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Imprenditori e investitori alle prese con un mondo globalizzato
Amir Farshad Ebrahimi, Iranian women, Flickr, CC BY-SA 2.0

Imprenditori e investitori alle prese con un mondo globalizzato

L’essere umano è un animale culturale perché per vivere ha bisogno di un ambiente culturale, ma questo non significa che debba portarsi dietro la propria cultura ovunque, come se fosse un tratto somatico.

Le persone non sono tentacoli e non sono vettori: sono interpreti, sono sperimentatrici, sono creatori, sono innovatrici.

La cultura influenza la nostra percezione della realtà e colora le nostre reazioni, ma non ci determina.

L’idea della cultura come radicale alterità pone in risalto contrasti reali o solo apparenti e infrange e offusca le evidenti e istruttive omologie tra culture e società. È una lente che semplifica la realtà. Potremmo vedere il mondo a colori e in 3D, ma scegliamo di vederlo bidimensionale e in bianco e nero.

Molto spesso il differenzialismo culturale – il feticismo dell’alterità – è di origine ideologica e serve a perpetuare un dato status quo facendolo apparire come l’incontestabile ordine naturale delle cose.

Gli stereotipi hanno un fondo di verità, ma chi fa un investimento non può impostare le sue strategie su una base così labile.

Gli stereotipi permettono, almeno in parte, di prevedere certe reazioni e comportamenti dei propri interlocutori, però possono anche spingerci in un circolo vizioso di equivoci e rappresentazioni preconcette che ci fanno apparire come dei semplicioni, dei beceri o, peggio ancora, degli arroganti incapaci.

Inoltre anche un’inadeguata conoscenza del contesto sociale può causare situazioni di conflitto.

Non basta informarsi circa la cultura di “appartenenza” della controparte. Occorre porsi una serie di domande chiave: Dov’è vissuto e dove vive? Qual è la sua età? Qual è il suo stile di vita e di comunicazione? Che tipo di immagine desidera proiettare di se stesso? Quali sono i suoi obiettivi a lungo e breve termine? Quali sono le sue paure?

I bisogni di ciascuno di noi, a qualunque latitudine, cambiano al variare delle nostre identificazioni (religiose, di genere, etniche, di ruolo, di status, ecc.), cioè al variare del messaggio che comunichiamo al mondo e che spesso definisce la nostra peculiare forma di affiliazione ad un dato gruppo (es. donna musulmana-europea di ceto medio-alto che sceglie di esibire la sua etnicità).

Il nostro obiettivo diventa quello di capire quali valori e preferenze prevalgono in uno specifico contesto socio-culturale, in un dato momento.

Un compito non facile, ma anche eccitante per chi si occupa di antropologia, comunicazione, marketing e consulenze.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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