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Il Rinascimento 2.0, le macchinette del caffè e Buckminster Fuller

Il Rinascimento 2.0, le macchinette del caffè e Buckminster Fuller

L’anticipazione dell’intervento di Nicola Gardini per ICT days 2014 – Orizzonti 2016 era accattivante: “Occorre mettere al centro di ogni sviluppo tecnologico l’essere umano, con i suoi sogni, i suoi tempi, i suoi diritti e i suoi bisogni: la Rivoluzione dell’ICT sarà davvero rivoluzionaria solo se renderà possibile un nuovo Rinascimento. Un Rinascimento 2.0”.

Mi sono detto: “Questa è la persona giusta da seguire per un articolo non banalmente tecnofilo o tecnofobo”.

Sono andato al MUSE e dopo una discreta attesa ci hanno informato che “l’ospite non è presente, ma fuori ci sono le macchinette del caffè”.

Ma i miei sogni, i miei bisogni, le mie attese? Speravo che la rivoluzione dell’Information & Communication Technology mi avrebbe evitato le uscite a vuoto.

Invece il rinascimento è di là da venire e ci si deve accontentare delle code di aragosta, delle crostate e del caffè al buffet (neanche troppo magra consolazione per il frustrato reporter).

Peccato, perché Gardini, che insegna letteratura italiana a Oxford, è ferratissimo in materia di Rinascimento e sarebbe stato interessante capire che tipo di relazioni scorgeva tra quell’epoca e il nostro futuro.

nicola_gardini3Non essendoci alcuna sua intervista sull’argomento, non mi resta che dire la mia, nella speranza che prima o poi possa trovare l’occasione di esprimere il suo parere pubblicamente (magari con un’intervista per FuturAbles?)

Parto da una premessa, che presumo lui condividerebbe: la tecnologia, da sola, non può elevare la qualità delle nostre vite senza un rinascimento a livello mentale – ossia delle coscienze – che si rifletta nel modo in cui trattiamo il prossimo e il “nostro” pianeta.

Il (primo) Rinascimento è stato, prima di tutto, una rivoluzione delle coscienze di una minoranza di esseri umani che riuscì però a fare la differenza, (re)introducendo nella coscienza collettiva di una parte dell’umanità concetti nuovi ma anche antichi come quello di dignità, progresso morale (laico), riformismo, interculturalità e vaglio critico dell’evidenza empirica.

Perciò anche il Secondo Rinascimento, o Rinascimento 2.0, dovrà porre al centro la coscienza, altrimenti saremo noi (sempre più precari, sempre più indebitati, sempre più confusi e spauriti) al servizio dell’innovazione tecnologica e non vice versa; per non parlare di contaminazioni dell’acqua, della terra e dell’aria, rifiuti non smaltibili, depauperamento della biosfera, deterioramento dei valori nutrizionali del cibo e incremento della sua tossicità, mutazioni e nanotecnologie fuori controllo, fino alla nostra e altrui estinzione.

Tutto questo mentre innumerevoli brevetti per tecnologie che potrebbero porre rimedio a questo disastro e liberarci dalla dipendenza dal petrolio, dall’agricoltura e allevamento intensivi, dal debito, da una mentalità patriarcale di reverenza infantile e irresponsabile nei confronti del potere, vengono confiscati e secretati dai governi, per ragioni di “sicurezza”.

Il Rinascimento 2.0 sarebbe già potuto essere una realtà nel nostro presente, se la sconfinata avidità degli oligopolisti non avesse ostacolato la libera espressione dell’inventiva umana anche e specialmente nei suoi tratti emancipatori, ecologici, morali, a sostegno dei principi di libertà, uguaglianza e fratellanza, cioè a dire, della dignità umana e della vita in generale.

Invece ci hanno rifilato tecnologie che ci sorvegliano costantemente, centralizzando la raccolta dati in luoghi in cui “le nostre vite finiscono lì dentro senza far rumore” con la scusa che “se non hai fatto nulla di male non hai nulla da temere”, la classica giustificazione di chi pretende la tua fiducia mentre demolisce i tuoi diritti senza aver mai fatto nulla per meritarsela, anzi.

In questo modo la paura, la frustrazione, il risentimento ci rendono peggiori di quello che potremmo essere: più egoisti, più crudeli, più indifferenti, più irascibili e aggressivi, più smaniosi e avidi, più superficiali, materialisti, distratti, privi di un’autentica autostima (e quindi narcisisti), incapaci di dare un significato alle nostre vite che non provenga dall’esterno, che non sia imposto/indotto da altri.

opere_img72Buckminster Fuller affermava che è arduo cambiare le cose limitandosi a combattere la realtà esistente. Ci sarà un vero cambiamento solo quando la gente si renderà conto che ci sono delle alternative migliori e abbandonerà i vecchi sistemi ormai percepiti come primitivi e sfavorevoli; spontaneamente e pacificamente, senza alcuno spargimento di sangue.

OK, ma se il vecchio sistema non volesse arrendersi senza combattere?

Il suo potere dipende dalla nostra volontà di subordinazione.

Un grande no collettivo aprirebbe la porta al Rinascimento 2.0.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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