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Smetto quando voglio – recensione

Smetto quando voglio – recensione

“Smetto quando voglio” è un film che chi ha dai 25 ai 50 anni, e ha mai sognato di università, dovrebbe trovare il tempo di vedere. Commedia che gestisce bene il ritmo del proprio genere, parla di un geniale ricercatore, Pietro, che stufo di una vita accademica costellata di umiliazioni e delusioni quotidiane decide di passare all’attacco: crea così una nuova droga, e si dedica al suo spaccio. Lo aiuteranno nell’impresa altri buoni cervelli, prodotti di questa nostra incomprensibile accademia: uomini straordinariamente colti, che le discipline studiate (antropologia, economia, lettere classiche, neurobiologia e archeologia) hanno traghettato direttamente dal puro volontariato universitario a impieghi (quando ci sono) improvvisati o borderline.

Chiunque può godere del film; ma chi ha investito tempo e cuore e fatica sperando di entrare nell’olimpo di qualche ateneo riconoscerà i tratti del proprio comportamento passato – e ritroverà commuovendosi, tra una risata e l’altra, l’orgoglio per una cosa ben fatta, l’attaccamento viscerale all’oggetto del proprio studio, la bianca ingenuità di uomini adulti che “sanno solo studiare”.

Difficile, per chi ha abbandonato ogni aspirazione di successo economico, sarà gestire il denaro e lo smercio di droga. A film finito, ci si guardi attorno: l’impressione di chi scrive è che tra i composti e divertiti spettatori in sala ci fosse più di uno che sperava di ricavare dal film l’ispirazione per iniziare una nuova, remunerativa carriera.

About Elisabetta Curzel

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giornalista e divulgatrice per Corriere della Sera, Sole24Ore e Raitre

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