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Dalla “spending review” alla “investing review”: per un ambiente e comunità resilienti

Dalla “spending review” alla “investing review”: per un ambiente e comunità resilienti

Lo Spending review è un andare al ribasso, cosa posso tagliare per stare dove sono, conservare lo status quo, l’investing review è guardare dove conviene investire per progredire, …se si ha un’idea di dove voler andare.

Pensare in termini di investing review può allargare la prospettiva, soprattutto quando si parla di ambiente. E soprattutto di Parchi.

Due studiosi si sono trovati per caso a fare uno studio economico sullo stesso paesaggio e sugli stessi ecosistemi, partendo da punti diversi, con metodi e obiettivi diversi: l’uno per supportare un piano territoriale, l’altro per trovare materiali originali per una mostra scientifica divulgativa (dal titolo “Uomo  e Ambiente”). Ne è nata un’opportunità, più unica che rara, di triangolazione di valutazioni, che per questo sarà proposta sulla rivista scientifica internazionale Ecological Economics.

Unendo i metodi dell’economia ambientale, lavorando sul campo attraverso interviste (valutazione contingente) e dall’alto di foto aree (sistemi informativi geografici, GIS), Massimo De Marchi e chi scrive sono giunti ad una serie di stime dei valori del Parco Adamello Brenta. Si parla di valori, perché i valori in gioco sono tanti; si parla di stime perché per molti non esiste un mercato reale, così si ricorre ad un mercato surrogato (ipotetico o potenziale) o a indicatori indiretti di valore. In realtà, per alcuni non è possibile quantificarli, in alcuni casi nemmeno identificarli separandoli da altri.

Con ordine:

  • a partire dati territoriali (uso del suolo, quota, distanza da aree urbane) e pareri esperti  (46, di 10 istituti italiani diversi) sono stati quantificati e mappati i valori potenziali dei servizi ecosistemici per un totale di 141.404.575 €/anno
  • a partire da statistiche disponibili (costi di mercato reale o surrogato) e da metodi come “costi evitati”, “costi di sostituzione”, sono stati calcolati valori reali di alcuni servizi ecosistemici (produzione legnosa, di funghi, di specie cacciabili, protezione da frane e valanghe) per 108.890.528 €/anno
  • tramite interviste sulla disponibilità a pagare per trasferirsi ad abitare nel parco (per i turisti), sulla disponibilità a essere compensati per trasferirsi fuori dal parco (per i residenti), dai costi di viaggio (affrontato dai turisti pur di venire ad apprezzare il paesaggio del parco), dalla spesa turistica (ufficio statistiche provinciale di Trento) è stato stimato un valore del paesaggio pari a 1.164.488.751 €.

La gestione del Parco Adamello Brenta costa alla Provincia Autonoma di Trento circa 2 milioni di € (2013), con tagli progressivi negli ultimi anni. La virtuosa gestione del Parco riesce ad avere entrate per circa 800.000€ (2013), pur non essendo un impresa per creare profitto. In un’ottica di spending review (dove possiamo tagliare?) il risultato può essere visto come negativo (2.000.000-800.000=1.200.000 di perdite) e si può dire ben vengano i tagli, per distribuire i sacrifici del sempre più magro bilancio provinciale.

Ma in un’ottica di investing review, allargata ai valori ambientali (ecosistemi e paesaggio), l’impresa Parco appare molto più produttiva di molte altre aziende (nate per fare reddito), le proporzioni di rendita variano da 1: 114, considerando solo servizi ecosistemici, a 1: 526, considerando il valore attribuito al paesaggio da turisti e residenti. In altre parole un euro della provincia investito nel Parco rende alla collettività (quindi anche alla Provincia) dai 114 €/anno ai 526 €/anno secondo i diversi calcoli.

Queste proporzioni sono inimmaginabili per qualsiasi impresa produttiva (legale). Ovviamente si deve considerare che questo valore non è tutto merito del Parco: i 36 Comuni, gli imprenditori agricoli, forestali, turistici, i residenti stessi contribuiscono al mantenimento del paesaggio e dei suoi valori. Questo punto può essere visto come un difetto metodologico (non distinguere i passaggi intermedi, i contributi di ciascun attore economico) ma è invece cruciale in un’ottica più larga: il valore del territorio (paesaggio e ambiente) è il frutto di sinergie e della cooperazione della comunità che lo vive, riconoscendosi in un Parco.

Questo sistema di sinergie e cooperazione, se consapevole dei propri limiti e delle vulnerabilità interne (es. sensibilità ambientale al sovra-utilizzo, sensibilità del turista all’effetto congestione), se in grado di adattarsi alle pressioni esterne (resilienza sociale ed economica), potrà continuare a svilupparsi, a lungo.

Due le parole chiave, che dovrebbero essere gli obiettivi di ogni politica territoriale (locale e non):

prospettiva lunga e resilienza, supportate da un’informata investing review.

About Rocco Scolozzi

Ecologo, dottorato in ingegneria ambientale, specializzato in valutazione ambientale e sistemi di supporto alle decisioni

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