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La censura dell’oscenità

La censura dell’oscenità

L’uso dell’immagine già di per sé discutibile del David di Michelangelo per pubblicizzare un’arma da guerra, ma l’avrei trovata di cattivo gusto anche se avessero utilizzato l’immagine di un tramonto, in una pubblicità apparsa sul sito di un produttore di armi statunitense, mi ha colpito più che per la questione legata alla diffusione delle armi per un aspetto che forse ai più è sfuggito: la foglia di fico per nascondere i genitali della statua.
Strana operazione; si copre un fallo in tutta la sua evidenza per mettere in risalto il fucile, un simbolo altrettanto fallico e abnorme se confrontato con l’originale, occultato.
Lo stereotipo del perbenismo americano è qui riassunto in un’evidente contraddizione: si esaltano le potenzialità distruttive e di penetrazione di un oggetto che tende a sublimare il sesso e al tempo stesso si cela la naturale semplicità quasi innocente, di un organo genitale assolutamente normale e quindi privo di quella spinta alla volontà di potenza che vorrebbe essere veicolata, probabilmente nemmeno tanto nascostamente attraverso il messaggio dell’immagine. Il linguaggio pubblicitario viaggia a volte su binari paralleli, forse inconsapevoli, che tendono a non incontrarsi, quasi mai.

About Roberto Maestri

Counselor etno - filosofico e animatore socio - educativo. Si occupa di relazione di aiuto negli ambiti della disabilità e degli anziani.

One comment

  1. Acuta osservazione. E tra l’altro la dimensione del fucile pubblicizzato è assolutamente sproporzionata

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