcipelago di persone collegate fra loro da ponti costituiti da relazioni consapevoli.

About Roberto Maestri

Counselor etno - filosofico e animatore socio - educativo. Si occupa di relazione di aiuto negli ambiti della disabilità e degli anziani.

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