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Perché l’umanità ce la farà anche questa volta

Perché l’umanità ce la farà anche questa volta

Questi sono aforismi (miei) che ricapitolano le nozioni fondamentali circa la natura umana che ho appreso dall’antropologia.

“Una schiacciante evidenza etnografica comprova che l’immaginazione umana è illimitata”.

“Le vite umane sono limitate, come i nostri corpi, ma la nostra creatività non ha confini”.

“Gli esseri umani non sono fisicamente e mentalmente uniformi; sono l’esatto contrario. Questa variabilità è il motore della nostra evoluzione”.

“L’umanità può trasformare la natura per mezzo della cultura ma può anche, almeno in una certa misura, lasciarsi alle spalle le proprie nature senza per questo diventare altro rispetto alla natura. La cultura non è una fuga dalla natura, essendone una delle sue multiformi espressioni (una seconda natura)”.

“Perciò non è propriamente corretto affermare che gli umani non hanno più una storia naturale. È indubbio che la nostra è una storia artificiale, creata da noi stessi, ma essa è pienamente inserita nelle dinamiche dell’evoluzione della vita nell’universo”.

“Non è per nulla certo che l’intelligenza umana si sia “evoluta” in misura apprezzabile dai tempi dell’ascesa dell’Homo sapiens sapiens. Ciò che si è “evoluto” (come un airone che spiega le ali) è la coscienza umana e, con essa, la cultura. La cultura è tutto ciò che gli esseri umani hanno inventato, di materiale e di immateriale, a partire dai primi utensili in pietra risalenti ad almeno 3 milioni di anni fa”.

“La cultura è un universale umano, ma nessuna cultura è identica alle altre, allo stesso modo in cui non ci sono due individui identici (neppure i gemelli omozigoti cresciuti nel medesimo ambiente lo sono). Perciò è inesatto parlare di natura umana e cultura umana al singolare. Il plurale sarebbe doveroso”.

“Gli esseri umani non si adattano tecnologicamente al proprio ambiente. Sono loro a crearlo, ad adattarlo a loro stessi. In questo senso rappresentano un salto qualitativo dell’evoluzione, sono un ulteriore strumento del dispiegamento della vita nell’universo”.

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Una civiltà che neghi le nature dell’esperienza umana è decadente e patologica.

La nostra lo ha fatto fino ad oggi, ma ora le cose stanno cambiando in maniera repentina e nessuno potrà arrestare le trasformazioni in corso.

La nostra comprensione della natura (e della natura umana) è viziata da presupposti social-darwinistici e sociopatici emersi in tempi relativamente recenti che ingenerano un cinismo di fondo che ci impedisce di trasformare le nostre società e il nostro stile di vita e ci condannano ai due estremi patologici della crescita compulsiva (bulimia) e della decrescita coatta e per nulla “felice” (anoressia).

Due esempi di come il cinismo è stato spacciato per realismo:

– la natura è competizione (mors tua vita mea);

– l’energia è una risorsa costosa in quanto finita;

Le scienze naturali e umane ci insegnano invece che la natura è un sistema complesso e sinergico, ossia è cooperativa almeno quanto è competitiva.

Anzi, è assai probabile che l’altruismo (tutti per uno, uno per tutti) sia la strategia evolutiva vincente.

Il mondo è un sistema organico e nessun organismo funziona se ogni sua parte fa la stessa cosa o se qualcuna si dissocia dalle altre ignorando l’intrinseca interdipendenza di tutti da tutto.

In pratica è sperimentalmente possibile dimostrare la verità della regola d’oro.

La fisica, dal canto suo, ci insegna che c’è abbastanza energia nello spazio contenuto in una lampadina da far bollire tutti gli oceani della Terra (cf. Richard Feynman, Nobel per la Fisica e John Wheeler).

Importanti programmi di ricerca per sfruttare quest’energia virtualmente infinita sono stati intrapresi nei paesi BRICS, in Germania, a Taiwan, in Giappone, ecc. e ci sono già i primi brevetti (University of Colorado, Boulder).

Segnalo anche che, nonostante decenni di ostacoli interposti dall’ortodossia all’avanzamento tecnologico, una mezza dozzina di richieste di brevetto nel campo della cosiddetta fusione fredda (LENR – Low energy nuclear reaction) da parte di Marina statunitense (Naval Research Lab), NASA, CERN, Toyota, Mitsubishi, ENEA, Stanford Research Institute, Los Alamos National Laboratory, governo svedese e vari ricercatori indipendenti (es. Rossi) e consorzi di aziende. Lo stesso governo degli Stati Uniti ha finalmente deciso di finanziare queste ricerche  e la NASA immagina un futuro non troppo lontano in cui ogni casa non avrà una caldaia, ma un LENR. (L’idrogeno contenuto in un litro d’acqua potrebbe coprire il fabbisogno di una famiglia per 200 anni).
Ciò finalmente ci permetterà di: (a) non dover bruciare materie prime per ricavare energia; (b) usare il petrolio solo per produrre plastica riciclabile e materiali da costruzione riciclabili; (c) elettrificare il Terzo Mondo.

In ogni caso ci resta pur sempre il torio (LFTR – Liquid Fluoride Thorium Reactor) e, nella peggiore delle ipotesi, la produzione di petrolio è in aumento e lo spauracchio del picco del petrolio è ormai un ricordo.

Il mondo che verrà dovrà però lasciarsi alle spalle l’antiquato motore a scoppio e la già citata pratica primitiva e malsana di bruciare petrolio per generare energia (i nostri discendenti penseranno che eravamo dei barbari).

Le idee e le risorse abbondano.

Se solo ci fosse la volontà politica, le crisi cicliche dei mercati e dell’economia globale diventerebbero un ricordo.

Mentre l’eurozona appassisce sotto il giogo neoliberista e le economie di USA e UK crescono solamente grazie a nuove bolle speculative, il resto del mondo, e specialmente l’Africa, accelera e la ricchezza mondiale è in fortissima espansione.

Il numero di persone che soffre la fame è diminuito del 17% dal 1990.

Il problema demografico è facilmente risolvibile elevando il tenore di vita e il livello di alfabetizzazione degli abitanti del secondo e terzo mondo. A quel punto, immancabilmente, si avvia la transizione demografica: i figli non diventano più un surrogato di previdenza sociale per la vecchiaia e una forza lavoro a basso costo ma una scelta che comporta costi e responsabilità.

Anche l’eterno pessimismo degli esperti del Club di Roma si è dovuto arrendere all’evidenza: dalle previsioni apocalittiche degli anni Settanta si è arrivati a un moderatissimo ottimismo nel più recente rapporto.

Il problema ecologico si risolve alla stessa maniera: le società più distruttive sono quelle più povere e ignoranti che devono anteporre la sopravvivenza a ogni altra considerazione. Le società più ricche e tecnologicamente avanzate sono anche quelle che possono rimediare più rapidamente ed efficacemente ai danni che producono, se c’è la volontà di farlo.

Facciamo il punto della situazione:

a) La regola d’oro come leva per un balzo evolutivo;

b) energia sovrabbondante, a bassissimo costo, tramite impianti/apparecchi portatili, come motore di una civiltà radicalmente trasformata e finalmente sostenibile.

Sarà un epocale mutamento paradigmatico, un vero e proprio Rinascimento 2.0, un processo contemporaneamente rivoluzionario ed evolutivo che farà impallidire perfino la Rivoluzione Verde di Norman Borlaug (che non è priva di ombre, ma Borlaug stesso ha sempre detto che l’errore più grande sarebbe stato quello di fidarsi del “senso di responsabilità” delle multinazionali).

È una transizione da un modello che, attraverso la concorrenza sfrenata, genera uniformità (aziende oligopolistiche globali; istituzioni con forti tendenze centralistiche e ipertrofiche; ideologie autoritarie ed esclusive) e patologia (crescita bulimica e decrescita anoressica, come detto) verso un modello in cui la cooperazione dialettica produce una diversità collaborativa che onora l’ecosistema e la dignità umana invece di piegarli al proprio arbitrio.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

One comment

  1. Concordo, pensando a due recenti fatti:
    1- il Premio Nobel per l’economia è stato dato a Elinor Ostrom (2009), una eccezionale studiosa che ha sfidato la convenzionale visione (quasi dogma della teoria economica) che gli individui agiscono solo dietro la razionalità di massimizzare la propria utilità, e per questo non sono capaci ne di creare ne di cooperare all’uso sostenibile di beni collettivi, eccetto se forzati da un sistema esterno autoritarista o suddividendo i beni stessi tra piccole proprietà private. Attraverso la sua ricerca a livello planetario, ha dimostrato che una collaborazione è possibile, e di frequente avviene tra individui di diversi interessi e in differenti contesti. Ostrom ha promosso un cambiamento di paradigma nelle scienze politiche ed economiche, in generale nelle scienze sociali e del comportamento. Rimane la diffusione di questo cambiamento nella società civile, Risorgimento 2.0, appunto.
    D’altra parte ci sono già buone pratiche ed esperienze, alcune premiate da un riconoscimento a lei dedicato: http://elinorostromaward.org/vision

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