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CoderDojo, una palestra informatica per i programmatori di domani

CoderDojo, una palestra informatica per i programmatori di domani

Nel 2011 James Whelton and Bill Liao, irlandesi, si dissero che la programmazione a computer era così entusiasmante e divertente che era proprio un peccato non appassionare anche gli altri! Anzi: insegnarne le basi ai più giovani poteva aprire loro gli occhi su inaspettati orizzonti di libertà e creatività. Perché dunque non provarci?

L’idea pareva utopia, sia per l’argomento che per la regola numero uno, ossia la gratuità dell’operazione (cioè il volontariato degli insegnanti e nessun costo per gli allievi); eppure, due anni e mezzo dopo, CoderDojo è un movimento diffuso nell’intero pianeta.

Il nome già spiega tutto: “coder” (o developer) è il termine inglese per “programmatore”; “dojo” è giapponese, e indica il luogo dove si svolgono gli allenamenti alle arti marziali. Un CoderDojo, quindi, è un luogo in cui si va per imparare a programmare. Nessuna conoscenza informatica è richiesta a priori, nessuna iscrizione obbliga a una frequenza costante. Si va, si prova e se convince si torna.

Trattandosi di un movimento no profit e open source, ogni CoderDojo è completamente autonomo, ma i principi di base sono condivisi: servono “mentori” desiderosi (e capaci) di insegnare, allievi di età tra i 5 e i 17 anni con un pizzico di curiosità, e una sede provvista di collegamento internet.

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In Italia, al momento, esistono 21 “palestre informatiche”. Quella di Trento è stata fondata nell’autunno 2013 da Ivan Bedini, informatico da poco rientrato dall’Irlanda in Italia. “Insegnare l’informatica ai ragazzi con metodi tradizionali”, racconta, “li annoia a morte: lo so per esperienza, perché ci ho provato con i miei figli. Poi ho conosciuto CoderDojo, e ho capito che non sono i ragazzi ad essere poco adeguati alla programmazione: è il metodo con cui si insegna che va cambiato”. Appena trasferito a Trento, in meno di un mese, Bedini ha messo assieme patrocinio della Provincia e sede gratuita (messa a disposizione da TrentoRise; poi, nel giro di pochi mesi, assieme a David Leoni, anche lui informatico, ha messo assieme una quarantina di volontari e risvegliato l’attenzione di pubblico e istituzioni.

Anche a Trento, come in altre sedi, il funzionamento è piuttosto semplice. Il target sono ragazzi tra i 7 e i 17 anni (per aiutare i più piccoli nella lettura viene richiesta la presenza di un genitore). La frequenza è a sabati alterni, il pomeriggio, dalle 14 alle 16. Per partecipare è necessario iscriversi ad ogni appuntamento tramite eventbrite o via email: coderdojo.trento@gmail.com
Il ritrovo è in piazza Venezia, nell’edificio dove un tempo si trovava l’Azienda sanitaria locale. A ogni partecipante si chiede di portare da casa il proprio computer portatile.

Due sono le direzioni possibili. Da una parte, per i più piccoli (fino ai 10 anni circa), si impara Scratch, “uno strumento stupendo, completamente grafico, molto intuitivo”, dichiara Bedini. Gratuito e open source, Scratch utilizza i fondamenti degli algoritmi di sviluppo classici per creare giochi e programmini. “Nonostante la sua semplicità, saperlo utilizzare significa saper programmare nel vero senso della parola”.

Per i ragazzi dai 14 ai 17 si affrontano i siti web, e quindi html e Javascript. Quelli di mezzo, tra gli 11 e i 13 anni, “sono in una specie di limbo, per cui a seconda del carattere possono andare sia da una parte che dall’altra”.

immagine CDojo

A CoderDojo Trento, inoltre, si è scelto di mostrare “tutte le varie potenzialità dell’informatica”, prosegue Bedini, “compreso l’hardware. Abbiamo insegnato a smontare e installare sistemi operativi di base, abbiamo fatto corsi sulle reti di computer per far capire come funziona internet e ora stiamo insegnando ai ragazzi, su grande richiesta, come utilizzare Minecraft  (un gioco di animazione in 3D focalizzato sulla creatività, che permette ai giocatori di costruire un mondo immaginario, ndr). La cosa straordinaria è che il nostro mentore di Minecraft è un ragazzo di 16 anni che partecipava a CoderDojo e che ora insegna agli altri”.

Infine, nel mese di aprile, toccherà ad Arduino, strumento che permette di far interagire il mondo fisico con il mondo informatico, “e qui il mentore sarà Mirco Piccin, uno dei maggiori esperti del Norditalia”.

Il prossimo appuntamento di CoderDojo, previsto in via eccezionale sabato 29 marzo presso il Castello del Buonconsiglio di Trento, sperimenterà una formula nuova. La palestra informatica verrà unita a una visita delle sale storiche molto partecipata: ai ragazzi, muniti di macchina fotografica portata da casa, si chiederà infatti di raccogliere informazioni e materiale che verranno poi utilizzati nei giochi o nel sito web di loro costruzione. Il ritrovo è per le 14.30 alla biglietteria del castello (l’iscrizione, obbligatoria, va fatta seguendo le modalità già citate).

About Elisabetta Curzel

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giornalista e divulgatrice per Corriere della Sera, Sole24Ore e Raitre

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