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Il romanticismo è morto? San Valentino nel terzo millennio
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Il romanticismo è morto? San Valentino nel terzo millennio

“Ci sono solo quattro domande che contano nella vita, Don Octavio”, proclama un Johnny Depp tra i più convincenti in “Don Juan DeMarco maestro d’amore”: “Cosa è sacro? Di cosa è fatto lo spirito? Per cosa vale la pena vivere? E per cosa vale la pena morire?… La risposta ad ognuna è la stessa: solo l’amore”.

Ma cos’è l’amore? Qualcuno è mai riuscito a definirlo? Serve davvero una definizione? Non è forse vero che le cose più importanti della nostra vita sfuggono a una chiara definizione?

Certi neuro-scienziati vorrebbero convincerci che l’amore, i sentimenti, le emozioni sono meri processi chimici necessari alla riproduzione e allo svago. Per loro non c’è nulla di veramente nobile, alto, profondo nell’amore: siamo macchine biologiche e nulla più e l’amore serve alla sopravvivenza della specie. Tutto lì.

Quanti tra i lettori sentirebbero il dovere di giustificare razionalmente il loro amore di fronte a questi presunti esperti?

Amore, amicizia, lealtà, solidarietà, fraternità, cameratismo non richiedono giustificazioni. Siamo umani e questo vuol dire che avvertiamo dei legami invisibili che ci uniscono, che generano coppie, gruppi, comunità, che incoraggiano l’interdipendenza e la cooperazione, che ci fanno dire: “ti/vi amo”.

Siamo umani e le persone possono influenzare la nostra vita in mille maniere. L’assenza di qualcuno ci fa sentire vuoti, il pensiero di una persona alla quale abbiamo fatto un torto ci perseguita. Cantare in un coro o indossare una certa uniforme o costume ci fa sentire parte di qualcosa di grande e bello, ci fa sentire amati e ci aiuta ad amare il prossimo.

Se non fosse per tutte le forme che assume l’amore, da quello platonico a quello fisico, a quello impersonale dei santi e dei mistici, ci saremmo già estinti da tempo e con noi la festa di San Valentino.

San Valentino esiste ed esisterà sempre finché un numero sufficiente di persone lo vorrà, in tutto il mondo.

L’essere romantici in un mondo cinico non è qualcosa di cui vergognarsi, non è solo una strategia di vendita di chi produce biglietti d’auguri e scatole di cioccolatini, o dei fiorai, o dei ristoratori e albergatori: è l’essenza dell’umanità.

A patto che non bombardiamo d’amore o di doni non richiesti chi non lo desidera o, ancor peggio, costringiamo i single a subire la nostra “compassionevole” presenza per placare la nostra coscienza.

Stare con la persona che si ama, esserci per l’altro, senza pensare al passato o al futuro, sapendo che c’è sempre il rischio che il nostro cuore ne esca spezzato, ma accettando di correre questo rischio perché ne vale la pena, perché altrimenti l’esistenza umana sarebbe un tedio infinito: San Valentino può essere anche questo.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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