Canzone d’amore 2.0
I "Wolther Goes Stranger", foto di Chiara Forti

Canzone d’amore 2.0

Anacronistico è dire poco: la distanza tra la programmazione musicale di radio e televisioni e la capacità delle stesse di cogliere (e di anticipare, why not?) la realtà nella loro proposta culturale è abissale. Tutto ciò che ascoltiamo nel mainstream è conservativo o finisce per diventarlo. Così siamo abituati (o ci abituano, why not?) a pensare che certe cose non cambino mai.
Ci aiuta la rete, unita ad una buona dose di curiosità, a spingerci oltre, a cercare di scovare il suono del nostro tempo: “la canzone d’amore 2.0”.
Se come diceva qualcuno “cantare è sempre d’amore”, l’amore tuttavia non è sempre uguale nel tempo e mai come oggi esce allo scoperto di fronte al crollo delle convenzioni sociali che lo legavano.
Ne esce qualcosa di lacerato, ferito, ma anche vivo e pulsante, che butta sangue nuovo sopra ogni vecchia cicatrice.
Ne esce “Wolther Goes Stranger”, un progetto musicale davvero interessante, che racconta appunto delle relazioni contemporanee senza peli sulla lingua ma soprattutto senza regole prestabilite sulla società. Così è punto e basta, cattivo e vero, dolce e spietato, sincero se mai domo.
Ci interessa segnalarlo perchè rinnova la tradizione della “canzone d’amore”, perchè fa un sapiente uso dell’elettronica, perchè è un progetto di genere misto e paritario, perchè mescola italiano e inglese nelle canzoni.
Abbastanza futurables, n’est-ce-pas?

About Marco Rosi

Titolare della Bookique, via Torre d'Augusto 29 a Trento

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