Home » Facta & Futura - natura, tecnoscienza e sistemi anticipanti » Se guardi abbastanza lontano … ti vedrai di spalle (attento a dove spari!)
Se guardi abbastanza lontano … ti vedrai di spalle (attento a dove spari!)
“La Reproduction interdite” - Un dipinto del pittore surrealista belga René Magritte del 1937

Se guardi abbastanza lontano … ti vedrai di spalle (attento a dove spari!)

Lo spazio, in presenza di forti campi gravitazionali, si piega; lo sappiamo grazie alla fisica dell’ultimo secolo; è teoricamente pensabile che con un potentissimo cannocchiale potremmo scorgere noi stessi mentre ci osserviamo. Non è di fisica e topologia spazio-tempo che invito a riflettere, ma di feedback.

La realtà non è lineare, il mondo non è un piano (infinito).  Lo sappiamo tutti, l’abbiamo appreso con le prime interazioni con il nostro intorno quando eravamo bambini o a scuola. Non si può riempire all’infinito un secchiello di sassolini o di acqua, la Terra è come una palla azzurra (visto il mappamondo). Ancor prima, il bambino comprende le conseguenze delle sue azioni sugli altri, da cui riceverà (forse) quello che vuole (feedback).

Noi apprendiamo presto che con una nostra azione possiamo ottenere una reazione desiderata dall’altra persona: piango ottengo attenzione, latte, giocattoli, ecc. Ma qualche volta, il bambino può ottenere invece uno scappellotto, o una sfuriata dalla madre esausta, stressata da altre richieste (lavoro, marito, altro figlio, ecc.). Le cose si complicano. Le variabili che interagiscono nella relazione tra soggetti non sono solo quelle visibili. Variabili diverse e la memoria del sistema mamma-bambino (es. la sequenza di capricci precedenti, il livello di stress della madre) possono cambiare la reazione di uno dei due soggetti, facendo cambiare “danza” ad entrambe (come definisce efficacemente Marianella Sclavi un’interazione tra persone). La capacità di riconoscere le altre variabili permetterà al bambino di relazionarsi meglio, ad esempio sperimentando altre strategie (diverse dal pianto). Questo apprendimento può essere aiutato dalla madre che può “spiegare” le altre variabili. Nel caso specifico è una questione di intelligenza emotiva: capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni. Qui l’empatia, la capacità di sentire gli altri entrando in un flusso di contatto, diventa abilità sociale di capire i movimenti che accadono tra le persone. Allargando la prospettiva si può parlare di intelligenza sistemica: la capacità di comprendere (intelligere = comprendere) il sistema in cui si agisce, le interazioni e i feedback.

Tra due, madre e bambino, le “danze” possibili e i feedback reciproci possono essere compresi e gestiti (di solito). Con l’aumento di complessità, del numero di attori e delle possibili interazioni, aumentano le possibili “danze”; oggi, con una crescita esponenziale dei livelli di interazione (vedi social network, reti pervasive) c’è bisogno di un’alfabetizzazione sulla complessità. Continuiamo anche da adulti a ostinarci in comportamenti non efficaci senza porre in dubbio le nostre strategie (psicoterapeuti e sociologi lo studiano da anni). Nonostante gli sviluppi della teoria dei sistemi (cibernetica, dinamica dei sistemi), la diffusione di questi paradigmi (e persino la vendita in ambito manageriale), la società è continuamente frustrata da ripetute soluzioni che peggiorano le condizioni che si vorrebbero migliorare. Le ragioni fondamentali sono che le valutazioni o le intuizioni che guidano le decisioni ignorano la complessità del nostro mondo.

In Italia, la situazione appare particolarmente grigia: il sociologo Giuseppe De Rita arriva a dire che la classe dirigente italiana è incapace di comprendere e gestire la complessità della realtà, selezionata com’è da “20 anni di talk show e antropologia da stadio”. Spesso le politiche e le strategie producono le difficoltà stesse che vorrebbero superare. I problemi sono poi associati a forze esterne e in molti casi sono incentivate le stesse azioni che sono causa del problema. Questa spirale viziosa si sviluppa di frequente nei governi: giudizi e dibattiti portano a un programma che “suona bene”, l’impegno cresce in direzione delle apparenti soluzioni, se le soluzioni peggiorano la situazione il processo di degradazione viene trascurato o omesso, quando il problema aumenta e diventa innegabile, gli sforzi si intensificano ancora nella stessa direzione, peggiorando ancora la situazione. Lascio al lettore pensare ad alcuni casi recenti.

I sistemi sociali si comportano in modo contro-intuitivo. La realtà è più ricca di ogni opinione. Due esempi veloci: costruire nuove strade o allargarle per eliminare la congestione ha aumentato il traffico e prodotto più congestioni; aumentare la disponibilità di case popolari (a basso costo) per rivitalizzare aree urbane ha aumentato i problemi sociali di disoccupazione e sicurezza. Spesso è uno scontro tra obiettivi a breve termine contro altri a lungo termine, come tra il perseguire un ritorno immediato o coltivare benefici per un lungo periodo (vendere tutta la legna estraibile dal bosco, o tagliarne solo in funzione della ricrescita annuale).

Per definire soluzioni efficaci bisogna essere consapevoli delle future ripercussioni negative e positive (feedback). La previsione delle dinamiche richiede di definire i confini del problema, poi di rispondere alle seguenti domande: cosa sta accadendo? Cosa pare che possa accadere? Cosa potrebbe realmente accadere? Cosa potremmo dover fare? Cosa faremo e come lo faremo?

La mente umana non è (ancora) adattata a interpretare il comportamento di sistemi sociali, che possono essere definiti come: sistemi non lineari di feedback multipli (Jay W. Forrester, 1995). La dinamica dei sistemi, sviluppata e applicata alle decisioni inizialmente da Jay W. Forrester, può fornire un notevole supporto per identificare le variabili in gioco ed esplicitare gli schemi mentali, spesso impliciti, non dichiarati, basati su assunzioni contradditorie o non effettive. I modelli della dinamica dei sistemi (system dynamics) consentono di visualizzare e verificare gli schemi decisionali e di costruire simulazioni utili a comprendere la complessità (i feedback e i comportamenti contro-intuitivi). La formazione alla complessità dovrebbe addirittura fare parte della formazione primaria; imparare ad analizzare e comprendere i sistemi crea pensatori critici e più efficaci nell’interpretare il mondo e affrontare i problemi complessi di oggi.

Solo una buona comprensione dei comportamenti del sistema, unita ad un’auto-disciplina nel resistere alle pressioni delle forze a breve termine, può portarci ad un futuro desiderabile. L’importante è sapere guardare lontano e in profondità. Potremmo scorgere in tempo le possibili conseguenze inattese.

About Rocco Scolozzi

Ecologo, dottorato in ingegneria ambientale, specializzato in valutazione ambientale e sistemi di supporto alle decisioni

Leave a Reply - Cosa ne pensa?

%d bloggers like this: