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Gli apocalittici, gli integrati e un futuro da inventare – Jared Diamond a Trento

Gli apocalittici, gli integrati e un futuro da inventare – Jared Diamond a Trento

Ascoltando Jared Diamond, geografo all’University of California, Los Angeles (UCLA), autore prolifico e molto apprezzato – suo il celebre saggio “Armi, acciaio e malattie” – relatore della seconda “Bruno Kessler Lecture”, con un intervento intitolato “Crisi e cambiamento nelle moderne nazioni”, venerdì 14 marzo, presso la sede della Fondazione Bruno Kessler a Trento, mi è balenata in mente un’idea.

Potrei sbagliarmi, ma ho paura di essere pericolosamente vicino al bersaglio.

Molti, allevati nella fede dell’auto-correggibilità del nostro modello socio-economico, si rifiutano di credere che possa implodere (integrati).

Altri sono terrorizzati all’idea di un collasso della civiltà (peraltro previsto da un recente studio della NASA, non da qualche antico astronomo maya) e si dimenticano che la maggior parte dell’umanità vive già in quelle condizioni, con poca o senza elettricità e acqua corrente.

Altri ancora sono diventati nichilisti e apocalittici e si augurano che la civiltà contemporanea sia presto ridotta in cenere, per il bene di tutti e specialmente dell’ecosfera.

Tra questi ci sono molti paladini del cambiamento climatico apocalittico.

Ravviso un impulso nichilista in certi atteggiamenti di chi “paventa” la tropicalizzazione/glaciazione del pianeta.

Noto, per esempio, che molti serristi, in realtà, NON sono contenti nel constatare che le temperature non sono fuori controllo, che gli eventi catastrofici non si stanno moltiplicando e che il livello degli oceani crescerà al massimo di una spanna entro la metà del secolo. Così l’ultima relazione dell’IPCC è stata aspramente criticata e accusata di eccessiva moderazione.
Allo stesso modo molti glacialisti si dolgono del fatto che le temperature siano stabili e non in calo, o che i ghiacci non avanzino ancora come “dovrebbero”.

Nell’uno e nell’altro caso ci si aspetterebbe un sospiro di sollievo:

– le temperature globali non salgono più? Bene!

– L’inverno europeo è stato mite? Ancor meglio!

Invece è come se, inconsapevolmente e in buona fede, alcuni tifassero contro l’umanità.

È come se avessero gettato la spugna e non credessero più che siamo in grado di imparare dai nostri errori e migliorarci. Poiché non vedono la prospettiva di significativi cambiamenti endogeni, si augurano una radicale, ancorché catastrofica, trasformazione esogena.

Jared Diamond

Diamond, al contrario, mi sembra incarnare il tipo di mentalità per cui non esiste quasi alcuna crisi che non possiamo affrontare. Se è estrema, allora estreme saranno le opportunità che ci offrirà di creare qualcosa di radicalmente nuovo. Non sono gli eventi a determinare il nostro destino collettivo, ma il modo in cui reagiamo.

Diamond è noto per la sua passione comparativa, la sua visione olistica dei fenomeni e la perspicacia nell’analisi delle dinamiche evolutive e involutive delle società e civiltà (si veda, per esempio, “Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere”)

La tesi che ha avanzato ieri è che individui e collettività reagiscono alle crisi in modo sostanzialmente paragonabile, adottando strategie di cambiamento selettivo, per aumentare la propria resilienza.

I fattori che, secondo il luminare statunitense, possono fare la differenza tra una caduta rovinosa e il superamento della crisi, sono all’incirca sette:

1. adattamento;

2. temperamento e fiducia in sé;

3. esperienza, storia, la consapevolezza di essersi già trovati in simili frangenti e di essersela cavata;

4. libertà di poter scegliere tra delle alternative reali;

5. capacità di gestire l’incertezza;

6. presenza di modelli di riferimento;

7. sostegno affettivo e materiale dei propri cari;

Forse i ben intenzionati, generosi e solleciti climatisti apocalittici – nichilisti non per passione, ma per esasperazione –, si aspettano che l’umanità prenda voti molto, ma molto bassi in tutte queste materie.
Staremo a vedere.

Dopo ogni Crisi l’umanità superstite si è sempre rialzata e ha inaugurato un’età dell’oro, questa volta con il beneficio aggiuntivo che il ricordo degli errori passati e delle aberrazioni del presente è vivo e capillarmente diffuso, grazie a Internet. C’è chi pensa alla Fine dei Tempi, io penso al Rinascimento/Risorgimento del genere umano.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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