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Tre donne di quelle che si ricordano, al Muse di Trento

Tre donne di quelle che si ricordano, al Muse di Trento

L’incontro “Donne e innovazione: pioniere del futuro”, copromosso da Confindustria e Muse, ha fatto conoscere al pubblico del Muse di Trento tre persone di quelle che si ricordano. La prima, Laura Merotto, è un ingegnere aerospaziale che ha messo a punto un nuovo propellente per razzi a basso impatto ambientale. Uno dei premi internazionali che ha ricevuto non l’ha potuto ritirare: la cerimonia di assegnazione si svolgeva a Stoccolma, e “anche a voler dormire in ostello, il minimo di spesa era 1000 euro, che dovevo mettere di tasca mia. E visto che 1000 euro è più o meno quello che guadagno in un mese, ho pensato che non era giusto spendere quei soldi in questo modo: piuttosto li investo per comprarmi l’attrezzatura che mi serve per la ricerca”. Al contrario dei 400mila italiani con educazione terziaria (cioè dal diploma universitario al PhD) emigrati all’estero, Laura Merotto rimane in Italia. Per il momento.

La seconda si chiama Elena Sgaravatti, è laureata in farmacia e dirige IRB, l’istituto di ricerche biotecnologiche di Altavilla Vicentina. Quando gliel’hanno affidato, nel 2008, IRB aveva una parte del personale in cassa integrazione, e una gran camera con vista su una chiusura che sembrava inevitabile. Cinque anni dopo, IRB si aggiudica premi internazionali per il miglior processo, la miglior tecnologia, la qualità e la sicurezza, e viene inserita da IlSole24Ore nelle 100 eccellenze del new made in Italy per l’innovazione. Elena ha ripensato, coinvolto, motivato; ha ristrutturato e rimesso in moto; ha fatto credere ha persuaso e ha entusiasmato. Incontrandola, la prima cosa che stupisce è il modo in cui sa ascoltare e rispettare l’interlocutore. Quando racconta della sua esperienza e di come sì, è possibile lavorare al meglio e farlo in maniera sostenibile, perché ricerca e sostenibilità devono andare di pari passo; e sì, certo che è una storia che riguarda tutti: non siamo forse tutti su questo pianeta? – infonde fiducia e fa venir voglia di trovare un modo per essere così orgogliosi e impegnati nel proprio lavoro.

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Se mai il pianeta Terra dovesse essere evacuato, e si dovesse scegliere il pilota dell’astronave madre, direzione Marte, la scelta più logica sarebbe quella di chiamare Giovanna Malagnino, la terza ospite di ieri sera. Ingegnere aeronautico, lavora alla Sandvik Coromant (il colosso della lavorazione dei metalli) dove dirige un centro di ricerca e sviluppo. Metalmeccanica e donne non sono tradizionalmente molto amici – ma le tradizioni sono fatte per essere cambiate, dopotutto, no?

Giovanna ha uno sguardo limpido e una stretta di mano sicura, e quando racconta sorridendo che negli anni (non tanto lontani) in cui studiava al Politecnico di Torino non c’erano i servizi igienici per le ragazze sai che parla di un passato che è passato, anche grazie a donne che hanno fatto scelte come la sua. Lo scorso anno il Premio Donna Merito e Talento nel settore innovazione è stato suo.

Le “pioniere del futuro” del titolo, ieri sera, erano innovatrici prima che rappresentanti di genere. Eppure, qualche considerazione sulle differenze tra uomo e donna è stata inevitabile. Perché esistono i problemi (come l’ingresso in ambiti percepiti come naturalmente maschili; una volta entrate le cose vanno meglio) e perché esistono le soluzioni (“quando mi chiedono perché hai scelto questa carriera dico: ma perché no?”).

In sottofondo, dalle tre esperienze, una rassicurazione condivisa: la diversità è ricchezza.

About Elisabetta Curzel

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giornalista e divulgatrice per Corriere della Sera, Sole24Ore e Raitre

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