I predoni dell’Oro Rosso

Nella sola Roma, nel 2013, i ladri di rame hanno colpito 190 volte, spegnendo 2000 lampioni e sottraendo alla municipalità la bellezza di quasi 66 chilometri di cavi, per una perdita complessiva di quasi 1 milione e 900mila euro. A gennaio di quest’anno anche il cantiere dell’area ex Auto In di via Solteri, il più grande della città, è rimasto bloccato per un furto di due quintali di rame ad opera di una banda di rumeni, con le macchine inutilizzabili e un danno di oltre 15mila euro per la Ecodem s.r.l di Villafranca di Verona.

L’estate scorsa la centrale idroelettrica di Coste di Predazzo ha subito l’asportazione di ben 1.500 metri di cavo in rame. È stata la Procura di Trento a coordinare le operazioni in Nord Italia che hanno portato all’arresto dei responsabili, una banda di slavi e di ricettatori italiani che riusciva ad incassare fino a 100 mila euro al mese lasciando impianti e treni in panne. Nonostante le pene che possono essere comminate varino tra l’uno e i sei anni di reclusione per furto aggravato e da 2 a otto anni per la ricettazione, questo è un fenomeno ormai endemico, non solo in Europa, tanto che in Francia se ne occupa un ufficio apposito incaricato di perseguire i criminali transfrontalieri, l’“Office central de lutte contre la délinquance itinérante”.

In Italia le forze di polizia hanno istituito l’“Osservatorio Nazionale sui Furti di Rame” che ha il compito di prevenire i furti e sensibilizzare la popolazione (Info e Contatti: info.ofra@dcpc.interno.it).

Questa spiacevolissima realtà rivela la vulnerabilità delle nostre società altamente tecnologiche ed innovative.

Sono già in vendita o saranno presto disponibili auto elettriche ed ibride, specialmente di produzione tedesca, come la Bmw i8, la e-Up!, una citycar elettrica della Volkswagen, la e-Golf, la Mercedes Classe B elettrica e l’affascinante crossover elettrico Model X dell’americana Tesla. Il problema è che l’appetibilità del metallo forse più amato dal genio ingegneristico serbo Nikola Tesla è diventato un problema anche per l’industria automobilistica.

La General Motors ha immesso sul mercato la Chevrolet Volt, un veicolo alimentato elettricamente, solo dopo che i suoi ingegneri avevano progettato la macchina in modo tale da ostacolare i ladri di cavi di rame. Se la suddetta autovettura è più cara di quel che sarebbe desiderabile è anche per via di queste contromisure anti-furto e della necessità di recuperarne i costi.

Il motore di un’auto ibrida contiene circa 50 kg di rame (sic!) e un’autovettura media può essere dotata di cavi di rame per una lunghezza di circa un chilometro. Se pensiamo che tra il 2020 e il 2030 si stima che circa il 10% delle auto di tutto il mondo avrà un motore elettrico e necessiterà di cavi e prese, sempre in rame, che questo è un metallo essenziale non solo per i nostri processi metabolici ma anche per la produzione di energia rinnovabile, per l’informatica (microchip) e le telecomunicazioni (fibre ottiche) e per molti comfort automobilistici che ormai diamo per scontati (ABS, antifurto, computer di bordo e per la navigazione, guida automatica), è facile intuire la gravità del problema. Occorrerà intervenire sulla sua tracciabilità.

About stefano fait

Social forecaster/horizon scanner, entrepreneur, Arts and Culture reporter for "Trentino" & "Alto Adige", social media & community manager, professional translator, editor-in-chief of futurables.com, peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press. Laurea in Political Science – University of Bologna (2000). Ph.D. in Social Anthropology – University of St. Andrews (2004). Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010)

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