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L’Ucraina e l’umanità alla prova del fuoco

L’Ucraina e l’umanità alla prova del fuoco

“Cristo e diritti umani Questa rivoluzione salva anche voi europei” – Fra i pope, le Marianne e gli attivisti del “Maidan”: “Ci avete abbandonati ma non capite che in questa piazza ci sono i veri valori dell’Europa”

Questa è la versione ufficiale dei media occidentali, magistralmente articolata da Domenico Quirico per la Stampa, che sembra in qualche misura comunicare ai suoi lettori l’idea che si tratti di una crociata del Bene (Occidente) contro il Male (Oriente).

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La realtà è ben diversa, con buona pace di Riotta & co.

s0sR7dLOleh Tyahnybok – Svoboda

I milioni di ucraini non etnicamente russi che si oppongono ai manifestanti (quasi esclusivamente giovani e maschi) non sono meno europei e meno occidentali degli altri. Non esistono patentini di europeismo DOC che distinguono i buoni dai cattivi.

Quella dei manifestanti nonviolenti assaliti dalla spietata polizia fascistoide ucraina è una favoletta.

In piazza ci sono migliaia di giovani armati con molotov, pietre, spray al peperoncino, sbarre di ferro, catene, elmetti, scudi, giubbotti antiproiettile, coltelli e armi da fuoco

Hanno appiccato il fuoco a copertoni ed edifici amministrativi, lanciato trattori e bulldozer contro gli agenti anti-sommossa, dirottato mezzi pubblici, vandalizzato uffici, preso in ostaggio funzionari pubblici, rapito, picchiato a sangue e ucciso poliziotti – 9 solo martedì 18 febbraio, su un totale di 25 vittime che includono un giornalista, massacrato dai contestatori mentre tornava a casa in taxi

Urlano slogan, come “Slava Ukrajini”, che già riecheggiavano ai tempi del collaborazionismo con gli occupanti nazisti.

Cosa succederebbe in una qualunque capitale occidentale, in analoghe circostanze?

Sappiamo che negli Stati Uniti l’FBI aveva già formulato un piano per l’uccisione a mezzo cecchini di certi leader di Occupy Wall Street

Che differenza c’è rispetto al comportamento dei famigerati black bloc che sabotano le manifestazioni nonviolente nelle nostre città?

Quale dev’essere il livello di frustrazione di tutti quei contestatori nonviolenti e democratici del governo che vedono le loro più o meno legittime aspirazioni associate all’estremismo, all’anarchia e alle infide aperture di un Occidente (penso all’ineffabile Carl Bildt, nuovamente sulla cresta dell’onda dopo la sua pessima performance al tempo del conflitto jugoslavo), che sembra più che altro interessato alla manodopera a basso costo, alla colonizzazione economica dell’Ucraina e alla possibilità di far entrare Georgia e Ucraina nell’Alleanza Atlantica?

Quanti ucraini assistono attoniti a quel che sta avvenendo nel loro paese, temendo di risvegliarsi in una nuova Siria, in una guerra civile tra il nord-ovest e il resto del paese?

È forse proprio questo l’obiettivo dei violenti, fomentare una delle più insensate e criminali guerre civili della storia?

Come ogni mito etnico, la contrapposizione tra Occidente e Oriente ha una sua ragion d’essere che si innesta su un fondo di verità: in Ucraina oggi si incontrano due influenze, quella del libertarismo costituzionale “atlantico” e quella del comunitarismo spirituale “asiatico”.

L’enorme problema del presente è che entrambi questi due magnifici modelli evolutivi sono stati corrotti e hanno assunto tratti sempre più dispotici precisamente perché erano frammenti di una visione unitaria: insostenibili e vulnerabili, se presi singolarmente.

Il successo del progetto europeo, che al momento presente è diventato quasi l’antitesi delle sue premesse iniziali, dipende dalla sua capacità di integrare queste due visioni, rigenerandole.

All’Ucraina, per sua sfortuna, è toccato in sorte di essere il campo di battaglia.

Putin è l’interlocutore che, internazionalmente, ha dimostrato maggior sagacia e senso di responsabilità, scongiurando un conflitto mediorientale che poteva degenerare in uno scontro planetario (e che Obama voleva evitare) e rilanciando il dialogo sull’Iran, sulla Siria e sulle riforme della finanza internazionale.

La sua demonizzazione, frutto dell’unilateralismo e dell’intossicazione narcisistica dei nostri media e della nostra classe politica – che si rifiutano di affrontare i propri lati oscuri e ipocrisie –, può solo servire a impedire che le due summenzionate nobili idee siano riconciliate e fuse in una singola nuova idea, migliore della loro somma.

Ora deve prevalere la spinta alla maturazione.

Se una persona è incompleta può scegliere di aprirsi a ciò che le manca, oppure cercare di controllarlo. Attualmente sta vincendo l’istinto di controllo e dominio delle oligarchie, a scapito dei popoli europei e dell’umanità. I due approcci si sono alleati e stanno dando il peggio di loro stessi. Se sarà il peggio a unirli, allora verranno a mancare gli indispensabili meccanismi di inibizione psicologica contro qualsiasi integrazione benevola.

Se invece l’Ucraina non scivolerà in una guerra civile e il buon senso e la buona volontà finiranno per trionfare, allora si potrà dire che questa fase aprirà la strada a un diverso tipo di unione e di civiltà planetaria.

L’Ucraina non è mai stata così importante per le sorti del mondo, neppure al tempo di Hitler. Se si salverà, ci salveremo anche noi.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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